mercoledì 21 novembre 2012

Piccole ed inutili soddisfazioni…


10200 metri in 2995 secondi.
Solita nebbia e tempo da funghi nella pianura industrializzata.
Partenza spavalda per andare incontro al crollo, sperando che si trovi il più possibile vicino all’arrivo.
Eppure si va.
Al sesto chilometro ancora tutto bene, addirittura si fa conversazione.
Si sorpassa gente.
La strada scorre sotto le suole.

Passato l’ottavo si decide che vale la pena soffrire ancora, tanto mancano due chilometri…saranno si e no 10 minuti d’agonia.
Annaspando si va avanti e quando si passa il cartello del decimo, si spera con tutto il cuore di aver letto bene il volantino della gara e che manchino veramente solo 200 metri.


200 metri lunghissimi, indigesti…
Ma ce la faccio, 5 secondi prima che il mio orologio segni i 50 minuti, sono dietro la linea dell’arrivo..sana e salva.

Piccole soddisfazioni per chi, come me, sotto i 5’/km non ci corre nemmeno se inseguita dai cani idrofobi.
Futili soddisfazioni perché la gara (3 Trofeo Esalex a Rosciano di Fano) è strapiatta e sono andati tutti velocissimi.
Soddisfazione del tutto personale ed intima, perché in classifica vicino al mio nome c’è segnato il tempo di 50’02’’….maledetto chip e cronometraggio senza realtime!!

mercoledì 14 novembre 2012

MonteMarinaMonte


E’ iniziata con una mattina che non si capiva se voleva piovere.
Una sveglia comoda, una volta tanto senza arrivare in capo al mondo per correre.
Un’organizzazione serena e senza intoppi, di quelle che i pettorali li riciclano ogni anno lavandoli.
Un percorso un po’ più corto perché ormai il cantiere per la terza corsia sull’A14 è autoctono tra queste colline come il pino marittimo o i filari delle viti.
Un paio di km in meno, ma non per questo senza salite in apnea e discese a rotolare.

Le scarpe nuove, mai messe ed il loro debutto alla MonteMarinaMonte.
L’ansia di evitare le pozzanghere ed il fango, perché le scarpe nuove che si sporcano fanno male al cuore.

Chiacchiere e caffè.

Poi la gara.
Un giro di paese, giusto per prendere un po’ di slancio e guadagnarsi gli incitamenti del borgo.
La prima discesa e la gente che supera.
Subito una salita e si recuperano i fuggitivi.

Andare senza risparmiarsi, perché tanto sono solo 11 km e male che va si scoppia, ma non ci sarà da soffrire che un’oretta.

Ultima salita, quella dell’acquedotto, poi la curva a destra ed il rettilineo, sempre troppo lungo, che riporta al paese.

Stop al tempo: 57 minuti.

Poi si va alle premiazioni, dove ognuno può scegliere cosa vuole..
Io per me ho scelto e finisco gratificandomi con un bel piatto di ravioli burro e salvia a scaldare la pancia, bevendoci dietro qualche bicchiere di verdicchio.

….che le cose vinte correndo, sono più buone!

mercoledì 7 novembre 2012

"...prima che tu riesca a dire crostata di mirtilli…”


…ecco che giovedì 1 novembre sono alla Maratonina della città dell’Olio a Borgo Trevi, lontanissima da casa.
Decisa in tutta fretta mercoledi notte, mentre fuori diluviava.
Le gambe, all’inizio quasi spavalde, ancora memori della faticaccia della Conero Trail al quindicesimo si piantano: forse quei 1150 metri di dislivello di domenica non li avevono ancora digeriti.
Non è restato altro da fare che corricchiare per arrivare alla meno peggio a quel maledetto traguardo.


E poi di nuovo in macchina domenica mattina, senza pensarci: Corsa della Salute a Macerata Feltria.
Perché ero in debito con gli organizzatori che ad ottobre, quando avevano dovuto annullare la gara all’ultimo minuto, si erano sbattutti telefonando a mezza regione per avvisarmi di non andare.

Certo si poteva rimanere a letto, si poteva riposare, si poteva evitare la pioggia..
Però mi sarei persa 12,5 km di corsa tra le colline del Montefeltro, in mezzo all’autunno colorato e silenzioso.

martedì 30 ottobre 2012

Una fatica bella...il mio secondo Conero trail


Sai cosa vuol dire essere preparati a tutto?
Pinocchietti, pantaloni a mezza gamba, pantalone cortissimo; due maglie a maniche corte, una a maniche lunghe, una senza maniche; guanti, cappello con visiera, scaldacollo; impermeabile; un pile…più ovviamente le scarpe ed i calzini.
Avrei potuto esibirmi in una sfilata di moda, ma per come s’erano messe le cose sabato c’era d’aspettarsi il peggio, fino quasi a sfiorare la nevicata.

Poi domenica mattina una giornata luminosa che ti solleva il cuore e che non vedi l’ora di correrla, prima che il tempo ci ripensi e ci dia quello che quei gufi del meteo ci hanno promesso.

Ormai la “valigia” è pronta e mi porto tutto dietro….

Ma appena metto le mani sul pettorale non ho dubbi: oggi è un giorno da maglietta rossa con le maniche corte e pantaloni corti. Niente cappello né k-way.

E sono pronta per questi 23 km con 1150 m di dislivello….per quanto si possa essere pronti per una cosa del genere.

Dalla spiaggia alla cima del monte e ritorno.
Cercando di non inciampare sulle radici.
Sperando di non cadere in discesa.
Provando a correre il più possibile anche in salita, ma senza strafare per evitare di “consumare” troppo le gambe.
Guardando bene di non perdere di vista i segnali, perché i sentieri dopo un po’ si assomigliano tutti.
Schivando qualche ciclista.
Sorpassando tanta gente con i crampi.
Tenendo a distanza due tipe che me le ritrovavo sempre tra i piedi in discesa.
Dando strada a chiunque da dietro la chiedesse.
Ascoltando i propri passi ed il fruscio del bosco.
Salutando in apnea i raccoglitori di funghi.
Sorridendo ai volontari e alla forestale lungo il percorso.
Godendo della vista del mare e della costa, quando il sentiero lo permetteva.
Maledicendo la scalinata scavata sulla falesia che dalla spiaggia si arrampica su.
Chiedendo alle gambe un ultimo sforzo, per fare quei miseri 500 metri di asfalto, quegli ultimi passi prima di poter dire che è finita e che ce l’ho fatta.

2h 59’ scarsi, quasi un quarto d’ora in meno dell’anno scorso.
Può la fatica essere bella?
La risposta è si.

mercoledì 24 ottobre 2012

Una faccia una razza


Mi hanno sempre colpito le espressioni e le facce di quelli che corrono.
C’è quello che prima della partenza è normale, una faccia qualunque, banale. Lo incroci durante la corsa e ha subito una mutazione.
La mutazione può essere di due tipi: c’è chi si trasforma in una maschera di dolore e chi diventa un essere demoniaco.

La maschera di dolore ha la testa ed il collo tirati in avanti come una tartaruga, ha gli occhi stretti e la bocca serrata in un ghigno sofferto. Sembra che qualcuno lo stia pungolando sulle chiappe con un forcone.
Stringe i pugni e non respira: geme!

Il demone invece corre a bocca spalancata, a tal punto che le guance s’infossano, l’ovale del viso si allunga, gli occhi sono aperti a palla e, per evitare variazioni e turbolenze nell’assetto aerodinamico, non chiude nemmeno le palpebre.

Di solito il demone è più veloce della maschera di dolore.

Poi ci sono le maschere di cera: visi bloccati ed immobili, sguardo fisso in avanti, dietro non c’è niente, hanno azzerato le attività neurologiche, tutti i sensi sono bloccati.
Se gli urli un incitamento non ti sentono, se gli passi davanti non ti vedono nemmeno se alzi la maglietta e gli fai vedere le tette. Non parlano, non hanno più un nome, solo un numero identificativo: il pettorale di gara.

Io sono una faccia parlante: corro e chiacchiero. E come me ce ne sono tanti.

Anche domenica a Filottrano, al trofeo Extra, tutta questa varietà umana si è ritrovata per 13 km scarsi di corsa collinare, in mezzo alla nebbia.

Io nel mezzo, nonostante una partenza sconsiderata e troppo veloce, porto a casa una rotonda media del 5’/km ed una gustosa lonza!

martedì 16 ottobre 2012

I love it!!


Ma l’abbiamo passata la metà?
Illuso, non l’hai visto, giusto giusto un secondo fa, il cartello del sesto chilometro?

Ma la salita è finita?
Illuso per l’ennesima volta, non è ancora iniziata.
Non la devi prendere così, sennò saranno i 21 km più orribili della tua vita.

Perché la mezza di Serra de’ Conti  o la ami o la odi, o la prendi per il verso giusto o la subisci tutta, o ti farai una bella fatica o sarà la fatica a farsi te e non sarà piacevole.

Io l’adoro, punto e basta.
Anche domenica scorsa, quando sono partita spudoratamente forte ed il fiato si è fatto subito corto, quando, anche in discesa le gambe le sentivo stanche, anche sugli ultimi tornanti prima dell’arrivo, quasi impossibili da correre.

Mi piacciono le colline.
Le strade di campagna.
I borghi con le mura ed i campanili.
Il cielo terso e l’aria brillante delle domeniche d’autunno che ci sono qui.
La linea del mare che ogni compare da dietro la gobba di qualche poggio.

Poi, il salame per il piazzamento di categoria è quasi come una ciliegina sulla torta, come un buco nella ciambella, come il cacio sui maccheroni, come i cantucci tuffati nel vinsanto, come le castagne con il vino novello….

martedì 9 ottobre 2012

Cose da fare ad ottobre


14 ottobre- Serra de’ Corsa
28 ottobre- Conero trail

Questo sarebbe il programmino per ottobre.
L’obbiettivo minimo è ovviamente sopravvivere ai 23 km della scarpinata sul monte Conero.
Tutto il resto è solo un allenamento per arrivare in fondo e non stramazzare davanti a tutti nella piazza del comune di Sirolo.

Le iscrizioni sono in fase di perfezionamento e le gambe si danno da fare.


giovedì 4 ottobre 2012

La (mia) dieta per la mezzamaratona


Una mezza maratona, non troppo ondulata, dopo un matrimonio durato un sabato intero, 14 ore sopra i tacchi….ce la faccio.
Un’altra mezza dopo sette giorni esatti, in collina, dopo una cena al bancone del solito bar, tra birre rosse, noccioline, patatine e saporitissimi crostini con formaggio e wurstel….ce la faccio.

Altri 7 giorni e mi ripresento ad una mezza, ma dopo una cena macrobiotica….per poco non ce la faccio.

Per cena macrobiotica si intende una minestra di orzo e cavolo a spasso in una brodaglia scura, senza traccia di sale o qualunque altra sostanza sapida.
Segue un piattone unico in cui si mescolano un’insalata scondita, un pugno di riso in bianco, dei cubetti di pane bagnati da qualcosa che forse era aceto, rondelle di zucchine lesse e molto tristi, un pugno di fagioli neri, credo solo scolati direttamente dalla scatola e buttati in cima al tutto.
Anche in questo miscuglio di sale nemmeno l’ombra.

A mandar giù tutto questo una bottiglia di birra da mezzo litro da dividere in tre…
E’ mancato il coraggio per assaggiare il dessert al riso ed il caffè.

Dopo tanta abbondanza, domenica mattina sono a Jesi per l’ennesima mezzamaratona.

5 chilometri per trovare il passo che all’inizio è troppo svelto.
Niente affanno, ma qualcosa mi dice che non reggerò per tutta la gara così.

Al decimo do la gioia più grande ad una bambina che al ristoro distribuisce frutta:
metto la mano nel vassoio a caso e tiro su un limone, la bimba mi guarda, non me la sento di deluderla, perché ci sta mettendo un grande impegno.
Addento l’agrume e per poco non vomito pure l’anima, mantengo un contegno e resisto finchè non esco dal suo campo visivo.

Al quindicesimo sono ancora sui 5’/km, nonostante le soste comode ai ristori.

Poi arriva.

Il diciottesimo chilometro è lunghissimo, il diciannovesimo sembra una salita al 20%, il ventesimo avrei voglia di camminarlo, per l’ultimo mi invento qualcosa e arrivo: 1h 49’ 44’’.

Quindi è ufficiale: prima di una mezza maratona va bene una sbornia (da smaltire soffrendo il giorno dopo), ma non il macrobiotico!

giovedì 27 settembre 2012

Panorami Sangiovese e "Mosconi"


Ecco la Panoramica Gabicce Monte-Pesaro

21 km che non pensavo fosse così in salita, visto che dal monte si doveva scendere alla baia.
Sotto, un mare immobile e grigio, confuso con un cielo altrettanto cinereo, un pugno di barche a vela che non so come facessero ad andare vista la bonaccia.
Sopra, io, in mezzo ai saliscendi del colle San Bartolo, un serpentone di tornanti, salite, qualche discesa e tratti pianeggianti dove, avendo tempo e fiato, si poteva godere del panorama.
Nel mezzo il Sangiovese ai ristori, ma non ho avuto il coraggio di approfittarne.
Un tempo finale di 1h 46’ e 40’’ che non mi dispiace affatto.

Negli ultimi 6 km anche una mezza proposta di matrimonio podistico o relazione a distanza (non ho capito bene). Smancerie e complimenti “Va là che vai bene” “Sarebbe bello andare a correre con UNA che ha la mia stessa passione…ecc”.
Insomma il solito “moscone” che, in totale affanno, anche se vanta passati fasti podistici strepitosi, ora è ridotto a correre addirittura sopra i 5’/km.
Quindi il “moscone” per sopravvivere a questi 21 km, che a suo tempo avrebbe divorato in meno di 75 minuti, sudatissimo e ansimante, cerca conforto dietro una qualunque donna, meglio se d’età inferiore alla categoria MF45.
Se buttando fuori domande a caso, viene fuori che la donna è pure single…allora è la donna della Provvidenza
A lei il merito di trascinarlo all’arrivo e di ascoltare i dettagli del suo passato da mezzo professionista.

E così arriviamo: io con le orecchie un po’ stanche, lui, a forza di chiacchierare e sudare, con la bava alla bocca.

Ora per domenica ho scelto un’altra mezza, a Jesi…rinunciando ad una 9km di beneficenza per lo IOM, sotto casa a Posatora, ma mi servono i km per sopravvivere ad un’altra cosa che sta per arrivare…

giovedì 20 settembre 2012

Così...senza testa


E venne il giorno della solita mezza maratona di PortoRecanati.
Una testa incosciente portò due gambe ubbidienti ed un fegato molto affaticato a fare quei soliti 21 km, quelli a cui mancavano, ogni anno, quei 600 metri per fare una mezza precisa.
Sempre quella testa aveva sentito la sveglia martellante delle sette del mattino, aveva fatto scendere tutto quell’insieme stanco di membra dal letto e alle otto aveva consegnato il tutto al ritiro del pettorale nella solita piazza.

Poi la testa aveva staccato la spina, fine delle comunicazioni: che le gambe ed il fegato se la sbrigassero loro, da soli, facessero quello che potevano, si sarebbero ritrovati in macchina alla fine.
La testa, saccente aveva stimato due ore buone e lei di soffrire per tutto quel tempo non aveva voglia.
Aveva previsto una partenza briosa, già se l’immaginava che quelle gambe incoscienti sarebbero partite spavalde, ma che avrebbero retto al massimo per il corso di Porto Recanati.
Prevedeva che, appena lasciato il centro abitato, perso tra la campagna e la zona industriale, il fegato goffamente avrebbe alzato la voce, avrebbe mandato segnali inconfondibili di cedimento.
Avrebbe urlato la sua fatica per smaltire un sabato sera.

Ma le gambe nel frattempo andavano, senza la testa a comandare, tanto che al solito ciucciasuole, incollato alle scarpe come una cicca sputata, che chiedeva “A quanto la fate? Che magari vi seguo” rispondevano candidamente “Noi non sappiamo niente. Noi la facciamo e basta. I conti li fa la testa, ma lei non c’è. Non è voluta partire”.
Davanti a tanta ignoranza e dabbenaggine podistica, il ciucciasule si staccava inorridito: “Come si fa a correre così? Senza sapere a quanto si va, bisogna saperlo. Io oggi devo andare a 5’10’’/km assolutamente”.

“Caro ciucciasuole, attaccati da qualche altra parte, che noi andiamo come viene che la testa per i calcoli non ce l’abbiamo”

Già al primo ristoro le gambe avevano avuto una visione dei futuri chilometri, della prima salita che stava per avvivare e del lungo rettilineo in campagna che c’è subito dopo.
Perché non è vero che solo la testa pensa, anche i muscoli si ricordano.
Così a mano a mano che i passi mangiavano la strada, le gambe rivivevano, metro per metro, quello che avevano percorso negli anni passati.
Allora si ricordavano che subito dopo il ponticello c’è un ristoro, l’ultimo, e non bisogna saltarlo, perché poi è tutta una tirata penosa sul lungomare, fino all’arrivo.

Alla fine le gambe hanno sbattuto in faccia alla testa con un dignitoso 1h47’51’’ per 21 km scarsi fatti senza pensarci troppo.

Ora la testa ambiziosa, senza aver fatto niente, ha deciso che le gambe si faranno altre due mezze maratone: una a Gabicce Monte ed una a Jesi, una di seguito all’altra.

Staremo a vedere.

lunedì 10 settembre 2012

Trofeo 5 torri (meno 1 villa)


Domenica ad Osimo giro delle due ville, monco di una villa, perché forse il granconte Felino Diovedeprovvede, aveva gente a pranzo ed il permesso per passare sotto casa sua non l’aveva concesso.
Quindi un chilometro scarso risparmiato ed una salita in meno.

E io ho ringrazio tutta la stirpe del conte ed i suoi vassalli, visto che, da subito, annaspo tra il caldo, la sete, il sudore che mi brucia negli occhi fino alla fine di tutti gli 11 km.

C’è qualcosa che mi brucia dentro.
Che sia quel dannato pollo tandoori con lo yogurt e le cipolle crude che mi sono mangiata sabato sera?
D’altra parte quale famosissimo maratoneta ha visto i natali nella terra speziata del the e del curry?
“Nessuno” mi dico appena imbocco l’ultima salita, quella che non finisce più e che porta al traguardo.

La sera prima di una qualunque attività vagamente aerobica, che duri più di una mezz’ora non ti puoi alimentare con del pollo color ciclamino, delle patate condite in maniera “fluorescente” con lo zafferano ed il cumino.
E per quanto avrai letto il menù cento volte alla fine la stronzata di ordinare qualcosa condito o cucinato nel latte di cocco la farai di certo..

Non servirà a niente innaffiare il tutto a volontà con bicchieri di birra ed acqua gassata: il mattino dopo, sotto il sole di una deliziosa giornata d’inizio settembre, ti ritroverai a sudare tutto quello che ti sei mangiata la sera prima….e saranno 55 minuti e 24 secondi tra i più lunghi della tua vita.

martedì 4 settembre 2012

Trofeo Grotte di Frasassi




C’era un’aria da riapertura delle scuole alla 12 km delle Grotte di Frasassi domenica.
Gente che si rivede e si saluta.
Una luce opaca, da fine estate, con il sole un po’ velato.
L’aria fresca che piano piano si scalda e che io mi presento spavalda come se dovessi andare al mare: shorts e sandali.
Un rientro dalle ferie, un ritorno alle corse “quelle solite sull’asfalto”.
Qualcuno ha fatto i compiti durante le vacanze, qualcuno no e si preoccupa perchè, anche se il volantino della gara dice “percorso pianeggiante”, chi l’ha già fatta, lo sa che un po’ di salita c’è, non tanta, ma fastidiosa.

Oso una partenza spregiudicata, anche se dal fondo.

Primi 3 km: resisto bene.
S’è formato un gruppo, guarda il tempo ad ogni cartello e sentenzia che sarebbe meglio rallentare, ma nessuno prende l’iniziativa e si rimanda sempre al chilometro successivo.

Km 6: corro ufficialmente sotto i 5’/km, nonostante le soste comode ai ristori. Attendo il calo.

Km 9: ci sono ancora e per ora nessun cedimento. Il gruppo si è un po’ sfaldato. Sparsi qua e là occupiamo tutta la strada a due corsie, senza macchine.
A valanga cerchiamo di sfruttare la leggera discesa e di arrivare alla fine.
Uno scalpita e mi dice: “Io allungherei” “Prego, fai pure ci vediamo all’arrivo”.
Un altro si è un po’ attardato, ma un passo alla volta recupera.
Poi sbuca uno da dietro che a meno di 1 km dall’arrivo decide per un arrivo a bomba sul traguardo.
Più avanti, l’eco, che si crea nella gola formata dalle montagne, mi rimanda le voci chi sta davanti.

E poi arrivo: 56’55”.

Prima domenica di settembre andata.

venerdì 31 agosto 2012


Martedi me ne esco con uno strepitoso giro da 13 km.
Il polpaccione è reattivo e ammiro il tempo che segna il crono. Mai vista quella combinazione di numeri per quel percorso.

E la mente viaggia e fa programmi.
Vaneggia di buttare giù, per iscritto un programma, un percorso, un’ipotesi d’allenamento serio.
Così ho scritto un foglio, per ogni domenica qualcosa da fare, anzi da correre…e scopro che settembre ed i primi d’ottobre è la stagione delle mezzemaratone, come per l’uva e le castagne.

Poi un 10 km, un po’ svogliato e stanco perché pare che da oggi debba arrivare un tempo da lupi e, nonostante i 37 gradi di media di quest’agosto, io continuo a preferire il correre con il caldo e all’asciutto. Quindi cerco di approfittare di questo ultimo spicchio d’estate.
Ma i numeri sul crono alla fine del giro, mi riportano nella mia solita dimensione di modesta “podista occasionalmente gratificata da qualche salume”.

Ora quel che è scritto è scritto e intanto domenica si inizia con il Trofeo Grotte di Frasassi…il resto a seguire.

martedì 28 agosto 2012

Festina lente...ma sopratutto guarda dove vai


Avevo inciampato, vagando in rete, in un paesino, un minuscolo borgo (una chiesa, un bar “Dal Secco”, tre case ed un campo sportivo) che, rievocando i fasti di un archeologico passato da municipio romano, aveva deciso di festeggiare costruendo colonne con capitelli e timpani di cartongesso, organizzando gare di gladiatori e sfilate in costume.

Oltre a tutto questo, in fondo alla dettagliatissima pagina web, sotto la gara di ruzzola, ecco che leggo “gara campestre, 10 km, percorso sterrato poco impegnativo” e me ne innamoro subito.
Dovevo andarci da sola, perché i soliti compagni di corsa latitavano.
Invece domenica mattina mi presento ad Attiggio con la macchina piena di gente dell’Atletica Falconara ed al limite del sovraccarico.

Totale partecipanti alla corsa 25 individui, pochi ma variegati.
Ci siamo noi “corridori di città” arrivati dalla costa, un gruppetto compatto dell’Avis Fabriano, alcuni indigeni reduci dai festeggiamenti della sera prima ed un ragazzino che avrà avuto non più di 13 anni in trance agonistica, concentratissimo ed impegnato nel riscaldamento più lungo della storia del podismo amatoriale.
Sul cartellino che ci appuntiamo sulla maglia, oltre al posto per il timbro da mettere ai due punti di controllo, ci sono due numeri di cellulare per le emergenze: il ragazzo che guida l’ambulanza e, se la cosa è più grave, il prete.

Pronti partenza e via!
Il ragazzino, scaldato a dovere, scatta in avanti come una molla e aggredisce subito la salita, noi tutti ci mettiamo dietro, ognuno al proprio passo.
Io me la cavo, la salita è ripida, sotto il sole, ma vedo che stiamo prendendo la direzione del bosco e tengo duro.

Primo ristoro e punto di controllo, fine della salita, bevo abbondantemente e poi succede il fattaccio: ci ributtiamo nel bosco, ma troppo attenti a guardare in terra per non cadere sul sentiero ripido, non vediamo il segnale che indica la via ed in cinque, in momenti diversi, ci perdiamo nei boschi.

Ci ritroviamo tutti all’improvviso sull’asfalto che riporta giù in paese. Abbiamo seguito il sentiero sbagliato. Oltre a me ci sono due membri dell’equipaggio della mia macchina, una signora dell’Avis Fabriano che incrocio sempre alle gare, con cui stavolta colgo l’occasione per fare amicizia ed il giovanissimo che, partito in testa, ora sta in coda a tutti.

Segue un momento di sconforto, perché ci stavamo prendendo gusto, il posto meritava, il bosco era fresco ed il panorama bellissimo…ma abbiamo fatto la fine di Pollicino e siamo anche senza molliche di pane.

Alla fine facciamo l’unica cosa che andava fatta: con un po’ di pazienza si riprende il sentiero e, a testa bassa, si va a cercare quel maledetto segnale e, quando finalmente lo ritroviamo, si completa il percorso.

1 ore e 40 minuti d’allenamento in montagna che viene sempre buono per altre cose che ogni tanto mi compaiono nella testa, oltre ad aver di nuovo ripassato la solita lezione: bisogna stare svegli!!
E poi è inutile che corri veloce se poi le gambe vanno nella direzione sbagliata…

domenica 19 agosto 2012

la Norcinaia..


..è un periodo che nei paraggi della catena montuosa dei Sibillini si sta aggirando una ragazza che sta facendo man bassa di prosciutti, salami. lonze e ciascuscoli..
Anche oggi con il suo terzo posto assoluto e primo di categoria a rinnovato le scorte in cantina..
Io mi sono accontentato del pacco gara, una confezione d'acqua naturale Nerea; infatti la gara di oggi si svolgeva nel ridente paesino della Valnerina, dove la imbottigliano, Castelsantangelo sul Nera.
Arrivati all'alba, ma non troppo, l'aria frizzantina di 14 gradi ci consigliava di tenerci esposti al sole, dopo l'arrivo, con il termo di nuovo oltre i 30°, in attesa della laboriosa premiazione, la gara era cercare un posto all'ombra..  Considerazioni: la Tarty è scatenata e ormai sarà difficile fermarla nel suo approvigionamento.. mentre io andrò sempre più in biancoo..!!
Salutoni.

venerdì 17 agosto 2012

L'importanza di un piano B


Marcia dei 4 ponti: 1h 08’ 36’’. Il tizio dal palco dice che per una donna stare sotto l’ora e dieci è un tempo di spessore.
Ok, mi sento una donna di spessore, qualunque cosa voglia dire.

Poi domenica scorsa l’ecotrail dei due parchi sui Sibillini: come al solito di regolamenti e categorie varie non ci capisco niente, so solo che dopo 9 km senza una goccia d’acqua e con la segnaletica un po’ carente, torno a casa con una medaglietta da secondo posto in una categoria non ben identificata.

Adesso l’ambizioso piano prevedeva una 16 km sul Gran Sasso per questa domenica: alzataccia all’alba, chilometro verticale (ovviamente non so cosa significhi), salite in quota e discese impegnative.

Ma, di fronte ad un abbondante piatto di pasta, con Fabio si è deciso per il piano B.
Che sarebbe: gara di soli 10 km in campagna, con start alle 10, possibilità di iscriversi la mattina stessa, premio di partecipazione un bel ciuscolo, quindi domenica prossima, senza rimpianti, si va a Castelsantangelo sul Nera.

Mi dispiace Gran Sasso, ma tra te ed il ciuscolo non c’è storia

venerdì 3 agosto 2012

W le vacanze!


Aria di vacanza.
Riposo.
Mare.
Birra e grigliate.

E per riposare bene iniziamo le vacanze con una bella sudata: la marcia dei 4 ponti 

lunedì 30 luglio 2012

Da Sarnano con il prosciutto!


No “uomo con il microfono”, non è stato carino da parte tua.

Io il mio compito l’avevo portato a termine.
Avevo sudato abbondantemente ogni chilometro, senza sbagliare strada e tagliare il percorso com’è capitato ad altri.
Avevo addirittura ripreso tre tipe che di solito sono della mia stessa categoria, le avevo lasciate dietro.
E non mi ero nemmeno mai voltata a vedere se ce l'avevo ancora alle calcagna.
Mi dicevo “Non pensare a chi è dietro, ma se ce ne sono ancora davanti” e tutte quelle che avevo potuto le avevo superate.

Avevo tenuto impegnata la testa per non far andare il pensiero troppo avanti, agli ultimi chilometri sull’asfalto, tutti sotto il sole.

Ero tanto contenta quando all’arrivo il tipo mi aveva detto che dovevo aspettare le premiazioni delle categorie.
Un po’ meno quando ho constatato che gli uomini avevano invaso tutte le docce e mi ero dovuta arrangiare con la solita bottiglia d’acqua riempita alla fontana.

Poi sto lì sotto 35 gradi ad aspettare il mio momento di gloria, mi chiami, storpiando un po’ il nome, ma non fa niente e proprio mentre lo prendo in braccio quel prosciutto pesantissimo e sudatissimo, te ne esci che della categoria M siamo solo in due!!!

Bastardo…sei riuscito a rovinarmi il podio! 
 

giovedì 26 luglio 2012


E che non si dica che non corro con ogni condizione.

In pochi giorni ho provato di tutto.

Ci sono state serate bollenti a 38 gradi senza fare una piega, grondando sudore e con lo scirocco che bruciava la pelle.
Corse brevi al campo d’atletica, dove ormai bisogna andarci in alta uniforme, in maglia e pantaloni coordinati, o per lo meno sfoggiando la maglia-ricordo di qualche evento podistico prestigioso, per dimostrare che non sei uno jogger sfigato e senza permesso, sennò inciampi nei mastini che stanno di guardia ai cancelli.

Poi un 10 km di sabato pomeriggio ad Agugliano, con ancora il sale del mare sulla pelle ed il bikini sotto la canottiera, una gara “casereccia”, con tanta salita, poca gente e tanta anguria.

C’è stato un mercoledi afoso, con 19 km di colline dietro casa, con nelle orecchie un po’ di “metallo di conforto”, per abbozzare un lungo da ultimo minuto prima dell’ennesimo ecotrail, finito con una voglia di birra gelata da alcolismo allo stadio finale.

Ed infine ecco l’ecotrail, quello di 21 km, a Villagrande. Ridotto a 9 km, interrotto sul più bello, quando ci stavo prendendo le misure a correre con l’acqua alle caviglie, come un salmone norvegese contro corrente.

Solo con la neve non c’è stato niente da fare…

giovedì 5 luglio 2012



Cose brutte.
Scene inguardabili e ridicole.
Imbarazzanti.
E tutti lì intorno a dire: “Ma non è possibile che non ce la fai”
“Tiriamola su per le caviglie”
Ad un certo punto addirittura un “Ti metto su e cerca di restare attaccata”.

Alla fine solo un gran dolore di pettorali e di braccia.
Il percorso vita della restaurata pista d’atletica dell’Italo Conti, che si esaurisce in due trespoli da pappagallo ed una panca in mezzo al prato, per me è stato un percorso di guerra.

Giovanni con la faccia a punto di domanda, altri personaggi increduli a dare consigli o a sfoggiare le loro capacità.

Ma io niente.
Le flessioni non le so fare.
Non riesco a tirarmi su con le braccia attaccata alla sbarra.
Un po’ meglio i balzi, ma chi è che non sa saltare?

Sono vittima di una rara forma di nonnismo atletico.