mercoledì 28 settembre 2011

Pixel e sudore




Nella foto Giovanni di spalle che mi precede mentre scendiamo dal Guasco. Dopo la salita al duomo, si butta un occhio al porto e al mare al tramonto. Sotto la città ronza e strombazza. A noi ci aspetta il parco del Cardeto, siamo al limite della visibilità e ogni tanto tentenno appoggiando i piedi.

Poi decidiamo di darci un taglio e saranno più o meno 15 km. Discesa leggera per il viale, un tentativo di allungare sotto gli Archi, io non raccolgo la sfida.

Ho sete.
Non ho smaltito il sacchetto di semi di zucca salati che ho divorato ieri notte: credo che la sensibilità alla lingua sia ormai compromessa e che avrò la bocca salata per gli anni a venire.

Domenica cercherò di soprevvivere alla mezza maratona di Serra de Conti.






venerdì 23 settembre 2011

G. Allora come sono andate le vacanze?
C. Bene, sette giorni di sole e di relax totale, me la sono proprio goduta. A parte il viaggio di ritorno: tra lo sciopero e i treni veloci che si rompono sembravo Ulisse che cercava di arrivare ad Itaca.
G. Corsa?
C. Quasi tutti i giorni, 11 km scarsi ma con 300 m di dislivello, tanta salita e tutta all’inizio.
G. Poi però ci sarà stata la discesa..
C. Mica tanta, alla fine è un saliscendi sulla cresta della collina e 700 m finali per tornare a casa, in leggera ed insopportabile salita. Da metterci ogni volta abbondantemente più di un’ora
G. Insomma sei sempre la solita lentona.
C. Quando mai sono stata veloce?

Conversazioni da corsa serale nel campo d’atletica, una corsa appesantita dalla giornata di lavoro, dall’umidità e da un paio di scarpe logore e vecchie, che sbatacchiano come ciabatte..
Chissà quando mi deciderò ad usare quelle nuove..
Ma forse non è colpa delle scarpe se invece che correre ciabatto…

venerdì 16 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

metamorfosi

Alternando una corsetta ad una pedalata, sempre con affianco l'afa e l'acqua del mare calda e piatta, ogni tanto ne approfitto per fare una nuotata..
La parola nuoto è un eufemismo, diciamo che riesco a spostare il mio corpo nell'elemento liquido.
Stili adottati:
cane libero in acqua..
mezzarana..
farfalla ancora nel bozzolo..
tartaruga sul dorso..

Da grandi miglioreremo.
L'importante è che il tempo passato a correre stà gradualmente aumentando e a mezzora ci sono arrivato.
Per la fine del mese mi piacerebbe avvicinarmi all'ora, tremendo mal di gambe permettendo..

mercoledì 7 settembre 2011

Ritorno a Frasassi




Ci sono cose che tutti quelli della mia generazione hanno fatto da piccoli, che ovviamente non avremmo fatto se fossimo nati anche a solo 100 km di distanza.
A parte cose scontate tipo passare l’estate al mare, tra i “must” (nel senso che non c’era possibilità di scamparla) ne cito tre:





  • c’era la visita periodica alla Santa Casa di Loreto, spesso in autobus, scortati dalla nonna devota. Dopo un breve tour della basilica, l’accensione di una candela ed il passaggio in mezzo alle mura nere della casetta proveniente dalla Palestina, che, per la verità, non sembravano tanto diverse da quelle di una casa di comuni mortali, si sperava di dare un senso alla giornata con un passaggio alle bancarelle che circondavano il tempio. E mentre la nonna voleva comprarci il solito rosario, noi volevamo tutt’altro…
  •  gita a Monte San Vicino, meglio se nelle canoniche ricorrenze del primo maggio o ferragosto: arrivo, breve passeggiata per trovare un posto dove mangiare al sacco e qui parcheggiare i genitori, ricerca di altri bambini per “fare qualcosa” sperando che qualcuno avesse almeno un pallone. Pranzo al sacco e seconda passeggiata, per digerire e raccogliere i ciclamini (che ormai credo si siano estinti). Se si voleva variare un po’ al posto del San Vicino, ci toccava il monte Cucco: una capocchia brulla e ventosa che piace solo a quelli che si buttano con il deltaplano e simili.
  •  visita alle grotte di Frasassi: stalattiti e stalagmiti, grotte, cunicoli, un grande freddo e un continuo gocciolare. Delle gite alle grotte ricordo una cavità gigantesca che ti dicevano avrebbe potuto contenere l’intero duomo di Milano (“Oohohooo!! Che meraviglia…” si diceva tutti in coro) e poi che era severissimamente vietato toccare le sculture calcaree naturali altrimenti, testuali parole, “Diventano nere e non crescono più”. Quindi appena si entrava tutti lì a toccare quel piccolo mozzicone di stalattite che era a portata di mano, annerito dalla curiosità umana.
Tutte queste cose poi si smetteva di farle.
Così domenica, quando non passata sotto l’ingresso alle grotte, l’ho riconosciuto subito e mi sono rivista piccola, con i capelli legati con due ciuccetti e in coda ad aspettare di entrare.

Ero lì per una gara, il trofeo grotte di Frasassi, 12 km, sperando di scampare all’afa e di trovare un po’ di fresco, sapendo che quest’anno non sarei sopravvissuta alla solita mezzamaratona a Bologna.
In molti avevano avuto la mia stessa idea e in tanti ci siamo ritrovati a correre lungo il fiume che entra ed esce dalla montagna, quello che in milioni di anni ha formato le grotte.
Già solo per fare 5 minuti di riscaldamento ero pronta per il concorso miss maglietta bagnata, perché faceva caldo anche lì.
Nonostante tutto imposto un passo dignitoso intorno al 5/km e lo mantengo in compagnia di Giovanni fino alla metà della gare: un po’ sorpasso e un po’ mi sorpassano.
Dopo il sesto chilometro arriva l’affanno e rallento, resto per i fatti miei e concludo la gara con 1h 03’ 17’’ (secondo il mio orologio).
Raccatto l’ultimo premio disponibile della mia categoria e vado ad attaccarmi alla fontanella pubblica dell’acqua: al ristoro non c’era più nemmeno un bicchiere!!!

venerdì 2 settembre 2011

il risveglio

Dopo un lungo sonno mi son ritrovato lungo il ciglio di una strada secondaria a correre contromano.
Dopo tanto e tanto pedalato ciò mi creava un certo disturbo, sarà che ancora il termo segna oltre i 30°,
sarà il dolore proveniente dal sistema muscolscheletrico avezzo solo al gesto pedalato, sarà che con la biruota si và in senso di marcia o per sentieri, ma l'esercizio è durato poco, dopo 20 interminabili minuti mi son rimesso al passo.
Ma prima di riaddormentarmi non mi son fatto mancare 3 giretti nella pista di atletica, il giusto per capire, dopo un attenta e profonda autoanalisi che il prossimo risveglio avverrà lungo sentieri verdi o altri colori, di campagna di mare o di montagna..
Buonanotteeee..!

mercoledì 31 agosto 2011

Un problema risolto

Al campo d’atletica di Ancona (l’unico che abbiamo) ci sono le crepe sulla pista, in ogni crepa abita una lucertola, negli spogliatoi ci sono le zanzare, tante zanzare, talmente tante che alcune si sono trasferite nella piccola e malconcia palestra che sta sotto gli spogliatoi.
Ora, se si aggiustasse la pista e si chiudessero le crepe, magari quelle pigre lucertole che fanno capolino da sotto il tartan e non si spostano neanche se in arrivo c’è un piede da 46 lanciato a tutta, potrebbero trovarsi costrette a cercare rifugio altrove…
Ovvero negli spogliatoi e nella palestra e per le zanzare non ci sarebbe più scampo, così io non starei a grattarmi come un gatto rognoso mentre, con estremo sforzo, cerco di mettere in fila quattro addominali.

Sterminate le zanzare, avremo i suddetti locali invasi da rettili, ma a questo punto, finito il cibo, non credo che si tratterrebbero a lungo.
Le lucertole, con la pancia piena, emigreranno altrove, le meno intenzionate potremmo convincerle ospitando qualche gatto, forse ne basterebbe anche uno solo se sadico al punto giusto (tipo la mia gatta bianca andrebbe benissimo).

E questo problema sarebbe risolto…

Ora devo pensare a come eliminare i calciatori abusivi che ci hanno invaso con i loro calzoncini sopra al ginocchio e le scarpettine…


martedì 23 agosto 2011

Agosto

Ferie finite (non l’estate per fortuna).

Agosto è volato (purtroppo).

Niente gare (anche se ce ne sarebbero state).

Un agosto di Langhe e mare Adriatico.

Le Langhe hanno portato il loro vino rosso, le grigliate, il riposo nel silenzio dei noccioleti e dei vigneti, fuori dalla portata di qualunque operatore telefonico, la lettura, i discorsi filosofici sulla vita e i banali ricordi di noi giovani della fine degli anni 80.

A sorpresa sulle colline astigiane è arrivata la prima corsa della mia vita alle 5 di mattina.

Poi, dopo 500 km di moto e autostrada, ecco l’Adriatico, quello solito, a 20 minuti da casa (parcheggio, discesa in spiaggia e stesura dell’asciugamano compresi) che non sarà la costa Smeralda, ma che ho rimpianto ogni volta che sono andata al mare da un’altra parte.

Ora sono tornata nel solito flusso delle cose: testarda non ne voglio sapere di svegliarmi prima per correre con un clima più gentile, quindi boccheggio alle 18 al campo di atletica, schivando squadre di calcetto in fervente preparazione, così come la flotta nera degli arbitri, i giovanissimi e velocissimi atleti che ancora sono nel pieno delle vacanze scolastiche, il custode che con la motozappa frulla la sabbia del salto in lungo…

Insomma sono ancora qui, a vedere se il test del moribondo lo passo oppure no…



lunedì 1 agosto 2011

Il peso degli 8 minuti

Ah…bei tempi…quando si tornava da Sarnano con in braccio il prosciutto.

Bei tempi quando all’arrivo si trovava la sorpresa di un piazzamento.

Bei tempi quando si faticava ma almeno si sentiva la strada scorrere sotto le suole.

Ora corrono altri tempi: quelli bui.

Tempi in cui le gambe fanno fatica e la strada sotto non scorre.

Tempi in cui si suda e non si portano a casa prosciutti.

Tempi da 8 MINUTI in più rispetto al tempo dell’anno scorso, sugli stessi 10 km.

Sarnano è un bel paesino, un bar ogni due abitanti, un chiosco mobile di porchetta che è la boutique del salume, una piazza con il traffico dell’ora di punta di una megalopoli e un paio di gare podistiche: una invernale ed una estiva, su due percorsi diversi, ma sempre molto ondulati.

Per entrambe le gare la stessa organizzazione paesana, da sagra, fatta con tanto amore, ma anche tanto caos..

Partenza alle 10 abbondanti e sotto un gran sole. Perdo subito la capacità di respirare ed il controllo del mio corpo.

Saranno i colpi della corsa scomposta in discesa, saranno i bagordi estivi, sarà che la settimana è stata molto faticosa, sarà quel che sarà…ma da subito mi sento piegata da una fitta al torace che non mi molla.

Sia che rallenti, sia che acceleri, sia che respiri profondamente o velocemente, il risultato è lo stesso: uno spillone conficcato nel torace e la totale incapacità di spingere con le gambe.

Riacquisto una parvenza di controllo di me stessa non prima del quinto chilometro, ma ormai non posso fare altro che arrivare al traguardo, con un epico passaggio all’ultimo ristoro dove non c’era più nemmeno un goccio d’acqua.

8minuti8minuti8minuti8minuti8minuti….questo sarà il mantra delle prossime corse!!

lunedì 25 luglio 2011

La biscia è un brutta bestia!

5 chilometri scarsi di apnea: mi ero convinta a correrli tutti d'un fiato. Tanto sono pochi e passano presto.
Alla partenza in discesa mi muovo leggiadra come una palla medica, i tornanti sembrano non finire mai e la discesa ripida non mi è di alcun conforto.

Poi arriva il sentiero ed un po' di pianura: sto sul lato destro e faccio qualche sorpasso, in mezzo ad un polverone alzato dalle gambe che mi precedono.

Prima salitella: niente di minimamente paragonabile a quello che ho patito domenica scorsa sul Carpegna, quindi corro all'unico ristoro previsto per noi che facciamo la gara corta.

Faccio un po' di passi bevendo e poi si ricomincia a salire, ma molto dolcemente.
Al quarto chilometro mi passa sotto i piedi una biscia: mi scappa un urlo che fa tremare tutta la valle e voltare l'intera fila dei podisti che mi precedono.
Scusate ma tollero gli insetti, sto alla larga dalle lucertole, mi vanno bene tutti gli animali pelosi con quattro zampe ed una coda, i pennuti purchè stiano alla larga dalla mia testa, non ho opinioni nè occasioni d'incontro con gli anfibi...ma i rettili mi istigano all'urlo isterico e alla paralisi come una sfigata damina del 1860.

Quello schifo di biscia mi lascia libero il passaggio prima ancora di esaurire l'urlo: mi rimetto in sesto e affronto gli ultimi due chilometri. Arrivo con il cuore in gola, per lo sforzo dello sprint finale più che per il brutto incontro.
Un minuto in più dell'anno scorso.

Poi attendo che parta e arrivi il gruppo degli 11 km di cui fa parte Giovanni.
Il mio grande talento fotografico lo ritrae all'arrivo in versione poltergeist.

Ora aspetto che torni il caldo e spero che mercoledi sera a Falconara non piova: si va a questa noncompetitiva e magari dopo a farci una birra...

giovedì 21 luglio 2011

I ricordi del Sasso Simone.


Del primo anno al trail del Sasso Simone mi ricordo la sorpresa di essere partita per una delle solite 21km ed essermi trovata in un altro mondo. Ricordo lo stupore correndo e camminando in mezzo alle mucche, ad ogni passo, mentre salivamo verso la cima mi chiedevo dove saremmo arrivati.
Il paesino di Villagrande era sparito dopo nemmeno un chilometro e poi c'erano stati 20 chilometri di pascoli e di sentieri.

Del secondo anno mi ricordo le vesciche e i piedi massacrati dalle scarpe da trail inadatte al percorso che gli organizzatori avevano dovuto cambiare per il maltempo. Mi ricordo la delusione di non aver potuto godere dell'altezza del Carpegna.

Del terzo anno ricordo il nuvolone nero che pesava sulla cima, ricordo il vento che lo ha spazzato via, ricordo un buon tempo e un piccolo piazzamento in categoria.

Di quest'anno ricorderò che, per la prima volta da quando corro, mi sono scordata i calzini a casa (per fortuna erano nel pacco gara), mi ricorderò del sole caldo e del vento fresco, mi ricorderò di quanto ho camminato perchè proprio non ce la facevo a correre, mi ricorderò che sono partita pensando che non ce l'avrei fatta a finirla.
Invece l'ho finita anche quest'anno, anche se con quasi 20 minuti in più dell'anno scorso, ma senza traumi e senza arrivare con le gambe a pezzi.

Il trail al Sasso Simone lascia sempre dei ricordi ed è per questo che ogni anno ci torno..

Domenica prossima Cingoli.

martedì 12 luglio 2011

Lacrime di coccodrillo



Corro per voglia più che con le gambe ed il fiato.

Dopo dieci giorni di stop, di mangiate e bevute in compagnia arranco e fatico come un bambino grasso di seconda elementare che affronta l'ora di ginnastica totalmente scoordinato.

D'altra parte è inutile piangere sul sudore non versato, ma ora è giunta l'ora di pagare, di espiare le colpe, quindi pagherò tutto con gli interessi all'Eco trail del Sasso Simone e Simoncello di domenica prossima.

Nel frattempo mi sono rimessa in riga da lunedi, o almeno cerco di recuperare una dignità podistica aspettando quei 21 km in montagna.

Ma le mie sono lacrime di coccodrillo: per correre nella solita triste zona industriale c'è sempre tempo, non c'è n'è mai abbastanza per la buona compagnia.
Quindi, male che va, al trail cammino, senza troppi sensi di colpa.



venerdì 1 luglio 2011

Domenica non si corre...si nuota


.....anzi Giovanni nuota...
...io faccio il tifo, tra una birra e l'altra...

martedì 28 giugno 2011

Caccia alla rana 2011...tutto bene a parte un piccolo dettaglio...

Tutto perfetto a Barchi sabato sera.

Giornata luminosa, calda ma ventosa, prima di partire c’era uscita anche una giornata al mare e un microriposino prima di prendere l’autostrada.

Con la preiscrizione mandata per fax abbiamo evitato la coda e la solita polemica con un giudice un po’ noioso, un precisino logorroico che infesta le gare del circuito “CorrerexCorrere” della UISP.

La forma è quella che è in questo periodo: scarsa come gli allenamenti, ma le sensazioni sono abbastanza buone, è pure rientrato un fastidioso dolore al collo del piede che era esploso senza apparente motivo (accidenti alle scarpe allacciate fino all’ultimo buco…).

Pregara a bere caffè, guardare le gare dei bambini che si affannano incitati dai genitori.

I più piccoli quando corrono si protendono in avanti più che possono, allungano il collo, non respirano, un giro da cinquecento metri magari lo fanno in apnea, camminano quando scoppiano ma rimettendosi a correre se qualcuno li sta sorpassando, fosse anche una bella bambina bionda che ha la metà dei loro anni.

Gli adulti di solito una bella bambina bionda la lasciano passare e si fanno portare al traguardo, poi magari si tolgono la soddisfazione di dare un’accelerata negli ultimi cinque metri per scalare una posizione in classifica.

I bambini, quando poi vengono premiati sul palco, tengono la coppa in alto sulla testa, come i più navigati e consumati piloti di MotoGP.

Noi adulti, invece partiamo alle 21:15 e ci sono due scuole di pensiero: quelli che partono a tutta perché ci sono due chilometri di discesa e sperano che il botto, al ritorno in salita, non sia troppo grosso e quelli che partono cauti perché poi c’è la salita e da tanta soddisfazione sorpassare quelli scoppiati.

Io lascio fare alle gambe: vi va di andare in discesa?? Fate pure.

Poi c’è la salita. Rallentate? Va bene così.

La fatica è tanta per tornare all’arrivo però è bello correre con di fianco un tramonto infuocato sopra le colline, un tramonto che dura lo spazio di un chilometro, per il chilometro finale invece mi aspetta solo il buio, circondata dalle lucciole e con il respiro in affanno che diventa un rumore assordante nel silenzio della campagna.

1h 04’..e arrivo anche io, due minuti sopra il mio record sul percorso…ma non è tanto questo che mi ha lasciato l’amaro in bocca, non è questo che è andato storto.

C'è stato un unico grosso disguido alla Caccia alla rana...la birra era calda!!! Dopo quasi 12 chilometri di sudore, mi merito una birra gelata, talmente fredda da far venire il mal di testa!!

martedì 21 giugno 2011

Da rifugio a rifugio 2011

Dopo tre anni di pioggia, vento, nebbia e freddo siderale, quest’anno, finalmente a Forca di Presta s’è visto il sole. Non che non fosse freddo e che, come al solito, il prato intorno al rifugio di partenza non fosse spazzato da un vento molto forte, ma almeno quest’anno ho visto, correndo, la piana di Castelluccio a strapiombo sotto i miei piedi.

Grazie al sole ho finalmente capito, dopo due anni, che i rifugi attraverso cui si passa sono solo due, mentre, vista la totale mancanza di visibilità delle edizioni precedenti, ero convinta che fossero tre. Quest’anno passando davanti a quello che credevo il terzo rifugio ho avuto l’illuminazione: che esistano due rifugi uguali sul Vettore, con gli stessi volontari a distribuire the, biscotti e spicchi di arance, con le stesse macchine della protezione civile…è praticamente impossibile, sta vedere che è lo stesso….

Eppure le premesse non erano buone. Prelevato Danilo (MiticoJane) al casello di Ancona sud, dopo un’ora e mezza di strada, ci stavano infilando in una densa e grossa nuvola nera incastrata sulle cime dei Sibillini.

Intorno al rifugio c’è un bel formicolare di cappelli con la piuma che montano le loro tende, di atleti variopinti che con le braccia conserte cercano di scaldarsi e di sbrogliare la fila per il ritiro dei pettorali.

Poi finalmente si parte e ad occhio mi sembra che siamo più dell’anno scorso, il vento fortissimo ha spazzato il cielo, il sole illumina una lunga fila di piccoli uomini che corrono in fila indiana sul sentiero che percorre il profilo della montagna.

La prima parte del sentiero è quella che patisco di più, perché siamo tutti ammassati e bisogna stare attenti a tutto: al sentiero stretto, in leggera pendenza, alle buche nascoste dall’erba, a non guardare di lato perché lo strapiombo sotto è ipnotico e, soffrendo vagamente di vertigini, per me è attraente come una calamita.

Finisce finalmente questo pezzo, posso tirare su la testa e godere del panorama, corro come posso, quando la salita è troppo dura cammino, sono ottimisticamente proiettata a limare, anche se di pochissimo, il tempo degli anni passati.

Poi arriva la crisi, quando non te lo aspetti, quando è rimasto da fare il pezzo più largo, meno impegnativo: gli ultimi due chilometri, quelli lungo una specie di ciclabile di montagna, quelli in cui incroci i passeggiatori che ti dicono che manca poco, quelli in cui, per colpa del sole che c’è quest’anno lo vedi quel maledetto rifugio in cui devi arrivare che sembra che si allontani, quelli in cui ti sorpassano tutti, anche quelle tre donne che ti sembrava di aver sorpassato una volta per tutte.

Tempo finale come l’anno scorso, 2h 11’ e un po’, ma con un arrivo sofferto che non mi aspettavo.

Ma ho trovato il modo di dimenticare tutto: con vino bianco aspro, rosso amabile, salsiccia di cinghiale al peperoncino, pane con sale e olio di Spelonca, gentilmente offerti dagli alpini di un qualche posto in provincia di Ascoli Piceno.

Ho trovato conforto nel riso alla Panissa degli alpini di Vercelli e in un bicchiere di barbera d’Asti.

Ma soprattutto nel sorriso paonazzo dell’alpino che pochi metri dopo l’arrivo, distribuiva the caldo e che tutti gli anni che arrivo è sempre lì e mi fa: “Eccola è arrivata finalmente!” neanche avessi fatto tutte le 38 edizioni di questa bella corsa…

N.B. la foto l'ho rubata dall'albun fotografico del Mitico che ringrazio per la compagnia.


venerdì 17 giugno 2011

Da rifugio a rifugio


E speriamo che quest'anno ci sia il sole.
Alpino metti su l'acqua per la pasta, che dopo la corsa ho un certo appetito...

martedì 14 giugno 2011

Ermetismo


E’ il giorno della vecchiaia.

E’ il giorno dei soliti 10.

E’ il giorno dell’inatteso 51.

Sarà stato un tentativo di fermare il tempo.

O sarà la fretta di andare al baracchino delle birre in riva al mare…

Se non si capisce niente non c'è niente di strano...

giovedì 9 giugno 2011

Prelevo Giovanni sotto casa sua, mi faccio offrire il caffè, parto di gran carriera chiudendo le portiere della macchina, per impedirgli la fuga, perchè se si rimette a piovere magari prova a darsela a gambe.

Imbarco il terzo passeggero, come al solito, all'imbocco dell'autostrada e ce ne andiamo a Castelraimondo: nona Stracassero, un dodici chilometri ondulato, economico, ben organizzato e molto partecipato.

Alla partenza combatto con una strana nausea alla bocca dello stomaco: devono essere tutte quelle arachidi salatissime con cui ho accompagnato la birra.

Tante brevi salite sotto un sole inaspettato: sono orgogliosamente brillante nell'arrampicata....un piacevole effetto delle salite dei trail delle ultime settimane.
Per contro in discesa sono praticamente ferma e in pianura devo impegnarmi per spronare le gambe....uno spiacevole effetto dei trail delle ultime settimane.

Più sudo e più penso che, se il tempo non si guasta, un bagno al mare bisogna farlo.
Nel frattempo, negli ultimi tre, forse quattro chilometri, ingaggio una lotta per l'accaparramento di uno degli ultimi posti disponibili per ottenere un premio di categoria.
Bleffo e ostento noncuranza, ma con la coda dell'occhio tengo a bada l'avversaria e sull'ultima salitella mi prendo un po' di metri di vantaggio da difendere fino all'arrivo.

.....poi torno a casa: ho difeso la posizione, portato a casa il mio misero piazzamento...in tempo per l'acquazzone del secolo.
Bella giornata...peccato che non sia stato assolutamente possibile andare a fare quel famoso tuffo.

mercoledì 1 giugno 2011

Trail Colle San Marco...in poche parole

Arrivo tardi ma arrivo, in tutti i sensi.

Quindi iniziamo dalla fine, quando mancavano poco meno di 4 km all'arrivo, forse i più duri, quelli con l'arrampicata finale su un sentiero che era quasi una scalinata di rocce, con l'apparizione della Madonna a circa metà, sotto forma di statuetta votiva attorniata da ceri rossi e altre statuette non meglio identificate, che potevano essere anche i sette nani con Biancaneve, tanto ero "fatta di fatica" per riconoscerli.
Fin lì s'era trattato di correre in leggera salita sotto un fitto bosco di querce, poi un bel tratto su un sentiero panoramico, un altro tratto in salita, ma corto, infine una bella e lunga discesa lungo un ghiaione.

La discesa me l'ero inaspettatamente goduta: nessuna delle mie solite paure, i piedi saltellavano a destra e sinistra, le scarpe mi davano una gran sicurezza.
Poi di nuovo nel bosco, ma senza nessun dubbio su quale fosse la strada da seguire.

Poi, all'improvviso, sugli unici metri di strada larga, in pianura, senza una buca o una radice, senza rami da scansare o tronchi di traverso, ecco che il mondo mi si capovolge, la terra va per aria e mi vedo rotolare appoggiata su un gomito e una spalla.
Metto le mani avanti per evitare di rimetterci, come mio solito, i denti e mi ritrovo seduta in terra, ferma per qualche minuto a cercare di capire se mi sono fatta male e come ho fatto a cadere e....non lo capisco!!

Tutto sembra a posto, mi rimetto in sesto e impanata come una cotoletta mi rimetto in movimento, scarpinando per questi ultimi quattro chilometri e arrivando sul prato che precede l'arrivo in un tripudio di grigliate da guinnes....

Da rifare....magari senza cadere!

martedì 24 maggio 2011



Attendo istruzioni, l'email per l'iscrizione è pronta, basta solo che Giovanni faccia anche un solo cenno di vago assenso e io lo iscrivo ad un'altra corsa in montagna. Ha tempo fino al venerdi.
Mi basta anche un "ma vediamo", l'importante è che non sia un no deciso e si ritrova iscritto all'ecotrail di Colle San Marco (AP).

Tanto ormai, dopo i 22 km Fabriano e i 10 scarpinando per Castelfidardo (quella della "famosa" e omonima battaglia e delle fisarmoniche) cosa mai saranno altri 20 km in montagna?
Al massimo cammino...

Su Giovanni...