martedì 4 agosto 2015

T.A. Sappanico



Una bella battuta al cinghiale.
Tra i boschi della Selva.
A pochi minuti di macchina da casa.
E per una volta non è servita nemmeno la sveglia.

Il tempo sconsigliava di andare al mare.
Per la verità sconsigliava anche l'uso della canottiera: all'improvviso sembra novembre, dopo settimane di un caldo infernale, da aver voglia di staccarsi la pelle di dosso.

Siamo quaranta scarsi e dagli accenti che sento, direi che non ce n'è uno che abiti più a nord di Falconara e più giù del casello di Ancona sud.

Non c'è iscrizione, non ci sono classifiche, non c'è nemmeno segnato il percorso, se lo inventa quello che sta davanti e ai bivi ci si aspetta.

La Selva di Gallignano è un posto un po' nascosto, una specie di foresta di sherwood, ma più in piccolo e senza Robin Hood. Sentieri scivolosi, scalini mangiucchiati dal muschio, qualche casa nascosta che non t'aspetti, due bracchi italiani sempre a zonzo ma innocui, tanto silenzio protetto dalle fronde degli alberi.

Di sicuro è un bosco abitato, ma domenica credo che la fauna locale si sia ritirata nelle tane più profonde o nascosta nei nidi più alti, turbata dal passaggio di una quarantina di “cinghiali” per lo più fosforescenti e puzzolenti, strizzati dentro magliette sintetiche sudatissime, che si chiamavano da un capo all'altro del bosco, che maledivano le salite, che facevano un gran baccano.

Gli stessi cinghiali, non tutti, m'è sembrato poi di averli rivisti la sera, alla cena della sagra della Spuntatura...con il loro buono per la cena, sudato con fatica al mattino.



giovedì 25 giugno 2015

Io e la montagna

La montagna non mi piace.
Non voglio che sia fresco, mi va benissimo il caldo.
Nessun laghetto morenico non m'ha mai incanta con la sua acqua limpida, per me sarà sempre solo una pozza troppo fredda per farci il bagno.
L'altitudine delle vette non mi stimola nessuna riflessione sulla grandiosità della natura e sulla piccolezza della condizione umana; mi ricorda solo che soffro di vertigini.
Il silenzio non m'invita a nessuna meditazione, nè ad alcun elogio della pace e della tranquillità.

Ma se si tratta di correrci allora è diverso.
Allora mi posso svegliare anche alle 5 di una domenica sacrificata al mare, posso farmi 2 ore di macchina per ritornare di nuovo sotto il Monte Vettore, guardarlo e pensare che non è poi così male.
Certo tira un vento che se non stai attento ti stende.
Ci sono giusto quei 10 gradi che, appena scendi dall'auto, ti fanno accartocciare le spalle.

Ma almeno c'è il sole quest'anno.
E poi quando ti passa di fianco l'ennesimo alpino in camicia e pantaloni corti, uno addirittura in canottiera, decidi che è ora di smetterla di essere una freddolosa ragazza di città.

Arriva il momento di cambiare atteggiamento, l'ora in cui s'indossano i pantaloni corti, addirittura più corti di quelli dell'alpino.
E si aspetta la partenza.

Da questo momento la montagna cambia e mi piace un po' di più.
Se corro non fa freddo.
Se corro il silenzio si riempe del ritmo del mio respiro.
Se corro non ho tempo di guardare in basso e di avere le vertigini.
Se corro mi piace respirare l'odore dell'erba calpestata.

Se è per correre allora ci posso tornare in montagna..


venerdì 15 maggio 2015

Solo il primo della fila può decidere

Il primo della fila decide.

Decide se si corre.
Decide quanto si corre.
Si tira dietro tutta la fila che tiene il passo, fissando le suole delle scarpe del capo.
Chi si attarda e perde il contatto resta dietro e non recupera.

Lui che sta davanti, sente dietro i sospiri e gli sbuffi.
Gli arrivano gli echi della fatica che si fa alle sue spalle.
Voltandosi appena, chiede ogni tanto, per dovuta cortesia, se qualcuno vuole passare, anche se sa che finché sta davanti il passo lo decide lui.

Qualche battuta su quanto è dura la salita.
Qualcuno che chiede quanto manca.
Vuole sapere quanto c'è ancora da soffrire.
Chi l'ha già fatta o tace e ride sotto i baffi, oppure affossa il compagno della fila, gli azzera qualunque voglia di accelerare con l'oscura promessa che il peggio è da venire.

Il primo della fila sta in silenzio, sale e spera di perderne qualcuno per strada, perché la responsabilità è tanta, così come la fatica.
Anche perchè quelli ti seguono come fossi il pifferaio magico: se sbagli strada, non vedi un segnale, tutta la fila finisce a pascolare nell'ignoto.
Sempre con il sospetto e l'ansia che qualche traditore, appena l'hai portato in cima, si dia alla fuga.

Il primo della fila corre davanti, ma quando inizia a camminare, tutta la fila immediatamente fa lo stesso e tira pure un sospiro di sollievo: tutti volevano camminare, ma nessuno vuole essere il primo a cedere.
Solo il primo della fila può decidere quando si cammina.

Sarà per questo che al sesto chilometro della quarantesima edizione della primavera fabrianese, appena passato il bivio dove si decide se fare 22 km o solo 15, davanti alla prima vera salita della distanza lunga, dopo il ristoro, mentre corriamo per imboccare di nuovo il sentiero stretto nei boschi, io ed il ragazzo di fianco a me ci blocchiamo e ci guardiamo in faccia: chi va per primo?

Un momento d'imbarazzo risolto da un terzo personaggio, che sbuca alle nostre spalle ed ignaro imbocca il sentiero per primo.
Adesso la responsabilità di portarci su è sua...



Poi piccole, futili ed effimere soddisfazioni dalla gara di domenica: 22 km finiti in 2h56'.. e per ricompensa una bella coppa per essere arrivata terza...


martedì 24 marzo 2015

Il competitivo alla non competitiva

Una situazione molto informale e rilassata.
Il termine delle iscrizione è fino a che non s'è iscritto l'ultimo della fila, senza stare tanto a guardare tessere e tesserini.
La partenza però è solenne: si suona il silenzio con la tromba e si spara con la pistola.

Per il primo chilometro l'importante è non calpestare nessuno, poi le salite fanno le selezioni del caso: podisti avanti e camminatori dietro.

A metà della prima salita lo incontro e subito scatta qualcosa.
E' vestito di nero, infagottato in un impermeabile che lo gonfia come un palloncino, calzettoni arrotolati sulle caviglie, che denunciano frequentazioni calcistiche, doppio pantalone, uno attillato sotto che è anche molto tecnico, un altro che lo copre e che si abbina perfettamente ai calzettoni, fascia in testa e auricolari ben calzati nelle orecchie.

Dopo aver scollinato alla prima salita, mi sfila di fianco petto in fuori e collo proteso.
Non ci faccio caso.
E' normale: in discesa mi passa sempre un sacco di gente.
Si posiziona a circa una decina di metri davanti a me.
Sulla salita successiva lui arranca e io passo: è il mio turno di stare davanti.

Altra discesa e lui va davanti.
Poi un tratto quasi pianeggiante e allora me ne accorgo: lui va avanti a scatti, accelera solo se mi sente arrivare.
Cambio lato della carreggiata per vedere che succede.
Non mi sente e allora rallenta.
Poi mi vede e scatta avanti.

A questo punto la situazione è ufficialmente comica: siamo nel mezzo del nulla della campagna intorno a Jesi, ad una 12 chilometri non competitiva organizzata dai preti dell'oratorio, si e no che si sa il totale dei partecipanti, ma siamo di sicuro un paio di mila, all'arrivo prenderanno nota solo dei primi 10 arrivati, giusto perché lo speaker abbia qualcosa da dire, per lo più si premiano i gruppi numerosi e fanno mucchio pure i cani ed i gatti.... e io ho ho di fianco un fiero esemplare di jogger competitivo.


Per alcuni c'è un abisso tra essere il numero 799 ed il numero 800...per altri conta solo l'aver fatto 12 km collinari in 1h 04'...sono punti di vista.

martedì 17 marzo 2015

Trail del verdicchio


Una cosa alla “pronti partenza via”.
In apparenza “alla buona”, ma fatta con cura e soprattutto da non sottovalutare.

Perché non sono il pettorale stampato, né il chip che fanno la corsa.
La corsa la fanno la strada e le gambe, senza tanti fronzoli.
Poi, se si ammucchiano almeno una decina di persone, diventa automaticamente una gara, perché a nessuno piace stare dietro.

L'organizzazione c'è: una linea che segna il traguardo, le frecce puntuali che indicano la strada, i ristori ogni 5 chilometri che scandiscono pure il procedere del percorso.
Ci sono pure due distanze: 20 e 30 chilometri.

Io ovviamente ho scelto la 20...

E sono 20 chilometri di salite e discese in mezzo alla campagna, in mezzo al panorama delle colline intorno a Serra De Conti.
Tra il grigio del cielo, il verde ed il marrone di campi, dove sta nascendo il grano, spiccano i colori fosforescenti di piccole formichine a due zampe che si arrampicano sulle salite e che poi spariscono quando iniziano le discese.

La formichina Cristina sbuffa e suda. Però corre con orgoglio per tutti i 20 chilometri, a parte la cresta finale di una maledetta salita verso il decimo...perché quella proprio non ce l'ha fatta.
Ad ogni ristoro prende fiato, almeno due bicchieri d'acqua ed uno spicchio d'arancia, che siccome ha il raffreddore la vitamina C di sicuro le fa bene.

Arriva al bivio dove le due distanze si dividono e guarda per la prima volta il Garmin per capire a che punto è della sua avventura: tre quarti della corsa se ne sono andati e la fatica inizia a farsi sentire, è persa in mezzo al niente e all'orizzonte non vede altro che campi e casolari, nessun paese, nessun campanile familiare.

Poi un passo alla volta è ai piedi del paese, ora basta arrampicarsi su, qualche tornante, un'inaspettata deviazione lungo il corso del fiume e poi dietro una curva finalmente l'arrivo: 20 chilometri di Trail del verdicchio portati a casa con soddisfazione in 2h 03'...

E poi, dopo una doccia calda nel palazzetto dello sport, tutti a mangiare insieme: penne al sugo, tanto pane e salame e ovviamente il verdicchio, tutto a volontà...

Perché un'organizzazione “alla buona” è spesso una buona organizzazione...

martedì 10 marzo 2015

Eppure bisognerebbe farlo una volta: andare a letto presto, mangiare con un po' di criterio e bere con parsimonia.
Ma capita l'occasione per una serata e, non volendo rinunciare a niente, si prende tutto.

Il tutto sarebbe andare a dormire alle 3 e mettere comunque la sveglia alle 7 di domenica mattina.

Sarebbe sguazzare tra birre, tortillas e chili con carne, confidando nelle capacità lenitive di una bottiglia d'acqua lasciata a casa sul comodino, da scolare appena messo il pigiama, per poi non doversi svegliare a metà di quelle misere quattro ore di sonno che ci aspettano per arginare l'arsura.

Sarebbe ritrovarsi a ballare roba che era da almeno 15 anni che non sentivi e ricordarsi addirittura le parole.

Sarebbe essere stata come al solito previdente ed aver preparato la borsa la sera prima , con il garmin carico e con ogni combinazione di vestiario possibile.

Sarebbe presentarsi al ritrovo in piazza a Civitanova addirittura con un certo anticipo e pensare di non sentirsi proprio uno schifo.

Sarebbe partire spavalda e aspettare il botto.

Sarebbe arrivare al quindicesimo e iniziare la solita litania del “giuro non lo faccio più” che t'accompagna fino alla visione liberatoria del traguardo.

Sarebbe tagliare finalmente il traguardo, fermare il tempo su un inaspettato 1h 53' 25”


Tanta roba....

venerdì 6 marzo 2015

L'angolo dei saluti

Allora, tra i motorizzati, saluto: una Ford Focus blu scuro che di solito suona quando sono all'altezza del cimitero.
Una Clio grigia.
Un Ducato bianco.
Una Lancia Y vecchio modello.
Una Smart.
Una Multipla nera.
Una che non so se è un Cubo o una Kangoo.
Credo anche una Punto, ma non ne sono sicura.

Non so se suonate perché ci conosciamo o perché vi prude la mano.
Se per uno spontaneo gesto di solidarietà e di complicità podistica.
O per un inaspettato moto di compassione verso chi, di sicuro, deve non essere tanto in sé, se corre di sera alle 8 e al freddo.
Ciao a tutti chiunque siate.

Poi ci sarebbero da salutare tutti quelli che “Ti vedo sempre che corri”..
Quelli ti fanno recapitare i saluti.

Adesso però ho un brivido: com'è che tu mi vedi sempre e io non ti vedo mai?
Da dove osservi?
Dove ti nascondi?
Sarai innocuo ma m'inquieti..

Ho fatto qualche corsa in settimana e c'era un bel tramonto, peccato che non sia durato mai più di due chilometri e che si sia fatto subito buio.
Poi s'è scatenata la furia degli elementi e così, come ogni anno, domenica si affronterà la mezza maratona di Civitanova come al solito: impreparata!






mercoledì 21 gennaio 2015

Ci sarà pure un motivo se l'hanno chiamato Winter trail di Colle San Marco...

“Sei venuta da sola?”

“No, sono venuta con la tosse e un po' di raffreddore.
O mi passa o peggiora.”

“Non dovrebbero esserci problemi, non fa troppo freddo, verrà fuori una bella giornata”

Il Nostradamus della situazione pare convinto di quello che dice, in fondo si tratta di un noto personaggio abituato da anni alle lunghe distanze, a gare di trail ben più impegnative di questi 15 km del Winter trail, avvezzo a montagne ben più importanti di un semplice Colle San Marco.
Ne saprà di sicuro più di me...quindi bisogna fidarsi.

Per la verità a me sembrava che il cielo stesse diventando sempre più grigio e ogni tanto qualche goccia sulla testa la sentivo, ma l'esperto era lui...
Tra un colpo di tosse e l'altro, che cerco di tenere a bada biascicando caramelle balsamiche di un bel blu fluorescente, mi vesto e aspetto le 10, corricchiando in giro più per non prendere freddo che per altro.

Poi si parte e per fortuna smetto di tossire, da qui in poi è solo corsa.

Sentieri, boschi, salite, discese....ma soprattutto pioggia pioggia pioggia, di conseguenza tanto fango scivoloso, soprattutto nella parte finale.
E nebbia con visibilità indecente proprio nel punto più panoramico del percorso.

Tutto molto divertente, ma il pensiero ovviamente va al caro veggente, al guru del meteo e mi chiedo come abbia fatto a sopravvivere fino ad ora.
Vista l'evidente capacità di leggere il cielo e la sottile sensibilità per percepire i segnali che Madre Natura gli manda, come ha fatto, durante le sue avventure, a non fare la fine della mummia di similaun?
Resta un mistero...


Alla fine porto a casa un onorevole 1h 52', un piazzamento di categoria di cui però sono venuta a conoscenza quando ero a casa, già al caldo sotto le coperte.

Il mio raffreddore ad oggi, da una scala da 1 a 10, è arrivato ad un rassicurante livello 5, la tosse invece si posiziona con prepotenza al livello 9.



venerdì 9 gennaio 2015

Benvenuto 2015



Del 2014 ce ne siamo liberati in allegria e senza rimpianti.

Il 2015 lo saluto dai boschi di Monte Conero.
Lo aspetto davanti ad una semplice birra bionda che, anche solo dopo 10 km di corsa, mi sembra la cosa più buona che abbia mai bevuto.
Pesano sulle gambe tutti i brindisi e gli auguri.
I ciclisti sono abbastanza molesti.
I cani per fortuna sono al guinzaglio.
I passeggiatori li superi e li risuperi più di una volta, perchè loro usano le scorciatoie.
A fine percorso s'incontrano anche altri due podisti: è bello sapere che non si è soli.


Il sole di gennaio scalda a modo suo.
Il Conero anche d'inverno è verde ma ha odore diverso, meno intenso.
La giornata è magnifica, sarebbe da concludere con un bel piatto di tagliatelle al ragù, direttamente lì....peccato che le mutande umide si gelano sulle chiappe, invitando alla prudenza e ad avviarsi alla doccia calda.


martedì 25 novembre 2014

Chiacchiere alla Vallesina marathon...



Velocità che vai...discorsi che fai.

Fino al quindicesimo s'era parlato di corsa.
S'era stabilito che la media era buona, di poco sopra i 5'/km; anche se io, per la verità, ogni tanto ammettevo che non ce l'avrei fatta ad arrivare alla fine così.
Ma lui, il solito vecchietto vispo, diceva che era il momento di stabilizzare l'andatura e di tenere duro.
Si discuteva del fatto che si, il tempo era abbastanza deprimente, che correre in mezzo ai capannoni, inghiottiti nella nebbia, non era un gran belvedere.
Certo poi sarebbe arrivato il tratto sterrato lungo il fiume ed il consenso era unanime: quello era il pezzo che piaceva a tutti.
Bello anche arrivare e partire dalla piazza del teatro, peccato per quella mezza salitella al diciottesimo.
Qualcuno a quel punto, ovviamente, aveva tirato in ballo la mezza di Ancona, con più salite, più dura...
Io però a quel punto uscivo dal coro: soffrivo più questo piattume jesino che i dislivelli anconetani.

C'era stata anche la discussione scientifica: cardio si cardio no...finita pari e patta.

Poi come preannunciato il vispo vecchietto al quindicesimo aveva accelerato e io ero rimasta indietro, passando ad altri discorsi.

Non si parlava più di medie da tenere, nè di previsioni di arrivo, nè di scarpe...niente di niente.

Ora tra un gemito e l'altro di quello che come al solito era stato aggredito dai crampi, tra uno sbuffo ed un sospiro, tra una sorsata d'acqua ed un morso ad una banana (giusto per non lasciare niente di intentato)...alla fine s'era sviscerato completamente l'argomento principe: cosa sarebbe stato bello mangiare dopo tutta quella faticaccia.

E allora s'era deciso che, dopo 21 km in mezzo a tutto quel grigiore, non ci sarebbe stata cosa più gradita di un piatto di tortellini in brodo.

Così è stato...

1h49'38''



martedì 18 novembre 2014

Domande inopportune e mezza maratona d'Ancona


Se mi chiedi quanto sono arrivata, io ovviamente ti rispondo che l'ho finita in 1h 53' 38''.
A questo punto dovresti chiedermi se sono contenta.
Invece vuoi sapere quanti ce n'erano davanti a me, allora capisco che parliamo un'altra lingua e ti rispondo che non lo so, di sicuro davanti c'era gente, anche dietro, ma non so quanti.

Ma avranno fatto una classifica, saprai pure a che punto sei..
Va bene ti accontento: in genere sono un tipo da metà classifica, di preciso so che di categoria sono arrivata quinta.

Ma su quante? Magari eravate 5 e sei pure ultima..

Mi stai indisponendo: non guardo chi c'è dietro, bisogna guardare quelle davanti.

Ah va bene...comunque...dai è una bella cosa...
Cos'è una bella cosa?
Si dai...la corsa...fai un po' di movimento...è una cosa carina...

Carino è un cucciolo di gatto.
Carino è un bouquet di fiori.
Carino è un panda che sgranocchia bambù.
Carino è Bambi.


21 km di corsa non sono una cosa carina.
Sono faticosi.
Sono belli.
Ma non sono carini...

E pure Ancona m'è sembrata particolarmente bella per questa prima mezza maratona.
Cielo limpido.
Vento che profuma di mare.
Strade sgombre dalle macchine, ma piene di gente a correre o camminare.
Il monumento ai caduti, pure lui sembrava più bianco del solito.

E visto che pensavo di metterci due ore, alla tua domanda su quanto sono arrivata, posso solo solo risponderti che sono arrivata sudata, affaticata ma contenta....


...lo so che non mi capisci.

venerdì 14 novembre 2014


Diffido delle adolescenti mingherline che vengono portate a spasso sui marciapiedi dai loro buldor bull terries, che pesano almeno il doppio delle loro padroncine.

Diffido dei cani “melinda” che con quei moncherini di zampe, del tutto prive di ginocchia, riescono a saltare ad un'altezza tre volte superiore a se stessi.

Temo quei guinzagli che si srotolano all'infinito, con ad una estremità un cane voglioso di polpaccio e all'altra un padrone del cane preso dalla conversazione telefonica della sua vita.

Temo le buche che al buio non si vedono.

Schivo i marciapiedi stretti e le macchine che escono sparate dai garage sotterranei.

Terrorizzo le signore con le borse della spesa, perchè arrivo correndo da dietro le loro spalle.

Sfondo le coppiette di adolescenti incollati dagli ormoni, che ciondolano in giro.

Cambio musica.

Finisco addirittura quasi 18 km...
Insomma sono convinta...


Ma temo che qualcuno si sia dimenticato di mandare l'iscrizione...speriamo bene...

mercoledì 29 ottobre 2014

Poetico epico e sadico

In una notte d'insonnia e forse con una birra di troppo è partita l'iscrizione.
Avevo cercato di trattenermi ma il fatto è che io la volevo fare...e non sarei nemmeno accontentata della corta.

Scarpe da trail ormai d'annata, comode e a loro agio come un paio di zoccoli olandesi..
Gambe da al massimo 15/16 chilometri e di solito sull'asfalto.
Un paio di chili di troppo sparsi tra giro vita e zone adiacenti.

Condizioni ideali per pensare a 23 km con un dislivello veramente indigesto.

La si poteva vedere addirittura in modo poetico: tutte quelle cose su quanto è bello correre in mezzo alla natura, che gli scorci che ti si aprono davanti, quando riesci a tirare su la testa, ripagano della fatica fatta per arrivare fino a lì.
Che è meraviglioso il suono dei passi che calpestano il sentiero nel silenzio del bosco.
Che è straordinario l'odore del sottobosco di conifere che riempe i polmoni in debito d'ossigeno.
Che il Conero in autunno è tutto verde...

Per non parlare poi dell'aspetto epico di realizzare l'impresa, nonostante le difficoltà.
Combattendo contro la stanchezza.
Contro la voglia di camminare.
La ferma volontà di arrivare alla fine.
La testa comanda e le gambe che eseguono.

Insomma le solite palle che si raccontano quelli che corrono quando non sono allenati e la prestazione tende allo scarso.

Poi però ci sono i fatti: 3 ore e 45 minuti di sudore e fatica.
Con pure due chilometri di "bonus track" aggiunti alla fine da quei burloni che hanno studiato una variante al percorso dell'anno scorso.

E la fatica ed il sudore non sono nè poetici nè epici.
La fatica è dura da smaltire ed il sudore brucia negli occhi a lungo.

Ma aspetto già la quinta edizione...e questo è il lato sadico.




venerdì 24 ottobre 2014

Vista l'inadeguatezza podistica davanti a 23 km con più di 1000 metri di dislivello, si può addirittura pensare di cercare un corso micologico intensivo, per dargli un senso.
Nei momenti di maggiore sconforto forse far finta di essere lì per l'avvistamento del cinghiale sul Conero potrebbe servire per riprendere fiato e recuperare un po' di energie.
Anche star lì a spiluccare corbezzoli, come un qualunque turista...perchè no?


Sarà una lunga lunga lunga passeggiata....


Aspettatemi che prima o poi arrivo...

lunedì 22 settembre 2014

“Guardami! Non tocco nemmeno per terra da quanto vado veloce!”

“Superman dove l'hai lasciato il mantello?”

“Devi arrivare davanti a me, ma io non ti lascio passare...”

Le cose sono due: o io sto diventando sempre più lenta o c'è in giro una qualche sostanza dopante che ha ringalluzzito tutte le categorie dalla MM65 in su.
Eppure non mi sembrava di andare tanto male, magari stavo pagando un po' troppo la partenza sparata in discesa.
Vedere lo schermo del Garmin che annunciava per i primi 3 km un bel 4'25''/km m'aveva fatto una certa impressione, fatto sta che ero però arrivata alla parte centrale del percorso con il fiato un po' corto.

La fine della discesa m'aveva riportato a velocità più decenti, il fatto che poi si corresse in pratica tra i campi, di fianco ai resti dell'antica urbe romana e in mezzo alla boscaglia intorno al fiume, era stata una bella sorpresa.

Insomma ero pure contenta: per quanto lo si possa essere nel mezzo di una corsa, grondando sudore, sputacchiando moscerini, trivellata dalle zanzare, guardando sparire avanti quelle che sotto i 5'/km non ci corrono solo in discesa.

Finita la parte bucolica ecco gli ultimi due chilometri di salita: Urbisaglia sembra molto lontana.
Quando ecco che mi si affianca il primo arzillo: “Questa è una salita da fare in progressione”
E io che pensavo di tirare un po' il fiato, perchè francamente sarei un po' stanca.
Va bene prendiamo questo treno, è un po' malconcio per la verità, la maglietta ha visto troppi candeggi, dice pure che ha tallonite, ma non perde un passo, anzi si fatica a stargli dietro.

Appena il tempo di entrare nell'arco della cinta muraria e pensare che ormai è fatta, che basta rotolare fino alla piazza per fermare la fatica ed il cronometro, che da dietro arriva lui, il secondo arzillo: Superman. Quello che non corre, vola.
Vuole la volata, la vuole a tutti i costi, io gliela lascerei pure, ma lui non vuole una volata solitaria, ha deciso che devo andare con lui.

E così si fa come dice lui: a cinquanta metri dall'arrivo non ci facciamo scrupoli e umiliamo pure un povero quarantenne, sfatto dalla fatica, che si ritroverà in classifica dietro a due furie lanciate a bomba sul traguardo.


Devo trovare il loro fornitore....o il loro spacciatore, a seconda dei punti di vista..

martedì 5 agosto 2014

Sarà stata la foga del momento.
Oppure un colpo di calore.
Una mancanza momentanea di ossigeno al cervello.

Sarà stata la scossa delle endorfine.
O l'euforia del nono chilometro.
O l'ansia per l'attesa del decimo e della “famosa” salita...

Ma “SPINGI BELLEZZA che te ce n'hai” non me l'aveva mai detto nessuno.
Fino ad ora ero stata una al massimo con “un bel passo”, una mai una bellezza tutta intera.

Lui è un interessate settantenne, ben conservato, asciutto, abbronzato, con il baffo bianco e curato.
Io, la bellezza in questione, piego la testa di lato e prendo atto con sussiego.
Ma mi sento tutt'altro: la faccia in fiamme non per il complimento, quanto più per il sole che sbatte duro sulla campagna e sulla strada polverosa.


Si contano decine di miei ammiratori nelle categorie dalla MM50 in su.
Per tutto ciò che è sotto gli MM45 sono troppo lenta, difficile che s'incontri qualcosa nato dopo il '65 e, se lo si incontra, è facile che sia in stato comatoso o nel mezzo della sua peggior prestazione.
Quindi meglio stare alla larga perché, nonostante i complimenti e le battute che possano fare, di uomini contenti se una donna gli arriva davanti, io non ne ho visti molti..

Questa bellezza e e sue gambe tornano dalla Marcia dei 4 ponti di Fiuminata più veloci di un minuto rispetto all'edizione 2013...e con un ammiratore in più.



giovedì 26 giugno 2014

Correre in spiaggia...è faticoso e sopravvalutato.
Correre in pista...è abbastanza deprimente.
Correre in compagnia...è piacevole, ma non capita spesso.
Correre da sola...è rilassante.
Correre con la musica...non è necessario, ma ogni tanto aiuta.
Correre in montagna, sotto il Monte Vettore, anche se piove e soffia il vento...ti lascia tante cose da raccontare.
Correre a Posatora...è un'abitudine.

Correre alle 5:30 di mattina, perchè è dalle 4 che hai gli occhi come due fanali e di riprendere sonno non se ne parla....è una fregatura!
Le premesse erano buone...
La giornata profumava di pane appena sfornato che viene caricato sui furgoncini.
Il cielo limpido dopo il temporale serale.
I marciapiedi vuoti.
Le strade silenziose.
Piccoli rumori ovattati del risveglio..

Ma poi ti ritrovi alle 8 al lavoro che speri siano le 11...e così sarà dura arrivare a sera.


Adesso me lo ricordo perchè non corro mai all'alba, piuttosto meglio di notte: non sono stata mai un'allodola, in nessuna delle mie vite precedenti...

mercoledì 28 maggio 2014

L'evoluzione delle scarpe

Un paio vengono ormai diligenti in palestra, hanno mantenuto una certa forma, non stonano con l'ambiente.
Un colore forse fuori moda, lontano dai rosa e dai fosforescenti che incontri lì dentro, un turchese metallizzato che non diresti scelto apposta per la versione femminile (ma era il 2011, si vede che quella volta andava).

Poi ci sono quelle che stanno sempre a disposizione sul pavimento: quelle delle emergenze.
Sfatte, ormani entrano senza allentare i lacci. Da infilare al volo se in ritardo, se suona il postino, se devi correre dietro al cane che nel frattempo è uscito e cerca di mangiarselo il postino.
Per andare di corsa al supermercato, dieci minuti prima che chiuda, perchè stasera per cena t'è venuta voglia dell'unica cosa che non hai in frigo.

Poi ci sono quelle perennemente sporche, quelle da trail, che siccome ne fai uno ogni due mesi, se ti dimentichi di pulirle appena arrivi a casa, la volta dopo le ritrovi così, già vissute come se non facessero altro che vivere nel fango. Come è successo un paio di settimane fa, alla Primavera fabrianese: belle e fieramente infangate, come se avessero fatto chissà cosa.
In realtà solo 13 km di sentieri più che asciutti (perchè le forze e gli allenamenti del periodo non consentivano di più), il fango era quello di Tallacano.

Ovviamente ci sono quelle che corrono ufficialmente, quelle che sono andate a Porto Sant'Elpidio a mare, cavandosela anche abbastanza bene su quei quasi 10 chilometri.
Le stesse che però hanno  patito e sudato fin troppo i 12 chilometri di Macerata, trascinandosi all'arrivo; ma che stanno già cercando qualcosa per il prossimo fine settimana.

Poi ci sono quelle che sono diventate "scarpe da mare-salvavivande"..


martedì 6 maggio 2014

Formaggi padelle salami e "mastelle"

La dispensa va riempiendosi.
E' iniziata la stagione della caciotta dolce, quella non troppo stagionata: sono arrivata a 3 pezzi.
Merito del trail di Pasquetta e dell'inatteso tempo di 50'47'' della corsa del 25 aprile a Lucrezia.
Si consolida la strategia del “parti a tutta anche se poi scoppi”, almeno sulla distanza dei 10 km, pare che sia quella vincente.

E sempre a Lucrezia, quando le classifiche di categoria vengono stampate, (si sappia che non riesco proprio a rassegnarmi a cercarmi sotto la colonna delle MF40), scopro che verrò omaggiata anche di una utilissima padella con manico (serve sempre...)

Per continuare con le proteine animali, il primo maggio a Chiaravalle ovviamente ha consegnato il solito e graditissimo salame tipo Fabriano, che possono anche diventare due salami, se sei abbastanza astuta da portare come compagno di corsa l'amico vegetariano..
Non è da disgnare nemmeno il tempo: 49'28''


Poi si arriva alle "mastelle", che sarebbero recipienti, buoni per tutto e per niente. Quello che in italiano chiameremmo tinozze.
Ci puoi fare il bucato a mano, ci puoi mettere il bucato quando è asciutto, ci puoi andare nell'orto e ci raccolgi la verdura, ce la puoi anche lavare quella stessa verdura...insomma ci metti le cose, qualunque cosa, basta che sia da lavare.
Quello che non cambierà mai, qualunque cosa ci si faccia, è la postura da "mastella": appoggiata al fianco, di lato e tenuta ferma con una mano sola.

Le "mastelle" sono arrivate dalla Camminata di Monsano e mia madre, da brava casalinga di professione ha molto apprezzato.

...sorvoliamo poi sui litri e litri di verdicchio che sto accumulando in cantina.
E il verdicchio non va fatto invecchiare troppo.


mercoledì 23 aprile 2014

Secondo trail a Tallacano

Dovendo scegliere tra il mantenere l'equilibrio su un tronco appoggiato sopra un ruscello pieno d'acqua, ingombro di gente in transito come una lunga fila di processionaria, o tentare la sorte scendendo direttamente in acqua, ho scelto la seconda opportunità.

Di sicuro effetto...

Innanzitutto non cado, anzi, il passaggio è abbastanza leggiadro e veloce, niente sbandamenti, passi svelti per uscirne il meglio possibile.
La processionaria guarda e ammira.

Al rientro sul sentiero, solo il “ciaffete” e le pernacchie delle scarpe piene d'acqua sminuiscono l'alone di gloria che mi sento addosso.

Motivo di tanto coraggio è che dal tronco io sarei caduta, lo sapevo, lo vedevo.
Quindi meglio l'acqua nei calzini e nelle scarpe che l'acqua nelle mutande.

Queste le avvisaglie, già al secondo chilometro, di come sarebbe stato il secondo trail a Tallacano: umido e selvaggio.
Un volto angelico, al ritiro di pettorali, aveva vaticinato: “Ci sarà più fango dell'anno scorso” .
“....e più chilometri dell'anno scorso” penso io.

E così è stato.


Quasi due ore di pozzanghere, di fango che si spalma per bene sotto le suole, di rocce umidicce che sbucano dall'erba, di salite a zig zag dentro una matassa di alberi, di borghi fantasma, con gli indigeni che ci guardano come le mucche al pascolo vedono passare i treni, di discese da tenersi agli alberi sperando che abbiano radici solide...

Selvaggio, umido, impantanato...però l'ho finito.
Va bene che erano solo 15 km...ma ancora sono in rodaggio..