martedì 9 febbraio 2016
...io nemmeno ci volevo andare
Pubblicato da Cristina alle 10:39
martedì 8 settembre 2015
Marcialonga Moena-Cavalese
Pubblicato da Cristina alle 07:38
Ci stipiamo in auto in sei alle 9 e partiamo.
E siamo: l'autista proprietario dell'auto che s'è offerto volontariamente di metterci il proprio mezzo e la voglia di guidare (bontà sua), il passeggero di destra sul sedile anteriore, debole di vescica, con l'esigenza di una visita all'autogrill ad ogni cambio dell'ora e mai una volta che la vescica si fosse coordinata con lo stomaco.
In seconda fila ci sono io, al centro del sedile, che già a Senigallia m'ero tolta le scarpe per assumere la postura da fachiro attorcigliato. Scarpe che ho dovuto rimettere e ritogliere ogni volta che si scendeva per la sosta richiesta da "vescica debole".
Alla mia destra una giovane pulzella, terrorizzata dalla mole di chilometri che avrebbe dovuto correre l'indomani. Inveisce contro l'autista da cui è stata arruolata, forse con l'inganno.
Ha fatto 20 chilometri, non si ricorda nemmeno quando ed è convinta che non sopravviverà.
Alla mia sinistra l'uomo anziano del gruppo: è venuto perchè s'è stufato di languire al caldo e vuole due giorni di fresco, dove lo metti sta, sono vent'anni che corre e se nomini una gara lui l'ha fatta, anche se piano. Ha i suoi acciacchi, ma 25 chilometri non lo spaventano.
Terza fila: se cerchi bene tra i borsoni, troverai il sesto elemento: si è immolato dandosi volontariamente disponibile per occupare quello che sembra il posto del bambino in castigo. Ogni tanto partecipa alle conversazioni, anche se è evidente che da laggiù in fondo non sente una parola e spesso non si capisce se dorme o sia svenuto per mancanza di ossigeno.
Dopo 7 ore di strada, dopo aver visto non so quanti autogrill, finalmente arriviamo a Moena ed è subito inverno. Piove e fa freddo, l'entusiasmo ovviamente ne risente.
Si va a ritirare il pettorale e ne approfitto per comprarmi un nuovo paio di scarpe, perchè quelle che ho sono palesemente al capolinea, tra l'altro ormai emanano un odore fetido: probabilmente sono in decomposizine.
Si cerca conforto dentro un paio di pub in attesa che arrivi l'ora della cena: qualcuno nei giorni precedenti aveva promesso con leggerezza che avrebbe pagato delle birre e io sto lì a ricordargli di onorare gli impegni presi: dopo 4 birre medie e la cena mi ritiro in un letto striminzito e crollo dal sonno.
Ore 7 io e la pulzella che divide la camera con me siamo sveglie ma infreddolite, abbiamo coperto il pavimento di indumenti: fuori c'è il sole ma ci saranno più o meno 7 gradi e la tentazione di correre con tutto quello che possiamo metterci addosso è molto forte.
Rimandiamo la decisione a dopo la colazione, lasciamo tutto sparso per la camera e scendiamo a vedere se l'autista, la vescica debole, l'anziano ed il bambino in castigo si sono svegliati.
A colazione ci si confronta per sapere chi di notte ha russato e chi ha dormito, niente di utile ai fini della vestizione per la gara.
Si ritorna in camera, si affronta il caos degli indumenti e prendo in mano la situazione: fidiamoci del sole e buttiamoci sul corto, il freddo è nella nostra testa, dipende solo dal fatto che veniamo da un posto troppo caldo. La pulzella si fida, anche se poi decide di mettere tutto il suo guardaroba nel sacco da far trovare all'arrivo, che non si sa mai cosa puo' succedere...
Si scende alla partenza e ci mettiamo in coda a tutti: gli uomini sono spariti, siamo io e la pulzella che continua a dire "Speriamo bene...speriamo bene...", non so se ha paura dei chilometri o di non ritrovare al traguardo la sacca che ha riempito di tutti i suoi averi.
La partenza ci coglie un po' alla sprovvista, c'è molta gente, zizagando iniziamo a prendere un ritmo anche se non so quale sia, perchè il Garmin è morto, probabilmente dal freddo, ma il dislivello è favorevole e mi pare giusto approfittarne.
La pulzella sembra scettica ma mi viene dietro, si fida. Lei ha fatto solo 20 chilometri, probabilmete in un'altra vita, io ho un'autonomia garantita solo fino a 18, quindi vediamo di fare più strada possibile prima di andare in riserva.
Ci passiamo e ripassiamo con vescica debole, poi finalmente se ne va per la sua strada, autista e bambino in castigo sono di certo molto avanti, l'anziano molto indietro. Dopo 3 chilometri sorpassiamo anche un altro del nostro gruppo, lo chiameremo settimo o il ciclista: non contento di fare 25 chilometri era già sù da qualche giorno per fare sabato una gara di mountain bike, la gara di bici non so com'è andata, per la corsa idem, dopo questo primo avvistamento, nessuno l'ha più incrociato.
Ai ristori controllo i miei segni vitali e quelli della pulzella, sembra aver preso coraggio, ma ogni tanto sembra convinta che stiamo andando troppo forte, ma basta ripeterle che "a rallentare si fa sempre in tempo, finchè si può andare è meglio andare", che se ne fa una ragione.
Al diciassettesimo chilometro, quando dopo averle chiesto per tre volte se c'era e, non avendo ricevuto risposta, ho capito che me l'ero persa.
Alla mezza maratona non ho la minima idea di quanto tempo sia passato dalla partenza, corro al buio, sono palesemente circondata da crucchi ed evito di esibirmi in un inglese maccheronico e storpiato dall'affanno della corsa.
Inizia la salita: pensavo peggio, niente di sconvolgente, mi volto per vedere se la pulzella ha recuperato, ma non mi sembra, davanti vedo vescica debole, ma è troppo lontano per fargli il torto di sorpassarlo.
All'arrivo, chiedendo a quelli arrivati intorno a me e facendo una media, decido che ho impiegato più di 2h 15'', ma meno di 2h 20'', per averne la certezza lascio che il chip faccia valere le sue ragioni in seguito.
Dopo altre piccole avventure, legate alle docce, al pasta party, a gente sparita a farsi un massaggio e soprattutto ad altre due birre, ma che non starò a raccontare, l'equipaggio rientra, nella medesima formazione, bocciando all'unanimità il piano B per il ritorno intelligente proposto da vescica debole.
martedì 4 agosto 2015
T.A. Sappanico
Pubblicato da Cristina alle 13:59
giovedì 25 giugno 2015
Io e la montagna
Pubblicato da Cristina alle 21:13
Non voglio che sia fresco, mi va benissimo il caldo.
Nessun laghetto morenico non m'ha mai incanta con la sua acqua limpida, per me sarà sempre solo una pozza troppo fredda per farci il bagno.
L'altitudine delle vette non mi stimola nessuna riflessione sulla grandiosità della natura e sulla piccolezza della condizione umana; mi ricorda solo che soffro di vertigini.
Il silenzio non m'invita a nessuna meditazione, nè ad alcun elogio della pace e della tranquillità.
Ma se si tratta di correrci allora è diverso.
Allora mi posso svegliare anche alle 5 di una domenica sacrificata al mare, posso farmi 2 ore di macchina per ritornare di nuovo sotto il Monte Vettore, guardarlo e pensare che non è poi così male.
Certo tira un vento che se non stai attento ti stende.
Ci sono giusto quei 10 gradi che, appena scendi dall'auto, ti fanno accartocciare le spalle.
Ma almeno c'è il sole quest'anno.
E poi quando ti passa di fianco l'ennesimo alpino in camicia e pantaloni corti, uno addirittura in canottiera, decidi che è ora di smetterla di essere una freddolosa ragazza di città.
Arriva il momento di cambiare atteggiamento, l'ora in cui s'indossano i pantaloni corti, addirittura più corti di quelli dell'alpino.
E si aspetta la partenza.
Da questo momento la montagna cambia e mi piace un po' di più.
Se corro non fa freddo.
Se corro il silenzio si riempe del ritmo del mio respiro.
Se corro non ho tempo di guardare in basso e di avere le vertigini.
Se corro mi piace respirare l'odore dell'erba calpestata.
Se è per correre allora ci posso tornare in montagna..
venerdì 15 maggio 2015
Solo il primo della fila può decidere
Pubblicato da Cristina alle 12:00
martedì 24 marzo 2015
Il competitivo alla non competitiva
Pubblicato da Cristina alle 11:11
martedì 17 marzo 2015
Trail del verdicchio
Pubblicato da Cristina alle 12:07
martedì 10 marzo 2015
Pubblicato da Cristina alle 13:29
venerdì 6 marzo 2015
L'angolo dei saluti
Pubblicato da Cristina alle 10:53
Se per uno spontaneo gesto di solidarietà e di complicità podistica.
O per un inaspettato moto di compassione verso chi, di sicuro, deve non essere tanto in sé, se corre di sera alle 8 e al freddo.
Ciao a tutti chiunque siate.
Quelli ti fanno recapitare i saluti.
Da dove osservi?
Dove ti nascondi?
Sarai innocuo ma m'inquieti..
Ho fatto qualche corsa in settimana e c'era un bel tramonto, peccato che non sia durato mai più di due chilometri e che si sia fatto subito buio.
Poi s'è scatenata la furia degli elementi e così, come ogni anno, domenica si affronterà la mezza maratona di Civitanova come al solito: impreparata!
mercoledì 21 gennaio 2015
Ci sarà pure un motivo se l'hanno chiamato Winter trail di Colle San Marco...
Pubblicato da Cristina alle 12:05
venerdì 9 gennaio 2015
Benvenuto 2015
Pubblicato da Cristina alle 12:06
martedì 25 novembre 2014
Chiacchiere alla Vallesina marathon...
Pubblicato da Cristina alle 18:02
Non si parlava più di medie da tenere, nè di previsioni di arrivo, nè di scarpe...niente di niente.
Ora tra un gemito e l'altro di quello che come al solito era stato aggredito dai crampi, tra uno sbuffo ed un sospiro, tra una sorsata d'acqua ed un morso ad una banana (giusto per non lasciare niente di intentato)...alla fine s'era sviscerato completamente l'argomento principe: cosa sarebbe stato bello mangiare dopo tutta quella faticaccia.
E allora s'era deciso che, dopo 21 km in mezzo a tutto quel grigiore, non ci sarebbe stata cosa più gradita di un piatto di tortellini in brodo.
Così è stato...
1h49'38''
martedì 18 novembre 2014
Domande inopportune e mezza maratona d'Ancona
Pubblicato da Cristina alle 13:15
venerdì 14 novembre 2014
Pubblicato da Cristina alle 09:36
mercoledì 29 ottobre 2014
Poetico epico e sadico
Pubblicato da Cristina alle 20:49
Per non parlare poi dell'aspetto epico di realizzare l'impresa, nonostante le difficoltà.
Combattendo contro la stanchezza.
Contro la voglia di camminare.
La ferma volontà di arrivare alla fine.
La testa comanda e le gambe che eseguono.
Poi però ci sono i fatti: 3 ore e 45 minuti di sudore e fatica.
Con pure due chilometri di "bonus track" aggiunti alla fine da quei burloni che hanno studiato una variante al percorso dell'anno scorso.
E la fatica ed il sudore non sono nè poetici nè epici.
La fatica è dura da smaltire ed il sudore brucia negli occhi a lungo.
Ma aspetto già la quinta edizione...e questo è il lato sadico.
venerdì 24 ottobre 2014
Pubblicato da Cristina alle 10:52
lunedì 22 settembre 2014
Pubblicato da Cristina alle 14:56
martedì 5 agosto 2014
Pubblicato da Cristina alle 15:45
giovedì 26 giugno 2014
Pubblicato da Cristina alle 14:05
mercoledì 28 maggio 2014
L'evoluzione delle scarpe
Pubblicato da Cristina alle 10:28
Un paio vengono ormai diligenti in palestra, hanno mantenuto una certa forma, non stonano con l'ambiente.
Un colore forse fuori moda, lontano dai rosa e dai fosforescenti che incontri lì dentro, un turchese metallizzato che non diresti scelto apposta per la versione femminile (ma era il 2011, si vede che quella volta andava).
Poi ci sono quelle che stanno sempre a disposizione sul pavimento: quelle delle emergenze.
Sfatte, ormani entrano senza allentare i lacci. Da infilare al volo se in ritardo, se suona il postino, se devi correre dietro al cane che nel frattempo è uscito e cerca di mangiarselo il postino.
Per andare di corsa al supermercato, dieci minuti prima che chiuda, perchè stasera per cena t'è venuta voglia dell'unica cosa che non hai in frigo.
Poi ci sono quelle perennemente sporche, quelle da trail, che siccome ne fai uno ogni due mesi, se ti dimentichi di pulirle appena arrivi a casa, la volta dopo le ritrovi così, già vissute come se non facessero altro che vivere nel fango. Come è successo un paio di settimane fa, alla Primavera fabrianese: belle e fieramente infangate, come se avessero fatto chissà cosa.
In realtà solo 13 km di sentieri più che asciutti (perchè le forze e gli allenamenti del periodo non consentivano di più), il fango era quello di Tallacano.
Ovviamente ci sono quelle che corrono ufficialmente, quelle che sono andate a Porto Sant'Elpidio a mare, cavandosela anche abbastanza bene su quei quasi 10 chilometri.
Le stesse che però hanno patito e sudato fin troppo i 12 chilometri di Macerata, trascinandosi all'arrivo; ma che stanno già cercando qualcosa per il prossimo fine settimana.
Poi ci sono quelle che sono diventate "scarpe da mare-salvavivande"..








.jpg)

