martedì 22 febbraio 2011

Domenica mattina

Per quanto abbia cercato e abbia raschiato il fondo del web, per domenica scorsa non sembrava che ci fosse un’alternativa alla Mezzamaratona di Centobuchi nel raggio di cento chilometri…

Tutte le mie fonti, anche quelle inaffidabili, mi riportavano solo a Centobuchi.

A Centobuchi ci sono già stata un paio di anni fa: due giri identici, pianeggianti (a parte un sottopasso), c’è anche tanta gente e pure agguerrita, c’è il chip (cosa molto rara nelle gare che si fanno qui), si corre tra la Salaria e una specie di zona industriale deserta..in mezzo al niente, persi nella pianura infinita senza nulla da guardare, a parte la linea bianca di mezzeria.

Depressione. Non ci vado.

Ricorro al piano di riserva: corsa collinare in solitaria, con il miraggio del pranzo che si rosola in forno e musica a palla.

Abbigliamento curato: pantaloni e maglia a maniche lunghe nere, spiccano i calzini rossi e la maglia bianca della Maratona di Carpi.

Parto con l’affanno in salita, i muscoli sembrano che vadano a fuoco, la faccia in fiamme: non devo aver un bell’aspetto.

Però…come si sente forte l’aria che entra nei polmoni, ha l’odore dell’erba e dell’umido della terra, niente a che vedere con quello che respiro quando corro dopo il lavoro.

Sono di nuovo in cerca di cose da fare per domenica prossima….

mercoledì 16 febbraio 2011

Gente che va...gente che viene...

La buona notizia dalla corsa ad Igea Marina è che ho recuperato un compagno di corsa: Giovanni, che dopo Carpi non è che avesse smesso di correre del tutto, solo che mi aveva abbandonato al mio destino.

Così, nelle ultime settimane per le trasferte podistiche in Romagna, sono finita in macchina con un podista con la sindrome da acquisto compulsivo e un altro che è un fine gourmet, estimatore del Big Mac e convinto sostenitore del cibo fatto in serie, replicato identico in tutte le parti del mondo.

Gente simpatica, ma iniziavo a sentire un po’ di nostalgia per i vecchi compagni di corsa.

Domenica invece Giovanni ha preso il posto del palato sopraffino e con il maniaco dello shoopping siamo ripartiti per la Romagna.

Ed il bello della giornata è stato tutto qui: recuperare un compagno di corsa e sperare che continui così.

E poi la corsa…

Che dire…

Sarò breve e chiara…

È sempre la solita storia: pigra e fuori forma, attendo con ansia la primavera.

venerdì 11 febbraio 2011

lunedì 7 febbraio 2011

Scrivo perché sennò mi dimentico..
…perché sono indietro con le registrazioni…
…perché ho un foglio excel per il 2011 fatto a metà, una specie di bozza molto primitiva, con le caselle da sistemare, le colonne da nominare, i giorni e i mesi da inserire…e siamo già a febbraio.

In questo periodo bazzico la Romagna: dopo San Marino una simpatica signora riminese ci aveva detto di non farci scappare il Trofeo delle 5 ville a Bertinoro e così domenica scorsa sveglia alle 6, gambe in spalla imbocco di nuovo l’A14, con due compagni di viaggio di cui potrei narrare le gesta, ma mi trattengo (caso mai leggessero).

Bertinoro è un bel posto, una collina che domina la pianura: solo per arrivare dal parcheggio alla piazza per ritirare il numero m’era venuto il fiatone.
Alla partenza mi ritrovo pericolosamente quasi in prima fila, perché, per sbaglio durante il riscaldamento, siamo capitati davanti alla linea di partenza: impossibile risalire il blocco di gente, non resta che sperare di non morire spiaccicati.

La partenza è molto veloce, tutti vanno giù come i fulmini, ma siccome qua e là avevo sentito favoleggiare di salite leggendarie dalla metà in poi, decido di non farmi prendere da facili entusiasmi.

Prima villa: un po’ d’intasamento in mezzo al bosco.

Si riprende l’asfalto: sta iniziando a fare caldo, siamo quasi al quinto km, avrei una certa sete, vedo il ristoro ma purtroppo è a base di cioccolata calda…tiro dritto sconsolata e assetata.
Rimedio un bicchiere di tè solo dopo un salitone verticale che ci porta dentro alla seconda villa e tra le botti di una cantina con le pareti tappezzate di bottiglie, tanto da farmi sperare in un buon bicchiere di sangiovese al ristoro…

Comincio a sentire la fatica e mi preoccupo perché mancano ancora tre ville al traguardo: passo corto e sguardo basso.

La vista, da lontano, della torre del paese non è molto confortante, ma passo dopo passo tutto si fa (dice il saggio), quindi prendo la rincorsa per gli ultimi 200 metri di salita, tentando un arrivo trionfale…che però viene bruscamente stoppato da un addetto alla corsa: c’è da fare la coda per tagliare il traguardo (tempo d’attesa circa 10 minuti circa!!).
Per me la gara è finita in 1 ora e 13 minuti, per il cronometro ufficiale 1 ora e 22 minuti…