mercoledì 7 settembre 2011

Ritorno a Frasassi




Ci sono cose che tutti quelli della mia generazione hanno fatto da piccoli, che ovviamente non avremmo fatto se fossimo nati anche a solo 100 km di distanza.
A parte cose scontate tipo passare l’estate al mare, tra i “must” (nel senso che non c’era possibilità di scamparla) ne cito tre:





  • c’era la visita periodica alla Santa Casa di Loreto, spesso in autobus, scortati dalla nonna devota. Dopo un breve tour della basilica, l’accensione di una candela ed il passaggio in mezzo alle mura nere della casetta proveniente dalla Palestina, che, per la verità, non sembravano tanto diverse da quelle di una casa di comuni mortali, si sperava di dare un senso alla giornata con un passaggio alle bancarelle che circondavano il tempio. E mentre la nonna voleva comprarci il solito rosario, noi volevamo tutt’altro…
  •  gita a Monte San Vicino, meglio se nelle canoniche ricorrenze del primo maggio o ferragosto: arrivo, breve passeggiata per trovare un posto dove mangiare al sacco e qui parcheggiare i genitori, ricerca di altri bambini per “fare qualcosa” sperando che qualcuno avesse almeno un pallone. Pranzo al sacco e seconda passeggiata, per digerire e raccogliere i ciclamini (che ormai credo si siano estinti). Se si voleva variare un po’ al posto del San Vicino, ci toccava il monte Cucco: una capocchia brulla e ventosa che piace solo a quelli che si buttano con il deltaplano e simili.
  •  visita alle grotte di Frasassi: stalattiti e stalagmiti, grotte, cunicoli, un grande freddo e un continuo gocciolare. Delle gite alle grotte ricordo una cavità gigantesca che ti dicevano avrebbe potuto contenere l’intero duomo di Milano (“Oohohooo!! Che meraviglia…” si diceva tutti in coro) e poi che era severissimamente vietato toccare le sculture calcaree naturali altrimenti, testuali parole, “Diventano nere e non crescono più”. Quindi appena si entrava tutti lì a toccare quel piccolo mozzicone di stalattite che era a portata di mano, annerito dalla curiosità umana.
Tutte queste cose poi si smetteva di farle.
Così domenica, quando non passata sotto l’ingresso alle grotte, l’ho riconosciuto subito e mi sono rivista piccola, con i capelli legati con due ciuccetti e in coda ad aspettare di entrare.

Ero lì per una gara, il trofeo grotte di Frasassi, 12 km, sperando di scampare all’afa e di trovare un po’ di fresco, sapendo che quest’anno non sarei sopravvissuta alla solita mezzamaratona a Bologna.
In molti avevano avuto la mia stessa idea e in tanti ci siamo ritrovati a correre lungo il fiume che entra ed esce dalla montagna, quello che in milioni di anni ha formato le grotte.
Già solo per fare 5 minuti di riscaldamento ero pronta per il concorso miss maglietta bagnata, perché faceva caldo anche lì.
Nonostante tutto imposto un passo dignitoso intorno al 5/km e lo mantengo in compagnia di Giovanni fino alla metà della gare: un po’ sorpasso e un po’ mi sorpassano.
Dopo il sesto chilometro arriva l’affanno e rallento, resto per i fatti miei e concludo la gara con 1h 03’ 17’’ (secondo il mio orologio).
Raccatto l’ultimo premio disponibile della mia categoria e vado ad attaccarmi alla fontanella pubblica dell’acqua: al ristoro non c’era più nemmeno un bicchiere!!!

venerdì 2 settembre 2011

il risveglio

Dopo un lungo sonno mi son ritrovato lungo il ciglio di una strada secondaria a correre contromano.
Dopo tanto e tanto pedalato ciò mi creava un certo disturbo, sarà che ancora il termo segna oltre i 30°,
sarà il dolore proveniente dal sistema muscolscheletrico avezzo solo al gesto pedalato, sarà che con la biruota si và in senso di marcia o per sentieri, ma l'esercizio è durato poco, dopo 20 interminabili minuti mi son rimesso al passo.
Ma prima di riaddormentarmi non mi son fatto mancare 3 giretti nella pista di atletica, il giusto per capire, dopo un attenta e profonda autoanalisi che il prossimo risveglio avverrà lungo sentieri verdi o altri colori, di campagna di mare o di montagna..
Buonanotteeee..!

mercoledì 31 agosto 2011

Un problema risolto

Al campo d’atletica di Ancona (l’unico che abbiamo) ci sono le crepe sulla pista, in ogni crepa abita una lucertola, negli spogliatoi ci sono le zanzare, tante zanzare, talmente tante che alcune si sono trasferite nella piccola e malconcia palestra che sta sotto gli spogliatoi.
Ora, se si aggiustasse la pista e si chiudessero le crepe, magari quelle pigre lucertole che fanno capolino da sotto il tartan e non si spostano neanche se in arrivo c’è un piede da 46 lanciato a tutta, potrebbero trovarsi costrette a cercare rifugio altrove…
Ovvero negli spogliatoi e nella palestra e per le zanzare non ci sarebbe più scampo, così io non starei a grattarmi come un gatto rognoso mentre, con estremo sforzo, cerco di mettere in fila quattro addominali.

Sterminate le zanzare, avremo i suddetti locali invasi da rettili, ma a questo punto, finito il cibo, non credo che si tratterrebbero a lungo.
Le lucertole, con la pancia piena, emigreranno altrove, le meno intenzionate potremmo convincerle ospitando qualche gatto, forse ne basterebbe anche uno solo se sadico al punto giusto (tipo la mia gatta bianca andrebbe benissimo).

E questo problema sarebbe risolto…

Ora devo pensare a come eliminare i calciatori abusivi che ci hanno invaso con i loro calzoncini sopra al ginocchio e le scarpettine…


martedì 23 agosto 2011

Agosto

Ferie finite (non l’estate per fortuna).

Agosto è volato (purtroppo).

Niente gare (anche se ce ne sarebbero state).

Un agosto di Langhe e mare Adriatico.

Le Langhe hanno portato il loro vino rosso, le grigliate, il riposo nel silenzio dei noccioleti e dei vigneti, fuori dalla portata di qualunque operatore telefonico, la lettura, i discorsi filosofici sulla vita e i banali ricordi di noi giovani della fine degli anni 80.

A sorpresa sulle colline astigiane è arrivata la prima corsa della mia vita alle 5 di mattina.

Poi, dopo 500 km di moto e autostrada, ecco l’Adriatico, quello solito, a 20 minuti da casa (parcheggio, discesa in spiaggia e stesura dell’asciugamano compresi) che non sarà la costa Smeralda, ma che ho rimpianto ogni volta che sono andata al mare da un’altra parte.

Ora sono tornata nel solito flusso delle cose: testarda non ne voglio sapere di svegliarmi prima per correre con un clima più gentile, quindi boccheggio alle 18 al campo di atletica, schivando squadre di calcetto in fervente preparazione, così come la flotta nera degli arbitri, i giovanissimi e velocissimi atleti che ancora sono nel pieno delle vacanze scolastiche, il custode che con la motozappa frulla la sabbia del salto in lungo…

Insomma sono ancora qui, a vedere se il test del moribondo lo passo oppure no…



lunedì 1 agosto 2011

Il peso degli 8 minuti

Ah…bei tempi…quando si tornava da Sarnano con in braccio il prosciutto.

Bei tempi quando all’arrivo si trovava la sorpresa di un piazzamento.

Bei tempi quando si faticava ma almeno si sentiva la strada scorrere sotto le suole.

Ora corrono altri tempi: quelli bui.

Tempi in cui le gambe fanno fatica e la strada sotto non scorre.

Tempi in cui si suda e non si portano a casa prosciutti.

Tempi da 8 MINUTI in più rispetto al tempo dell’anno scorso, sugli stessi 10 km.

Sarnano è un bel paesino, un bar ogni due abitanti, un chiosco mobile di porchetta che è la boutique del salume, una piazza con il traffico dell’ora di punta di una megalopoli e un paio di gare podistiche: una invernale ed una estiva, su due percorsi diversi, ma sempre molto ondulati.

Per entrambe le gare la stessa organizzazione paesana, da sagra, fatta con tanto amore, ma anche tanto caos..

Partenza alle 10 abbondanti e sotto un gran sole. Perdo subito la capacità di respirare ed il controllo del mio corpo.

Saranno i colpi della corsa scomposta in discesa, saranno i bagordi estivi, sarà che la settimana è stata molto faticosa, sarà quel che sarà…ma da subito mi sento piegata da una fitta al torace che non mi molla.

Sia che rallenti, sia che acceleri, sia che respiri profondamente o velocemente, il risultato è lo stesso: uno spillone conficcato nel torace e la totale incapacità di spingere con le gambe.

Riacquisto una parvenza di controllo di me stessa non prima del quinto chilometro, ma ormai non posso fare altro che arrivare al traguardo, con un epico passaggio all’ultimo ristoro dove non c’era più nemmeno un goccio d’acqua.

8minuti8minuti8minuti8minuti8minuti….questo sarà il mantra delle prossime corse!!

lunedì 25 luglio 2011

La biscia è un brutta bestia!

5 chilometri scarsi di apnea: mi ero convinta a correrli tutti d'un fiato. Tanto sono pochi e passano presto.
Alla partenza in discesa mi muovo leggiadra come una palla medica, i tornanti sembrano non finire mai e la discesa ripida non mi è di alcun conforto.

Poi arriva il sentiero ed un po' di pianura: sto sul lato destro e faccio qualche sorpasso, in mezzo ad un polverone alzato dalle gambe che mi precedono.

Prima salitella: niente di minimamente paragonabile a quello che ho patito domenica scorsa sul Carpegna, quindi corro all'unico ristoro previsto per noi che facciamo la gara corta.

Faccio un po' di passi bevendo e poi si ricomincia a salire, ma molto dolcemente.
Al quarto chilometro mi passa sotto i piedi una biscia: mi scappa un urlo che fa tremare tutta la valle e voltare l'intera fila dei podisti che mi precedono.
Scusate ma tollero gli insetti, sto alla larga dalle lucertole, mi vanno bene tutti gli animali pelosi con quattro zampe ed una coda, i pennuti purchè stiano alla larga dalla mia testa, non ho opinioni nè occasioni d'incontro con gli anfibi...ma i rettili mi istigano all'urlo isterico e alla paralisi come una sfigata damina del 1860.

Quello schifo di biscia mi lascia libero il passaggio prima ancora di esaurire l'urlo: mi rimetto in sesto e affronto gli ultimi due chilometri. Arrivo con il cuore in gola, per lo sforzo dello sprint finale più che per il brutto incontro.
Un minuto in più dell'anno scorso.

Poi attendo che parta e arrivi il gruppo degli 11 km di cui fa parte Giovanni.
Il mio grande talento fotografico lo ritrae all'arrivo in versione poltergeist.

Ora aspetto che torni il caldo e spero che mercoledi sera a Falconara non piova: si va a questa noncompetitiva e magari dopo a farci una birra...

giovedì 21 luglio 2011

I ricordi del Sasso Simone.


Del primo anno al trail del Sasso Simone mi ricordo la sorpresa di essere partita per una delle solite 21km ed essermi trovata in un altro mondo. Ricordo lo stupore correndo e camminando in mezzo alle mucche, ad ogni passo, mentre salivamo verso la cima mi chiedevo dove saremmo arrivati.
Il paesino di Villagrande era sparito dopo nemmeno un chilometro e poi c'erano stati 20 chilometri di pascoli e di sentieri.

Del secondo anno mi ricordo le vesciche e i piedi massacrati dalle scarpe da trail inadatte al percorso che gli organizzatori avevano dovuto cambiare per il maltempo. Mi ricordo la delusione di non aver potuto godere dell'altezza del Carpegna.

Del terzo anno ricordo il nuvolone nero che pesava sulla cima, ricordo il vento che lo ha spazzato via, ricordo un buon tempo e un piccolo piazzamento in categoria.

Di quest'anno ricorderò che, per la prima volta da quando corro, mi sono scordata i calzini a casa (per fortuna erano nel pacco gara), mi ricorderò del sole caldo e del vento fresco, mi ricorderò di quanto ho camminato perchè proprio non ce la facevo a correre, mi ricorderò che sono partita pensando che non ce l'avrei fatta a finirla.
Invece l'ho finita anche quest'anno, anche se con quasi 20 minuti in più dell'anno scorso, ma senza traumi e senza arrivare con le gambe a pezzi.

Il trail al Sasso Simone lascia sempre dei ricordi ed è per questo che ogni anno ci torno..

Domenica prossima Cingoli.

martedì 12 luglio 2011

Lacrime di coccodrillo



Corro per voglia più che con le gambe ed il fiato.

Dopo dieci giorni di stop, di mangiate e bevute in compagnia arranco e fatico come un bambino grasso di seconda elementare che affronta l'ora di ginnastica totalmente scoordinato.

D'altra parte è inutile piangere sul sudore non versato, ma ora è giunta l'ora di pagare, di espiare le colpe, quindi pagherò tutto con gli interessi all'Eco trail del Sasso Simone e Simoncello di domenica prossima.

Nel frattempo mi sono rimessa in riga da lunedi, o almeno cerco di recuperare una dignità podistica aspettando quei 21 km in montagna.

Ma le mie sono lacrime di coccodrillo: per correre nella solita triste zona industriale c'è sempre tempo, non c'è n'è mai abbastanza per la buona compagnia.
Quindi, male che va, al trail cammino, senza troppi sensi di colpa.



venerdì 1 luglio 2011

Domenica non si corre...si nuota


.....anzi Giovanni nuota...
...io faccio il tifo, tra una birra e l'altra...

martedì 28 giugno 2011

Caccia alla rana 2011...tutto bene a parte un piccolo dettaglio...

Tutto perfetto a Barchi sabato sera.

Giornata luminosa, calda ma ventosa, prima di partire c’era uscita anche una giornata al mare e un microriposino prima di prendere l’autostrada.

Con la preiscrizione mandata per fax abbiamo evitato la coda e la solita polemica con un giudice un po’ noioso, un precisino logorroico che infesta le gare del circuito “CorrerexCorrere” della UISP.

La forma è quella che è in questo periodo: scarsa come gli allenamenti, ma le sensazioni sono abbastanza buone, è pure rientrato un fastidioso dolore al collo del piede che era esploso senza apparente motivo (accidenti alle scarpe allacciate fino all’ultimo buco…).

Pregara a bere caffè, guardare le gare dei bambini che si affannano incitati dai genitori.

I più piccoli quando corrono si protendono in avanti più che possono, allungano il collo, non respirano, un giro da cinquecento metri magari lo fanno in apnea, camminano quando scoppiano ma rimettendosi a correre se qualcuno li sta sorpassando, fosse anche una bella bambina bionda che ha la metà dei loro anni.

Gli adulti di solito una bella bambina bionda la lasciano passare e si fanno portare al traguardo, poi magari si tolgono la soddisfazione di dare un’accelerata negli ultimi cinque metri per scalare una posizione in classifica.

I bambini, quando poi vengono premiati sul palco, tengono la coppa in alto sulla testa, come i più navigati e consumati piloti di MotoGP.

Noi adulti, invece partiamo alle 21:15 e ci sono due scuole di pensiero: quelli che partono a tutta perché ci sono due chilometri di discesa e sperano che il botto, al ritorno in salita, non sia troppo grosso e quelli che partono cauti perché poi c’è la salita e da tanta soddisfazione sorpassare quelli scoppiati.

Io lascio fare alle gambe: vi va di andare in discesa?? Fate pure.

Poi c’è la salita. Rallentate? Va bene così.

La fatica è tanta per tornare all’arrivo però è bello correre con di fianco un tramonto infuocato sopra le colline, un tramonto che dura lo spazio di un chilometro, per il chilometro finale invece mi aspetta solo il buio, circondata dalle lucciole e con il respiro in affanno che diventa un rumore assordante nel silenzio della campagna.

1h 04’..e arrivo anche io, due minuti sopra il mio record sul percorso…ma non è tanto questo che mi ha lasciato l’amaro in bocca, non è questo che è andato storto.

C'è stato un unico grosso disguido alla Caccia alla rana...la birra era calda!!! Dopo quasi 12 chilometri di sudore, mi merito una birra gelata, talmente fredda da far venire il mal di testa!!

martedì 21 giugno 2011

Da rifugio a rifugio 2011

Dopo tre anni di pioggia, vento, nebbia e freddo siderale, quest’anno, finalmente a Forca di Presta s’è visto il sole. Non che non fosse freddo e che, come al solito, il prato intorno al rifugio di partenza non fosse spazzato da un vento molto forte, ma almeno quest’anno ho visto, correndo, la piana di Castelluccio a strapiombo sotto i miei piedi.

Grazie al sole ho finalmente capito, dopo due anni, che i rifugi attraverso cui si passa sono solo due, mentre, vista la totale mancanza di visibilità delle edizioni precedenti, ero convinta che fossero tre. Quest’anno passando davanti a quello che credevo il terzo rifugio ho avuto l’illuminazione: che esistano due rifugi uguali sul Vettore, con gli stessi volontari a distribuire the, biscotti e spicchi di arance, con le stesse macchine della protezione civile…è praticamente impossibile, sta vedere che è lo stesso….

Eppure le premesse non erano buone. Prelevato Danilo (MiticoJane) al casello di Ancona sud, dopo un’ora e mezza di strada, ci stavano infilando in una densa e grossa nuvola nera incastrata sulle cime dei Sibillini.

Intorno al rifugio c’è un bel formicolare di cappelli con la piuma che montano le loro tende, di atleti variopinti che con le braccia conserte cercano di scaldarsi e di sbrogliare la fila per il ritiro dei pettorali.

Poi finalmente si parte e ad occhio mi sembra che siamo più dell’anno scorso, il vento fortissimo ha spazzato il cielo, il sole illumina una lunga fila di piccoli uomini che corrono in fila indiana sul sentiero che percorre il profilo della montagna.

La prima parte del sentiero è quella che patisco di più, perché siamo tutti ammassati e bisogna stare attenti a tutto: al sentiero stretto, in leggera pendenza, alle buche nascoste dall’erba, a non guardare di lato perché lo strapiombo sotto è ipnotico e, soffrendo vagamente di vertigini, per me è attraente come una calamita.

Finisce finalmente questo pezzo, posso tirare su la testa e godere del panorama, corro come posso, quando la salita è troppo dura cammino, sono ottimisticamente proiettata a limare, anche se di pochissimo, il tempo degli anni passati.

Poi arriva la crisi, quando non te lo aspetti, quando è rimasto da fare il pezzo più largo, meno impegnativo: gli ultimi due chilometri, quelli lungo una specie di ciclabile di montagna, quelli in cui incroci i passeggiatori che ti dicono che manca poco, quelli in cui, per colpa del sole che c’è quest’anno lo vedi quel maledetto rifugio in cui devi arrivare che sembra che si allontani, quelli in cui ti sorpassano tutti, anche quelle tre donne che ti sembrava di aver sorpassato una volta per tutte.

Tempo finale come l’anno scorso, 2h 11’ e un po’, ma con un arrivo sofferto che non mi aspettavo.

Ma ho trovato il modo di dimenticare tutto: con vino bianco aspro, rosso amabile, salsiccia di cinghiale al peperoncino, pane con sale e olio di Spelonca, gentilmente offerti dagli alpini di un qualche posto in provincia di Ascoli Piceno.

Ho trovato conforto nel riso alla Panissa degli alpini di Vercelli e in un bicchiere di barbera d’Asti.

Ma soprattutto nel sorriso paonazzo dell’alpino che pochi metri dopo l’arrivo, distribuiva the caldo e che tutti gli anni che arrivo è sempre lì e mi fa: “Eccola è arrivata finalmente!” neanche avessi fatto tutte le 38 edizioni di questa bella corsa…

N.B. la foto l'ho rubata dall'albun fotografico del Mitico che ringrazio per la compagnia.


venerdì 17 giugno 2011

Da rifugio a rifugio


E speriamo che quest'anno ci sia il sole.
Alpino metti su l'acqua per la pasta, che dopo la corsa ho un certo appetito...

martedì 14 giugno 2011

Ermetismo


E’ il giorno della vecchiaia.

E’ il giorno dei soliti 10.

E’ il giorno dell’inatteso 51.

Sarà stato un tentativo di fermare il tempo.

O sarà la fretta di andare al baracchino delle birre in riva al mare…

Se non si capisce niente non c'è niente di strano...

giovedì 9 giugno 2011

Prelevo Giovanni sotto casa sua, mi faccio offrire il caffè, parto di gran carriera chiudendo le portiere della macchina, per impedirgli la fuga, perchè se si rimette a piovere magari prova a darsela a gambe.

Imbarco il terzo passeggero, come al solito, all'imbocco dell'autostrada e ce ne andiamo a Castelraimondo: nona Stracassero, un dodici chilometri ondulato, economico, ben organizzato e molto partecipato.

Alla partenza combatto con una strana nausea alla bocca dello stomaco: devono essere tutte quelle arachidi salatissime con cui ho accompagnato la birra.

Tante brevi salite sotto un sole inaspettato: sono orgogliosamente brillante nell'arrampicata....un piacevole effetto delle salite dei trail delle ultime settimane.
Per contro in discesa sono praticamente ferma e in pianura devo impegnarmi per spronare le gambe....uno spiacevole effetto dei trail delle ultime settimane.

Più sudo e più penso che, se il tempo non si guasta, un bagno al mare bisogna farlo.
Nel frattempo, negli ultimi tre, forse quattro chilometri, ingaggio una lotta per l'accaparramento di uno degli ultimi posti disponibili per ottenere un premio di categoria.
Bleffo e ostento noncuranza, ma con la coda dell'occhio tengo a bada l'avversaria e sull'ultima salitella mi prendo un po' di metri di vantaggio da difendere fino all'arrivo.

.....poi torno a casa: ho difeso la posizione, portato a casa il mio misero piazzamento...in tempo per l'acquazzone del secolo.
Bella giornata...peccato che non sia stato assolutamente possibile andare a fare quel famoso tuffo.

mercoledì 1 giugno 2011

Trail Colle San Marco...in poche parole

Arrivo tardi ma arrivo, in tutti i sensi.

Quindi iniziamo dalla fine, quando mancavano poco meno di 4 km all'arrivo, forse i più duri, quelli con l'arrampicata finale su un sentiero che era quasi una scalinata di rocce, con l'apparizione della Madonna a circa metà, sotto forma di statuetta votiva attorniata da ceri rossi e altre statuette non meglio identificate, che potevano essere anche i sette nani con Biancaneve, tanto ero "fatta di fatica" per riconoscerli.
Fin lì s'era trattato di correre in leggera salita sotto un fitto bosco di querce, poi un bel tratto su un sentiero panoramico, un altro tratto in salita, ma corto, infine una bella e lunga discesa lungo un ghiaione.

La discesa me l'ero inaspettatamente goduta: nessuna delle mie solite paure, i piedi saltellavano a destra e sinistra, le scarpe mi davano una gran sicurezza.
Poi di nuovo nel bosco, ma senza nessun dubbio su quale fosse la strada da seguire.

Poi, all'improvviso, sugli unici metri di strada larga, in pianura, senza una buca o una radice, senza rami da scansare o tronchi di traverso, ecco che il mondo mi si capovolge, la terra va per aria e mi vedo rotolare appoggiata su un gomito e una spalla.
Metto le mani avanti per evitare di rimetterci, come mio solito, i denti e mi ritrovo seduta in terra, ferma per qualche minuto a cercare di capire se mi sono fatta male e come ho fatto a cadere e....non lo capisco!!

Tutto sembra a posto, mi rimetto in sesto e impanata come una cotoletta mi rimetto in movimento, scarpinando per questi ultimi quattro chilometri e arrivando sul prato che precede l'arrivo in un tripudio di grigliate da guinnes....

Da rifare....magari senza cadere!

martedì 24 maggio 2011



Attendo istruzioni, l'email per l'iscrizione è pronta, basta solo che Giovanni faccia anche un solo cenno di vago assenso e io lo iscrivo ad un'altra corsa in montagna. Ha tempo fino al venerdi.
Mi basta anche un "ma vediamo", l'importante è che non sia un no deciso e si ritrova iscritto all'ecotrail di Colle San Marco (AP).

Tanto ormai, dopo i 22 km Fabriano e i 10 scarpinando per Castelfidardo (quella della "famosa" e omonima battaglia e delle fisarmoniche) cosa mai saranno altri 20 km in montagna?
Al massimo cammino...

Su Giovanni...

giovedì 19 maggio 2011

La 36° primavera fabrianese me la sono proprio goduta: 22 km di sana montagna, di sterrato, pascoli in fiore, di sentieri stretti e scavati dall’acqua piovana, di terra rossa e pietra bianca a gradoni.

Alla partenza siamo in quasi seicento, un popolo molto vario: c’è chi parte con gli scarponi ed i bastoncini, abbinandoli a pantaloni e camicia color cachi, chi si porta il cane, chi lo zaino con dentro i figli, chi con la tuta da ginnastica, la stessa del riposo sul divano del sabato pomeriggio…

Poi ci sono i podisti, quelli che viaggiano più leggeri con pantaloni corti, qualcuno in canottiera, quelli che proveranno a correrli questi 22 km con 800 metri di dislivello.

Eccomi, io sono tra i podisti: maglia bianca, pantaloni corti e nuovissime scarpe da trail rosse, non mi porto né il cappello né il gilet antivento per quando saremo in vetta, nessuna bottiglia per bere, né tanto meno integratori vari: ho fiducia nei ristori del Cai.

Alle 8:30 puntuali si parte e subito in salita, in poco più di 11 km dobbiamo salire da 325 m a 1125, passo la maggior parte del tempo a mettere un piede avanti all’altro, perché il sentiero è stretto e per lo più si procede in fila indiana, le punte delle mie scarpe che si alternano hanno un ritmo ipnotico, con la coda dell’occhio vedo il bordo del sentiero segnato da ciclamini e cespugli pungenti di conifere.

Al primo ristoro ci dividiamo e molti prendono la via del percorso breve da 13 km.

Noi della 22 ritorniamo nel bosco e ricominciamo a salire, anzi ad arrampicarci, un paio di chilometri per riprendere fiato ed eccoci arrivati al muro: prima un lunghissimo tratto in mezzo al bosco dove non ho nemmeno il coraggio di alzare la testa per paura di vedere quanto la salita è lunga, poi un prato verticale dove sembriamo tante formiche colorate che si arrampicano sul muro di una casa.

Qui, tra un respiro e un’imprecazione, faccio amicizia con un ragazzo, lui, mi dice, corre quasi solo in montagna, comunque quasi mai sull’asfalto, ha lo zaino con dentro l’acqua che può tornare utile, ha fatto l’Abbots Way…insomma ci intratteniamo cercando di ammazzare la salita, prima che lei ammazzi noi.

Poi finalmente siamo in cima, ora si corre in mezzo al pascolo in fiore spazzato dal vento, come al solito decapito un sacco di margherite, sento sulle scarpe lo schiocco della capocchia che decolla dallo stelo, mi sento come Heidi che rotola dai monti.

Dopo tutto questo bel divertimento si ritorna nel bosco e si inizia a scendere a capofitto.

Qui sono dolori: di gambe, di braccia…e di pancia, perché ho paura, scivolo e mi aggrappo agli alberi, il mio compagno di corsa è molto più a suo agio, si ferma ogni tanto a vedere se sono viva, negli occhi gli leggo il terrore ed il dubbio, nel caso cadessi, di dovermi soccorrere.

Lo libero da ogni responsabilità: se cado, mi lascerò morire in mezzo alla natura.

Non contenti della durezza del percorso decidiamo anche di perderci e di allungarla pure un po’, ritrovata la retta via (ma non siamo stati gli unici a sbagliare) portiamo le nostre stanche gambe al traguardo: 3 ore 14 minuti e un po’ di secondi…

Lunedì mattina le gambe erano a pezzi, facevo fatica a camminare, salire e scendere le scale…una cosa mai provata, nemmeno dopo la prima maratona.

...sono una noiosa ragazza di città...

giovedì 12 maggio 2011

L.M.C.

..che sta per: lento medio chiacchierato con Giovanni.


Che magari non sarà un grande lavoro, ma è necessario per addomesticare un paio di scarpe da trail nuove di zecca, che si, saranno comode come pantofole, saranno pur iper protettive tra rockstop e tomaia opportunamente rinforzata, mantenendo un discreta leggerezza….ma si tratta pur sempre di scarpe comprate sabato mattina e che voglio usare subito per il primo trail della stagione: 22 km a Fabriano domenica 15 maggio.

Ci sarebbe tanto bene il caro Monte Conero, ma l’orario di lavoro lo rende inaccessibile; vivendo in città non è che le occasioni per battere lo sterrato abbondino, quindi non resta che adattarsi al parco del Cardeto, in pieno centro e a picco sul mare.
Per arrivarci ti fai anche un po’ di trail urbano, destreggiandoti tra strisce pedonali, marciapiedi affollati, buche, cambi di direzione e tante salite (che poi tornano utili per il trail di cui sopra).

Ora le scarpe hanno reagito bene ai 14 km di ieri sera…un po’ meno il mio fisico, messo a dura prova da un inaspettato e piacevolissimo weekend moto-birra-carne alla griglia iniziato sabato pomeriggio e chiusosi domenica sera.

Due giorni di bagordi e lunedì arrancavo come un porcellino nel fango del suo porcile.

Per contrappasso ora due giorni di corsa, più per alleggerire la coscienza che la “panza”.

Per domenica, visto il dislivello, mi sento autorizzata a camminare molti di quei 22 km...

venerdì 6 maggio 2011

La corsa, il salame ed il cane...

Chiaravalle, domenica primo maggio, corsa di circa 10 km organizzata dall’Avis, affluenza come sempre straordinaria nonostante minacci pioggia, perché il salame per il podista è come la carota per l’asino..

Due sono le cose un po’ complicate alla corsa dell’Avis a Chiaravalle: la partenza in cui bisogna schivare la banda musicale, le majorettes, le signore a spasso con il maglioncino sulle spalle e la tuta d’acetato, i rispettivi mariti con l’ombrello al braccio e cappellino in testa.

Poi c’è il dopo gara, il ritiro del sospirato salame, con la solita coda all’italiana, a grappolo con inserti laterali.

Nel mezzo la corsa.

Io seguo un passo ipnotico, un movimento oscillante e saltellante al tempo stesso, gli arti che procedono quasi paralleli, un punto di domanda in cima che si muove alla cadenza della corsa.

Ce l’ho sempre a fianco del polpaccio, oppure sulla punte delle scarpe se per caso affretta un po’ il passo.

Davanti ad ogni cancello, ad ogni casolare che passiamo lo vedo che vorrebbe buttarsi nella mischia dei cani da pagliaio e rispondere all’abbaio dei suoi simili, ma il suo padrone lo sprona a tenere il passo e a non distrarsi: lui, anzi dovrebbe essere una lei, è una specie di lassie con un folto pelo tendente allo scuro.

Sull’ultimo cavalcavia il suo quattro per quattro ha la meglio sulle mie due gambe stanche.

A Chiaravalle, domenica, m’è arrivato davanti anche il cane.

Fortificata dall’esperienza in settimana mi sono esibita in 10 km-zona industriale (deprimente) e 14 km-collinari (ossigenanti e panoramici).

Per il weekend lungi da me andare a farmi 21 km a Giulianova, ho buttato lì un esca a Giovanni per sabato pomeriggio (su suggerimento di Franco, saggio podista dell’atletica Falconara): marcialonga della solidarietà a San Claudio di Corridonia.

Ma come al solito niente è stato deciso.

martedì 26 aprile 2011

Quando meno te lo aspetti...dalla Boemia...



Meditavo oggi sulla gara di lunedi, la solita bella corsa a Lucrezia, quest’anno senza panino con la porchetta, quest’anno 10 km precisi, quindi un pelo più lunga ed io che ci metto due minuti in più per finirla, pensavo alle solite cicliche sensazioni di pesantezza e alla sete incurabile che per me ne è un sintomo…
Cogitavo e sceglievo, tra tutto, di cosa era meglio lasciare traccia.

All’improvviso ho smesso di pensarci e m’è rimasto un tarlo.
Lo scrivo come si è materializzato tra i neuroni, va preso come un pensiero improvviso, un volo pindarico, un’associazione di idee senza pretese e senza importanza.

Ogni domenica si parte, si parcheggia, si ritira il pettorale, si fa un giro di saluti e alla fine le facce sono più o meno quelle, a seconda che si vada a nord o a sud di Ancona, ci si guarda intorno e più o meno sai già chi sarà la prima donna o il primo uomo ad arrivare al traguardo.
Lo stesso pensiero sono sicuro che lo fanno anche loro, i vincitori: appena arrivano già si individuano e capiscono con chi devono vedersela. Tra donne e uomini in top e pantalone/mutanda anche d’inverno, tra gambe lunghe tirate a lucido, vecchietti terribili, già si sa come a finire.

Oppure no, oppure ti capita tra le gambe una biondina, che si materializza lì a Lucrezia e viene addirittura dalla Repubblica Ceca, scesa da una macchina con targa straniera, con il sandalo da frate ed il calzino, piccolina, pallidissima, si iscrive davanti a me, l’accompagnano due omoni con pantaloni a metà polpaccio, con l’aria di essere venuti per la sagra dei wurstel e della birra, più un tizio teschiato che, almeno lui, indossa una tuta d’acetato.
Per un attimo ti chiedi come avrà fatto questa a capitare qui, poi la perdi di vista in mezzo alla folla.

Salvo che alla fine tra le donne vince lei.
Magari mi sbaglio, magari è famosissima, tutti la conoscono e avevano capito che avrebbe vinto lei…ma a me è venuto questo tarlo: che abbia sorpreso tutti e che qualcuno ci sia rimasto un po’ male..
E ammetto pure che questo pensiero mi fa, diabolicamente, sorridere.

A questo pensavo oggi riguardo alla gara a Lucrezia di lunedi..

martedì 19 aprile 2011

La maratonina dei fiori di Leonardo..

Complimenti Leonardo, hai concluso la maratonina dei fiori in 1h 32’ e pochi secondi.

Complimenti perché te la sei cavata onorevolmente in mezzo a 3500 master da tutta Italia, in mezzo a 7000 gambe più o meno in forma, in mezzo a 7000 punte delle scarpe tutte rivolte a sud sul lungomare delle palme a San Benedetto, in attesa di scattare in avanti.

In cuor tuo, così come tutti, un pensierino ad un buon piazzamento, solo di categoria ovviamente, l’avevi fatto di certo…non c’è niente di male.

Poi di sicuro ti sei un po’ spazientito, aspettando lo sparo della partenza che tardava, ti sei lasciato sfuggire un urlo di liberazione quando finalmente il serpentone s’è mosso anche se un po’ a singhiozzo.

Avrei di certo apprezzato il sole che scaldava i volti, avrai respirato a pieni polmoni l’odore dell’aria salmastra, avrai sopportato a testa bassa le folate di vento che al quindicesimo era davvero molesto, avrai goduto della vista del mare…

Bravo Leonardo! Non so se il tempo finale ti soddisfa, ma è un peccato che la TDS abbia deciso di mandare un sms di congratulazioni a me e non a te.

Sappi che ho capito subito che il messaggio non era mio, non tanto perché esordiva con un “Congratulazioni Leonardo!”, ma perché ho visto subito il tempo inarrivabile per me.

Quindi caro Leonardo, io sono stata contenta per te, io che ci ho messo 1h 56’ 15’’ (il mio sms è arrivato a Giovanni, il suo non si sa…), io che mi devo ricordare che la sera prima di una gara ci devo andare piano con i lupini, sennò il giorno dopo sono dolori di pancia..e di quelli brutti!!

giovedì 14 aprile 2011

Segnali di stanchezza...campionati master mezzamaratona...trail Monte San Bartolo



Martedì ho rimesso le scarpe e ho ripreso la strada, il sole ed il caldo tardo pomeriggio avrebbero meritato un bel giro panoramico in collina, la prossimità con l’ennesima mezzamaratona di domenica a San Benedetto richiedeva una quindicina di chilometri.
Ma deboli segnali di stanchezza mi hanno invece dirottata sul solito giretto da una decina di chilometri, quello rassicurante, quello che tra tutto (doccia inclusa) te la cavi in un’oretta, quello in cui il tempo finale dipende dalle mie gambe, ma anche da quanto ci mettono gli automobilisti a farmi passare sulle zebre, da quanta gente pascola sul marciapiede davanti al bar con il bicchiere in mano, più altre piccole variabili.

Sono indecisa tra il continuare a correre, allenandomi in pratica ad essere stanca, approfittando di questi giorni in cui ancora non piove o aspettare domenica e basta.
Che poi domenica mica devo fare niente di speciale, per me è una gara come tante altre, peccato che, quando ho deciso di andarci, non avevo notato il sottotitolo alla maratonina dei fiori: campionati italiani master di mezzamaratona!
Quindi immagino che ci sarà da tenere la destra e non intralciare il passaggio di chi magari è un anno che aspetta l’evento e si allena per bene.

Per chi invece cerca un’alternativa ecco il Trail del parco naturale San Bartolo a Pesaro, organizzato e collaudato dal Miticojane…
Peccato solo, tre mesi fa, aver preso l’impegno di andare a San Benedetto, ma spero fiduciosa in una seconda edizione.

lunedì 11 aprile 2011

Birra grande...bicchiere piccolo...

La Conero runnig di domenica è servita per rivedere Fabio dopo tanto tempo.
Per rivedere Fabio e la sua bici.
Per scambiarsi un saluto anche se affannato, aspettando che ritorni a correre.

La Conero running è servita per colorare il viso ancora troppo pallido, sotto il sole caldo di un'estate precoce.

E' servita per correre respirando la brezza del mare e l'odore della campagna.

E' servita per passare una bella domenica mattina, anche se gli ultimi tre chilometri sono stati interminabili (stesso tempo dell'anno scorso: 1h 57' 14'') e per andare con soddisfazione verso una meritata birra gigante e una piadina con la salsiccia, anche se: birra grande...bicchiere piccolo...stai sempre a rimboccare!

Speriamo serva per soffrire meno domenica prossima alla maratonina dei fiori a San Benedetto..

venerdì 8 aprile 2011

Conero running 2011

Per la Conero Running di domenica prossima sono a posto, restano da decidere alcune cose di fondamentale importanza.

Ovvero, primo sarà abbastanza caldo da portarsi dietro il costume e fare un tuffo in mare, sempre che non schiatto durante i 21 km, invece che fare una banale doccia?

Secondo: se poi non mi viene un accidente in acqua, le mettiamo insieme tre o quattro mandibole per andare a mangiare qualcosa insieme a Monte Conero? Niente di impegnativo: un panino con la porchetta, oppure un po’ di piadina con affettati e formaggio, magari delle salsicce, con una, due, tre o più birre…

Per quello che riguarda la corsa, si fa come al solito: si parte e si cerca di arrivare alla fine.

In settimana, dopo i 15 chilometri di domenica, ho messo su un 12 km di mezzo trail urbano con Giovanni al parco del Cardato, ieri sera un richiamino con 10 km nella solita e triste zona industriale.

Come sempre, quale che sia la gara da fare la domenica, il venerdi ed il sabato non si fa niente, si cazzeggia e si decide il colore dei calzini da indossare…

Per chi c'è ci vediamo a Numana, zona porto e siate fiduciosi...: portatevi il costume, che non si sa mai...

martedì 5 aprile 2011

Due settimane, anzi tre di fatica e sudore..

Diciamo che almeno è servito per farsi una sudata, perchè, tra la nausea di Giovanni e la mia tosse, di cose veramente piacevoli in 15 km di corsa collinare a Collevario ne sono rimaste poche.
Le condizioni cliniche del sabato sera erano stabili e in apparente miglioramento, quindi si era deciso di tentare la sorte e di andare a questa competitiva/noncompetitiva.

Arrivati, iscritti e sistemati attendiamo la partenza: fossi stata meno malaticcia avrei osato indossando solo la canotta, ma è meglio non rischiare.

I primi tre chilometri sono in discesa, ma nonostante il passo non sia troppo veloce, faccio fatica a respirare, Giovanni sta lì e non prende il largo come al solito: anche per lui non è giornata.

Ed è un vero peccato, perchè la situazione era potenzialmete eccezionale: sole, cielo limpido, ottima compagnia,un percorso faticoso ma gratificante per lo sguardo tra colline, querce, campi coltivati in modo ordinato.
Si sale e si scende in continuazione, tanto che al rientro in città siamo abbastanza sfatti...ma come sempre ce la facciamo e arriviamo alla fine insieme, mentre come accade nelle giornate storte, stanno già facendo le premiazioni.

Neanche il tempo di fare la doccia che però siamo già iscritti alla ConeroRunning e alla maratonina dei fiori: altre due belle sudate!!

I prossimi 15 giorni saranno molto faticosi...

sabato 2 aprile 2011

Santo paracetamolo....

Martedi il pomeriggio volgeva al bello, dopo il lavoro c'era ancora luce, il cielo ripulito dopo due una giornata di pioggia, nelle gambe ancora la stanchezza delle salite di Pesaro, ma nella testa una primaverile voglia di uscire per una corsa.

La zona industriale è quasi godibile con la luce del sole e 15 gradi, già facevo progetti in testa per ricominciare ad andare per colline e togliermi da questi marciapiedi scorticati...

Faccio il mio dovere e stampo un 52' sul crono che era da un po' che non vedevo...
Rientro per una doccia e la meritata cena...

Mercoledi mattina sembro una lumaca incontinente con la pertosse: alla grande!
Sono anni che d'inverno scampo qualunque tipo di influenza e ora che è primavera mi rimedio uno qualunque e banale raffreddore.

Ora mi faccio di paracetamolo, bevo pinte di sciroppo omeopatico al miele ed erbe di fosso e attendo che la situazione si sbrogli.

Domani ce ne erano di corse da fare: 10 km a Senigallia, 15 a Macerata, Vivicittà ad Urbino o Riccione...e io...etciù!

lunedì 28 marzo 2011

17° Giro del faro - Pesaro

L’oroscopo ieri mattina consigliava “esercizi di respirazione all’aria aperta”.

Eseguo alla lettera: fiatone sui tornanti che dalla Baia Flaminia di Pesaro salgono su al faro.

Non posso fare confronti con la mia gara dell’anno scorso quando il percorso era stato leggermente cambiato (credo fosse più corto), quello che so è che, anche questa volta, mi sono divertita, ho faticato sudato e la gara merita di essere corsa.

Certo, fossi un po’ meno tartaruga, magari mi divertirei un pelo di più….

Sbrogliata una piccola matassa al momento del ritiro dei pettorali, nel senso che siamo iscritti ma i nostri pettorali non si trovano, passo al secondo problema: fare pipì.

Osservo zampettando i flussi migratori dei podisti che si scaldano e guardo dove vanno, a parte qualcuno che veramente la fa dovunque, quasi sulle ruote delle macchine come un vecchio segugio con la prostata, la maggior parte è alla ricerca di qualcosa di più appartato.

Basta osservare e si capisce dove la massa podistica ha deciso di andare ad irrigare, qualcuno anche a concimare…

Risolto il problema idraulico è già ora di andare a farsi punzonare, qualche saluto a destra e a sinistra, un paio di barzellette (una nuova e una vecchia) di Franco dell’Atletica Falconara e BUM!! Partiti.

Siamo in tanti, formiamo un bel serpentone compatto che riempie il centro storico della città, poi, appena inizia la salita ci ricombattiamo in una sottile fila indiana discontinua.

Non si ride e non si scherza più, perché la salita è tanta e lunga.

Quando finalmente s’imbocca la strada in mezzo ai campi in discesa, tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo, io stranamente, oggi ho meno paura e freno meno del solito.

Al ritorno in pianura sono stanchissima, non vedo l’ora di arrivare, peccato che per arrivare al traguardo manca un giretto meno panoramico delle strade del quartiere con qualche altra piccola salita.

Ecco il traguardo, la fine, dopo 1 ora e 27 minuti, Giovanni è lì che si riposa, ci cambiamo con tutta la calma del mondo e con la stessa calma si ritorna a casa.

Da rifare…anche perché io il faro non l’ho visto nemmeno quest’anno!

lunedì 21 marzo 2011

Oggi sarebbe primavera...ieri non lo era di certo

Drin…primo squillo a vuoto.

Drin…secondo squillo e nessuna risposta.

Drin…terzo squillo e ancora niente.

Drin…quarto squillo..eco muto..

Drin…e siamo a cinque.

Sbatto il piedino sul marciapiede sotto casa di Giovanni, scandisco i secondi che passano, mentre piove e mi chiedo perché fossi convinta che doveva essere una mattina di sole.

A metà del sesto squillo l’invito a salire, quindi arrendiamoci all’evidenza: Giovanni non ha sentito alla sveglia.

Il tempo di fare due rampe di scale e apro la porta: è già infilato nella tuta, mi chiedo se ci abbia dormito o se sotto abbia il pigiama, non faccio nemmeno il tempo ad poggiare le chiappe sul divano e siamo al bar, mastichiamo un caffè e Giovanni beve una brioche.

“Andiamo, ma se piove io non parto” bene questo è lo spirito giusto.

Rispettiamo l’appuntamento con il terzo compagno di squadra, lo carichiamo al volo e buttiamo il muso della macchina verso Trodica di Morrovalle.

Vento e freddo, ma almeno non piove, però penso perplessa alla maglia di maniche corte che, fiduciosa, mi sono messa…ok proviamo a spogliarci e vediamo come va.

Non va: sulle gambe la situazione è gestibile, ma sulle braccia no, sembro un incrocio tra un istrice idrofobo e un vecchio gallo da combattimento spennato.

Ho il tragico ricordo di una maglia grigia a maniche lunghe tolta dal borsone la sera prima perché “tanto non serve”.

Dal fondo nero della borsa però distinguo una maglia stropicciata, abbandonata lì chissà da quando, forse neanche tanto pulita, ma almeno a maniche lunghe: la sorte mi assiste.

Sistemate le braccia, ora tocca alle gambe fare il loro dovere.

E le gambe partono a palla: i primi 4 chilometri a poco meno di 5’/km, nonostante un paio di salite, ma soprattutto grazie ad un paio di discese.

A quinto chilometro iniziano a dare segni di affaticamento e a protestare: così è troppo veloce, non si può andare avanti in questo modo, poi credevamo che erano 10 km, invece quest’anno il percorso l’hanno cambiato e sono 11…insomma le solite storie.

Gestisco l’emergenza e imposto una velocità di crociera più adatta alla mia personalità podistica e perdo un po’ di posizioni.

Ma l’ultimo sorpasso non posso subirlo senza rilanciare, mancano poco più di cento metri all’arrivo: scanniamoci con rispetto e difendiamo questo misero piazzamento!

…alla fine ho vinto io!

martedì 15 marzo 2011

Buone notizie da Civitanova

Prima buona notizia: mezza maratona di Civitanova conclusa in maniera più decorosa della precedente ( 1 h 54' 29''). Il muro l'avevano messo al diciottesimo e, se fino a quel punto c'ero arrivata abbastanza dignitosamente, poi sono stati attimi di buio e fatica.
Scavando nel profondo scopro che posso osare anche un arrivo lanciato, a bomba, pestando forte i piedi sul red carpet che porta al traguardo: leggasi sprint finale di dieci metri scarsi, con cui spero di ben impressionare il fotografo, che però ha già distolto l'obiettivo verso le premiazioni.

Seconda buona notizia: Giovanni porta a termine la gara. I primi quindici chilometri li corre con me, perchè è meglio prendersela con calma, visto che per ora non tiene il conto dei chilometri, ma solo delle vasche in piscina.
Il tempo non è un granché, ma alla partenza aveva dichiarato che sperava di farne almeno due terzi.

Terza buona notizia: hanno cambiato il percorso, non più tre giri francamente abbastanza pallosi, ma due con una bella digressione sul molo e intorno ai pescherecci. Vuoi mettere cos'è correre tra l'odore di mare, il rumore di onde sugli scogli e l'acqua salmastra che il vento solleva e ti sbatte in faccia....anche se stiamo parlando del nostro solito mare Adriatico...
Leggasi che gli scogli sono semplici barriere antiflutti, che la spiaggia è ancora un disastro perchè l'estate è lontana e, dopo l'alluvione della settimana scorsa, sull'arenile le onde hanno parcheggiato di tutto, che l'acqua aveva un colore grigio caffè-latte che rispecchiava fedelmente la nebbia del cielo.

Quarta buona notizia: non ho trovato brutte notizie, per ora...ovviamente

martedì 8 marzo 2011

...e c'era un muro alto, brutto e cattivo..

E così scopro che esiste il muro del quindicesimo chilometro.

Sta lì preciso tra il quattordicesimo e il sedicesimo e io l’ho preso in pieno.

Cosa sarà successo?

Forse la rigorosa dieta sportiva fatta di carboidrati luppolati e nobili proteine insaccate dei giorni precedenti?

Forse che, se Giove pluvio non c’annegava, una corsa un po’ più lunga di 10 km ce la dovevo mettere in settimana?

Forse il mal di testa e la nausea del sabato (postumi del venerdi sera)?



Peccato, perché la gara di domenica era proprio perfetta, ero io quella sbagliata, quella che “non è che una mattina ti svegli e ti vai a fare 21 km, tanto che sarà mai…ne hai già fatte tante”.

Non mi sembrava vero che, dopo sette giorni di pioggia, si vedessero il sole ed il cielo.

Guanti e pettorale ben allacciato sono partita cauta e concentrata, passo tranquillo.

Già dopo 10 minuti avevo una sete da turista disperso nel Sahara, il primo ristoro mi è sembrato un’oasi di felicità: acqua, the, persino le arance..

Infatti, ripartendo, mi ero anche convinta di sentire una nuova energia che alla partenza mancava del tutto.

Poi siamo entrati nella pineta, dove ovviamente è stato piacevolissimo correre: sono passati i primi 10 km in 55 minuti.

Ad un certo punto, da dentro la pineta, ho iniziato a sentire un olezzo familiare, un qualcosa che sapevo di aver già sentito, ma che ora mi sembrava del tutto fuori luogo.

Girata la curva ecco che compare il mare, la brezza marina ci arriva diritta sul fianco destro e allora capisco: quello che sentivo era il solito odore di gasolio salmastro che c’è nei porti.

Ritornata sulla strada, noto che le gambe fanno ancora il loro dovere e quasi quasi mi stupisco.

Chilometro 15: fine della benzina, scoramento e pessimismo totale, perché mancano ancora 6 chilometri e non so davvero dove andare a prendere un po’ di forza per farli.

Com’è come non è alla fine ce la faccio, ma in 2 ore 4 minuti e tanti secondi.

Dovrei controllare ma credo che questa prestazione vada subito in testa alla hit parade delle “mezze maratone peggio riuscite”.

Ora propio perchè questa è andata così, ho appena chiesto di essere iscritta alla mezza maratona di Civitanova Marche di domenica prossima...

mercoledì 2 marzo 2011

Domenica è stato come ai bei vecchi tempi, quando ci si vedeva alle 7 al bar, eravamo in due senza nessuna fretta di tornare a casa per pranzo, perché non ci aspetta nessuno.

Così, dopo tanto tempo Giovanni ed io siamo partiti per Monte San Giusto, abbastanza vicino a casa, una corsa da 10 chilometri e mezzo, una noncompetitiva, ma molto ben frequentata.

Tutta pianeggiante, una distanza ragionevole, per cui può valere la pena alzarsi presto anche di domenica, non troppo lunga perché venga anche Giovanni, che per ora si allena, senza correre ma che poi quando corre va a 4’30’’.

Qui a Monte San Giusto c’eravamo stati all’alba della mia breve carriera podistica. Mi ricordo alcuni particolari: come ero vestita (maglia verde e pantaloni neri), una grande risata davanti ad un vecchissimo Volkswagen marchiato “Trans del Piceno” che è diventata una costante di tutte le gare che ho fatto a sud del fiume Musone, il barattolo di marmellata da mezzo chilo per tutti i partecipanti.

Non mi ricordo assolutamente come era andata la gara, mi ricordo solo un simpatico signore che, verso la fine, mentre di sicuro mi lamentavo per la stanchezza, con Giovanni che invece non voleva che rallentassi troppo, mi dice che me la stavo cavando bene. Era il solito galante podista bugiardo e un po’ marpione.

Quest’anno c’erano di nuovo la marmellata per tutti ed i Trans del Piceno, c’ero anche io e forse stavo meglio di un paio di anni fa, perché alla fine, rischiando l’infarto, un paio di posizioni le ho scalate e posso vantarmi di aver difeso una dodicesima posizione.

Certo, non so quante donne ci fossero, di certo almeno 15, perché 3 ne ho sorpassate io; magari eravamo pochissime e un dodicesimo posto è un piazzamento ridicolo….però siccome “tutto è relativo, visto che così è e se MI pare” io me ne compiaccio.

Ora sto qui che guardo piovere da tre giorni, non si vede la fine e penso...

Penso che domenica andrò per Valli e Pinete a Ravenna per fare 21,097 km e ci andrò da sola...