lunedì 18 marzo 2013

Marcialonga della Valle del Chienti....pensavo andasse male...

La premessa di ogni giornata storta è la sveglia che non suona.



L'asso nella manica è la borsa già pronta ed il non aver bisogno di fare colazione, che tanto io non la faccio mai.

La provvidenza sono un mucchio di vestiti spiegazzati abbandonati da sempre sulla sedia, pronti all'uso, buoni per ogni occasione (che sia uscire per sgranchire il cane, aprire al postino che suona di sabato mattina, o andare alle poste a pagare qualche bollettino) da indossare al volo, anche prima di sapere se fuori è freddo o no.

La fortuna è che la gara di oggi è a soli 40' dal garage di casa (sfidando un po' i limiti di velocità).

Il bello è che c'è il sole, anche se fa freddo.

Il brutto è che in settimana non si corre molto e non ci si sente per niente splendidi.

Poi c'è la certezza matematica che 10 km non sono 21 e si potrebbe anche provare a farli senza preoccuparsi troppo della fatica, che tanto ce la caviamo in meno di un'ora.

E la sorpresa alla fine: 48' 03'' per 10 km!

Il sospetto che non fossero 10 km.
I GPS altrui invece confermano che ho fatto un'impresa.

martedì 12 marzo 2013

Stracivitanova Stracaldo

La domenica di caldo che non ti aspetti.

La solita gara di Civitanova: due giri infiniti del lungomare.
Prima della partenza, mi raccomando, lamentarsi di tutto, iniziando dai costi di iscrizione per posi passare alle altre varie ed eventuali. Niente che non fosse stato ben messo per iscritto nel regolamento e, mentre ti ascolto caro podista, mi chiedo: se non ti sta bene quasi il 90% di come la gara è stata organizzata, perchè ci sei venuto...?

E poi la gara.
Gente evaporata dopo la partenza, spariti, squagliati dal caldo a metà percorso, incapaci di arrivare sani al salvifico ristoro dietro il porto.
Maschere di fatica, lucide di sudore.
Incoscienti con indosso addirittura i guanti.
Le pozzanghere del nono chilometro prosciugate al secondo passaggio.

1 h 53' minuti di corsa sotto il sole. Un po' di abbronzatura è sempre una cosa gradita.

Si esce dal tunnel dell'inverno

mercoledì 6 marzo 2013

"Tra valli e piente"...i'm back


Ravenna ore 7:50 di una freddissima domenica mattina, in mezzo ad un parcheggio ancora vuoto.
Ho sbagliato come al solito a mettere la sveglia e sono talmente in anticipo che potrei anche dare una mano a gonfiare il salsicciotto dell’arrivo.
Ad ogni sbadiglio mi si disarticola la mandibola.
Prima della pelle ho almeno 4 strati d’indumenti e non mi ricordo se ho tolto il pigiama.
Nessuna voglia di spogliarsi, prendere freddo, ma soprattutto un senso di vomito solo al pensiero di mettersi a faticare per 21 km.
Eppure ieri sera la voglia di venire su e correre ce l’avevo.
La cerco bevendo un caffè.

E mi ricordo che due anni fa ero qui ed è stato un disastro: la peggior mezza maratona della mia vita, l’unica volta che ci ho messo più di due ore.
Ma qualcosa deve essermi piaciuto per esserci tornata a questa “Tra valli e pinete”.

L’odore della pineta.
Il silenzio degli alberi e del bosco.
L’accento romagnolo.
La stessa brezza marina di casa, quella dell’Adriatico, che soffia e che porta quell’odore familiare di salmastro e con un vago retrogusto d’ottani.

Adesso lo so perché sono tornata: perché, anche se la gara era andata malissimo e alla fine ero arrivata camminando, la corsa m’era piaciuta.

Ecco il perché della sveglia all’alba e dei 150 km di A14.

Quando finalmente si parte (ore 9:30) ho trovato tutto: la voglia di correre, il coraggio di svestirmi, l’audacia di indossare i pantaloni a metà gamba, niente maglie pesanti, solo i guanti, che però arriveranno a mala pena al terzo chilometro.

Avanti tutta finché il fiato e le gambe reggono, con soste comode ai ristori, perché non è il caso di strozzarsi con il the solo per arrivare trecento novantanovesima anziché quattrocentesima.

Quindi un buon ritmo fino al diciassettesimo, poi quattro bei chilometri da stringere i denti, a testa bassa, controvento.

1h 50’ 45’’…resta un mistero perché sia presente in classifica a giorni alterni: oggi per esempio non ci sono….

martedì 19 febbraio 2013

La maratonina di Centobuchi




Corsa noiosa per me, come tutte quelle in cui il percorso si ripete, anche se solo per due giri.
Gara piatta (secondo i miei parametri) perché non sarà mica possibile chiamare “salita” quella mezza rampa di un sottopassaggio.
Corsa dove tutti filano come matti e sembrano tirati a lucido, mentre io ancora sono nel pieno del letargo podistico.
Ma l’unica cosa da correre domenica scorsa era la maratonina di Centobuchi.

E allora Centobuchi sia, tappandoci un po’ il naso, cercando di distrarre il pensiero dalla monotonia del paesaggio, provando a staccarsi di dosso compagni di corsa troppo loquaci, veloci di lingua, ma lenti di gamba.

La cosa poi sembrava addirittura scorrere via meglio del previsto, con i primi km quasi veloci, anche troppo, regolari, un pelo sotto la media del 5’/km, nel tentativo di farsi trovare il più avanti al momento del tracollo.

Vado incontro allo schianto di sicuro, totalmente oltre le mie attuali possibilità, ma strafatta di endorfine e totalmente al di sopra delle righe, procedo e faccio delle vittime: in particolare un malcapitato che, per sua sventura, mi sta di fianco al decimo km.
Lui è indeciso, timido su cosa fare, dice che ha l’influenza, che sono giorni che si ciba solo di antibiotici e caramelle balsamiche, che non se la sente, che non respira, che sente i brividi, che forse dovrebbe fermarsi…

Ma io, satanica, lo invito a fare un altro chilometro, lo distraggo, lo ubriaco di entusiasmo, lo porto lontano dal bivio che lo trarrebbe in salvo, verso il traguardo e lo mando a morire per altri 11 km di agonia, di vento contrario, in mezzo al gruppo sfilacciato dei podisti che stanno raschiando il barile.
Lo spingo verso 11 chilometri di affanno, in mezzo al niente e senza rimorso nemmeno lo aspetto, tanto ognuno se la deve vedere con le proprie gambe, io la spinta gliel’ho data ora cadrà da solo.
Che tanto lo so che alla fine t’ho detto solo quello che ti volevi sentir dire: di continuare….perché quelli che si fermano sono i top runner, l’amatore “ama” fino alla fine…

Per me sarà 1h 49’ 50’’, insieme ad un buono benzina per aver acchiappato l’ultimo piazzamento disponibile per la mia categoria.

martedì 12 febbraio 2013

Corsa al mare d'inverno


Prima un giro corto per tutti.
Poi giri lunghi a ripetizione, su e giù per la spiaggia, ognuno ad esaurimento della propria distanza o delle energie.
E quando si dice “giro di boa” s’intende proprio girare intorno alla boa.
Poi fai un passo, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù…dai un bacio a chi vuoi tu!
Finché tutti si mescolano e allora ti incroci con gente che non sai se è allo sprint finale della 10 o se sta già gestendo il muro dei 30 km.

C’erano le premesse per un po’ di confusione con 4 distanze che partono contemporaneamente.
Detto fatto: il giro corto non l’ha fatto nessuno, sono diventati tutti giri lunghi, con la sabbia che ad ogni giro diventava sempre più faticosa da gestire.
Un vento gelido che spingeva la corsa verso sud, ma che tirava schiaffi in faccia tornando verso nord.

Compreso che evidentemente il percorso era cambiato strada facendo, non restava che correre finché qualcuno non dicesse basta.
E così ho fatto, avanti e indietro sulla spiaggia di San Benedetto, il più possibile vicino alle onde senza bagnarsi i piedi, fino al momento in cui una voce ha detto: “Ehy, 315 sei arrivata alla meta”

1 h 52’ 44’’ per (credo) 21 km di corsa in spiaggia....pensavo peggio.

venerdì 8 febbraio 2013

Gli ostacoli

Intanto c’è da trovare la voglia perché è buio, fa freddo e piove pure un po’.

Poi bisogna farsi dare la precedenza sulle zebre.
Poi scalcare un paio di cani razza “Melinda”, saltare un mastino ed evitare un pechinese.
Schivare una punto in retromarcia e una mini uscita a 120 km/h dal garage sotterraneo.
Dribblare quelli che scendono dal 2. Scartare quelli che escono dal bar con il negroni in mano.
Saltare un bambino vestito da vecchio pastore o un pastore molto basso e molto fuori contesto.
Valutare se sia meglio stare sul marciapiede, ma pieno di buche ed occupato dalle macchine in sosta, o scendere arditamente in strada sfidando i fari che mi vengono incontro.
Sperare che quella cosa scura su cui si è passati non fosso una cacca.
Farsi coraggio e al bivio tra i 10 km ed i 13 km scegliere quest’ultimi…

Sperando che tutto questo allevi un po’ la sofferenza della mazzamaratona a cui mi sono iscritta domenica…

lunedì 28 gennaio 2013

E' una noia mortale...


E’ una noia mortale.
Dopo il trail a Colle San Marco non s’è trovato niente da fare che o non fosse in culo al mondo o che non fosse un cross.
Niente di interessante nell’orizzonte podistico da qui a 100 km (solo andata).

Allora penso che potrei approfittarne per variare un po’ i percorsi, allungare un po’, piuttosto che star lì a consumare le scarpe sui marciapiedi della periferia alle 8 di sera.

E invece le domeniche mattine sfumano tra l’indolenza del dormire fino a tardi e lo sforzo del correre nel solito posto, oltretutto arrancando e rimpiangendo le coperte.

La forma ne risente.
Ma nonostante tutto anche quest’anno la visita medica l’ho passata, una mezzoretta, la solita tiritera e alla fine viene fuori pure che sono “un bell’atleta”.
Facile…se prima di me era stato il turno dei giocatori della squadra di subbuteo del Circolo ricreativo degli anziani.

Ora il “bell’atleta” deve trovarsi qualcosa da fare questa domenica o s’ingolfa!

lunedì 14 gennaio 2013

Winter trail Colle San Marco....Viscido!!


Hai presente la sensazione d’avere qualcuno che ti corre dietro, ne senti i rumori, ma voltandoti non vedi nessuno e allora pensi o che è la tua immaginazione o che quel qualcuno è talmente vicino, che ormai ti sta per afferrare?
Hai presente la brutta sensazione di tutti gli incubi che il subincoscio ha sceneggiato per te, quella che vorresti scappare più veloce del vento, ma i piedi restano incollati a terra?
Sai che puoi correre, ma qualcosa ti trattiene..

Ma soprattutto… hai presente lo schiocco con il risucchio della ventosa dello stura-lavandini? Perché quello era il rumore che facevano le mie povere scarpe rosse da trail, ogni volta che si staccavano dal suolo.

Ciaf ciaf ciaf ciaf….ogni passo un calpestio viscido nel fango, splash splash dentro qualche pozzanghera, cronch cronch la neve che scricchiola sotto le suole….
Suoni del Winter Trail di Colle San Marco.

E poi i colori.

Il bianco silenzioso della neve.
Il verde delle conifere.
Il rosso delle rocce.
Il fluo dei runners sparpagliati nei boschi.
Tutta la gamma dei marroni delle foglie delle querce cadute in terra.
Il grigio minaccioso di un cielo clemente.

Tanta fatica, ma niente di inaffrontabile, niente che mi abbia fatto pentire di esserci, a parte un buon numero di “porca t…..” che mi sono scappati davanti a qualche discesa veramente viscida.

2 ore precise per fare non ho ben capito se 14, 15 o 16 km…Da respirare tutto a pieni polmoni…

giovedì 10 gennaio 2013

Winter Trail Colle San Marco

Non andrà bene.
Andrò a pezzi.
Sarà durissima.
Mi lamenterò per tutti quei 14 km.
....e se poi nevica...?

Va be', ormai mi sono iscritta.
Perchè?

...perchè basta dormire la domenica mattina, si torna a gareggiare!

Sperando che sia la prima gare del 2013 e non l'ultima...


giovedì 3 gennaio 2013


L’ultima non è stata la migliore.
L’ultima è stata molto faticosa.
L’ultima non volevo che fosse l’ultima, eppure il 2012 podistico l’ho chiuso con la faticaccia dei 21 km dell’Invernalissima.

Già non era stata una grande idea azzardare l’iscrizione, visto che la forma stava prendendo la china discendente del letargo invernale.
Poi farsi attaccare il raffreddore del secolo era stato il secondo passo falso.
Presentarsi alla partenza in apnea, con il naso scorticato dai kleenex è stata una conclusione geniale.

Già al primo ristoro avevo esaurito la manica destra: era praticamente impossibile gestire il naso per altri 16 km solo con la manica sinistra….avessi messo almeno i guanti avrei recuperato un po’ di superficie utile.
Ma era una giornata calda, insolitamente calda per l’Invernalissima, tanto che alla fine scarseggerà pure l’acqua…

E se tanto bisognava soffrire, che sia per bene patendo pure a tutta, che per rallentare c’è sempre tempo e poi magari si regge fino alla fine.
Invece, ovviamente eccomi al quindicesimo, bollita come una patata, in mezzo al niente, senza la minima idea di come arrivare alla fine…

Ma siccome non avremo talento, non saremo dei campioni, ma un po’ d’asfalto sotto le suole n’è passato, giusto quel poco che basta per ammettere che l’unica cosa da fare in questi casi è andare a testa bassa, coda tra le gambe senza rimuginare troppo, che tanto prima o posi si arriva (anche se malconci): 1h 56’…

Sinceramente pensavo peggio, per come s’era messa la situazione…

Poi al proposito del “non si può finire l’anno così”, sono seguiti l’inedia delle vacanze, la sontuosità delle mangiate festive e la pigrizia “dell’andrò domani, che tanto ho tempo”.

E il 2012 è finito così….adesso devo decidere come iniziare il 2013….

mercoledì 12 dicembre 2012

Ma perchè?


A me che odio il freddo.
A me che la neve mi da sui nervi.
A me che già alla prima goccia di pioggia autunnale mi viene la depressione leopardiana.
A me che i pantaloni lunghi per correre m’infastidiscono come i collant sotto i jeans.
A me che ancora non ho fatto il cambio di stagione nel cassetto del running, strapieno solo di Tshirt, sperando che il caldo torni immediatamente.
A me che, anche dopo 10 chilometri di corsa, i piedi restano sempre congelati.
A me che non so mai come comportarmi con il naso gelato che cola.
A me che, tra una spolverata di neve ed un temporale, non riesco a trovare gli spazi per correre in modo costruttivo.

A me, che sono così, come sarà venuto in mente di iscrivermi ad una cosa che si chiama INVERNALISSIMA….
Boh…


martedì 4 dicembre 2012

17° Cross Selva di Gallignano...è andata


E' andata alla grande perchè quest'anno m'ha doppiato solo il primo uomo.
E' andata bene perchè di fango non ce n'era tanto e si correva meglio con le scarpe da trail che con quelle chiodate (che per altro io ovviamente non possiedo).
E' andata via liscia perchè, dopo la faticaccia dei Gessi, non ho mai avuto paura di correre in discesa.
E' andata che sono anche riuscita a fare qualche sorpasso.
E' andata che non ce l'ho fatta a non farmi sorpassare a 200 metri dall'arrivo.

Poi non so come è andata perchè non ho fatto partire il cronometro visto che, come al solito prima di partire, stavo facendo salotto nelle retrovie.



martedì 27 novembre 2012

Gessi Wild Trail....ma non ti ricorda un film?


“Ma non assomiglia paurosamente ad un film? Tutto questo bosco silenzioso, i sentieri coperti di foglie gialle e rosse, gente che s’è persa e vaga senza trovare la via giusta…”

“Si, manca solo la casa diroccata, quella con le impronte delle mani sui muri…”

“Invece eccola lì davanti LA CASA…”

“Perfetto, non manca niente. Togliamoci da questo labirinto il più presto possibile, prima che sbuchi pure LEI, la versione sadica della fatina dei denti…”

Un normale scambio di opinioni “cinofile” tra me ed un altro podista disperso.

Perché dopo che ti sei svegliata all’alba e dopo 200 km di strada, per andare a fare poco più di 15 km di questo Gessi Wild trail, mi mancava solo il “cacciatore buontempone” che, spostando i segnali, ha mandato a funghi e castagne quasi tutti i partecipanti.

Già avevo avuto il mio “momento no” mentre ero in cima, lungo quella maledetta crosta di gesso cristallizzato, scivolosissima, tagliente e pericolosamente esposta sul baratro.
In salita ero anche andata su benino, anche se in alcuni punti bisognava usare pure le mani e attaccarsi bene agli alberi, ma poi, arrivata in cima, dopo un doveroso sguardo al panorama, ecco la crisi di panico da discesa: un vago senso di vertigine, accosto e lascio passare tutti quelli dietro.

Calma.
Ormai sono quassù e bisogna scendere.
Due respiri e con pazienza inizia la discesa: le scarpe e le gambe fanno quello che possono, ma la testa ha troppa paura, il terreno sotto le suole è instabile, in certi punti sembra di camminare sul vetro.
Non so quanto è durata l’agonia, so solo che quando finalmente ho capito che con il gesso avevo finito, che si tornava su terreni meno lunari, che potevo ricominciare a correre, ecco che mi ritrovo in mezzo ad un sentiero che va verso il nulla…

Per fortuna siamo un gruppo, che aumenta via via che la gente arriva al segnale che è stato spostato, si esplora la zona, è tutto un andare e venire di gente che formicola nel sottobosco.
Fino a quando una voce urla “Ho visto un segnale!!” e tutti ripartono verso la direzione giusta.

2h 14’: mi ritrovo il traguardo, trovo un caldo piatto di zuppa di verdure e piada con prosciutto e riprendo la via di casa.

Da rifare assolutamente l’anno prossimo, sperando che non ci siano cacciatori infami, case diroccate e streghe in agguato, ma soprattutto allenandosi a non aver paura in discesa.

mercoledì 21 novembre 2012

Piccole ed inutili soddisfazioni…


10200 metri in 2995 secondi.
Solita nebbia e tempo da funghi nella pianura industrializzata.
Partenza spavalda per andare incontro al crollo, sperando che si trovi il più possibile vicino all’arrivo.
Eppure si va.
Al sesto chilometro ancora tutto bene, addirittura si fa conversazione.
Si sorpassa gente.
La strada scorre sotto le suole.

Passato l’ottavo si decide che vale la pena soffrire ancora, tanto mancano due chilometri…saranno si e no 10 minuti d’agonia.
Annaspando si va avanti e quando si passa il cartello del decimo, si spera con tutto il cuore di aver letto bene il volantino della gara e che manchino veramente solo 200 metri.


200 metri lunghissimi, indigesti…
Ma ce la faccio, 5 secondi prima che il mio orologio segni i 50 minuti, sono dietro la linea dell’arrivo..sana e salva.

Piccole soddisfazioni per chi, come me, sotto i 5’/km non ci corre nemmeno se inseguita dai cani idrofobi.
Futili soddisfazioni perché la gara (3 Trofeo Esalex a Rosciano di Fano) è strapiatta e sono andati tutti velocissimi.
Soddisfazione del tutto personale ed intima, perché in classifica vicino al mio nome c’è segnato il tempo di 50’02’’….maledetto chip e cronometraggio senza realtime!!

mercoledì 14 novembre 2012

MonteMarinaMonte


E’ iniziata con una mattina che non si capiva se voleva piovere.
Una sveglia comoda, una volta tanto senza arrivare in capo al mondo per correre.
Un’organizzazione serena e senza intoppi, di quelle che i pettorali li riciclano ogni anno lavandoli.
Un percorso un po’ più corto perché ormai il cantiere per la terza corsia sull’A14 è autoctono tra queste colline come il pino marittimo o i filari delle viti.
Un paio di km in meno, ma non per questo senza salite in apnea e discese a rotolare.

Le scarpe nuove, mai messe ed il loro debutto alla MonteMarinaMonte.
L’ansia di evitare le pozzanghere ed il fango, perché le scarpe nuove che si sporcano fanno male al cuore.

Chiacchiere e caffè.

Poi la gara.
Un giro di paese, giusto per prendere un po’ di slancio e guadagnarsi gli incitamenti del borgo.
La prima discesa e la gente che supera.
Subito una salita e si recuperano i fuggitivi.

Andare senza risparmiarsi, perché tanto sono solo 11 km e male che va si scoppia, ma non ci sarà da soffrire che un’oretta.

Ultima salita, quella dell’acquedotto, poi la curva a destra ed il rettilineo, sempre troppo lungo, che riporta al paese.

Stop al tempo: 57 minuti.

Poi si va alle premiazioni, dove ognuno può scegliere cosa vuole..
Io per me ho scelto e finisco gratificandomi con un bel piatto di ravioli burro e salvia a scaldare la pancia, bevendoci dietro qualche bicchiere di verdicchio.

….che le cose vinte correndo, sono più buone!

mercoledì 7 novembre 2012

"...prima che tu riesca a dire crostata di mirtilli…”


…ecco che giovedì 1 novembre sono alla Maratonina della città dell’Olio a Borgo Trevi, lontanissima da casa.
Decisa in tutta fretta mercoledi notte, mentre fuori diluviava.
Le gambe, all’inizio quasi spavalde, ancora memori della faticaccia della Conero Trail al quindicesimo si piantano: forse quei 1150 metri di dislivello di domenica non li avevono ancora digeriti.
Non è restato altro da fare che corricchiare per arrivare alla meno peggio a quel maledetto traguardo.


E poi di nuovo in macchina domenica mattina, senza pensarci: Corsa della Salute a Macerata Feltria.
Perché ero in debito con gli organizzatori che ad ottobre, quando avevano dovuto annullare la gara all’ultimo minuto, si erano sbattutti telefonando a mezza regione per avvisarmi di non andare.

Certo si poteva rimanere a letto, si poteva riposare, si poteva evitare la pioggia..
Però mi sarei persa 12,5 km di corsa tra le colline del Montefeltro, in mezzo all’autunno colorato e silenzioso.

martedì 30 ottobre 2012

Una fatica bella...il mio secondo Conero trail


Sai cosa vuol dire essere preparati a tutto?
Pinocchietti, pantaloni a mezza gamba, pantalone cortissimo; due maglie a maniche corte, una a maniche lunghe, una senza maniche; guanti, cappello con visiera, scaldacollo; impermeabile; un pile…più ovviamente le scarpe ed i calzini.
Avrei potuto esibirmi in una sfilata di moda, ma per come s’erano messe le cose sabato c’era d’aspettarsi il peggio, fino quasi a sfiorare la nevicata.

Poi domenica mattina una giornata luminosa che ti solleva il cuore e che non vedi l’ora di correrla, prima che il tempo ci ripensi e ci dia quello che quei gufi del meteo ci hanno promesso.

Ormai la “valigia” è pronta e mi porto tutto dietro….

Ma appena metto le mani sul pettorale non ho dubbi: oggi è un giorno da maglietta rossa con le maniche corte e pantaloni corti. Niente cappello né k-way.

E sono pronta per questi 23 km con 1150 m di dislivello….per quanto si possa essere pronti per una cosa del genere.

Dalla spiaggia alla cima del monte e ritorno.
Cercando di non inciampare sulle radici.
Sperando di non cadere in discesa.
Provando a correre il più possibile anche in salita, ma senza strafare per evitare di “consumare” troppo le gambe.
Guardando bene di non perdere di vista i segnali, perché i sentieri dopo un po’ si assomigliano tutti.
Schivando qualche ciclista.
Sorpassando tanta gente con i crampi.
Tenendo a distanza due tipe che me le ritrovavo sempre tra i piedi in discesa.
Dando strada a chiunque da dietro la chiedesse.
Ascoltando i propri passi ed il fruscio del bosco.
Salutando in apnea i raccoglitori di funghi.
Sorridendo ai volontari e alla forestale lungo il percorso.
Godendo della vista del mare e della costa, quando il sentiero lo permetteva.
Maledicendo la scalinata scavata sulla falesia che dalla spiaggia si arrampica su.
Chiedendo alle gambe un ultimo sforzo, per fare quei miseri 500 metri di asfalto, quegli ultimi passi prima di poter dire che è finita e che ce l’ho fatta.

2h 59’ scarsi, quasi un quarto d’ora in meno dell’anno scorso.
Può la fatica essere bella?
La risposta è si.

mercoledì 24 ottobre 2012

Una faccia una razza


Mi hanno sempre colpito le espressioni e le facce di quelli che corrono.
C’è quello che prima della partenza è normale, una faccia qualunque, banale. Lo incroci durante la corsa e ha subito una mutazione.
La mutazione può essere di due tipi: c’è chi si trasforma in una maschera di dolore e chi diventa un essere demoniaco.

La maschera di dolore ha la testa ed il collo tirati in avanti come una tartaruga, ha gli occhi stretti e la bocca serrata in un ghigno sofferto. Sembra che qualcuno lo stia pungolando sulle chiappe con un forcone.
Stringe i pugni e non respira: geme!

Il demone invece corre a bocca spalancata, a tal punto che le guance s’infossano, l’ovale del viso si allunga, gli occhi sono aperti a palla e, per evitare variazioni e turbolenze nell’assetto aerodinamico, non chiude nemmeno le palpebre.

Di solito il demone è più veloce della maschera di dolore.

Poi ci sono le maschere di cera: visi bloccati ed immobili, sguardo fisso in avanti, dietro non c’è niente, hanno azzerato le attività neurologiche, tutti i sensi sono bloccati.
Se gli urli un incitamento non ti sentono, se gli passi davanti non ti vedono nemmeno se alzi la maglietta e gli fai vedere le tette. Non parlano, non hanno più un nome, solo un numero identificativo: il pettorale di gara.

Io sono una faccia parlante: corro e chiacchiero. E come me ce ne sono tanti.

Anche domenica a Filottrano, al trofeo Extra, tutta questa varietà umana si è ritrovata per 13 km scarsi di corsa collinare, in mezzo alla nebbia.

Io nel mezzo, nonostante una partenza sconsiderata e troppo veloce, porto a casa una rotonda media del 5’/km ed una gustosa lonza!

martedì 16 ottobre 2012

I love it!!


Ma l’abbiamo passata la metà?
Illuso, non l’hai visto, giusto giusto un secondo fa, il cartello del sesto chilometro?

Ma la salita è finita?
Illuso per l’ennesima volta, non è ancora iniziata.
Non la devi prendere così, sennò saranno i 21 km più orribili della tua vita.

Perché la mezza di Serra de’ Conti  o la ami o la odi, o la prendi per il verso giusto o la subisci tutta, o ti farai una bella fatica o sarà la fatica a farsi te e non sarà piacevole.

Io l’adoro, punto e basta.
Anche domenica scorsa, quando sono partita spudoratamente forte ed il fiato si è fatto subito corto, quando, anche in discesa le gambe le sentivo stanche, anche sugli ultimi tornanti prima dell’arrivo, quasi impossibili da correre.

Mi piacciono le colline.
Le strade di campagna.
I borghi con le mura ed i campanili.
Il cielo terso e l’aria brillante delle domeniche d’autunno che ci sono qui.
La linea del mare che ogni compare da dietro la gobba di qualche poggio.

Poi, il salame per il piazzamento di categoria è quasi come una ciliegina sulla torta, come un buco nella ciambella, come il cacio sui maccheroni, come i cantucci tuffati nel vinsanto, come le castagne con il vino novello….

martedì 9 ottobre 2012

Cose da fare ad ottobre


14 ottobre- Serra de’ Corsa
28 ottobre- Conero trail

Questo sarebbe il programmino per ottobre.
L’obbiettivo minimo è ovviamente sopravvivere ai 23 km della scarpinata sul monte Conero.
Tutto il resto è solo un allenamento per arrivare in fondo e non stramazzare davanti a tutti nella piazza del comune di Sirolo.

Le iscrizioni sono in fase di perfezionamento e le gambe si danno da fare.


giovedì 4 ottobre 2012

La (mia) dieta per la mezzamaratona


Una mezza maratona, non troppo ondulata, dopo un matrimonio durato un sabato intero, 14 ore sopra i tacchi….ce la faccio.
Un’altra mezza dopo sette giorni esatti, in collina, dopo una cena al bancone del solito bar, tra birre rosse, noccioline, patatine e saporitissimi crostini con formaggio e wurstel….ce la faccio.

Altri 7 giorni e mi ripresento ad una mezza, ma dopo una cena macrobiotica….per poco non ce la faccio.

Per cena macrobiotica si intende una minestra di orzo e cavolo a spasso in una brodaglia scura, senza traccia di sale o qualunque altra sostanza sapida.
Segue un piattone unico in cui si mescolano un’insalata scondita, un pugno di riso in bianco, dei cubetti di pane bagnati da qualcosa che forse era aceto, rondelle di zucchine lesse e molto tristi, un pugno di fagioli neri, credo solo scolati direttamente dalla scatola e buttati in cima al tutto.
Anche in questo miscuglio di sale nemmeno l’ombra.

A mandar giù tutto questo una bottiglia di birra da mezzo litro da dividere in tre…
E’ mancato il coraggio per assaggiare il dessert al riso ed il caffè.

Dopo tanta abbondanza, domenica mattina sono a Jesi per l’ennesima mezzamaratona.

5 chilometri per trovare il passo che all’inizio è troppo svelto.
Niente affanno, ma qualcosa mi dice che non reggerò per tutta la gara così.

Al decimo do la gioia più grande ad una bambina che al ristoro distribuisce frutta:
metto la mano nel vassoio a caso e tiro su un limone, la bimba mi guarda, non me la sento di deluderla, perché ci sta mettendo un grande impegno.
Addento l’agrume e per poco non vomito pure l’anima, mantengo un contegno e resisto finchè non esco dal suo campo visivo.

Al quindicesimo sono ancora sui 5’/km, nonostante le soste comode ai ristori.

Poi arriva.

Il diciottesimo chilometro è lunghissimo, il diciannovesimo sembra una salita al 20%, il ventesimo avrei voglia di camminarlo, per l’ultimo mi invento qualcosa e arrivo: 1h 49’ 44’’.

Quindi è ufficiale: prima di una mezza maratona va bene una sbornia (da smaltire soffrendo il giorno dopo), ma non il macrobiotico!

giovedì 27 settembre 2012

Panorami Sangiovese e "Mosconi"


Ecco la Panoramica Gabicce Monte-Pesaro

21 km che non pensavo fosse così in salita, visto che dal monte si doveva scendere alla baia.
Sotto, un mare immobile e grigio, confuso con un cielo altrettanto cinereo, un pugno di barche a vela che non so come facessero ad andare vista la bonaccia.
Sopra, io, in mezzo ai saliscendi del colle San Bartolo, un serpentone di tornanti, salite, qualche discesa e tratti pianeggianti dove, avendo tempo e fiato, si poteva godere del panorama.
Nel mezzo il Sangiovese ai ristori, ma non ho avuto il coraggio di approfittarne.
Un tempo finale di 1h 46’ e 40’’ che non mi dispiace affatto.

Negli ultimi 6 km anche una mezza proposta di matrimonio podistico o relazione a distanza (non ho capito bene). Smancerie e complimenti “Va là che vai bene” “Sarebbe bello andare a correre con UNA che ha la mia stessa passione…ecc”.
Insomma il solito “moscone” che, in totale affanno, anche se vanta passati fasti podistici strepitosi, ora è ridotto a correre addirittura sopra i 5’/km.
Quindi il “moscone” per sopravvivere a questi 21 km, che a suo tempo avrebbe divorato in meno di 75 minuti, sudatissimo e ansimante, cerca conforto dietro una qualunque donna, meglio se d’età inferiore alla categoria MF45.
Se buttando fuori domande a caso, viene fuori che la donna è pure single…allora è la donna della Provvidenza
A lei il merito di trascinarlo all’arrivo e di ascoltare i dettagli del suo passato da mezzo professionista.

E così arriviamo: io con le orecchie un po’ stanche, lui, a forza di chiacchierare e sudare, con la bava alla bocca.

Ora per domenica ho scelto un’altra mezza, a Jesi…rinunciando ad una 9km di beneficenza per lo IOM, sotto casa a Posatora, ma mi servono i km per sopravvivere ad un’altra cosa che sta per arrivare…

giovedì 20 settembre 2012

Così...senza testa


E venne il giorno della solita mezza maratona di PortoRecanati.
Una testa incosciente portò due gambe ubbidienti ed un fegato molto affaticato a fare quei soliti 21 km, quelli a cui mancavano, ogni anno, quei 600 metri per fare una mezza precisa.
Sempre quella testa aveva sentito la sveglia martellante delle sette del mattino, aveva fatto scendere tutto quell’insieme stanco di membra dal letto e alle otto aveva consegnato il tutto al ritiro del pettorale nella solita piazza.

Poi la testa aveva staccato la spina, fine delle comunicazioni: che le gambe ed il fegato se la sbrigassero loro, da soli, facessero quello che potevano, si sarebbero ritrovati in macchina alla fine.
La testa, saccente aveva stimato due ore buone e lei di soffrire per tutto quel tempo non aveva voglia.
Aveva previsto una partenza briosa, già se l’immaginava che quelle gambe incoscienti sarebbero partite spavalde, ma che avrebbero retto al massimo per il corso di Porto Recanati.
Prevedeva che, appena lasciato il centro abitato, perso tra la campagna e la zona industriale, il fegato goffamente avrebbe alzato la voce, avrebbe mandato segnali inconfondibili di cedimento.
Avrebbe urlato la sua fatica per smaltire un sabato sera.

Ma le gambe nel frattempo andavano, senza la testa a comandare, tanto che al solito ciucciasuole, incollato alle scarpe come una cicca sputata, che chiedeva “A quanto la fate? Che magari vi seguo” rispondevano candidamente “Noi non sappiamo niente. Noi la facciamo e basta. I conti li fa la testa, ma lei non c’è. Non è voluta partire”.
Davanti a tanta ignoranza e dabbenaggine podistica, il ciucciasule si staccava inorridito: “Come si fa a correre così? Senza sapere a quanto si va, bisogna saperlo. Io oggi devo andare a 5’10’’/km assolutamente”.

“Caro ciucciasuole, attaccati da qualche altra parte, che noi andiamo come viene che la testa per i calcoli non ce l’abbiamo”

Già al primo ristoro le gambe avevano avuto una visione dei futuri chilometri, della prima salita che stava per avvivare e del lungo rettilineo in campagna che c’è subito dopo.
Perché non è vero che solo la testa pensa, anche i muscoli si ricordano.
Così a mano a mano che i passi mangiavano la strada, le gambe rivivevano, metro per metro, quello che avevano percorso negli anni passati.
Allora si ricordavano che subito dopo il ponticello c’è un ristoro, l’ultimo, e non bisogna saltarlo, perché poi è tutta una tirata penosa sul lungomare, fino all’arrivo.

Alla fine le gambe hanno sbattuto in faccia alla testa con un dignitoso 1h47’51’’ per 21 km scarsi fatti senza pensarci troppo.

Ora la testa ambiziosa, senza aver fatto niente, ha deciso che le gambe si faranno altre due mezze maratone: una a Gabicce Monte ed una a Jesi, una di seguito all’altra.

Staremo a vedere.

lunedì 10 settembre 2012

Trofeo 5 torri (meno 1 villa)


Domenica ad Osimo giro delle due ville, monco di una villa, perché forse il granconte Felino Diovedeprovvede, aveva gente a pranzo ed il permesso per passare sotto casa sua non l’aveva concesso.
Quindi un chilometro scarso risparmiato ed una salita in meno.

E io ho ringrazio tutta la stirpe del conte ed i suoi vassalli, visto che, da subito, annaspo tra il caldo, la sete, il sudore che mi brucia negli occhi fino alla fine di tutti gli 11 km.

C’è qualcosa che mi brucia dentro.
Che sia quel dannato pollo tandoori con lo yogurt e le cipolle crude che mi sono mangiata sabato sera?
D’altra parte quale famosissimo maratoneta ha visto i natali nella terra speziata del the e del curry?
“Nessuno” mi dico appena imbocco l’ultima salita, quella che non finisce più e che porta al traguardo.

La sera prima di una qualunque attività vagamente aerobica, che duri più di una mezz’ora non ti puoi alimentare con del pollo color ciclamino, delle patate condite in maniera “fluorescente” con lo zafferano ed il cumino.
E per quanto avrai letto il menù cento volte alla fine la stronzata di ordinare qualcosa condito o cucinato nel latte di cocco la farai di certo..

Non servirà a niente innaffiare il tutto a volontà con bicchieri di birra ed acqua gassata: il mattino dopo, sotto il sole di una deliziosa giornata d’inizio settembre, ti ritroverai a sudare tutto quello che ti sei mangiata la sera prima….e saranno 55 minuti e 24 secondi tra i più lunghi della tua vita.

martedì 4 settembre 2012

Trofeo Grotte di Frasassi




C’era un’aria da riapertura delle scuole alla 12 km delle Grotte di Frasassi domenica.
Gente che si rivede e si saluta.
Una luce opaca, da fine estate, con il sole un po’ velato.
L’aria fresca che piano piano si scalda e che io mi presento spavalda come se dovessi andare al mare: shorts e sandali.
Un rientro dalle ferie, un ritorno alle corse “quelle solite sull’asfalto”.
Qualcuno ha fatto i compiti durante le vacanze, qualcuno no e si preoccupa perchè, anche se il volantino della gara dice “percorso pianeggiante”, chi l’ha già fatta, lo sa che un po’ di salita c’è, non tanta, ma fastidiosa.

Oso una partenza spregiudicata, anche se dal fondo.

Primi 3 km: resisto bene.
S’è formato un gruppo, guarda il tempo ad ogni cartello e sentenzia che sarebbe meglio rallentare, ma nessuno prende l’iniziativa e si rimanda sempre al chilometro successivo.

Km 6: corro ufficialmente sotto i 5’/km, nonostante le soste comode ai ristori. Attendo il calo.

Km 9: ci sono ancora e per ora nessun cedimento. Il gruppo si è un po’ sfaldato. Sparsi qua e là occupiamo tutta la strada a due corsie, senza macchine.
A valanga cerchiamo di sfruttare la leggera discesa e di arrivare alla fine.
Uno scalpita e mi dice: “Io allungherei” “Prego, fai pure ci vediamo all’arrivo”.
Un altro si è un po’ attardato, ma un passo alla volta recupera.
Poi sbuca uno da dietro che a meno di 1 km dall’arrivo decide per un arrivo a bomba sul traguardo.
Più avanti, l’eco, che si crea nella gola formata dalle montagne, mi rimanda le voci chi sta davanti.

E poi arrivo: 56’55”.

Prima domenica di settembre andata.

venerdì 31 agosto 2012


Martedi me ne esco con uno strepitoso giro da 13 km.
Il polpaccione è reattivo e ammiro il tempo che segna il crono. Mai vista quella combinazione di numeri per quel percorso.

E la mente viaggia e fa programmi.
Vaneggia di buttare giù, per iscritto un programma, un percorso, un’ipotesi d’allenamento serio.
Così ho scritto un foglio, per ogni domenica qualcosa da fare, anzi da correre…e scopro che settembre ed i primi d’ottobre è la stagione delle mezzemaratone, come per l’uva e le castagne.

Poi un 10 km, un po’ svogliato e stanco perché pare che da oggi debba arrivare un tempo da lupi e, nonostante i 37 gradi di media di quest’agosto, io continuo a preferire il correre con il caldo e all’asciutto. Quindi cerco di approfittare di questo ultimo spicchio d’estate.
Ma i numeri sul crono alla fine del giro, mi riportano nella mia solita dimensione di modesta “podista occasionalmente gratificata da qualche salume”.

Ora quel che è scritto è scritto e intanto domenica si inizia con il Trofeo Grotte di Frasassi…il resto a seguire.

martedì 28 agosto 2012

Festina lente...ma sopratutto guarda dove vai


Avevo inciampato, vagando in rete, in un paesino, un minuscolo borgo (una chiesa, un bar “Dal Secco”, tre case ed un campo sportivo) che, rievocando i fasti di un archeologico passato da municipio romano, aveva deciso di festeggiare costruendo colonne con capitelli e timpani di cartongesso, organizzando gare di gladiatori e sfilate in costume.

Oltre a tutto questo, in fondo alla dettagliatissima pagina web, sotto la gara di ruzzola, ecco che leggo “gara campestre, 10 km, percorso sterrato poco impegnativo” e me ne innamoro subito.
Dovevo andarci da sola, perché i soliti compagni di corsa latitavano.
Invece domenica mattina mi presento ad Attiggio con la macchina piena di gente dell’Atletica Falconara ed al limite del sovraccarico.

Totale partecipanti alla corsa 25 individui, pochi ma variegati.
Ci siamo noi “corridori di città” arrivati dalla costa, un gruppetto compatto dell’Avis Fabriano, alcuni indigeni reduci dai festeggiamenti della sera prima ed un ragazzino che avrà avuto non più di 13 anni in trance agonistica, concentratissimo ed impegnato nel riscaldamento più lungo della storia del podismo amatoriale.
Sul cartellino che ci appuntiamo sulla maglia, oltre al posto per il timbro da mettere ai due punti di controllo, ci sono due numeri di cellulare per le emergenze: il ragazzo che guida l’ambulanza e, se la cosa è più grave, il prete.

Pronti partenza e via!
Il ragazzino, scaldato a dovere, scatta in avanti come una molla e aggredisce subito la salita, noi tutti ci mettiamo dietro, ognuno al proprio passo.
Io me la cavo, la salita è ripida, sotto il sole, ma vedo che stiamo prendendo la direzione del bosco e tengo duro.

Primo ristoro e punto di controllo, fine della salita, bevo abbondantemente e poi succede il fattaccio: ci ributtiamo nel bosco, ma troppo attenti a guardare in terra per non cadere sul sentiero ripido, non vediamo il segnale che indica la via ed in cinque, in momenti diversi, ci perdiamo nei boschi.

Ci ritroviamo tutti all’improvviso sull’asfalto che riporta giù in paese. Abbiamo seguito il sentiero sbagliato. Oltre a me ci sono due membri dell’equipaggio della mia macchina, una signora dell’Avis Fabriano che incrocio sempre alle gare, con cui stavolta colgo l’occasione per fare amicizia ed il giovanissimo che, partito in testa, ora sta in coda a tutti.

Segue un momento di sconforto, perché ci stavamo prendendo gusto, il posto meritava, il bosco era fresco ed il panorama bellissimo…ma abbiamo fatto la fine di Pollicino e siamo anche senza molliche di pane.

Alla fine facciamo l’unica cosa che andava fatta: con un po’ di pazienza si riprende il sentiero e, a testa bassa, si va a cercare quel maledetto segnale e, quando finalmente lo ritroviamo, si completa il percorso.

1 ore e 40 minuti d’allenamento in montagna che viene sempre buono per altre cose che ogni tanto mi compaiono nella testa, oltre ad aver di nuovo ripassato la solita lezione: bisogna stare svegli!!
E poi è inutile che corri veloce se poi le gambe vanno nella direzione sbagliata…

domenica 19 agosto 2012

la Norcinaia..


..è un periodo che nei paraggi della catena montuosa dei Sibillini si sta aggirando una ragazza che sta facendo man bassa di prosciutti, salami. lonze e ciascuscoli..
Anche oggi con il suo terzo posto assoluto e primo di categoria a rinnovato le scorte in cantina..
Io mi sono accontentato del pacco gara, una confezione d'acqua naturale Nerea; infatti la gara di oggi si svolgeva nel ridente paesino della Valnerina, dove la imbottigliano, Castelsantangelo sul Nera.
Arrivati all'alba, ma non troppo, l'aria frizzantina di 14 gradi ci consigliava di tenerci esposti al sole, dopo l'arrivo, con il termo di nuovo oltre i 30°, in attesa della laboriosa premiazione, la gara era cercare un posto all'ombra..  Considerazioni: la Tarty è scatenata e ormai sarà difficile fermarla nel suo approvigionamento.. mentre io andrò sempre più in biancoo..!!
Salutoni.

venerdì 17 agosto 2012

L'importanza di un piano B


Marcia dei 4 ponti: 1h 08’ 36’’. Il tizio dal palco dice che per una donna stare sotto l’ora e dieci è un tempo di spessore.
Ok, mi sento una donna di spessore, qualunque cosa voglia dire.

Poi domenica scorsa l’ecotrail dei due parchi sui Sibillini: come al solito di regolamenti e categorie varie non ci capisco niente, so solo che dopo 9 km senza una goccia d’acqua e con la segnaletica un po’ carente, torno a casa con una medaglietta da secondo posto in una categoria non ben identificata.

Adesso l’ambizioso piano prevedeva una 16 km sul Gran Sasso per questa domenica: alzataccia all’alba, chilometro verticale (ovviamente non so cosa significhi), salite in quota e discese impegnative.

Ma, di fronte ad un abbondante piatto di pasta, con Fabio si è deciso per il piano B.
Che sarebbe: gara di soli 10 km in campagna, con start alle 10, possibilità di iscriversi la mattina stessa, premio di partecipazione un bel ciuscolo, quindi domenica prossima, senza rimpianti, si va a Castelsantangelo sul Nera.

Mi dispiace Gran Sasso, ma tra te ed il ciuscolo non c’è storia

venerdì 3 agosto 2012

W le vacanze!


Aria di vacanza.
Riposo.
Mare.
Birra e grigliate.

E per riposare bene iniziamo le vacanze con una bella sudata: la marcia dei 4 ponti 

lunedì 30 luglio 2012

Da Sarnano con il prosciutto!


No “uomo con il microfono”, non è stato carino da parte tua.

Io il mio compito l’avevo portato a termine.
Avevo sudato abbondantemente ogni chilometro, senza sbagliare strada e tagliare il percorso com’è capitato ad altri.
Avevo addirittura ripreso tre tipe che di solito sono della mia stessa categoria, le avevo lasciate dietro.
E non mi ero nemmeno mai voltata a vedere se ce l'avevo ancora alle calcagna.
Mi dicevo “Non pensare a chi è dietro, ma se ce ne sono ancora davanti” e tutte quelle che avevo potuto le avevo superate.

Avevo tenuto impegnata la testa per non far andare il pensiero troppo avanti, agli ultimi chilometri sull’asfalto, tutti sotto il sole.

Ero tanto contenta quando all’arrivo il tipo mi aveva detto che dovevo aspettare le premiazioni delle categorie.
Un po’ meno quando ho constatato che gli uomini avevano invaso tutte le docce e mi ero dovuta arrangiare con la solita bottiglia d’acqua riempita alla fontana.

Poi sto lì sotto 35 gradi ad aspettare il mio momento di gloria, mi chiami, storpiando un po’ il nome, ma non fa niente e proprio mentre lo prendo in braccio quel prosciutto pesantissimo e sudatissimo, te ne esci che della categoria M siamo solo in due!!!

Bastardo…sei riuscito a rovinarmi il podio! 
 

giovedì 26 luglio 2012


E che non si dica che non corro con ogni condizione.

In pochi giorni ho provato di tutto.

Ci sono state serate bollenti a 38 gradi senza fare una piega, grondando sudore e con lo scirocco che bruciava la pelle.
Corse brevi al campo d’atletica, dove ormai bisogna andarci in alta uniforme, in maglia e pantaloni coordinati, o per lo meno sfoggiando la maglia-ricordo di qualche evento podistico prestigioso, per dimostrare che non sei uno jogger sfigato e senza permesso, sennò inciampi nei mastini che stanno di guardia ai cancelli.

Poi un 10 km di sabato pomeriggio ad Agugliano, con ancora il sale del mare sulla pelle ed il bikini sotto la canottiera, una gara “casereccia”, con tanta salita, poca gente e tanta anguria.

C’è stato un mercoledi afoso, con 19 km di colline dietro casa, con nelle orecchie un po’ di “metallo di conforto”, per abbozzare un lungo da ultimo minuto prima dell’ennesimo ecotrail, finito con una voglia di birra gelata da alcolismo allo stadio finale.

Ed infine ecco l’ecotrail, quello di 21 km, a Villagrande. Ridotto a 9 km, interrotto sul più bello, quando ci stavo prendendo le misure a correre con l’acqua alle caviglie, come un salmone norvegese contro corrente.

Solo con la neve non c’è stato niente da fare…

giovedì 5 luglio 2012



Cose brutte.
Scene inguardabili e ridicole.
Imbarazzanti.
E tutti lì intorno a dire: “Ma non è possibile che non ce la fai”
“Tiriamola su per le caviglie”
Ad un certo punto addirittura un “Ti metto su e cerca di restare attaccata”.

Alla fine solo un gran dolore di pettorali e di braccia.
Il percorso vita della restaurata pista d’atletica dell’Italo Conti, che si esaurisce in due trespoli da pappagallo ed una panca in mezzo al prato, per me è stato un percorso di guerra.

Giovanni con la faccia a punto di domanda, altri personaggi increduli a dare consigli o a sfoggiare le loro capacità.

Ma io niente.
Le flessioni non le so fare.
Non riesco a tirarmi su con le braccia attaccata alla sbarra.
Un po’ meglio i balzi, ma chi è che non sa saltare?

Sono vittima di una rara forma di nonnismo atletico.

martedì 26 giugno 2012

Solo 18


Ci siamo contati ed eravamo solo 18.
Una serie di circostanze sfavorevoli tra cui un’altra corsa già svoltasi al mattino, una temperatura che non ce l’hanno neanche nella Death Valley il 15 d’agosto, l’imminente scontro epico in Polonia per salvare l’onore della patria ed ecco che a questa prima edizione del “Trofeo Massimo Galeazzi” siamo 18 gatti.

C’erano le premesse per prendersi tutti a schiaffi e sputarci in faccia per non essere rimasti a rosolarci in spiaggia, invece che venire a correre.

Tre pattuglie dei vigili a fare agli straordinari per vigilare sugli incroci, un apri-strada con la punto bianca dotata d’impianto d’amplificazione che urlava a tutti “di scansarsi che passa la corsa” quando noi tutti avremmo preferito correre nel più completo anonimato, un percorso accorciato a 6 km ma tutto salita e discesa, due ristori con acqua e the che forse potevo anche saltare, ma il bicchiere me lo hanno offerto con tale gentilezza che non si poteva dire di no, solo le anziane signore uscite a braccetto dalla messa delle 18 a fare il tifo, specialmente per le donne.

Potenzialmente sembrava un disastro.

Eppure è stato un disastro divertente, a cominciare dal solito esibizionista che è partito a palla davanti a tutti e che poi è evaporato facendo un bel botto molto prima del secondo chilometro.
Nemmeno l’apri-strada, riciclatosi poi come servizio scopa, è riuscito a trovarlo…

E’ stata una gran sudata per beneficenza, un’ottima scusa per andarsi poi a scolare due birre gelate nell’unico posto che non faceva vedere la partita.

venerdì 22 giugno 2012


Non corro.
Nuoto.
Anzi galleggio che è meno faticoso.

Di corsa se ne riparla domenica sera, ad un non competitiva di beneficenza e sotto casa.

Benvenuta estate...è tanto che ti aspettavo!!!

martedì 19 giugno 2012

La regina delle mosche


Sentivo un brusio. Forte. Continuo.
Insistente. Fastidioso.
Ho pensato che si sarebbero stancate.
Ho sperato che si perdessero e che il vento le spazzasse via.
Ero convinta che a forza di girare in circolo si sarebbero disorientate e mi avrebbero lasciato andare.

Ma non c’è stato niente da fare, nemmeno a prenderle a schiaffi, nemmeno ad infilarsi nel bosco sotto i rami più bassi, nemmeno ad appiccicarsi a qualche altro sventurato lungo il sentiero affinché cambiassero obiettivo.

Tanti passi facevo io, tanto si spostavano loro, sempre sopra da sentirle fino in fondo al cervello, senza vederle, solo ombre rumorose che intravedevo con la coda dell’occhio.

Alla fine mi rassegno all’evidenza: sono una merda!
Altrimenti come si spiegherebbe quella nuvola di mosche che ha deciso di sciropparsi 19,700 km tra un rifugio e l’altro di Forca di Presta, proprio sopra la mia testa?

Appena partiti, fatto nemmeno un km il tipo dietro a me mi fa: “Perché hai quasi 100 mosche sopra la testa?”
Da lì in poi io ed il mio codazzo siamo stati inseparabili: quando camminavo in discesa sulla cresta di montagna che si affaccia sulla piana di Castelluccio quasi in fiore, sulla sassaia che porta al primo rifugio, sul sentiero stretto che sale verso il rifugio dell’Enel, nella penombra del sottobosco mentre incrociavo gli escursionisti che facevano il nostro sentiero al contrario, sull’ultimo prato in salita dove ero riuscita a riprendere almeno 4 “stambecche” che m’avevano sorpassate in discesa…

Ho riportato tutto il battaglione sano e salvo all’arrivo, esattamente dopo 2h09’ e un po’ di secondi, non ho perso nemmeno un elemento per strada.
Compatto il nuvolone nero ha concluso soddisfatto la trentanovesima edizione “Da rifugio a rifugio”, per poi trovare ristoro e rifocillarsi nella spazzatura alla ricerca dei piatti sporchi di riso alla panissa cucinato dagli alpini di Vercelli.

Solo a questo punto ho potuto godere del silenzio della montagna e dell’azzurro del cielo appoggiato sopra il verde dei Sibillini..

Ed ecco la regina delle mosche:

martedì 12 giugno 2012



A malincuore e con il mal di pancia quest’anno rinuncio alle “RANE”.
Forze oscure hanno rimescolato tutto il calendario podistico regionale e quasi niente è al suo posto.
Tante corse sono finite una addosso all’altra.
Di andare a dormire a l’una di sabato notte, perché tanto lo so che alla birra e alla piada non rinuncerei, per poi svegliarsi alle 5 non se ne parla.
Quindi tornerò solo dalla SIBILLA, alle sue montagne e ai suoi sentieri.

Andrò a sentire se ha qualcosa da dirmi…

lunedì 28 maggio 2012

Vecchia come una corsa..


Metto in ordine chili di volantini di corse collezionati qua e là e m’accorgo per la prima volta che molte delle gare a cui vado sono “vecchie” come me, anche se i nostri trentotto anni, o giù di lì, li portiamo a spasso benissimo.

Per esempio, due domeniche fa ero alla quarantesima edizione della maratonina elpidiense, in un posto che si chiama Sant’Elpidio a mare, ma che sta in collina e che per vederci il mare ti devi portare il binocolo.

Sono stati 15 km e mezzo di salite e discese, soprattutto alla fine, dove c’è stata una discreta selezione naturale: 2km di tornanti abbastanza ripidi da fare qualche vittima e così, scavalcando chi in discesa m’aveva sorpassato un po’ troppo allegramente, scalando qualche posizione, mi sono portata a casa il quarto posto della mia categoria e ho appeso un altro salame in cantina.

Quelli della gara di Sant’Elpidio sono 40 anni portati bene; quando io ancora non esistevo, qui già si correva.

Ieri invece ho scelto una gara più “giovane”, una 28 edizioni, ma abbastanza vintage: tutto rigorosamente non competitivo, un bel cartoncino da attaccare sulla maglia “valido solo per il ritiro del premio”, da scriverci sopra il nome “perché non si sa mai”, nessuna classifica, nessuno che si segna l’ordine di arrivo dopo che è arrivata la prima donna.
Infatti quando arrivo io, dopo 51 minuti, si fa ormai fatica a centrare l’arrivo in mezzo al formicaio di podisti-camminatori che stanno divorando il ristoro finale.
Fermo in tempo, guardo dietro per vedere di quanto ho lasciato indietro alcuni personaggi superati in salita, poi mi cambio e torno a casa come se niente fosse successo.

Tra un paio di settimane si ritorna in montagna, alla 37esima edizione che mi piace molto…più vicina alla mia età..

venerdì 18 maggio 2012


Ieri sera una prova all'ultimo minuto, per vedere se le gambe di Giovanni se la possono permettere una gara da 15,5 km.
Io vado al traino dopo la partenza trafelata dalla pista di atletica restaurata, che sta finalmente prendendo forma.
Hanno ridipinto i numeri e le corsie, da un paio di giorni sono comparse anche le recinzioni, alte, con il cancello.
Quelle recinzioni dovrebbero impedire all'umile "volgo", che corre solo per la prova costume, di invadere la riserva, dove invece corrono quelli seri, quelli con le chiodate, quelli, per citare quello che ho sentito ieri sera, "che fanno davvero atletica".

In attesa di sapere se sono degna del badge che mi aprirebbe i cancelli del paradiso della corsa, faccio il mio dovere: 10 km cittadini, con salita al duomo, per godere del panorama del porto e riprendere fiato dopo aver sputato un polmone sullo scalone Nappi.

Adesso se ne riparla domenica alla 40° Maratonina Elpidiense
Speriamo solo che non piova...


martedì 15 maggio 2012

Primavera fabrianese



A Fabriano, per quel che mi riguarda, alla fine ha vinto il panino al salame con un netto 3 a 1 ai danni del panino con la lonza, buono pure lui, però meno sfizioso, a mio parere.
Onesta la lattina di birra pseudoSpaten, quasi fresca. Il panino con la frittata non ho avuto modo di assaggiarlo.

Ma la Primavera fabrianese di domenica scorsa è stato anche tanto altro.

Innanzitutto sono stati 22 km con un dislivello di un migliaio di metri, per tutti, sia per chi l’ha presa da podista, chi l’ha fatta da escursionista, chi con i figli nello zaino, chi con le Converse ai piedi, chi con gli scarponi e le racchette, chi con il cane….

Nei miei 22 km ho avuto le mie fasi.
C’è stata la solita fase di sconforto davanti al muro verde che porta in vetta, dove tante formichine colorate si stavano già arrampicando, poi c’è stata l’estasi della corsa sul prato in quota, pieno di profumatissime orchidee selvatiche e di narcisi, immersa nel silenzio di una nebbia un po’ inopportuna.
Poi è stato il momento del terrore puro nei km in discesa a strapiombo verso l’eremo, dove le gambe mi tremavano per lo sforzo di frenare e perché tutto, sotto la suola delle scarpe, mi sembrava che franasse. Passata la paura, nella seconda metà del percorso, è stato il momento di ritrovare il coraggio, rimettere in riga le gambe e, grazie all’ennesima salita, recuperare buona parte degli spavaldi che in discesa mi avevano superato saltellando come stambecchi.

Arrivo in tre ore, mezz’ora meglio dell’anno scorso.
Non è questione d’allenamento, basta non perdersi…


mercoledì 9 maggio 2012

Una decisione da prendere, che forse ho già preso


Il fatto è che, dopo l’ecotrail di Colle San Marco, mentre la testa si crogiolava per il piazzamento, le gambe erano insofferenti a qualunque tipo di movimento, fiaccate da quasi 20 km di corsa in montagna e con un dislivello che pare fosse di quasi 1000 mt.

Con un po’ di testardaggine, due giorni dopo avevo portato le stesse gambe, sempre doloranti e stanche, a fare i soliti 10 km della gara dell’Avis di Chiaravalle, nota come “la gara del salame” del 1 maggio. Qui le gambe non ne volevano proprio sapere, tanto che a metà mi ero anche fatta un bel riposino al punto di ristoro per poi ricominciare a correre e sudarmi il famoso salame, dopo quasi 53 minuti di corsa.

Riaffrontavo le mie gambe un paio di giorni dopo: una mezz’ora sul prato intorno alla pista di atletica ancora chiusa. Una mezz’ora senza grande slancio, con altrettanto tempo passato al sole, in mezzo alle margherite, ad inventare nuove posizioni di stretching, il tutto per giustificare la doccia negli spogliatoi e poi scappare a fare una birra.

 Il mattino successivo le gambe non se li ricordavano più quei 20 km di montagna e la testa a cominciato a cercare qualcosa da fargli fare. Ma per la domenica seguente non aveva trovato niente: unica gara disponibile in regione era la Colle-marathon, per di più il tempo s’era messo decisamente al brutto, quindi le gambe si sono prese un altro giorno di riposo.

Ma adesso??
Per questa domenica di cose da fare ce ne sarebbero pure troppe ad iniziare da una 12 km molto carina, su strade periferiche, con un po’ di colline da guardare intorno a Castelraimondo, ben organizzata e frequentatissima.
Poi ci sarebbe un’altra corsa, di nuovo in montagna, una 22 km mooolto in salita, con dei deliziosi micropanini al ciauscolo offerti alla fine dal CAI di Fabriano.
Per i “guardoni” che non corrono si può sempre andare a vedere olimpico a Numana.

Mentre ci penso sbircio il meteo del week end…ma io credo di aver deciso cosa voglio fare..