giovedì 27 settembre 2012

Panorami Sangiovese e "Mosconi"


Ecco la Panoramica Gabicce Monte-Pesaro

21 km che non pensavo fosse così in salita, visto che dal monte si doveva scendere alla baia.
Sotto, un mare immobile e grigio, confuso con un cielo altrettanto cinereo, un pugno di barche a vela che non so come facessero ad andare vista la bonaccia.
Sopra, io, in mezzo ai saliscendi del colle San Bartolo, un serpentone di tornanti, salite, qualche discesa e tratti pianeggianti dove, avendo tempo e fiato, si poteva godere del panorama.
Nel mezzo il Sangiovese ai ristori, ma non ho avuto il coraggio di approfittarne.
Un tempo finale di 1h 46’ e 40’’ che non mi dispiace affatto.

Negli ultimi 6 km anche una mezza proposta di matrimonio podistico o relazione a distanza (non ho capito bene). Smancerie e complimenti “Va là che vai bene” “Sarebbe bello andare a correre con UNA che ha la mia stessa passione…ecc”.
Insomma il solito “moscone” che, in totale affanno, anche se vanta passati fasti podistici strepitosi, ora è ridotto a correre addirittura sopra i 5’/km.
Quindi il “moscone” per sopravvivere a questi 21 km, che a suo tempo avrebbe divorato in meno di 75 minuti, sudatissimo e ansimante, cerca conforto dietro una qualunque donna, meglio se d’età inferiore alla categoria MF45.
Se buttando fuori domande a caso, viene fuori che la donna è pure single…allora è la donna della Provvidenza
A lei il merito di trascinarlo all’arrivo e di ascoltare i dettagli del suo passato da mezzo professionista.

E così arriviamo: io con le orecchie un po’ stanche, lui, a forza di chiacchierare e sudare, con la bava alla bocca.

Ora per domenica ho scelto un’altra mezza, a Jesi…rinunciando ad una 9km di beneficenza per lo IOM, sotto casa a Posatora, ma mi servono i km per sopravvivere ad un’altra cosa che sta per arrivare…

giovedì 20 settembre 2012

Così...senza testa


E venne il giorno della solita mezza maratona di PortoRecanati.
Una testa incosciente portò due gambe ubbidienti ed un fegato molto affaticato a fare quei soliti 21 km, quelli a cui mancavano, ogni anno, quei 600 metri per fare una mezza precisa.
Sempre quella testa aveva sentito la sveglia martellante delle sette del mattino, aveva fatto scendere tutto quell’insieme stanco di membra dal letto e alle otto aveva consegnato il tutto al ritiro del pettorale nella solita piazza.

Poi la testa aveva staccato la spina, fine delle comunicazioni: che le gambe ed il fegato se la sbrigassero loro, da soli, facessero quello che potevano, si sarebbero ritrovati in macchina alla fine.
La testa, saccente aveva stimato due ore buone e lei di soffrire per tutto quel tempo non aveva voglia.
Aveva previsto una partenza briosa, già se l’immaginava che quelle gambe incoscienti sarebbero partite spavalde, ma che avrebbero retto al massimo per il corso di Porto Recanati.
Prevedeva che, appena lasciato il centro abitato, perso tra la campagna e la zona industriale, il fegato goffamente avrebbe alzato la voce, avrebbe mandato segnali inconfondibili di cedimento.
Avrebbe urlato la sua fatica per smaltire un sabato sera.

Ma le gambe nel frattempo andavano, senza la testa a comandare, tanto che al solito ciucciasuole, incollato alle scarpe come una cicca sputata, che chiedeva “A quanto la fate? Che magari vi seguo” rispondevano candidamente “Noi non sappiamo niente. Noi la facciamo e basta. I conti li fa la testa, ma lei non c’è. Non è voluta partire”.
Davanti a tanta ignoranza e dabbenaggine podistica, il ciucciasule si staccava inorridito: “Come si fa a correre così? Senza sapere a quanto si va, bisogna saperlo. Io oggi devo andare a 5’10’’/km assolutamente”.

“Caro ciucciasuole, attaccati da qualche altra parte, che noi andiamo come viene che la testa per i calcoli non ce l’abbiamo”

Già al primo ristoro le gambe avevano avuto una visione dei futuri chilometri, della prima salita che stava per avvivare e del lungo rettilineo in campagna che c’è subito dopo.
Perché non è vero che solo la testa pensa, anche i muscoli si ricordano.
Così a mano a mano che i passi mangiavano la strada, le gambe rivivevano, metro per metro, quello che avevano percorso negli anni passati.
Allora si ricordavano che subito dopo il ponticello c’è un ristoro, l’ultimo, e non bisogna saltarlo, perché poi è tutta una tirata penosa sul lungomare, fino all’arrivo.

Alla fine le gambe hanno sbattuto in faccia alla testa con un dignitoso 1h47’51’’ per 21 km scarsi fatti senza pensarci troppo.

Ora la testa ambiziosa, senza aver fatto niente, ha deciso che le gambe si faranno altre due mezze maratone: una a Gabicce Monte ed una a Jesi, una di seguito all’altra.

Staremo a vedere.

lunedì 10 settembre 2012

Trofeo 5 torri (meno 1 villa)


Domenica ad Osimo giro delle due ville, monco di una villa, perché forse il granconte Felino Diovedeprovvede, aveva gente a pranzo ed il permesso per passare sotto casa sua non l’aveva concesso.
Quindi un chilometro scarso risparmiato ed una salita in meno.

E io ho ringrazio tutta la stirpe del conte ed i suoi vassalli, visto che, da subito, annaspo tra il caldo, la sete, il sudore che mi brucia negli occhi fino alla fine di tutti gli 11 km.

C’è qualcosa che mi brucia dentro.
Che sia quel dannato pollo tandoori con lo yogurt e le cipolle crude che mi sono mangiata sabato sera?
D’altra parte quale famosissimo maratoneta ha visto i natali nella terra speziata del the e del curry?
“Nessuno” mi dico appena imbocco l’ultima salita, quella che non finisce più e che porta al traguardo.

La sera prima di una qualunque attività vagamente aerobica, che duri più di una mezz’ora non ti puoi alimentare con del pollo color ciclamino, delle patate condite in maniera “fluorescente” con lo zafferano ed il cumino.
E per quanto avrai letto il menù cento volte alla fine la stronzata di ordinare qualcosa condito o cucinato nel latte di cocco la farai di certo..

Non servirà a niente innaffiare il tutto a volontà con bicchieri di birra ed acqua gassata: il mattino dopo, sotto il sole di una deliziosa giornata d’inizio settembre, ti ritroverai a sudare tutto quello che ti sei mangiata la sera prima….e saranno 55 minuti e 24 secondi tra i più lunghi della tua vita.

martedì 4 settembre 2012

Trofeo Grotte di Frasassi




C’era un’aria da riapertura delle scuole alla 12 km delle Grotte di Frasassi domenica.
Gente che si rivede e si saluta.
Una luce opaca, da fine estate, con il sole un po’ velato.
L’aria fresca che piano piano si scalda e che io mi presento spavalda come se dovessi andare al mare: shorts e sandali.
Un rientro dalle ferie, un ritorno alle corse “quelle solite sull’asfalto”.
Qualcuno ha fatto i compiti durante le vacanze, qualcuno no e si preoccupa perchè, anche se il volantino della gara dice “percorso pianeggiante”, chi l’ha già fatta, lo sa che un po’ di salita c’è, non tanta, ma fastidiosa.

Oso una partenza spregiudicata, anche se dal fondo.

Primi 3 km: resisto bene.
S’è formato un gruppo, guarda il tempo ad ogni cartello e sentenzia che sarebbe meglio rallentare, ma nessuno prende l’iniziativa e si rimanda sempre al chilometro successivo.

Km 6: corro ufficialmente sotto i 5’/km, nonostante le soste comode ai ristori. Attendo il calo.

Km 9: ci sono ancora e per ora nessun cedimento. Il gruppo si è un po’ sfaldato. Sparsi qua e là occupiamo tutta la strada a due corsie, senza macchine.
A valanga cerchiamo di sfruttare la leggera discesa e di arrivare alla fine.
Uno scalpita e mi dice: “Io allungherei” “Prego, fai pure ci vediamo all’arrivo”.
Un altro si è un po’ attardato, ma un passo alla volta recupera.
Poi sbuca uno da dietro che a meno di 1 km dall’arrivo decide per un arrivo a bomba sul traguardo.
Più avanti, l’eco, che si crea nella gola formata dalle montagne, mi rimanda le voci chi sta davanti.

E poi arrivo: 56’55”.

Prima domenica di settembre andata.

venerdì 31 agosto 2012


Martedi me ne esco con uno strepitoso giro da 13 km.
Il polpaccione è reattivo e ammiro il tempo che segna il crono. Mai vista quella combinazione di numeri per quel percorso.

E la mente viaggia e fa programmi.
Vaneggia di buttare giù, per iscritto un programma, un percorso, un’ipotesi d’allenamento serio.
Così ho scritto un foglio, per ogni domenica qualcosa da fare, anzi da correre…e scopro che settembre ed i primi d’ottobre è la stagione delle mezzemaratone, come per l’uva e le castagne.

Poi un 10 km, un po’ svogliato e stanco perché pare che da oggi debba arrivare un tempo da lupi e, nonostante i 37 gradi di media di quest’agosto, io continuo a preferire il correre con il caldo e all’asciutto. Quindi cerco di approfittare di questo ultimo spicchio d’estate.
Ma i numeri sul crono alla fine del giro, mi riportano nella mia solita dimensione di modesta “podista occasionalmente gratificata da qualche salume”.

Ora quel che è scritto è scritto e intanto domenica si inizia con il Trofeo Grotte di Frasassi…il resto a seguire.

martedì 28 agosto 2012

Festina lente...ma sopratutto guarda dove vai


Avevo inciampato, vagando in rete, in un paesino, un minuscolo borgo (una chiesa, un bar “Dal Secco”, tre case ed un campo sportivo) che, rievocando i fasti di un archeologico passato da municipio romano, aveva deciso di festeggiare costruendo colonne con capitelli e timpani di cartongesso, organizzando gare di gladiatori e sfilate in costume.

Oltre a tutto questo, in fondo alla dettagliatissima pagina web, sotto la gara di ruzzola, ecco che leggo “gara campestre, 10 km, percorso sterrato poco impegnativo” e me ne innamoro subito.
Dovevo andarci da sola, perché i soliti compagni di corsa latitavano.
Invece domenica mattina mi presento ad Attiggio con la macchina piena di gente dell’Atletica Falconara ed al limite del sovraccarico.

Totale partecipanti alla corsa 25 individui, pochi ma variegati.
Ci siamo noi “corridori di città” arrivati dalla costa, un gruppetto compatto dell’Avis Fabriano, alcuni indigeni reduci dai festeggiamenti della sera prima ed un ragazzino che avrà avuto non più di 13 anni in trance agonistica, concentratissimo ed impegnato nel riscaldamento più lungo della storia del podismo amatoriale.
Sul cartellino che ci appuntiamo sulla maglia, oltre al posto per il timbro da mettere ai due punti di controllo, ci sono due numeri di cellulare per le emergenze: il ragazzo che guida l’ambulanza e, se la cosa è più grave, il prete.

Pronti partenza e via!
Il ragazzino, scaldato a dovere, scatta in avanti come una molla e aggredisce subito la salita, noi tutti ci mettiamo dietro, ognuno al proprio passo.
Io me la cavo, la salita è ripida, sotto il sole, ma vedo che stiamo prendendo la direzione del bosco e tengo duro.

Primo ristoro e punto di controllo, fine della salita, bevo abbondantemente e poi succede il fattaccio: ci ributtiamo nel bosco, ma troppo attenti a guardare in terra per non cadere sul sentiero ripido, non vediamo il segnale che indica la via ed in cinque, in momenti diversi, ci perdiamo nei boschi.

Ci ritroviamo tutti all’improvviso sull’asfalto che riporta giù in paese. Abbiamo seguito il sentiero sbagliato. Oltre a me ci sono due membri dell’equipaggio della mia macchina, una signora dell’Avis Fabriano che incrocio sempre alle gare, con cui stavolta colgo l’occasione per fare amicizia ed il giovanissimo che, partito in testa, ora sta in coda a tutti.

Segue un momento di sconforto, perché ci stavamo prendendo gusto, il posto meritava, il bosco era fresco ed il panorama bellissimo…ma abbiamo fatto la fine di Pollicino e siamo anche senza molliche di pane.

Alla fine facciamo l’unica cosa che andava fatta: con un po’ di pazienza si riprende il sentiero e, a testa bassa, si va a cercare quel maledetto segnale e, quando finalmente lo ritroviamo, si completa il percorso.

1 ore e 40 minuti d’allenamento in montagna che viene sempre buono per altre cose che ogni tanto mi compaiono nella testa, oltre ad aver di nuovo ripassato la solita lezione: bisogna stare svegli!!
E poi è inutile che corri veloce se poi le gambe vanno nella direzione sbagliata…

domenica 19 agosto 2012

la Norcinaia..


..è un periodo che nei paraggi della catena montuosa dei Sibillini si sta aggirando una ragazza che sta facendo man bassa di prosciutti, salami. lonze e ciascuscoli..
Anche oggi con il suo terzo posto assoluto e primo di categoria a rinnovato le scorte in cantina..
Io mi sono accontentato del pacco gara, una confezione d'acqua naturale Nerea; infatti la gara di oggi si svolgeva nel ridente paesino della Valnerina, dove la imbottigliano, Castelsantangelo sul Nera.
Arrivati all'alba, ma non troppo, l'aria frizzantina di 14 gradi ci consigliava di tenerci esposti al sole, dopo l'arrivo, con il termo di nuovo oltre i 30°, in attesa della laboriosa premiazione, la gara era cercare un posto all'ombra..  Considerazioni: la Tarty è scatenata e ormai sarà difficile fermarla nel suo approvigionamento.. mentre io andrò sempre più in biancoo..!!
Salutoni.

venerdì 17 agosto 2012

L'importanza di un piano B


Marcia dei 4 ponti: 1h 08’ 36’’. Il tizio dal palco dice che per una donna stare sotto l’ora e dieci è un tempo di spessore.
Ok, mi sento una donna di spessore, qualunque cosa voglia dire.

Poi domenica scorsa l’ecotrail dei due parchi sui Sibillini: come al solito di regolamenti e categorie varie non ci capisco niente, so solo che dopo 9 km senza una goccia d’acqua e con la segnaletica un po’ carente, torno a casa con una medaglietta da secondo posto in una categoria non ben identificata.

Adesso l’ambizioso piano prevedeva una 16 km sul Gran Sasso per questa domenica: alzataccia all’alba, chilometro verticale (ovviamente non so cosa significhi), salite in quota e discese impegnative.

Ma, di fronte ad un abbondante piatto di pasta, con Fabio si è deciso per il piano B.
Che sarebbe: gara di soli 10 km in campagna, con start alle 10, possibilità di iscriversi la mattina stessa, premio di partecipazione un bel ciuscolo, quindi domenica prossima, senza rimpianti, si va a Castelsantangelo sul Nera.

Mi dispiace Gran Sasso, ma tra te ed il ciuscolo non c’è storia

venerdì 3 agosto 2012

W le vacanze!


Aria di vacanza.
Riposo.
Mare.
Birra e grigliate.

E per riposare bene iniziamo le vacanze con una bella sudata: la marcia dei 4 ponti 

lunedì 30 luglio 2012

Da Sarnano con il prosciutto!


No “uomo con il microfono”, non è stato carino da parte tua.

Io il mio compito l’avevo portato a termine.
Avevo sudato abbondantemente ogni chilometro, senza sbagliare strada e tagliare il percorso com’è capitato ad altri.
Avevo addirittura ripreso tre tipe che di solito sono della mia stessa categoria, le avevo lasciate dietro.
E non mi ero nemmeno mai voltata a vedere se ce l'avevo ancora alle calcagna.
Mi dicevo “Non pensare a chi è dietro, ma se ce ne sono ancora davanti” e tutte quelle che avevo potuto le avevo superate.

Avevo tenuto impegnata la testa per non far andare il pensiero troppo avanti, agli ultimi chilometri sull’asfalto, tutti sotto il sole.

Ero tanto contenta quando all’arrivo il tipo mi aveva detto che dovevo aspettare le premiazioni delle categorie.
Un po’ meno quando ho constatato che gli uomini avevano invaso tutte le docce e mi ero dovuta arrangiare con la solita bottiglia d’acqua riempita alla fontana.

Poi sto lì sotto 35 gradi ad aspettare il mio momento di gloria, mi chiami, storpiando un po’ il nome, ma non fa niente e proprio mentre lo prendo in braccio quel prosciutto pesantissimo e sudatissimo, te ne esci che della categoria M siamo solo in due!!!

Bastardo…sei riuscito a rovinarmi il podio! 
 

giovedì 26 luglio 2012


E che non si dica che non corro con ogni condizione.

In pochi giorni ho provato di tutto.

Ci sono state serate bollenti a 38 gradi senza fare una piega, grondando sudore e con lo scirocco che bruciava la pelle.
Corse brevi al campo d’atletica, dove ormai bisogna andarci in alta uniforme, in maglia e pantaloni coordinati, o per lo meno sfoggiando la maglia-ricordo di qualche evento podistico prestigioso, per dimostrare che non sei uno jogger sfigato e senza permesso, sennò inciampi nei mastini che stanno di guardia ai cancelli.

Poi un 10 km di sabato pomeriggio ad Agugliano, con ancora il sale del mare sulla pelle ed il bikini sotto la canottiera, una gara “casereccia”, con tanta salita, poca gente e tanta anguria.

C’è stato un mercoledi afoso, con 19 km di colline dietro casa, con nelle orecchie un po’ di “metallo di conforto”, per abbozzare un lungo da ultimo minuto prima dell’ennesimo ecotrail, finito con una voglia di birra gelata da alcolismo allo stadio finale.

Ed infine ecco l’ecotrail, quello di 21 km, a Villagrande. Ridotto a 9 km, interrotto sul più bello, quando ci stavo prendendo le misure a correre con l’acqua alle caviglie, come un salmone norvegese contro corrente.

Solo con la neve non c’è stato niente da fare…

giovedì 5 luglio 2012



Cose brutte.
Scene inguardabili e ridicole.
Imbarazzanti.
E tutti lì intorno a dire: “Ma non è possibile che non ce la fai”
“Tiriamola su per le caviglie”
Ad un certo punto addirittura un “Ti metto su e cerca di restare attaccata”.

Alla fine solo un gran dolore di pettorali e di braccia.
Il percorso vita della restaurata pista d’atletica dell’Italo Conti, che si esaurisce in due trespoli da pappagallo ed una panca in mezzo al prato, per me è stato un percorso di guerra.

Giovanni con la faccia a punto di domanda, altri personaggi increduli a dare consigli o a sfoggiare le loro capacità.

Ma io niente.
Le flessioni non le so fare.
Non riesco a tirarmi su con le braccia attaccata alla sbarra.
Un po’ meglio i balzi, ma chi è che non sa saltare?

Sono vittima di una rara forma di nonnismo atletico.

martedì 26 giugno 2012

Solo 18


Ci siamo contati ed eravamo solo 18.
Una serie di circostanze sfavorevoli tra cui un’altra corsa già svoltasi al mattino, una temperatura che non ce l’hanno neanche nella Death Valley il 15 d’agosto, l’imminente scontro epico in Polonia per salvare l’onore della patria ed ecco che a questa prima edizione del “Trofeo Massimo Galeazzi” siamo 18 gatti.

C’erano le premesse per prendersi tutti a schiaffi e sputarci in faccia per non essere rimasti a rosolarci in spiaggia, invece che venire a correre.

Tre pattuglie dei vigili a fare agli straordinari per vigilare sugli incroci, un apri-strada con la punto bianca dotata d’impianto d’amplificazione che urlava a tutti “di scansarsi che passa la corsa” quando noi tutti avremmo preferito correre nel più completo anonimato, un percorso accorciato a 6 km ma tutto salita e discesa, due ristori con acqua e the che forse potevo anche saltare, ma il bicchiere me lo hanno offerto con tale gentilezza che non si poteva dire di no, solo le anziane signore uscite a braccetto dalla messa delle 18 a fare il tifo, specialmente per le donne.

Potenzialmente sembrava un disastro.

Eppure è stato un disastro divertente, a cominciare dal solito esibizionista che è partito a palla davanti a tutti e che poi è evaporato facendo un bel botto molto prima del secondo chilometro.
Nemmeno l’apri-strada, riciclatosi poi come servizio scopa, è riuscito a trovarlo…

E’ stata una gran sudata per beneficenza, un’ottima scusa per andarsi poi a scolare due birre gelate nell’unico posto che non faceva vedere la partita.

venerdì 22 giugno 2012


Non corro.
Nuoto.
Anzi galleggio che è meno faticoso.

Di corsa se ne riparla domenica sera, ad un non competitiva di beneficenza e sotto casa.

Benvenuta estate...è tanto che ti aspettavo!!!

martedì 19 giugno 2012

La regina delle mosche


Sentivo un brusio. Forte. Continuo.
Insistente. Fastidioso.
Ho pensato che si sarebbero stancate.
Ho sperato che si perdessero e che il vento le spazzasse via.
Ero convinta che a forza di girare in circolo si sarebbero disorientate e mi avrebbero lasciato andare.

Ma non c’è stato niente da fare, nemmeno a prenderle a schiaffi, nemmeno ad infilarsi nel bosco sotto i rami più bassi, nemmeno ad appiccicarsi a qualche altro sventurato lungo il sentiero affinché cambiassero obiettivo.

Tanti passi facevo io, tanto si spostavano loro, sempre sopra da sentirle fino in fondo al cervello, senza vederle, solo ombre rumorose che intravedevo con la coda dell’occhio.

Alla fine mi rassegno all’evidenza: sono una merda!
Altrimenti come si spiegherebbe quella nuvola di mosche che ha deciso di sciropparsi 19,700 km tra un rifugio e l’altro di Forca di Presta, proprio sopra la mia testa?

Appena partiti, fatto nemmeno un km il tipo dietro a me mi fa: “Perché hai quasi 100 mosche sopra la testa?”
Da lì in poi io ed il mio codazzo siamo stati inseparabili: quando camminavo in discesa sulla cresta di montagna che si affaccia sulla piana di Castelluccio quasi in fiore, sulla sassaia che porta al primo rifugio, sul sentiero stretto che sale verso il rifugio dell’Enel, nella penombra del sottobosco mentre incrociavo gli escursionisti che facevano il nostro sentiero al contrario, sull’ultimo prato in salita dove ero riuscita a riprendere almeno 4 “stambecche” che m’avevano sorpassate in discesa…

Ho riportato tutto il battaglione sano e salvo all’arrivo, esattamente dopo 2h09’ e un po’ di secondi, non ho perso nemmeno un elemento per strada.
Compatto il nuvolone nero ha concluso soddisfatto la trentanovesima edizione “Da rifugio a rifugio”, per poi trovare ristoro e rifocillarsi nella spazzatura alla ricerca dei piatti sporchi di riso alla panissa cucinato dagli alpini di Vercelli.

Solo a questo punto ho potuto godere del silenzio della montagna e dell’azzurro del cielo appoggiato sopra il verde dei Sibillini..

Ed ecco la regina delle mosche:

martedì 12 giugno 2012



A malincuore e con il mal di pancia quest’anno rinuncio alle “RANE”.
Forze oscure hanno rimescolato tutto il calendario podistico regionale e quasi niente è al suo posto.
Tante corse sono finite una addosso all’altra.
Di andare a dormire a l’una di sabato notte, perché tanto lo so che alla birra e alla piada non rinuncerei, per poi svegliarsi alle 5 non se ne parla.
Quindi tornerò solo dalla SIBILLA, alle sue montagne e ai suoi sentieri.

Andrò a sentire se ha qualcosa da dirmi…

lunedì 28 maggio 2012

Vecchia come una corsa..


Metto in ordine chili di volantini di corse collezionati qua e là e m’accorgo per la prima volta che molte delle gare a cui vado sono “vecchie” come me, anche se i nostri trentotto anni, o giù di lì, li portiamo a spasso benissimo.

Per esempio, due domeniche fa ero alla quarantesima edizione della maratonina elpidiense, in un posto che si chiama Sant’Elpidio a mare, ma che sta in collina e che per vederci il mare ti devi portare il binocolo.

Sono stati 15 km e mezzo di salite e discese, soprattutto alla fine, dove c’è stata una discreta selezione naturale: 2km di tornanti abbastanza ripidi da fare qualche vittima e così, scavalcando chi in discesa m’aveva sorpassato un po’ troppo allegramente, scalando qualche posizione, mi sono portata a casa il quarto posto della mia categoria e ho appeso un altro salame in cantina.

Quelli della gara di Sant’Elpidio sono 40 anni portati bene; quando io ancora non esistevo, qui già si correva.

Ieri invece ho scelto una gara più “giovane”, una 28 edizioni, ma abbastanza vintage: tutto rigorosamente non competitivo, un bel cartoncino da attaccare sulla maglia “valido solo per il ritiro del premio”, da scriverci sopra il nome “perché non si sa mai”, nessuna classifica, nessuno che si segna l’ordine di arrivo dopo che è arrivata la prima donna.
Infatti quando arrivo io, dopo 51 minuti, si fa ormai fatica a centrare l’arrivo in mezzo al formicaio di podisti-camminatori che stanno divorando il ristoro finale.
Fermo in tempo, guardo dietro per vedere di quanto ho lasciato indietro alcuni personaggi superati in salita, poi mi cambio e torno a casa come se niente fosse successo.

Tra un paio di settimane si ritorna in montagna, alla 37esima edizione che mi piace molto…più vicina alla mia età..

venerdì 18 maggio 2012


Ieri sera una prova all'ultimo minuto, per vedere se le gambe di Giovanni se la possono permettere una gara da 15,5 km.
Io vado al traino dopo la partenza trafelata dalla pista di atletica restaurata, che sta finalmente prendendo forma.
Hanno ridipinto i numeri e le corsie, da un paio di giorni sono comparse anche le recinzioni, alte, con il cancello.
Quelle recinzioni dovrebbero impedire all'umile "volgo", che corre solo per la prova costume, di invadere la riserva, dove invece corrono quelli seri, quelli con le chiodate, quelli, per citare quello che ho sentito ieri sera, "che fanno davvero atletica".

In attesa di sapere se sono degna del badge che mi aprirebbe i cancelli del paradiso della corsa, faccio il mio dovere: 10 km cittadini, con salita al duomo, per godere del panorama del porto e riprendere fiato dopo aver sputato un polmone sullo scalone Nappi.

Adesso se ne riparla domenica alla 40° Maratonina Elpidiense
Speriamo solo che non piova...


martedì 15 maggio 2012

Primavera fabrianese



A Fabriano, per quel che mi riguarda, alla fine ha vinto il panino al salame con un netto 3 a 1 ai danni del panino con la lonza, buono pure lui, però meno sfizioso, a mio parere.
Onesta la lattina di birra pseudoSpaten, quasi fresca. Il panino con la frittata non ho avuto modo di assaggiarlo.

Ma la Primavera fabrianese di domenica scorsa è stato anche tanto altro.

Innanzitutto sono stati 22 km con un dislivello di un migliaio di metri, per tutti, sia per chi l’ha presa da podista, chi l’ha fatta da escursionista, chi con i figli nello zaino, chi con le Converse ai piedi, chi con gli scarponi e le racchette, chi con il cane….

Nei miei 22 km ho avuto le mie fasi.
C’è stata la solita fase di sconforto davanti al muro verde che porta in vetta, dove tante formichine colorate si stavano già arrampicando, poi c’è stata l’estasi della corsa sul prato in quota, pieno di profumatissime orchidee selvatiche e di narcisi, immersa nel silenzio di una nebbia un po’ inopportuna.
Poi è stato il momento del terrore puro nei km in discesa a strapiombo verso l’eremo, dove le gambe mi tremavano per lo sforzo di frenare e perché tutto, sotto la suola delle scarpe, mi sembrava che franasse. Passata la paura, nella seconda metà del percorso, è stato il momento di ritrovare il coraggio, rimettere in riga le gambe e, grazie all’ennesima salita, recuperare buona parte degli spavaldi che in discesa mi avevano superato saltellando come stambecchi.

Arrivo in tre ore, mezz’ora meglio dell’anno scorso.
Non è questione d’allenamento, basta non perdersi…


mercoledì 9 maggio 2012

Una decisione da prendere, che forse ho già preso


Il fatto è che, dopo l’ecotrail di Colle San Marco, mentre la testa si crogiolava per il piazzamento, le gambe erano insofferenti a qualunque tipo di movimento, fiaccate da quasi 20 km di corsa in montagna e con un dislivello che pare fosse di quasi 1000 mt.

Con un po’ di testardaggine, due giorni dopo avevo portato le stesse gambe, sempre doloranti e stanche, a fare i soliti 10 km della gara dell’Avis di Chiaravalle, nota come “la gara del salame” del 1 maggio. Qui le gambe non ne volevano proprio sapere, tanto che a metà mi ero anche fatta un bel riposino al punto di ristoro per poi ricominciare a correre e sudarmi il famoso salame, dopo quasi 53 minuti di corsa.

Riaffrontavo le mie gambe un paio di giorni dopo: una mezz’ora sul prato intorno alla pista di atletica ancora chiusa. Una mezz’ora senza grande slancio, con altrettanto tempo passato al sole, in mezzo alle margherite, ad inventare nuove posizioni di stretching, il tutto per giustificare la doccia negli spogliatoi e poi scappare a fare una birra.

 Il mattino successivo le gambe non se li ricordavano più quei 20 km di montagna e la testa a cominciato a cercare qualcosa da fargli fare. Ma per la domenica seguente non aveva trovato niente: unica gara disponibile in regione era la Colle-marathon, per di più il tempo s’era messo decisamente al brutto, quindi le gambe si sono prese un altro giorno di riposo.

Ma adesso??
Per questa domenica di cose da fare ce ne sarebbero pure troppe ad iniziare da una 12 km molto carina, su strade periferiche, con un po’ di colline da guardare intorno a Castelraimondo, ben organizzata e frequentatissima.
Poi ci sarebbe un’altra corsa, di nuovo in montagna, una 22 km mooolto in salita, con dei deliziosi micropanini al ciauscolo offerti alla fine dal CAI di Fabriano.
Per i “guardoni” che non corrono si può sempre andare a vedere olimpico a Numana.

Mentre ci penso sbircio il meteo del week end…ma io credo di aver deciso cosa voglio fare..