Attendo istruzioni, l'email per l'iscrizione è pronta, basta solo che Giovanni faccia anche un solo cenno di vago assenso e io lo iscrivo ad un'altra corsa in montagna. Ha tempo fino al venerdi.
Mi basta anche un "ma vediamo", l'importante è che non sia un no deciso e si ritrova iscritto all'ecotrail di Colle San Marco (AP).
Tanto ormai, dopo i 22 km Fabriano e i 10 scarpinando per Castelfidardo (quella della "famosa" e omonima battaglia e delle fisarmoniche) cosa mai saranno altri 20 km in montagna?
Al massimo cammino...
Su Giovanni...
martedì 24 maggio 2011
Pubblicato da Cristina alle 22:47
giovedì 19 maggio 2011
Pubblicato da Cristina alle 16:42
La 36° primavera fabrianese me la sono proprio goduta: 22 km di sana montagna, di sterrato, pascoli in fiore, di sentieri stretti e scavati dall’acqua piovana, di terra rossa e pietra bianca a gradoni.
Alla partenza siamo in quasi seicento, un popolo molto vario: c’è chi parte con gli scarponi ed i bastoncini, abbinandoli a pantaloni e camicia color cachi, chi si porta il cane, chi lo zaino con dentro i figli, chi con la tuta da ginnastica, la stessa del riposo sul divano del sabato pomeriggio…
Poi ci sono i podisti, quelli che viaggiano più leggeri con pantaloni corti, qualcuno in canottiera, quelli che proveranno a correrli questi 22 km con 800 metri di dislivello.
Eccomi, io sono tra i podisti: maglia bianca, pantaloni corti e nuovissime scarpe da trail rosse, non mi porto né il cappello né il gilet antivento per quando saremo in vetta, nessuna bottiglia per bere, né tanto meno integratori vari: ho fiducia nei ristori del Cai.
Alle 8:30 puntuali si parte e subito in salita, in poco più di 11 km dobbiamo salire da 325 m a 1125, passo la maggior parte del tempo a mettere un piede avanti all’altro, perché il sentiero è stretto e per lo più si procede in fila indiana, le punte delle mie scarpe che si alternano hanno un ritmo ipnotico, con la coda dell’occhio vedo il bordo del sentiero segnato da ciclamini e cespugli pungenti di conifere.
Al primo ristoro ci dividiamo e molti prendono la via del percorso breve da 13 km.
Noi della 22 ritorniamo nel bosco e ricominciamo a salire, anzi ad arrampicarci, un paio di chilometri per riprendere fiato ed eccoci arrivati al muro: prima un lunghissimo tratto in mezzo al bosco dove non ho nemmeno il coraggio di alzare la testa per paura di vedere quanto la salita è lunga, poi un prato verticale dove sembriamo tante formiche colorate che si arrampicano sul muro di una casa.
Qui, tra un respiro e un’imprecazione, faccio amicizia con un ragazzo, lui, mi dice, corre quasi solo in montagna, comunque quasi mai sull’asfalto, ha lo zaino con dentro l’acqua che può tornare utile, ha fatto l’Abbots Way…insomma ci intratteniamo cercando di ammazzare la salita, prima che lei ammazzi noi.
Poi finalmente siamo in cima, ora si corre in mezzo al pascolo in fiore spazzato dal vento, come al solito decapito un sacco di margherite, sento sulle scarpe lo schiocco della capocchia che decolla dallo stelo, mi sento come Heidi che rotola dai monti.
Dopo tutto questo bel divertimento si ritorna nel bosco e si inizia a scendere a capofitto.
Qui sono dolori: di gambe, di braccia…e di pancia, perché ho paura, scivolo e mi aggrappo agli alberi, il mio compagno di corsa è molto più a suo agio, si ferma ogni tanto a vedere se sono viva, negli occhi gli leggo il terrore ed il dubbio, nel caso cadessi, di dovermi soccorrere.
Lo libero da ogni responsabilità: se cado, mi lascerò morire in mezzo alla natura.
Non contenti della durezza del percorso decidiamo anche di perderci e di allungarla pure un po’, ritrovata la retta via (ma non siamo stati gli unici a sbagliare) portiamo le nostre stanche gambe al traguardo: 3 ore 14 minuti e un po’ di secondi…
Lunedì mattina le gambe erano a pezzi, facevo fatica a camminare, salire e scendere le scale…una cosa mai provata, nemmeno dopo la prima maratona.
...sono una noiosa ragazza di città...
giovedì 12 maggio 2011
L.M.C.
Pubblicato da Cristina alle 16:45
..che sta per: lento medio chiacchierato con Giovanni.
Che magari non sarà un grande lavoro, ma è necessario per addomesticare un paio di scarpe da trail nuove di zecca, che si, saranno comode come pantofole, saranno pur iper protettive tra rockstop e tomaia opportunamente rinforzata, mantenendo un discreta leggerezza….ma si tratta pur sempre di scarpe comprate sabato mattina e che voglio usare subito per il primo trail della stagione: 22 km a Fabriano domenica 15 maggio.
Ci sarebbe tanto bene il caro Monte Conero, ma l’orario di lavoro lo rende inaccessibile; vivendo in città non è che le occasioni per battere lo sterrato abbondino, quindi non resta che adattarsi al parco del Cardeto, in pieno centro e a picco sul mare.
Per arrivarci ti fai anche un po’ di trail urbano, destreggiandoti tra strisce pedonali, marciapiedi affollati, buche, cambi di direzione e tante salite (che poi tornano utili per il trail di cui sopra).
Ora le scarpe hanno reagito bene ai 14 km di ieri sera…un po’ meno il mio fisico, messo a dura prova da un inaspettato e piacevolissimo weekend moto-birra-carne alla griglia iniziato sabato pomeriggio e chiusosi domenica sera.
Due giorni di bagordi e lunedì arrancavo come un porcellino nel fango del suo porcile.
Per contrappasso ora due giorni di corsa, più per alleggerire la coscienza che la “panza”.
Per domenica, visto il dislivello, mi sento autorizzata a camminare molti di quei 22 km...
venerdì 6 maggio 2011
La corsa, il salame ed il cane...
Pubblicato da Cristina alle 11:05
Chiaravalle, domenica primo maggio, corsa di circa 10 km organizzata dall’Avis, affluenza come sempre straordinaria nonostante minacci pioggia, perché il salame per il podista è come la carota per l’asino..
Due sono le cose un po’ complicate alla corsa dell’Avis a Chiaravalle: la partenza in cui bisogna schivare la banda musicale, le majorettes, le signore a spasso con il maglioncino sulle spalle e la tuta d’acetato, i rispettivi mariti con l’ombrello al braccio e cappellino in testa.
Poi c’è il dopo gara, il ritiro del sospirato salame, con la solita coda all’italiana, a grappolo con inserti laterali.
Nel mezzo la corsa.
Io seguo un passo ipnotico, un movimento oscillante e saltellante al tempo stesso, gli arti che procedono quasi paralleli, un punto di domanda in cima che si muove alla cadenza della corsa.
Ce l’ho sempre a fianco del polpaccio, oppure sulla punte delle scarpe se per caso affretta un po’ il passo.
Davanti ad ogni cancello, ad ogni casolare che passiamo lo vedo che vorrebbe buttarsi nella mischia dei cani da pagliaio e rispondere all’abbaio dei suoi simili, ma il suo padrone lo sprona a tenere il passo e a non distrarsi: lui, anzi dovrebbe essere una lei, è una specie di lassie con un folto pelo tendente allo scuro.
Sull’ultimo cavalcavia il suo quattro per quattro ha la meglio sulle mie due gambe stanche.
A Chiaravalle, domenica, m’è arrivato davanti anche il cane.
Fortificata dall’esperienza in settimana mi sono esibita in 10 km-zona industriale (deprimente) e 14 km-collinari (ossigenanti e panoramici).
Per il weekend lungi da me andare a farmi 21 km a Giulianova, ho buttato lì un esca a Giovanni per sabato pomeriggio (su suggerimento di Franco, saggio podista dell’atletica Falconara): marcialonga della solidarietà a San Claudio di Corridonia.
Ma come al solito niente è stato deciso.
martedì 26 aprile 2011
Quando meno te lo aspetti...dalla Boemia...
Pubblicato da Cristina alle 23:06
Meditavo oggi sulla gara di lunedi, la solita bella corsa a Lucrezia, quest’anno senza panino con la porchetta, quest’anno 10 km precisi, quindi un pelo più lunga ed io che ci metto due minuti in più per finirla, pensavo alle solite cicliche sensazioni di pesantezza e alla sete incurabile che per me ne è un sintomo…
Cogitavo e sceglievo, tra tutto, di cosa era meglio lasciare traccia.
All’improvviso ho smesso di pensarci e m’è rimasto un tarlo.
Lo scrivo come si è materializzato tra i neuroni, va preso come un pensiero improvviso, un volo pindarico, un’associazione di idee senza pretese e senza importanza.
Ogni domenica si parte, si parcheggia, si ritira il pettorale, si fa un giro di saluti e alla fine le facce sono più o meno quelle, a seconda che si vada a nord o a sud di Ancona, ci si guarda intorno e più o meno sai già chi sarà la prima donna o il primo uomo ad arrivare al traguardo.
Lo stesso pensiero sono sicuro che lo fanno anche loro, i vincitori: appena arrivano già si individuano e capiscono con chi devono vedersela. Tra donne e uomini in top e pantalone/mutanda anche d’inverno, tra gambe lunghe tirate a lucido, vecchietti terribili, già si sa come a finire.
Oppure no, oppure ti capita tra le gambe una biondina, che si materializza lì a Lucrezia e viene addirittura dalla Repubblica Ceca, scesa da una macchina con targa straniera, con il sandalo da frate ed il calzino, piccolina, pallidissima, si iscrive davanti a me, l’accompagnano due omoni con pantaloni a metà polpaccio, con l’aria di essere venuti per la sagra dei wurstel e della birra, più un tizio teschiato che, almeno lui, indossa una tuta d’acetato.
Per un attimo ti chiedi come avrà fatto questa a capitare qui, poi la perdi di vista in mezzo alla folla.
Salvo che alla fine tra le donne vince lei.
Magari mi sbaglio, magari è famosissima, tutti la conoscono e avevano capito che avrebbe vinto lei…ma a me è venuto questo tarlo: che abbia sorpreso tutti e che qualcuno ci sia rimasto un po’ male..
E ammetto pure che questo pensiero mi fa, diabolicamente, sorridere.
A questo pensavo oggi riguardo alla gara a Lucrezia di lunedi..
martedì 19 aprile 2011
La maratonina dei fiori di Leonardo..
Pubblicato da Cristina alle 16:29
Complimenti Leonardo, hai concluso la maratonina dei fiori in 1h 32’ e pochi secondi.
Complimenti perché te la sei cavata onorevolmente in mezzo a 3500 master da tutta Italia, in mezzo a 7000 gambe più o meno in forma, in mezzo a 7000 punte delle scarpe tutte rivolte a sud sul lungomare delle palme a San Benedetto, in attesa di scattare in avanti.
In cuor tuo, così come tutti, un pensierino ad un buon piazzamento, solo di categoria ovviamente, l’avevi fatto di certo…non c’è niente di male.
Poi di sicuro ti sei un po’ spazientito, aspettando lo sparo della partenza che tardava, ti sei lasciato sfuggire un urlo di liberazione quando finalmente il serpentone s’è mosso anche se un po’ a singhiozzo.
Avrei di certo apprezzato il sole che scaldava i volti, avrai respirato a pieni polmoni l’odore dell’aria salmastra, avrai sopportato a testa bassa le folate di vento che al quindicesimo era davvero molesto, avrai goduto della vista del mare…
Bravo Leonardo! Non so se il tempo finale ti soddisfa, ma è un peccato che la TDS abbia deciso di mandare un sms di congratulazioni a me e non a te.
Sappi che ho capito subito che il messaggio non era mio, non tanto perché esordiva con un “Congratulazioni Leonardo!”, ma perché ho visto subito il tempo inarrivabile per me.
Quindi caro Leonardo, io sono stata contenta per te, io che ci ho messo 1h 56’ 15’’ (il mio sms è arrivato a Giovanni, il suo non si sa…), io che mi devo ricordare che la sera prima di una gara ci devo andare piano con i lupini, sennò il giorno dopo sono dolori di pancia..e di quelli brutti!!
giovedì 14 aprile 2011
Segnali di stanchezza...campionati master mezzamaratona...trail Monte San Bartolo
Pubblicato da Cristina alle 10:08
Martedì ho rimesso le scarpe e ho ripreso la strada, il sole ed il caldo tardo pomeriggio avrebbero meritato un bel giro panoramico in collina, la prossimità con l’ennesima mezzamaratona di domenica a San Benedetto richiedeva una quindicina di chilometri.
Ma deboli segnali di stanchezza mi hanno invece dirottata sul solito giretto da una decina di chilometri, quello rassicurante, quello che tra tutto (doccia inclusa) te la cavi in un’oretta, quello in cui il tempo finale dipende dalle mie gambe, ma anche da quanto ci mettono gli automobilisti a farmi passare sulle zebre, da quanta gente pascola sul marciapiede davanti al bar con il bicchiere in mano, più altre piccole variabili.
Sono indecisa tra il continuare a correre, allenandomi in pratica ad essere stanca, approfittando di questi giorni in cui ancora non piove o aspettare domenica e basta.
Che poi domenica mica devo fare niente di speciale, per me è una gara come tante altre, peccato che, quando ho deciso di andarci, non avevo notato il sottotitolo alla maratonina dei fiori: campionati italiani master di mezzamaratona!
Quindi immagino che ci sarà da tenere la destra e non intralciare il passaggio di chi magari è un anno che aspetta l’evento e si allena per bene.
Per chi invece cerca un’alternativa ecco il Trail del parco naturale San Bartolo a Pesaro, organizzato e collaudato dal Miticojane…
Peccato solo, tre mesi fa, aver preso l’impegno di andare a San Benedetto, ma spero fiduciosa in una seconda edizione.
lunedì 11 aprile 2011
Birra grande...bicchiere piccolo...
Pubblicato da Cristina alle 21:14
La Conero runnig di domenica è servita per rivedere Fabio dopo tanto tempo.
Per rivedere Fabio e la sua bici.
Per scambiarsi un saluto anche se affannato, aspettando che ritorni a correre.
La Conero running è servita per colorare il viso ancora troppo pallido, sotto il sole caldo di un'estate precoce.
E' servita per correre respirando la brezza del mare e l'odore della campagna.
E' servita per passare una bella domenica mattina, anche se gli ultimi tre chilometri sono stati interminabili (stesso tempo dell'anno scorso: 1h 57' 14'') e per andare con soddisfazione verso una meritata birra gigante e una piadina con la salsiccia, anche se: birra grande...bicchiere piccolo...stai sempre a rimboccare!
Speriamo serva per soffrire meno domenica prossima alla maratonina dei fiori a San Benedetto..
venerdì 8 aprile 2011
Conero running 2011
Pubblicato da Cristina alle 11:30
Per la Conero Running di domenica prossima sono a posto, restano da decidere alcune cose di fondamentale importanza.
Ovvero, primo sarà abbastanza caldo da portarsi dietro il costume e fare un tuffo in mare, sempre che non schiatto durante i 21 km, invece che fare una banale doccia?
Secondo: se poi non mi viene un accidente in acqua, le mettiamo insieme tre o quattro mandibole per andare a mangiare qualcosa insieme a Monte Conero? Niente di impegnativo: un panino con la porchetta, oppure un po’ di piadina con affettati e formaggio, magari delle salsicce, con una, due, tre o più birre…
Per quello che riguarda la corsa, si fa come al solito: si parte e si cerca di arrivare alla fine.
In settimana, dopo i 15 chilometri di domenica, ho messo su un 12 km di mezzo trail urbano con Giovanni al parco del Cardato, ieri sera un richiamino con 10 km nella solita e triste zona industriale.
Come sempre, quale che sia la gara da fare la domenica, il venerdi ed il sabato non si fa niente, si cazzeggia e si decide il colore dei calzini da indossare…
Per chi c'è ci vediamo a Numana, zona porto e siate fiduciosi...: portatevi il costume, che non si sa mai...
martedì 5 aprile 2011
Due settimane, anzi tre di fatica e sudore..
Pubblicato da Cristina alle 21:16
Diciamo che almeno è servito per farsi una sudata, perchè, tra la nausea di Giovanni e la mia tosse, di cose veramente piacevoli in 15 km di corsa collinare a Collevario ne sono rimaste poche.
Le condizioni cliniche del sabato sera erano stabili e in apparente miglioramento, quindi si era deciso di tentare la sorte e di andare a questa competitiva/noncompetitiva.
Arrivati, iscritti e sistemati attendiamo la partenza: fossi stata meno malaticcia avrei osato indossando solo la canotta, ma è meglio non rischiare.
I primi tre chilometri sono in discesa, ma nonostante il passo non sia troppo veloce, faccio fatica a respirare, Giovanni sta lì e non prende il largo come al solito: anche per lui non è giornata.
Ed è un vero peccato, perchè la situazione era potenzialmete eccezionale: sole, cielo limpido, ottima compagnia,un percorso faticoso ma gratificante per lo sguardo tra colline, querce, campi coltivati in modo ordinato.
Si sale e si scende in continuazione, tanto che al rientro in città siamo abbastanza sfatti...ma come sempre ce la facciamo e arriviamo alla fine insieme, mentre come accade nelle giornate storte, stanno già facendo le premiazioni.
Neanche il tempo di fare la doccia che però siamo già iscritti alla ConeroRunning e alla maratonina dei fiori: altre due belle sudate!!
I prossimi 15 giorni saranno molto faticosi...
sabato 2 aprile 2011
Santo paracetamolo....
Pubblicato da Cristina alle 17:50
Martedi il pomeriggio volgeva al bello, dopo il lavoro c'era ancora luce, il cielo ripulito dopo due una giornata di pioggia, nelle gambe ancora la stanchezza delle salite di Pesaro, ma nella testa una primaverile voglia di uscire per una corsa.
La zona industriale è quasi godibile con la luce del sole e 15 gradi, già facevo progetti in testa per ricominciare ad andare per colline e togliermi da questi marciapiedi scorticati...
Faccio il mio dovere e stampo un 52' sul crono che era da un po' che non vedevo...
Rientro per una doccia e la meritata cena...
Mercoledi mattina sembro una lumaca incontinente con la pertosse: alla grande!
Sono anni che d'inverno scampo qualunque tipo di influenza e ora che è primavera mi rimedio uno qualunque e banale raffreddore.
Ora mi faccio di paracetamolo, bevo pinte di sciroppo omeopatico al miele ed erbe di fosso e attendo che la situazione si sbrogli.
Domani ce ne erano di corse da fare: 10 km a Senigallia, 15 a Macerata, Vivicittà ad Urbino o Riccione...e io...etciù!
lunedì 28 marzo 2011
17° Giro del faro - Pesaro
Pubblicato da Cristina alle 11:23
L’oroscopo ieri mattina consigliava “esercizi di respirazione all’aria aperta”.
Eseguo alla lettera: fiatone sui tornanti che dalla Baia Flaminia di Pesaro salgono su al faro.
Non posso fare confronti con la mia gara dell’anno scorso quando il percorso era stato leggermente cambiato (credo fosse più corto), quello che so è che, anche questa volta, mi sono divertita, ho faticato sudato e la gara merita di essere corsa.
Certo, fossi un po’ meno tartaruga, magari mi divertirei un pelo di più….
Sbrogliata una piccola matassa al momento del ritiro dei pettorali, nel senso che siamo iscritti ma i nostri pettorali non si trovano, passo al secondo problema: fare pipì.
Osservo zampettando i flussi migratori dei podisti che si scaldano e guardo dove vanno, a parte qualcuno che veramente la fa dovunque, quasi sulle ruote delle macchine come un vecchio segugio con la prostata, la maggior parte è alla ricerca di qualcosa di più appartato.
Basta osservare e si capisce dove la massa podistica ha deciso di andare ad irrigare, qualcuno anche a concimare…
Risolto il problema idraulico è già ora di andare a farsi punzonare, qualche saluto a destra e a sinistra, un paio di barzellette (una nuova e una vecchia) di Franco dell’Atletica Falconara e BUM!! Partiti.
Siamo in tanti, formiamo un bel serpentone compatto che riempie il centro storico della città, poi, appena inizia la salita ci ricombattiamo in una sottile fila indiana discontinua.
Non si ride e non si scherza più, perché la salita è tanta e lunga.
Quando finalmente s’imbocca la strada in mezzo ai campi in discesa, tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo, io stranamente, oggi ho meno paura e freno meno del solito.
Al ritorno in pianura sono stanchissima, non vedo l’ora di arrivare, peccato che per arrivare al traguardo manca un giretto meno panoramico delle strade del quartiere con qualche altra piccola salita.
Ecco il traguardo, la fine, dopo 1 ora e 27 minuti, Giovanni è lì che si riposa, ci cambiamo con tutta la calma del mondo e con la stessa calma si ritorna a casa.
Da rifare…anche perché io il faro non l’ho visto nemmeno quest’anno!
lunedì 21 marzo 2011
Oggi sarebbe primavera...ieri non lo era di certo
Pubblicato da Cristina alle 11:57
Drin…primo squillo a vuoto.
Drin…secondo squillo e nessuna risposta.
Drin…terzo squillo e ancora niente.
Drin…quarto squillo..eco muto..
Drin…e siamo a cinque.
Sbatto il piedino sul marciapiede sotto casa di Giovanni, scandisco i secondi che passano, mentre piove e mi chiedo perché fossi convinta che doveva essere una mattina di sole.
A metà del sesto squillo l’invito a salire, quindi arrendiamoci all’evidenza: Giovanni non ha sentito alla sveglia.
Il tempo di fare due rampe di scale e apro la porta: è già infilato nella tuta, mi chiedo se ci abbia dormito o se sotto abbia il pigiama, non faccio nemmeno il tempo ad poggiare le chiappe sul divano e siamo al bar, mastichiamo un caffè e Giovanni beve una brioche.
“Andiamo, ma se piove io non parto” bene questo è lo spirito giusto.
Rispettiamo l’appuntamento con il terzo compagno di squadra, lo carichiamo al volo e buttiamo il muso della macchina verso Trodica di Morrovalle.
Vento e freddo, ma almeno non piove, però penso perplessa alla maglia di maniche corte che, fiduciosa, mi sono messa…ok proviamo a spogliarci e vediamo come va.
Non va: sulle gambe la situazione è gestibile, ma sulle braccia no, sembro un incrocio tra un istrice idrofobo e un vecchio gallo da combattimento spennato.
Ho il tragico ricordo di una maglia grigia a maniche lunghe tolta dal borsone la sera prima perché “tanto non serve”.
Dal fondo nero della borsa però distinguo una maglia stropicciata, abbandonata lì chissà da quando, forse neanche tanto pulita, ma almeno a maniche lunghe: la sorte mi assiste.
Sistemate le braccia, ora tocca alle gambe fare il loro dovere.
E le gambe partono a palla: i primi 4 chilometri a poco meno di 5’/km, nonostante un paio di salite, ma soprattutto grazie ad un paio di discese.
A quinto chilometro iniziano a dare segni di affaticamento e a protestare: così è troppo veloce, non si può andare avanti in questo modo, poi credevamo che erano 10 km, invece quest’anno il percorso l’hanno cambiato e sono 11…insomma le solite storie.
Gestisco l’emergenza e imposto una velocità di crociera più adatta alla mia personalità podistica e perdo un po’ di posizioni.
Ma l’ultimo sorpasso non posso subirlo senza rilanciare, mancano poco più di cento metri all’arrivo: scanniamoci con rispetto e difendiamo questo misero piazzamento!
…alla fine ho vinto io!
martedì 15 marzo 2011
Buone notizie da Civitanova
Pubblicato da Cristina alle 22:07
Prima buona notizia: mezza maratona di Civitanova conclusa in maniera più decorosa della precedente ( 1 h 54' 29''). Il muro l'avevano messo al diciottesimo e, se fino a quel punto c'ero arrivata abbastanza dignitosamente, poi sono stati attimi di buio e fatica.
Scavando nel profondo scopro che posso osare anche un arrivo lanciato, a bomba, pestando forte i piedi sul red carpet che porta al traguardo: leggasi sprint finale di dieci metri scarsi, con cui spero di ben impressionare il fotografo, che però ha già distolto l'obiettivo verso le premiazioni.
Seconda buona notizia: Giovanni porta a termine la gara. I primi quindici chilometri li corre con me, perchè è meglio prendersela con calma, visto che per ora non tiene il conto dei chilometri, ma solo delle vasche in piscina.
Il tempo non è un granché, ma alla partenza aveva dichiarato che sperava di farne almeno due terzi.
Terza buona notizia: hanno cambiato il percorso, non più tre giri francamente abbastanza pallosi, ma due con una bella digressione sul molo e intorno ai pescherecci. Vuoi mettere cos'è correre tra l'odore di mare, il rumore di onde sugli scogli e l'acqua salmastra che il vento solleva e ti sbatte in faccia....anche se stiamo parlando del nostro solito mare Adriatico...
Leggasi che gli scogli sono semplici barriere antiflutti, che la spiaggia è ancora un disastro perchè l'estate è lontana e, dopo l'alluvione della settimana scorsa, sull'arenile le onde hanno parcheggiato di tutto, che l'acqua aveva un colore grigio caffè-latte che rispecchiava fedelmente la nebbia del cielo.
Quarta buona notizia: non ho trovato brutte notizie, per ora...ovviamente
martedì 8 marzo 2011
...e c'era un muro alto, brutto e cattivo..
Pubblicato da Cristina alle 10:59
E così scopro che esiste il muro del quindicesimo chilometro.
Sta lì preciso tra il quattordicesimo e il sedicesimo e io l’ho preso in pieno.
Cosa sarà successo?
Forse la rigorosa dieta sportiva fatta di carboidrati luppolati e nobili proteine insaccate dei giorni precedenti?
Forse che, se Giove pluvio non c’annegava, una corsa un po’ più lunga di 10 km ce la dovevo mettere in settimana?
Forse il mal di testa e la nausea del sabato (postumi del venerdi sera)?
Peccato, perché la gara di domenica era proprio perfetta, ero io quella sbagliata, quella che “non è che una mattina ti svegli e ti vai a fare 21 km, tanto che sarà mai…ne hai già fatte tante”.
Non mi sembrava vero che, dopo sette giorni di pioggia, si vedessero il sole ed il cielo.
Guanti e pettorale ben allacciato sono partita cauta e concentrata, passo tranquillo.
Già dopo 10 minuti avevo una sete da turista disperso nel Sahara, il primo ristoro mi è sembrato un’oasi di felicità: acqua, the, persino le arance..
Infatti, ripartendo, mi ero anche convinta di sentire una nuova energia che alla partenza mancava del tutto.
Poi siamo entrati nella pineta, dove ovviamente è stato piacevolissimo correre: sono passati i primi 10 km in 55 minuti.
Ad un certo punto, da dentro la pineta, ho iniziato a sentire un olezzo familiare, un qualcosa che sapevo di aver già sentito, ma che ora mi sembrava del tutto fuori luogo.
Girata la curva ecco che compare il mare, la brezza marina ci arriva diritta sul fianco destro e allora capisco: quello che sentivo era il solito odore di gasolio salmastro che c’è nei porti.
Ritornata sulla strada, noto che le gambe fanno ancora il loro dovere e quasi quasi mi stupisco.
Chilometro 15: fine della benzina, scoramento e pessimismo totale, perché mancano ancora 6 chilometri e non so davvero dove andare a prendere un po’ di forza per farli.
Com’è come non è alla fine ce la faccio, ma in 2 ore 4 minuti e tanti secondi.
Dovrei controllare ma credo che questa prestazione vada subito in testa alla hit parade delle “mezze maratone peggio riuscite”.
Ora propio perchè questa è andata così, ho appena chiesto di essere iscritta alla mezza maratona di Civitanova Marche di domenica prossima...
mercoledì 2 marzo 2011
Pubblicato da Cristina alle 14:42
Domenica è stato come ai bei vecchi tempi, quando ci si vedeva alle 7 al bar, eravamo in due senza nessuna fretta di tornare a casa per pranzo, perché non ci aspetta nessuno.
Così, dopo tanto tempo Giovanni ed io siamo partiti per Monte San Giusto, abbastanza vicino a casa, una corsa da 10 chilometri e mezzo, una noncompetitiva, ma molto ben frequentata.
Tutta pianeggiante, una distanza ragionevole, per cui può valere la pena alzarsi presto anche di domenica, non troppo lunga perché venga anche Giovanni, che per ora si allena, senza correre ma che poi quando corre va a 4’30’’.
Qui a Monte San Giusto c’eravamo stati all’alba della mia breve carriera podistica. Mi ricordo alcuni particolari: come ero vestita (maglia verde e pantaloni neri), una grande risata davanti ad un vecchissimo Volkswagen marchiato “Trans del Piceno” che è diventata una costante di tutte le gare che ho fatto a sud del fiume Musone, il barattolo di marmellata da mezzo chilo per tutti i partecipanti.
Non mi ricordo assolutamente come era andata la gara, mi ricordo solo un simpatico signore che, verso la fine, mentre di sicuro mi lamentavo per la stanchezza, con Giovanni che invece non voleva che rallentassi troppo, mi dice che me la stavo cavando bene. Era il solito galante podista bugiardo e un po’ marpione.
Quest’anno c’erano di nuovo la marmellata per tutti ed i Trans del Piceno, c’ero anche io e forse stavo meglio di un paio di anni fa, perché alla fine, rischiando l’infarto, un paio di posizioni le ho scalate e posso vantarmi di aver difeso una dodicesima posizione.
Certo, non so quante donne ci fossero, di certo almeno 15, perché 3 ne ho sorpassate io; magari eravamo pochissime e un dodicesimo posto è un piazzamento ridicolo….però siccome “tutto è relativo, visto che così è e se MI pare” io me ne compiaccio.
Ora sto qui che guardo piovere da tre giorni, non si vede la fine e penso...
Penso che domenica andrò per Valli e Pinete a Ravenna per fare 21,097 km e ci andrò da sola...
martedì 22 febbraio 2011
Domenica mattina
Pubblicato da Cristina alle 15:12
Per quanto abbia cercato e abbia raschiato il fondo del web, per domenica scorsa non sembrava che ci fosse un’alternativa alla Mezzamaratona di Centobuchi nel raggio di cento chilometri…
Tutte le mie fonti, anche quelle inaffidabili, mi riportavano solo a Centobuchi.
A Centobuchi ci sono già stata un paio di anni fa: due giri identici, pianeggianti (a parte un sottopasso), c’è anche tanta gente e pure agguerrita, c’è il chip (cosa molto rara nelle gare che si fanno qui), si corre tra la Salaria e una specie di zona industriale deserta..in mezzo al niente, persi nella pianura infinita senza nulla da guardare, a parte la linea bianca di mezzeria.
Depressione. Non ci vado.
Ricorro al piano di riserva: corsa collinare in solitaria, con il miraggio del pranzo che si rosola in forno e musica a palla.
Abbigliamento curato: pantaloni e maglia a maniche lunghe nere, spiccano i calzini rossi e la maglia bianca della Maratona di Carpi.
Parto con l’affanno in salita, i muscoli sembrano che vadano a fuoco, la faccia in fiamme: non devo aver un bell’aspetto.
Però…come si sente forte l’aria che entra nei polmoni, ha l’odore dell’erba e dell’umido della terra, niente a che vedere con quello che respiro quando corro dopo il lavoro.
Sono di nuovo in cerca di cose da fare per domenica prossima….
mercoledì 16 febbraio 2011
Gente che va...gente che viene...
Pubblicato da Cristina alle 11:13
La buona notizia dalla corsa ad Igea Marina è che ho recuperato un compagno di corsa: Giovanni, che dopo Carpi non è che avesse smesso di correre del tutto, solo che mi aveva abbandonato al mio destino.
Così, nelle ultime settimane per le trasferte podistiche in Romagna, sono finita in macchina con un podista con la sindrome da acquisto compulsivo e un altro che è un fine gourmet, estimatore del Big Mac e convinto sostenitore del cibo fatto in serie, replicato identico in tutte le parti del mondo.
Gente simpatica, ma iniziavo a sentire un po’ di nostalgia per i vecchi compagni di corsa.
Domenica invece Giovanni ha preso il posto del palato sopraffino e con il maniaco dello shoopping siamo ripartiti per la Romagna.
Ed il bello della giornata è stato tutto qui: recuperare un compagno di corsa e sperare che continui così.
E poi la corsa…
Che dire…
Sarò breve e chiara…
È sempre la solita storia: pigra e fuori forma, attendo con ansia la primavera.
venerdì 11 febbraio 2011
lunedì 7 febbraio 2011
Pubblicato da Cristina alle 12:58
Scrivo perché sennò mi dimentico..
…perché sono indietro con le registrazioni…
…perché ho un foglio excel per il 2011 fatto a metà, una specie di bozza molto primitiva, con le caselle da sistemare, le colonne da nominare, i giorni e i mesi da inserire…e siamo già a febbraio.
In questo periodo bazzico la Romagna: dopo San Marino una simpatica signora riminese ci aveva detto di non farci scappare il Trofeo delle 5 ville a Bertinoro e così domenica scorsa sveglia alle 6, gambe in spalla imbocco di nuovo l’A14, con due compagni di viaggio di cui potrei narrare le gesta, ma mi trattengo (caso mai leggessero).
Bertinoro è un bel posto, una collina che domina la pianura: solo per arrivare dal parcheggio alla piazza per ritirare il numero m’era venuto il fiatone.
Alla partenza mi ritrovo pericolosamente quasi in prima fila, perché, per sbaglio durante il riscaldamento, siamo capitati davanti alla linea di partenza: impossibile risalire il blocco di gente, non resta che sperare di non morire spiaccicati.
La partenza è molto veloce, tutti vanno giù come i fulmini, ma siccome qua e là avevo sentito favoleggiare di salite leggendarie dalla metà in poi, decido di non farmi prendere da facili entusiasmi.
Prima villa: un po’ d’intasamento in mezzo al bosco.
Si riprende l’asfalto: sta iniziando a fare caldo, siamo quasi al quinto km, avrei una certa sete, vedo il ristoro ma purtroppo è a base di cioccolata calda…tiro dritto sconsolata e assetata.
Rimedio un bicchiere di tè solo dopo un salitone verticale che ci porta dentro alla seconda villa e tra le botti di una cantina con le pareti tappezzate di bottiglie, tanto da farmi sperare in un buon bicchiere di sangiovese al ristoro…
Comincio a sentire la fatica e mi preoccupo perché mancano ancora tre ville al traguardo: passo corto e sguardo basso.
La vista, da lontano, della torre del paese non è molto confortante, ma passo dopo passo tutto si fa (dice il saggio), quindi prendo la rincorsa per gli ultimi 200 metri di salita, tentando un arrivo trionfale…che però viene bruscamente stoppato da un addetto alla corsa: c’è da fare la coda per tagliare il traguardo (tempo d’attesa circa 10 minuti circa!!).
Per me la gara è finita in 1 ora e 13 minuti, per il cronometro ufficiale 1 ora e 22 minuti…











