giovedì 26 giugno 2014

Correre in spiaggia...è faticoso e sopravvalutato.
Correre in pista...è abbastanza deprimente.
Correre in compagnia...è piacevole, ma non capita spesso.
Correre da sola...è rilassante.
Correre con la musica...non è necessario, ma ogni tanto aiuta.
Correre in montagna, sotto il Monte Vettore, anche se piove e soffia il vento...ti lascia tante cose da raccontare.
Correre a Posatora...è un'abitudine.

Correre alle 5:30 di mattina, perchè è dalle 4 che hai gli occhi come due fanali e di riprendere sonno non se ne parla....è una fregatura!
Le premesse erano buone...
La giornata profumava di pane appena sfornato che viene caricato sui furgoncini.
Il cielo limpido dopo il temporale serale.
I marciapiedi vuoti.
Le strade silenziose.
Piccoli rumori ovattati del risveglio..

Ma poi ti ritrovi alle 8 al lavoro che speri siano le 11...e così sarà dura arrivare a sera.


Adesso me lo ricordo perchè non corro mai all'alba, piuttosto meglio di notte: non sono stata mai un'allodola, in nessuna delle mie vite precedenti...

mercoledì 28 maggio 2014

L'evoluzione delle scarpe

Un paio vengono ormai diligenti in palestra, hanno mantenuto una certa forma, non stonano con l'ambiente.
Un colore forse fuori moda, lontano dai rosa e dai fosforescenti che incontri lì dentro, un turchese metallizzato che non diresti scelto apposta per la versione femminile (ma era il 2011, si vede che quella volta andava).

Poi ci sono quelle che stanno sempre a disposizione sul pavimento: quelle delle emergenze.
Sfatte, ormani entrano senza allentare i lacci. Da infilare al volo se in ritardo, se suona il postino, se devi correre dietro al cane che nel frattempo è uscito e cerca di mangiarselo il postino.
Per andare di corsa al supermercato, dieci minuti prima che chiuda, perchè stasera per cena t'è venuta voglia dell'unica cosa che non hai in frigo.

Poi ci sono quelle perennemente sporche, quelle da trail, che siccome ne fai uno ogni due mesi, se ti dimentichi di pulirle appena arrivi a casa, la volta dopo le ritrovi così, già vissute come se non facessero altro che vivere nel fango. Come è successo un paio di settimane fa, alla Primavera fabrianese: belle e fieramente infangate, come se avessero fatto chissà cosa.
In realtà solo 13 km di sentieri più che asciutti (perchè le forze e gli allenamenti del periodo non consentivano di più), il fango era quello di Tallacano.

Ovviamente ci sono quelle che corrono ufficialmente, quelle che sono andate a Porto Sant'Elpidio a mare, cavandosela anche abbastanza bene su quei quasi 10 chilometri.
Le stesse che però hanno  patito e sudato fin troppo i 12 chilometri di Macerata, trascinandosi all'arrivo; ma che stanno già cercando qualcosa per il prossimo fine settimana.

Poi ci sono quelle che sono diventate "scarpe da mare-salvavivande"..


martedì 6 maggio 2014

Formaggi padelle salami e "mastelle"

La dispensa va riempiendosi.
E' iniziata la stagione della caciotta dolce, quella non troppo stagionata: sono arrivata a 3 pezzi.
Merito del trail di Pasquetta e dell'inatteso tempo di 50'47'' della corsa del 25 aprile a Lucrezia.
Si consolida la strategia del “parti a tutta anche se poi scoppi”, almeno sulla distanza dei 10 km, pare che sia quella vincente.

E sempre a Lucrezia, quando le classifiche di categoria vengono stampate, (si sappia che non riesco proprio a rassegnarmi a cercarmi sotto la colonna delle MF40), scopro che verrò omaggiata anche di una utilissima padella con manico (serve sempre...)

Per continuare con le proteine animali, il primo maggio a Chiaravalle ovviamente ha consegnato il solito e graditissimo salame tipo Fabriano, che possono anche diventare due salami, se sei abbastanza astuta da portare come compagno di corsa l'amico vegetariano..
Non è da disgnare nemmeno il tempo: 49'28''


Poi si arriva alle "mastelle", che sarebbero recipienti, buoni per tutto e per niente. Quello che in italiano chiameremmo tinozze.
Ci puoi fare il bucato a mano, ci puoi mettere il bucato quando è asciutto, ci puoi andare nell'orto e ci raccolgi la verdura, ce la puoi anche lavare quella stessa verdura...insomma ci metti le cose, qualunque cosa, basta che sia da lavare.
Quello che non cambierà mai, qualunque cosa ci si faccia, è la postura da "mastella": appoggiata al fianco, di lato e tenuta ferma con una mano sola.

Le "mastelle" sono arrivate dalla Camminata di Monsano e mia madre, da brava casalinga di professione ha molto apprezzato.

...sorvoliamo poi sui litri e litri di verdicchio che sto accumulando in cantina.
E il verdicchio non va fatto invecchiare troppo.


mercoledì 23 aprile 2014

Secondo trail a Tallacano

Dovendo scegliere tra il mantenere l'equilibrio su un tronco appoggiato sopra un ruscello pieno d'acqua, ingombro di gente in transito come una lunga fila di processionaria, o tentare la sorte scendendo direttamente in acqua, ho scelto la seconda opportunità.

Di sicuro effetto...

Innanzitutto non cado, anzi, il passaggio è abbastanza leggiadro e veloce, niente sbandamenti, passi svelti per uscirne il meglio possibile.
La processionaria guarda e ammira.

Al rientro sul sentiero, solo il “ciaffete” e le pernacchie delle scarpe piene d'acqua sminuiscono l'alone di gloria che mi sento addosso.

Motivo di tanto coraggio è che dal tronco io sarei caduta, lo sapevo, lo vedevo.
Quindi meglio l'acqua nei calzini e nelle scarpe che l'acqua nelle mutande.

Queste le avvisaglie, già al secondo chilometro, di come sarebbe stato il secondo trail a Tallacano: umido e selvaggio.
Un volto angelico, al ritiro di pettorali, aveva vaticinato: “Ci sarà più fango dell'anno scorso” .
“....e più chilometri dell'anno scorso” penso io.

E così è stato.


Quasi due ore di pozzanghere, di fango che si spalma per bene sotto le suole, di rocce umidicce che sbucano dall'erba, di salite a zig zag dentro una matassa di alberi, di borghi fantasma, con gli indigeni che ci guardano come le mucche al pascolo vedono passare i treni, di discese da tenersi agli alberi sperando che abbiano radici solide...

Selvaggio, umido, impantanato...però l'ho finito.
Va bene che erano solo 15 km...ma ancora sono in rodaggio..

lunedì 14 aprile 2014

...scalando la perla dei monti..

Mi volto e butto là un “Tutto bene? Ci sei?”
Trovo un muro bianco di nebbia, il bosco scricchiola e s'è inghiottito il compagno di corsa.
Non c'è tempo di preoccuparsi per i dispersi, mancano solo 3 km se la caveranno come meglio possono.
In fondo siamo solo ad Arcevia, 70 km da Ancona, anche se ieri sembrava la Transilvania ed il castello sarebbe stata la casa dei sogni per gente tipo Frankestein o l'uomo lupo.

Anche a farlo con il pullman il percorso era sembrato faticoso ed infinito: tornanti e salite; visibilità non superiore ai 100 metri, in mezzo ad una campagna stranamente silenziosa, con qualche scorcio molto simile alle montagne che non dovevano essere troppo lontane.

Ci eravamo radunati dentro le mura di questo piccolo borgo, Palazzo di Arcevia, il campanile suonava, ma non si sa per chi, visto che tutte le imposte erano chiuse.
Saremo stati una sessantina o poco più, infondo era una prima edizione.

I primi 6 chilometri erano passati tra una salita e l'altra, con qualche discesa per sciogliere le gambe, il gruppo s'era subito sparso e disperso nel nulla.
Eccoci all'ottavo chilometro, l'impressione è di essere sulla strada buona per arrivare, il problema è capire quale e quanta salita ci sarà da fare per raggiungere il traguardo, perchè siamo ancora troppo in basso.

Siamo in tre: un compagno me l'ero portato da casa, l'altro lo conosco e s'è aggregato alla fine dell'ultima discesa.
Si arranca, si sbuffa, un tratto si cammina e poi si riparte, uno dei tre dice che sta raschiando il fondo del barile, l'altro si ricorda adesso che a colazione ha tragicamente scordato di mangiarsi la banana e teme che gli sarà fatale.

Io spero solo che le due ore di spinning del sabato pomeriggio e i tre aperitivi che ne sono seguiti al posto della cena, non mi presentino il conto ora che sono mezza impiccata sulla salita dell'undicesimo chilometro.

Dodicesimo chilometro: quello della banana è ormai perduto, quello del barile va e viene, ma ancora c'è.

Epilogo: 1 h 15', pensavo peggio visto il dislivello.
Il sole non s'è visto.
La nebbia m'ha inzuppato fino alle ossa.

Quello della banana è arrivato un paio di minuti dopo sano e salvo, ma un po' provato.

giovedì 10 aprile 2014

Alla partenza c'era un buon odore di brezza marina.
La tirava su dal mare un vento teso, la portava dalla spiaggia del Passetto all'inizio del viale.
Un'umidità un po' insistente, che subito al primo accenno di corsa, anche solo per raggiungere la partenza, t'aveva ricoperto la pelle di una patina sudaticcia.

Già dall'inizio la situazione era fuori controllo e contro ogni logica o modestia podistica si sgambettava a 4'40'', veleggiando, spinta dalla brezza, verso il naufragio.

Tra i palazzi del corso vecchio eravamo al riparo dal vento, ma appena si tornava a fiancheggiare il mare, ecco che tornava, ma stavolta veniva da dentro il porto e allora la brezza aveva l'odore pastoso della nafta delle navi.

Adesso si viaggiava a 5' o poco più, perchè la salita aveva messo in riga le gambe, ricordandogli i loro limiti, rimarcati, con un certo malumore, ogni volta che s'incrociava il primo uomo che tallonava la moto dei vigili.

Finiva il primo giro.
Che mentalmente sembrava fatta, perchè ogni mattonella del corso, ogni cubetto di pavè, ogni panchina del viale sfilavano con un aspetto più che familiare, ma non scorrevano più veloci come prima.

Alla solita battuta dell'occasionale compagno di corsa “Siamo sulla stessa barca”, ho pensato che la barca dovesse chiamarsi per forza Titanic.


Vivicittà 2014: una gran fatica. E per fortuna non erano 12 km...

mercoledì 2 aprile 2014

Il 49 è un po' grasso per la verità, specialmente se messo vicino ad un 10 leggermente rachitico (dice il Garmin).
Solo 2,50 euro d'iscrizione alla gara ma il conto presentato alla fine della Società Autostrade è di 8 euro.
Nell'abbondante sottobosco noncompetitivo si  premiano i primi 3 uomini e le prime 3 donne, tutto il resto semplicemente "è arrivato dopo".

E' stato un bel percorso tra il Parco Miralfiore di Pesaro, piste ciclabili e argini del fiume.
Io ho sbuffato per tutto il tempo, sferragliando come una locomotiva...non sono stata un bello spettacolo.
Sono sempre in bilico tra il correre di più e il darmi il tempo di recuperare.

Quindi poche ambizioni chilometriche, mi tengo sulla decina. Ancora sto sulle mie, non m'interessa fare tutto. Per questo ho lasciato andare le scadenze delle iscrizioni alle solite corse, quelle fatte e rifatte tutti gli anni.

Però avrei un paio di idee per le prossime due domeniche, iniziando da Vivicittà e sperando di farcela per Tallacano....


martedì 25 marzo 2014

La corsa e l'arte dello spogliarello

Un bel vialone d'accesso alla città, con due corsie per ogni senso di marcia. Trovo un bel posto largo per parcheggiare, proprio di fianco alla carreggiata, in prossimità della zona del ritrovo e comincia l'esibizione.

Non vado mai già vestita, l'unica cosa che indosso e che poi porterò dopo sono i calzini: ho la convinzione del tutto infondata che il calzino debba adattarsi per tempo al mio piede e viceversa.

Spargo nel bagagliaio la borsa per scegliere. Di solito tolgo subito il pile, la maglietta e, sulla pelle nuda, valuto la giornata: domenica c'è un bel sole che scalda la schiena, ma molto vento che ammassa nuvoloni.

Facile decidere: canotta sotto per tenere la pancia al caldo e sopra la maglia a mezze maniche.

Si è formata un po' di coda sui viali, da una macchina ferma mi fissa una donna infagottata e un po' rabbrividisce, non devo essere un bello spettacolo con la tuta a vita bassa, senza maglietta, la pelle bianchiccia della pancia.
Attenta signora che arriva il meglio: è ora di togliere i pantaloni. Le gambe avrebbero bisogno un po' di colore.

La prima parte dello spettacolo è andata, cappello calato in testa si va verso questi 12 km della “Caminada di San Giuseppe”.
Ritorno 1 h e 06' minuti dopo, abbastanza sconvolta: partita ancora troppo forte ho consumato abbastanza presto tutte le energie lungo le salite dei colli intorno a Jesi.
Ho un'autonomia di 10 chilometri scarsi, tutto il resto è affidato all'immaginazione.

Seconda parte dello spettacolo: scalza, appoggiata alla macchina, la faccia arrossata ed i capelli sparsi in tutte le direzioni dal vento.
Maglia sudaticcia e pantaloncini sfilano via senza tante cerimonie.


Poi l'acrobazia finale, quella da vera professionista dello streap: il difficile delle mutande, non è togliersele....ma rimetterle in mezzo al traffico che scorre.

venerdì 21 marzo 2014

Pettorale n. 213.
Il rientro.
Grinze da tartaruga.
Polpacci scolpiti dallo sforzo.
Collo teso.

Per il ritorno abbina una maglia a mezze maniche color ciclamino alla canotta, ormai un po' lisa, della società.
Completa il tutto con pantaloni neri sopra il ginocchio, calzando scarpe sporche con inserti viola.
Per le prossime volte forse sarà meglio curare di più la combinazione dei colori.

Ma nonostante la solita assoluta mancanza di fotogenia ed uno strano sfarfallio da debuttante nello stomaco, non è andata male: 13,5 km d'inteso percorso collinare, con 300 scalini da sbrogliare al culmine della salita...il tutto in 1h 16' 41''.
Quello che le gambe non possono fare lo sa fare la testa, perchè il percorso è fin troppo familiare, finchè anche lei poi non scoppia a metà degli ultimi 100 metri di salita.

Lunedi solo un po' di mal di gambe.
Sono passati tre mesi.
Si ricomincia a gareggiare.

Domenica Jesi



lunedì 10 marzo 2014

Faccio i bagagli

Il problema è la borsa.
Una confusione totale tra la versione palestra e la versione corsa.

Così ti ritrovi a passare con le povere mizuno infangate sopra il parquet della sala della palestra, mentre la gente intorno ti guarda come la povera fiammiferaia.
Solo perchè quelle luride scarpe hanno patito il giorno prima il pantano dell'Italo Conti, ormai ridotto a palude perenne.

Le vecchie scarpe da corsa ritrovano vita in palestra, basterebbe ricordarsi di alternarle con tempismo nella borsa.

Fondamentale sarebbe poi non dimenticarsi l'asciugacapelli se si decide per la corsa, perché la palestra ha una parete a specchio fornita di phon degna di un salone di bellezza.
L'impianto comunale invece ha solo uno specchio ovale grande come un oblò della terza classe del Titanic e, soprattutto, se l'asciugacapelli non te lo porti da casa esci di lì con un asciugamano intorno alla testa, procedendo a passo di marcia verso la polmonite.

Per l'abbigliamento sto abbastanza tranquilla: anni di corse ormai m'hanno fornito quintali di magliette, pantaloncini e calzini. Potrei stare quasi una settimana senza lavare niente e avrei comunque qualcosa da mettere.
A meno che non decida per la piscina, in quel caso c'è poco da fare se mi sono scordata il costume.

In tutto questo marasma di bagagli ecco ieri, finalmente, 10 km...anche se a 5'30''/km.

Vista la confusione meglio di niente.

lunedì 13 gennaio 2014

Siamo propositivi.
Prenotiamo la solita visita agonistica.
Iniziamo a pensare che, se anche sono passati 2 mesi dall'ultima, il fiato c'è, le gambe pure ed il piede....forse.

Mezz'ora di corsa decente, in compagnia. Birre comprese.
Le scarpe erano linde ed è bastato un mezzo giro per infangarle di nuovo.

Solito ribrezzo e brividi di freddo negli spolgiatoi...
Gli spogliatoi....ecco così mi mancherà quando smetterò definitivamente con la palestra: l'acqua calda.

"Ti vedo in forma UE'...
...LASCIA PERDERE...
tanto sei uguale... e dai sei sempre tu!!...
...UN PO' DI MENO... UN PO' DI PIU'!!!.."

V.S. 1985


lunedì 9 dicembre 2013

Cose che faccio...mentre non corro..

...lavo le scarpe in lavatrice...che almeno adesso ho pazienza di aspettare che si asciughino.

...mi faccio crescere le unghie dei piedi...e forse ci do pure una passata di smalto.

...faccio il cambio di stagione anche nel cassetto della corsa e magari  butto via qualcosa.

...scopro che passo di categoria e che dal primo di gennaio sono una MF40.

...ascolto il piede, le sue dita. Lo aspetto.

...mi ambiento in palestra e prendo confidenza con la fauna del fitness: per ora mi muovo con disinvoltura in piscina. In settimana chiedo l'accesso alla sala pesi e sia chiaro che io voglio solo salire sul tapis roulant. Per l'area benessere e sauna non mi sento pronta...


martedì 26 novembre 2013

Che sono normali scosse di assestamento, dice lui.
Basta pasticche.
Ma che mi devo regalare altri sette giorni di riposo.
Dice lui, il cerusico che non c'è niente di cui preoccuparsi, piuttosto si chiede cosa sia quel buco che ho sul collo del piede...

Niente dottore, m'è successo in palestra. Ho consumato il collo del piede contro un'imbragatura, tanto è l'impegno che c'ho messo a pedalare.

Perchè mi sono dovuta iscrivere in una palestra: una settimana senza corse e senza gare e stavo dando di matto, istericamente instabile e di mal umore.
Allora mi sono fatta coraggio e sono andata a chiedere asilo nel gotha del fitness, nel regno delle chiappe sode e dei pettorali prominenti.

In tanta abbondanza e varietà, ho iniziato con l'unica cosa che non avesse un nome minaccioso o totalmente privo di significato, che non sembrasse un corso di fisica avanzato della Normale di Pisa, o un programma della NASA..

Questa è la fase 6: ancora un po' di pazienza e si ricomincia. 

Nel frattempo ci si dedica alle public relations nel paese degli addominali.
Io per ora ho fatto amicizia solo con una simpatica sessantenne che ancora combatte la sua indefessa e decennale battaglia contro l'invisa cellulite.
La mia guerra, cara signora, è un'altra...



lunedì 18 novembre 2013

Piccole scosse bastarde e dolorose....

Fase 1 negazione: non è vero, è solo un'impressione. Sono stanca.
E' durata una settimana.

Fase 2 rabbia: io vi odio piccole dita bastarde! Vi pesto finchè non vi passa...
E' durata 5 giorni.

Fase 3 patteggiamento: le maniere dure non servono. Riposo. Domenica vediamo come va e poi semmai si va dal dottore.

Fase 4 depressione: l'autodiagnosi online porta sempre a scoprirsi affetti da malattie esotiche e incurabili.

Fase 5 accettazione: fase finita di sviluppare nella sala d'attesa del medico.

Ora sono nel mezzo della fase 6: 10 giorni di riposo e di antinfiammatorio. Ripetendo come una litania consolatoria che “meglio 10 giorni ora che 10 mesi dopo”.


Il freddo, la pioggia mi aiutano a vivere questa fase 6.


lunedì 28 ottobre 2013

La prima sorsata di birra è la migliore.
Va giù di un botto. Disseta, consola, appaga, t'avvolge e ti rimette al mondo.
Dopo 24 km di sentieri e sudore, di gambe stanche, di nebbia, di discese viscide e salite....non vorresti bere niente altro.

Mentre con un sospiro di alcolico godimento, lasci che l'amaro gusto delle bolle si spanda, guardi indietro alla fatica e ti dai l'assoluzione per aver cocciutamente voluto farlo questo terzo Conero trail.

Più faticoso, un po' più lungo, più affollato.
Tutto sublimato dalla bellezza di quello che vedi correndo, dagli scorci di mare che si aprono in mezzo alla nebbia, dal silenzio dei boschi, dall'odore dell'autunno che sale dal sottobosco di conifere, dal rosso acceso dei corbezzoli maturi, dal sapore della brezza marina...


3 h 21'...e tasso alcolico al limite del consentito.

La birra nel bicchiere di plastica, per quanto t'impegni, fa tanta schiuma, ma solo la prima volta, dal secondo bicchiere le cose vanno meglio.


martedì 22 ottobre 2013

 

Dopo tutto dovrà pur essere servito a qualcosa sbattersi in tutte queste mezze maratone da settembre ad oggi.
Avranno pur valore quei 21 km di fango e nebbia a Colle San Marco.
Pure l'ultima salita a Filottrano, corsa più che altro per farla finita il prima possibile, dovrà tornare utile.
Ed il giro dei tre colli di domenica? Puro loro nel mucchio..

Domenica sarà una lunga passeggiata...

mercoledì 9 ottobre 2013

21 dopo 21

Jesi....
Due ore d'acqua.
Un paio di bambini delle primarie calpestati per bene alla partenza. Mi scuso con le mamme se sono tornati malconci, ma nella bolgia non l'avevo visti e poi, francamente, sono loro che mi sono finiti sotto le suole delle scarpe.
Velocità varie.
Momenti di appisolamento sul 5'50''/km.
Attimi di follia sotto i 5'.
Treni  su cui salto al sedicesimo a 5'15''
Ultimi due km di traffico e salita molto sofferti.
Il traguardo sguarnito alla fine perchè di stare sotto l'acqua non ne poteva più nessuno.

Scontata una settimana di raffreddore....niente corsa.

Ovviamente ci sono le condizioni per la successiva missione suicida: Ecotrail di Colle San Marco, giusto dopo sette giorni.

Colle San Marco...
Scopro che quest'anno s'è deciso di allungarlo a 21 km.
Tre ore di fango e fatica.
Segnali opachi persi nella nebbia.
Gente sparsa qua e la in mezzo ai boschi.
Mi vanto di chiudere la classifica, di essermi persa, di aver fatto pure qualche chilometro in più.....ma di essere arrivata per sentieri (niente scorciatoie sull'asfalto).

Il raffreddore è guarito, le gambe non si lamentano, a parte un po' di graffi...se le scarpe si asciugano, a fine mese si ritorna a correre sul Conero!

lunedì 23 settembre 2013

Come ti riducono 21 km

21 chilometri e ti viene la gobba.
Parti che sei normale e arrivi che ciondoli come un gibbone.
21 chilometri e sembra che hai perso di botto 5 chili.

Tutta testa e poche gambe.
Si parte forte, poi si va più forte finchè non si salta per aria.
Entro il quinto chilometro si brucia tutto il carburante che serviva per farli tutti questi 21 km.

Niente di strano, lo so come va a finire, solo che ogni volta cerco di far scoppiare la bomba il più lontano possibile.

Ormai è una dura battaglia tra la cocciutaggine della testa e le gambe che dovrebbero fare il miracolo.

E così è andata anche a Senigallia: il lungormare nord è da sempre quello che preferisco, quello a sud mi resta indigesto. Quindi fino al porto tutto abbastanza bene anche se a fatica. Dalla Rotona sul mare ho iniziato a perdere colpi, metri e secondi.

Tutto il lungomare sud, sia all'andata che al ritorno, l'ho odiato con forza, l'ho sudato e maledetto centimetro dopo centimetro.
I cartelli con i chilometri non scorrono ma in compenso di gente ne passa avanti.
Un sorpasso per la verità lo faccio anche io, credo fosse uno zombie: sbandava, sudava e grugniva.

All'arrivo 1h 54'23''...una gran fatica, ma che almeno è durata 3 minuti in meno di domenica scorsa.

Adesso la testa è già a Jesi...le gambe non so...


martedì 17 settembre 2013

Una fine glorisoa sarebbe stata arrancare fino al traguardo, dopo essere stata ferita di striscio da qualche cacciatore che,  poteva benissimo avermi scambiato per una fagiana.
Arrivare mezza storta, piegata sul fianco, con una gamba impallinata. Niente di serio. Giusto un po' di rosso per impressionare i presenti.

Una fine dignitosa sarebbe stata arrivare con i crampi o le vesciche, in una domenica torrida dove avrebbe sudato pure un Keniano. Con i piedi martoriati ed i polpacci imbizzarriti.

Una fine sfortunata sarebbe stata arrivare dopo 3 ore, per aver sbagliato strada e per questo aver aspettato quasi 20 minuti al passaggio a livello chiuso. Disperando di trovare ancora un traguardo da passare.

Una fine accettabile sarebbe stata arrivare mostrando una disgnitosa sofferenza, mantenendo una velocità modesta, ma con un gesto atletico guardabile, senza ciabattare, senza mugugnare e dando l'impressione di avere comunque il controllo delle proprie leve.

Ma se la partenza è sparata, la compagnia un po' allegra, il percorso non troppo stimolante, se d'estate hai bighellonato e se al massimo hai fatto 13 km ma non ti ricordi nemmeno quando...allora la fine è inevitabile.

Al dodicesimo chilometro buio totale e, dall'allegro-andante-con brio, si passa all'imprecante-lento-con vena di tristezza.

Con mestizia annuncio un tempone di 1 h 57' 28'' alla mezza maratona di Portorecanati.
In mia difesa aggiungo solo che, nell'anno in cui ero in assoluto più impreparata, hanno decioso di allungarla un pelo...giusto quello che serviva per farne una mezza precisa.
Quest'anno quei soliti 700 metri in meno mi sarebbero stati di vero conforto.

giovedì 12 settembre 2013






M'è sparito un post.
L'avrò cancellato. Non so..
Aveva una bella foto delle montagne delle Grotte di Frasassi.
Narrava la grande impresa di quei 12 km corsi a 4'47''/km di media.
Del solito salame.
Di altre solite cose che non ricordo..
Annunciava la partecipazione al trofeo 5 torri di Osimo.

E ad Osimo ci sono andata.
Il percorso me lo ricordavo diverso, giusto quel che basta per fare una partenza spavalda e scriteriata, senza freni.
Convinzioni di chi corre e ricorre quasi sempre negli stessi posti.

Invece, la dolce discesa degli anni scorsi, quest'anno ce l'anno riproposta come lunga e noiosa salita.
Bello il bosco, il giardino della villa, ottima la compagnia...ma non finiva più.

La ripida salita degli anni passati ora è una discesa, ma troppo breve per recuperare e allora mi ritrovo di nuovo sull'asfalto troppo presto, ancora in affanno e con davanti gli ultimi 2 km che devono risalire in piazza.

Ci guardo al crono ogni tanto, per capire come va, ma lo sguardo si perde in mezzo ai numeri e di fare conti non se ne parla.
E poi qui c'è questa "galanteria" di far partire le donne 100 metri avanti agli uomini, quindi non posso fidarmi troppo dei cartelli.
La cruda verità è che non mi trovo troppo a mio agio con le tabelline del 7 e dell'8 e, in una gara di 10 chilometri, questi sono i numeri che mi servono per tirare le somme e capire come se vale la pena resistere o se ormai non c'è più modo di recuperare.

Nel dubbio però le due tipe davanti a me in salita le supero. Che lasciare qualcuno dietro è sempre una buona strategia, se la matematica non t'assiste.

Mi ritrovo a metà classifica e per effetti cabalistici di classifica eccomi sul palco: una pianta e baci e abbracci con politicame vario.
Premiata per l'ultimo posto della mia categoria, quella delle donne giovani...ma io sono la più vecchia di sicuro.

Adesso domenica...un suicidio la 21 km a Portorecanati?