venerdì 25 novembre 2011

R.I.P.


Niente di eroico nel correre al buio, al freddo ed in mezzo alla nebbia o alla pioggia.
Non sopporto i piedi congelati ed il naso che cola.
Il cappello in testa non mi sta, la fascia mi fa sembrare ancora più grande il naso.
Quindi mi riposo da domenica, dopo una "veloce" apparizione al II trofeo Esalex di Fano: poco più di 10 km strapiatti, in mezzo alla campagna silenzionsa dietro la zona industriale di Fano.

Si parte come sempre dal mercato dell'ortofrutta, dove c'è la solita fiera dell'autunno con le bancarelle.
Fa veramente freddo all'inizio, il vento e la nebbia punzecchiano la pelle del viso e dei miei polpacci. 
Solite riflessioni banali tra podisti in attesa: "Tutti gli anni qui c'è la nebbia e fa freddo" E vorrei vedere, siamo come ogni anno a fine novembre, in una spianata dietro il mare...è facile che sia freddo ed umido.

Sopravvissuta alle fasi iniziali concitate da grande affluenza, trovo un passo regolare ed un compagno di corsa: 5'/km, ristoro compreso. Mi sento come se avessi compiuto una grande impresa, anche se, come al solito, ho sempre più gente davanti di quanta ne lasci dietro.

Oggi c'è il sole, ma è venerdi e non ho avuto mai buone impressioni dalle corse del venerdi sera, se continua così posso pensare di rimettere le scarpe domenica a Porto sant'Elpidio...




martedì 15 novembre 2011

Corri e impara


La corsa di San Martino è una partenza critica, perché tra chi sorpassa a destra, chi a sinistra, chi cerca di scavalcarti, chi te lo ritrovi sulla punta delle scarpe…per un paio di km la cosa più importante è non travolgere nessuno e non essere macinati.
La folla è composta da:
·         supermegatop runner che se la fanno a 3’ al km come se fosse tutta in discesa (ogni volta mi chiedo come è possibile che ne arrivino così tanti fin quaggiù)
·         top runner da 4’ al km, un po’ meno spaziali dei primi, ma che se la cavano comunque in meno di un’ora
·         podisti medi, di passo medio che cercano di partire il più avanti possibile
·         passeggiatori in tuta e zaino in spalla pronti per la magnalonga di 5 km a fare da collante alla massa.

In tale abbondanza di gambe che corrono e di menti a corto d’ossigeno, ti ritrovi a sentire che “Il pettorale è meglio attaccarlo in basso sulla maglia, perché ripara la pancia e, se lo metti troppo in alto, ti sbatte il vento in faccia.”

Prendo atto e imparo.

Corsa conclusa felicemente e senza troppe pretese in 1 h 17’ 46’’, un minuto in meno dell’anno scorso: una piccola soddisfazione per me che, finora ho badato solo a metterlo dritto il pettorale e non sempre ci sono riuscita.

venerdì 11 novembre 2011


Domenica mattina piove.
Sto sotto le coperte e aspetto l’ultimo minuti per tirarmi fuori, quando arriva un messaggio: “Io vengo in jeans e non corro, porto l’ombrello”.
Me l’aspettavo.
Segue una seconda direttiva: “Se vieni sotto casa mia alle 8:15 ci prendiamo il caffè”.
Rispondo “Ok”.
Una spruzzata d’acqua in faccia, una spazzolata ai denti e mi assemblo velocemente, imbraccio il borsone strapieno per ogni evenienza, così posso affrontare di tutto: tornadi, trombe d’aria, bombe d’acqua, bolle di calore, nevicate da era glaciale, caduta di asteroidi….fino alla fine del mondo.
Tempo impiegato: 7 minuti e sono al bar.

Scrocco il caffè al ragazzo-ombrellino, lo carico in macchina e andiamo a vedere com’è la situazione in zona gara.
Tutto questo avviene nel raggio d’azione di 5 km scarsi da casa mia.

Zona gara affollata quanto bagnata, si fa ad ombrellate.
Nonostante il tempaccio, mi sembra che ci sia parecchia gente, tutta in mezza alla strada, sotto la tutela di una volante dei vigili che cerca di disciplinare il gregge.

9,5 km non competitivi ma impegnativi, vicina a casa e la quota va in beneficenza: perché non andarci, anche se piove?
E poi alla fine ha smesso giusto giusto per la partenza.
Il ragazzo-ombrellino ci guarda partire e poi, con il parapioggia al braccio, riprende la via di casa, a piedi, non ci aspetta arrivare e se ne va in piscina.

Io ho fatto la mia corsa: 50 minuti, la seconda parte chiacchierando con Fabio che, nel mezzo del suo giro domenicale, si è imbucato per qualche km.
Tutto bene a parte le scarpe nuove che si sono un po’ sporcate…

Per domenica il ragazzo-ombrellino si è fatto iscrivere alla corsa di San Martino di Controguerra, perché ha visto che questo finesettimana è previsto un gran sole.
Quindi si va a Controguerra.

mercoledì 2 novembre 2011

Sul Monte Conero come Cappuccetto rosso, ma senza il lupo cattivo.

Indosso la maglia rossa taglia L che Giovanni mi ha prestato, visto che io non trovo la mia e mi serve assolutamente una tasca per tenere un pugno di caramelle gommose che mi diano un po’ di conforto lungo il percorso. E’ la maglia che probabilmente avrebbe messo lui, se non fosse stato stroncato dagli antibiotici e non fosse rimasto a casa a dormire.
La abbino ai pantaloni al ginocchio, più che altro per evitare i graffi sulle gambe, anche se la temperatura è tale che si sarebbe stati bene anche con qualcosa di più corto.
Calzo in testa il cappellino rosso che uno degli sponsor ha distribuito a tutti i partecipanti di questo primo Conero Trail e completo la mise con le scarpe da trail, anch’esse rosse ed impreziosite da una coccinella che, rincoglionita dal freddo, non ne vuole sapere di staccarsi dai lacci.

Ecco, sono pronta e sembro Cappuccetto rosso, pronta per andare a trovare la casa della nonna, solo che dalle ultime notizie pare che ci siano state delle modifiche e per andare e tornare dalla nonna ci toccherà fare un paio di km in più rispetto a quelli previsti.

La massa si precipita in picchiata verso la spiaggia di San Michele, il mare è piatto, è tutto rosa e azzuro, il silenzio dell’acqua amplifica le voci dei podisti che ancora hanno fiato per sfottersi. Un pescatore dalla riva guarda perplesso.
Segue una salita di 8 km da “livello del mare” fino a “quota 527 metri”: ne avrò corso forse un 10%, tutto il resto è stato un’arrampicata con il cuore in gola, un’abbuffata di corbezzoli, di sbirciate brevi al panorama badando bene a non inciampare perché il fondo è molto sconnesso.

Sbuco dietro al monastero in cima al monte, banchetto al ristoro e, benché abbia impiegato un’eternità a fare questo primo tratto non m’importa, perché sento che le gambe ci sono, si sentono in grado di gestire i km che mancano e non avranno paura di rifarsi, questa volta in discesa, quegli 8 km terribili.

Ora finalmente corro, faccio lo slalom in mezzo al bosco, senza nessuno intorno, il percorso è ben segnalato, non ho dubbi su dove andare e poi riesco anche ad orizzontarmi: sono una macchia rossa che saltella sulle radici, passa sotto i rami, segue con attenzione i segnali lasciati dagli organizzatori, per parecchio tempo non sento nessuna voce intorno a me, solo il frusciare della maglia troppo larga, il mio respiro finalmente regolare ed il calpestio dei miei passi nel sottobosco.

Eccomi di nuovo in cima: mi aspetta la discesa da affrontare con prudenza, le gambe vanno piano ma ubbidiscono ai comandi, non inciampano, se possono accelerano e in salita fanno quello che possono, soffrono e gemono solo all’ultimo passaggio in spiaggia, perché sembrava di correre sulle sabbie mobili.

Alla fine eccomi: 3 ore 13 minuti ed un po’…vado diritta al ristoro e mi gratifico con un panino alla lonza ed una birra.

Bellissimo il I trail del Conero, tanto quanto duro, mi auguro che sia il primo di una lunga serie…

mercoledì 26 ottobre 2011

Filottrano. Trofero Extra

Ma non sarà il caso di dire qualcosa sulla gara di Filottrano, prima di partire per il trail del monte Conero?
Allora dirò che sono stati 14 km soddisfacenti, ondulati, iniziati sotto l’arco di pietra delle mura di cinta, con giro panoramico intorno al paese per prendere la rincorsa e filare fino alla collina davanti (frazione Cantalupo).
Si incrociano i super mega top runner che già stanno tornando indietro e non sembrano nemmeno toccare per terra.
Giro intorno alla frazione e via, si prende la strada per tornare a Filottrano, bevendo a tutti i ristori, chiacchierando, fermandosi anche perché una scarpa si è slacciata.
Ecco che davanti mi si para l’ultima salita, quella che entra in paese, arrancando un po’ tengo duro, perché dietro sento il rumore delle scarpe di qualcuno o qualcuna che mi insegue.

Eccomi 1 h 11’ scarsi, sono contenta, mi approprio con un po’ di fatica del premio per il terzo posto della mia categoria ed inizio a pensare a come fare per finire degnamente i 23 km con 1200 metri di dislivello del Conero…
….ancora non ho trovato una risposta e si accettano suggerimenti.
P.S. speriamo che non piova e si accettano consigli…

venerdì 21 ottobre 2011

Aspetto il I Conero Trail e sto al caldo

Si avvicina il giorno della I Conero Trail ed il livello di concentrazione è tale che fino a domenica scorsa ero convinta che la gara fosse questo fine settimana e non il prossimo.
La preparazione è uguale alla concentrazione.

Tirato un sospiro di sollievo lunedi riposo, perché, compiaciuta della terza mezzamaratona consecutiva, mi lascio coccolare dalla stanchezza.
Martedì m’infilo le scarpe di nuovo perché so che sta arrivando la pioggia e i pochi giorni disponibili non vanno sprecati: meglio una corsa in più che una in meno.
Mercoledi inizio le ricerche per qualcosa da correre domenica e alla fine ripiego su un 14 km a Filottrano, non avendo trovato niente di più lungo e vicino casa.
Giovedì Giovanni è colpito da peste o qualcosa di simile, non ho mai visto uno spilungone di più 180 cm ridotto così male. Speriamo che la chimica faccia un miracolo o non credo che lo vedremo sul Conero.
Oggi venerdi, di nuovo pioggia e freddo…

Intanto il Conero ha il cappello e questo non è un bel segnale..

martedì 18 ottobre 2011

Abbiamo provato anche la CorriGubbio..


Gubbio domenica mattina, parcheggio di un qualunque centro commerciale, ore 7:40.







Una manciata di scout in gonnapantalone di velluto a coste larghe, di poco sopra le ginocchia, radunati per andare a fare le loro cose.
Una comitiva di pensionati che sciamano intorno a due autobus, indecisi sul salire perché anche a settant’anni si ha il diritto di scegliersi il proprio vicino di posto sul pullman della gita.

E poi Cristina e Giovanni: a cento km da casa, curvi sotto il vento e l’aria molto frizzante, in attesa di capire se hanno sbagliato posto, giorno ed orario, perché li dovrebbe esserci la partenza della CorriGubbio.
Siamo in anticipo scandaloso, assonnati ed infreddoliti, senza un bar aperto nelle vicinanze dove trovare un po’ di tepore e l’ennesimo caffè.
Quando il parcheggio si è svuotato degli eredi di Baden Pawell e degli amici di Nonno Libero, sotto i piedi ci spuntano un timido tappeto rosso e due transenne, quindi forse siamo nel posto giusto, peccato che potevamo risparmiarci la sveglia alle 6.

Anche se siamo lontano da casa, qualcuno dell’Atletica Falconara lo trovi sempre. Quindi si ricompone la fortunata coppia della Vallesinamarthon: Cristina (in completo azzurro-Angelini) e Franco (in canotta vinaccia-Falconara), si affianca un Giovanni all’arrembaggio dei 21 km.
Ho deciso per un abbigliamento spregiudicato: solo la canottiera e fa un freddo infernale, se corro riesco a gestirlo, ma mentre aspetto che ci diano il via m’incuneo tra i podisti, scegliendo quelli più grossi e massicci, perché ti riparano dal vento e magari emanano un po’ di calore, non solo olezzo di sudore e creme riscaldanti.

Partenza allegra, dopo un primo km lento per sbrogliare la matassa dello start: Giovanni ad un certo punto sentenzia: 4’45’’/km. Bisogna rallentare assolutamente altrimenti il botto è assicurato.
Ecco allora un confortante, ma onorevole 5’10’’/km, lo stesso passo di Jesi.
Anche la gara sembra la stessa: stessa giornata di sole, stesso percorso extraurbano di campagna vagamente pianeggiante, stesso vento bastardo e contrario.
E come a Jesi leggero cedimento negli ultimi due km.
Fermo il tempo ad 1h 50’26’’: tempro il fisico sotto la doccia gelata, scappo verso casa dove mi aspetta un piatto bollente di cappelletti in brodo per evitare la polmonite.

E dopo la terza domenica di fila a fare mezzemaratone, devo trovare qualcosa di adeguato per domenica prossima, perché…perché c’è un motivo…

martedì 11 ottobre 2011

Il sig. G.B.

Il sig. G.B. dell’Atletica Falconara è corridore “esperto”, se non altro perché è stato immatricolato nel 1941 (mi pare).
Consumato Don Giovanni, non trascura di abbracciare e baciare castamente sulla mano, le signore podiste che ormai lo accolgono sempre con un gran sorriso.

Di solito parte dalle retrovie, ma non per questo resta ultimo: spesso lo senti annunciarsi da dietro che, con passo svelto, imposta il sorpasso. Con falcata breve ma fitta più volte mi ha sorpassato, tirando dritto come un treno.

Domenica scorsa a Jesi non lo ha nemmeno fermato il tappeto che gli ha fatto lo sgambetto, facendolo finire a gambe all’aria a pochi metri dal traguardo.
Gli organizzatori della corsa avevano previsto un’unica categoria dai sessanta in poi, quindi il sig. G.B. alla partenza era un po’ sfiduciato, perché le possibilità di correre per ottenere un piazzamento erano scarse.

Nel caos della partenza siamo vicini, ma poi lo perdo di vista quasi subito: non so se è davanti o dietro.

Lo rivedo alla fine, quando arriva e mi racconta della caduta, è contento: ci ha impiegato 1h 53’ più o meno.
Se il tempo non gli è bastato per un piazzamento nella sua categoria, ci ha pensato la sua “esperienza”: eccolo quindi sul palco, premiato e sbaciucchiato da una squadra di giovani donne, che ancora dovevano tornare a dormire di sicuro dopo un sabba …
L’ho visto scosso a scendere le scale, pensavo che il cuore sopravvissuto a tanti km, non avrebbe retto l’impatto con tanta F…..ama.
Di sicuro non sopravvivrà il suo matrimonio, non appena la moglie vedrà le foto, che sto giusto ora inviando ad alcuni compagni del suo gruppo.

Io per questa domenica sono arrivata davanti al sig. G.B. e sono molto orgogliosa della perfetta media tenuta di 5’10’’/km, per tutti i 21 km, a parte un piccolo cedimento negli ultimi due km di gara leggermente in salita.
Insomma, la Vallesinamarathon è una delle mezze che mi è riuscita meglio!

giovedì 6 ottobre 2011

Da Serra de Conti porto a casa 21 km di colline, una bella sudata, dolcetti, vino e caffè per il quarto posto di categoria.

La corsa è sempre lei:  due giri intorno alle mura restaurate di fresco, per poi perdersi tra le colline, tra i terreni coltivati con ordine, sfiorando le cascine con le aie che rumoreggiano di galline e tacchini.
Anche la barista, la Signora del liscio, come ogni anno fa centinaia di caffè e ancora chiede quanti km è lunga la gara.


Le gambe vanno piano ma stanno bene, lo spirito è sollevato dal trovare al ristoro finale pizza alla cipolla e vino bianco...

Ora vediamo come ce la caviamo io e le mie vecchie scarpe domenica prossima alla Vallesinamarathon.




sabato 1 ottobre 2011

PASSI DA GIGANTE


mercoledì 28 settembre 2011

Pixel e sudore




Nella foto Giovanni di spalle che mi precede mentre scendiamo dal Guasco. Dopo la salita al duomo, si butta un occhio al porto e al mare al tramonto. Sotto la città ronza e strombazza. A noi ci aspetta il parco del Cardeto, siamo al limite della visibilità e ogni tanto tentenno appoggiando i piedi.

Poi decidiamo di darci un taglio e saranno più o meno 15 km. Discesa leggera per il viale, un tentativo di allungare sotto gli Archi, io non raccolgo la sfida.

Ho sete.
Non ho smaltito il sacchetto di semi di zucca salati che ho divorato ieri notte: credo che la sensibilità alla lingua sia ormai compromessa e che avrò la bocca salata per gli anni a venire.

Domenica cercherò di soprevvivere alla mezza maratona di Serra de Conti.






venerdì 23 settembre 2011

G. Allora come sono andate le vacanze?
C. Bene, sette giorni di sole e di relax totale, me la sono proprio goduta. A parte il viaggio di ritorno: tra lo sciopero e i treni veloci che si rompono sembravo Ulisse che cercava di arrivare ad Itaca.
G. Corsa?
C. Quasi tutti i giorni, 11 km scarsi ma con 300 m di dislivello, tanta salita e tutta all’inizio.
G. Poi però ci sarà stata la discesa..
C. Mica tanta, alla fine è un saliscendi sulla cresta della collina e 700 m finali per tornare a casa, in leggera ed insopportabile salita. Da metterci ogni volta abbondantemente più di un’ora
G. Insomma sei sempre la solita lentona.
C. Quando mai sono stata veloce?

Conversazioni da corsa serale nel campo d’atletica, una corsa appesantita dalla giornata di lavoro, dall’umidità e da un paio di scarpe logore e vecchie, che sbatacchiano come ciabatte..
Chissà quando mi deciderò ad usare quelle nuove..
Ma forse non è colpa delle scarpe se invece che correre ciabatto…

venerdì 16 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

metamorfosi

Alternando una corsetta ad una pedalata, sempre con affianco l'afa e l'acqua del mare calda e piatta, ogni tanto ne approfitto per fare una nuotata..
La parola nuoto è un eufemismo, diciamo che riesco a spostare il mio corpo nell'elemento liquido.
Stili adottati:
cane libero in acqua..
mezzarana..
farfalla ancora nel bozzolo..
tartaruga sul dorso..

Da grandi miglioreremo.
L'importante è che il tempo passato a correre stà gradualmente aumentando e a mezzora ci sono arrivato.
Per la fine del mese mi piacerebbe avvicinarmi all'ora, tremendo mal di gambe permettendo..

mercoledì 7 settembre 2011

Ritorno a Frasassi




Ci sono cose che tutti quelli della mia generazione hanno fatto da piccoli, che ovviamente non avremmo fatto se fossimo nati anche a solo 100 km di distanza.
A parte cose scontate tipo passare l’estate al mare, tra i “must” (nel senso che non c’era possibilità di scamparla) ne cito tre:





  • c’era la visita periodica alla Santa Casa di Loreto, spesso in autobus, scortati dalla nonna devota. Dopo un breve tour della basilica, l’accensione di una candela ed il passaggio in mezzo alle mura nere della casetta proveniente dalla Palestina, che, per la verità, non sembravano tanto diverse da quelle di una casa di comuni mortali, si sperava di dare un senso alla giornata con un passaggio alle bancarelle che circondavano il tempio. E mentre la nonna voleva comprarci il solito rosario, noi volevamo tutt’altro…
  •  gita a Monte San Vicino, meglio se nelle canoniche ricorrenze del primo maggio o ferragosto: arrivo, breve passeggiata per trovare un posto dove mangiare al sacco e qui parcheggiare i genitori, ricerca di altri bambini per “fare qualcosa” sperando che qualcuno avesse almeno un pallone. Pranzo al sacco e seconda passeggiata, per digerire e raccogliere i ciclamini (che ormai credo si siano estinti). Se si voleva variare un po’ al posto del San Vicino, ci toccava il monte Cucco: una capocchia brulla e ventosa che piace solo a quelli che si buttano con il deltaplano e simili.
  •  visita alle grotte di Frasassi: stalattiti e stalagmiti, grotte, cunicoli, un grande freddo e un continuo gocciolare. Delle gite alle grotte ricordo una cavità gigantesca che ti dicevano avrebbe potuto contenere l’intero duomo di Milano (“Oohohooo!! Che meraviglia…” si diceva tutti in coro) e poi che era severissimamente vietato toccare le sculture calcaree naturali altrimenti, testuali parole, “Diventano nere e non crescono più”. Quindi appena si entrava tutti lì a toccare quel piccolo mozzicone di stalattite che era a portata di mano, annerito dalla curiosità umana.
Tutte queste cose poi si smetteva di farle.
Così domenica, quando non passata sotto l’ingresso alle grotte, l’ho riconosciuto subito e mi sono rivista piccola, con i capelli legati con due ciuccetti e in coda ad aspettare di entrare.

Ero lì per una gara, il trofeo grotte di Frasassi, 12 km, sperando di scampare all’afa e di trovare un po’ di fresco, sapendo che quest’anno non sarei sopravvissuta alla solita mezzamaratona a Bologna.
In molti avevano avuto la mia stessa idea e in tanti ci siamo ritrovati a correre lungo il fiume che entra ed esce dalla montagna, quello che in milioni di anni ha formato le grotte.
Già solo per fare 5 minuti di riscaldamento ero pronta per il concorso miss maglietta bagnata, perché faceva caldo anche lì.
Nonostante tutto imposto un passo dignitoso intorno al 5/km e lo mantengo in compagnia di Giovanni fino alla metà della gare: un po’ sorpasso e un po’ mi sorpassano.
Dopo il sesto chilometro arriva l’affanno e rallento, resto per i fatti miei e concludo la gara con 1h 03’ 17’’ (secondo il mio orologio).
Raccatto l’ultimo premio disponibile della mia categoria e vado ad attaccarmi alla fontanella pubblica dell’acqua: al ristoro non c’era più nemmeno un bicchiere!!!

venerdì 2 settembre 2011

il risveglio

Dopo un lungo sonno mi son ritrovato lungo il ciglio di una strada secondaria a correre contromano.
Dopo tanto e tanto pedalato ciò mi creava un certo disturbo, sarà che ancora il termo segna oltre i 30°,
sarà il dolore proveniente dal sistema muscolscheletrico avezzo solo al gesto pedalato, sarà che con la biruota si và in senso di marcia o per sentieri, ma l'esercizio è durato poco, dopo 20 interminabili minuti mi son rimesso al passo.
Ma prima di riaddormentarmi non mi son fatto mancare 3 giretti nella pista di atletica, il giusto per capire, dopo un attenta e profonda autoanalisi che il prossimo risveglio avverrà lungo sentieri verdi o altri colori, di campagna di mare o di montagna..
Buonanotteeee..!

mercoledì 31 agosto 2011

Un problema risolto

Al campo d’atletica di Ancona (l’unico che abbiamo) ci sono le crepe sulla pista, in ogni crepa abita una lucertola, negli spogliatoi ci sono le zanzare, tante zanzare, talmente tante che alcune si sono trasferite nella piccola e malconcia palestra che sta sotto gli spogliatoi.
Ora, se si aggiustasse la pista e si chiudessero le crepe, magari quelle pigre lucertole che fanno capolino da sotto il tartan e non si spostano neanche se in arrivo c’è un piede da 46 lanciato a tutta, potrebbero trovarsi costrette a cercare rifugio altrove…
Ovvero negli spogliatoi e nella palestra e per le zanzare non ci sarebbe più scampo, così io non starei a grattarmi come un gatto rognoso mentre, con estremo sforzo, cerco di mettere in fila quattro addominali.

Sterminate le zanzare, avremo i suddetti locali invasi da rettili, ma a questo punto, finito il cibo, non credo che si tratterrebbero a lungo.
Le lucertole, con la pancia piena, emigreranno altrove, le meno intenzionate potremmo convincerle ospitando qualche gatto, forse ne basterebbe anche uno solo se sadico al punto giusto (tipo la mia gatta bianca andrebbe benissimo).

E questo problema sarebbe risolto…

Ora devo pensare a come eliminare i calciatori abusivi che ci hanno invaso con i loro calzoncini sopra al ginocchio e le scarpettine…


martedì 23 agosto 2011

Agosto

Ferie finite (non l’estate per fortuna).

Agosto è volato (purtroppo).

Niente gare (anche se ce ne sarebbero state).

Un agosto di Langhe e mare Adriatico.

Le Langhe hanno portato il loro vino rosso, le grigliate, il riposo nel silenzio dei noccioleti e dei vigneti, fuori dalla portata di qualunque operatore telefonico, la lettura, i discorsi filosofici sulla vita e i banali ricordi di noi giovani della fine degli anni 80.

A sorpresa sulle colline astigiane è arrivata la prima corsa della mia vita alle 5 di mattina.

Poi, dopo 500 km di moto e autostrada, ecco l’Adriatico, quello solito, a 20 minuti da casa (parcheggio, discesa in spiaggia e stesura dell’asciugamano compresi) che non sarà la costa Smeralda, ma che ho rimpianto ogni volta che sono andata al mare da un’altra parte.

Ora sono tornata nel solito flusso delle cose: testarda non ne voglio sapere di svegliarmi prima per correre con un clima più gentile, quindi boccheggio alle 18 al campo di atletica, schivando squadre di calcetto in fervente preparazione, così come la flotta nera degli arbitri, i giovanissimi e velocissimi atleti che ancora sono nel pieno delle vacanze scolastiche, il custode che con la motozappa frulla la sabbia del salto in lungo…

Insomma sono ancora qui, a vedere se il test del moribondo lo passo oppure no…



lunedì 1 agosto 2011

Il peso degli 8 minuti

Ah…bei tempi…quando si tornava da Sarnano con in braccio il prosciutto.

Bei tempi quando all’arrivo si trovava la sorpresa di un piazzamento.

Bei tempi quando si faticava ma almeno si sentiva la strada scorrere sotto le suole.

Ora corrono altri tempi: quelli bui.

Tempi in cui le gambe fanno fatica e la strada sotto non scorre.

Tempi in cui si suda e non si portano a casa prosciutti.

Tempi da 8 MINUTI in più rispetto al tempo dell’anno scorso, sugli stessi 10 km.

Sarnano è un bel paesino, un bar ogni due abitanti, un chiosco mobile di porchetta che è la boutique del salume, una piazza con il traffico dell’ora di punta di una megalopoli e un paio di gare podistiche: una invernale ed una estiva, su due percorsi diversi, ma sempre molto ondulati.

Per entrambe le gare la stessa organizzazione paesana, da sagra, fatta con tanto amore, ma anche tanto caos..

Partenza alle 10 abbondanti e sotto un gran sole. Perdo subito la capacità di respirare ed il controllo del mio corpo.

Saranno i colpi della corsa scomposta in discesa, saranno i bagordi estivi, sarà che la settimana è stata molto faticosa, sarà quel che sarà…ma da subito mi sento piegata da una fitta al torace che non mi molla.

Sia che rallenti, sia che acceleri, sia che respiri profondamente o velocemente, il risultato è lo stesso: uno spillone conficcato nel torace e la totale incapacità di spingere con le gambe.

Riacquisto una parvenza di controllo di me stessa non prima del quinto chilometro, ma ormai non posso fare altro che arrivare al traguardo, con un epico passaggio all’ultimo ristoro dove non c’era più nemmeno un goccio d’acqua.

8minuti8minuti8minuti8minuti8minuti….questo sarà il mantra delle prossime corse!!