martedì 25 marzo 2014

La corsa e l'arte dello spogliarello

Un bel vialone d'accesso alla città, con due corsie per ogni senso di marcia. Trovo un bel posto largo per parcheggiare, proprio di fianco alla carreggiata, in prossimità della zona del ritrovo e comincia l'esibizione.

Non vado mai già vestita, l'unica cosa che indosso e che poi porterò dopo sono i calzini: ho la convinzione del tutto infondata che il calzino debba adattarsi per tempo al mio piede e viceversa.

Spargo nel bagagliaio la borsa per scegliere. Di solito tolgo subito il pile, la maglietta e, sulla pelle nuda, valuto la giornata: domenica c'è un bel sole che scalda la schiena, ma molto vento che ammassa nuvoloni.

Facile decidere: canotta sotto per tenere la pancia al caldo e sopra la maglia a mezze maniche.

Si è formata un po' di coda sui viali, da una macchina ferma mi fissa una donna infagottata e un po' rabbrividisce, non devo essere un bello spettacolo con la tuta a vita bassa, senza maglietta, la pelle bianchiccia della pancia.
Attenta signora che arriva il meglio: è ora di togliere i pantaloni. Le gambe avrebbero bisogno un po' di colore.

La prima parte dello spettacolo è andata, cappello calato in testa si va verso questi 12 km della “Caminada di San Giuseppe”.
Ritorno 1 h e 06' minuti dopo, abbastanza sconvolta: partita ancora troppo forte ho consumato abbastanza presto tutte le energie lungo le salite dei colli intorno a Jesi.
Ho un'autonomia di 10 chilometri scarsi, tutto il resto è affidato all'immaginazione.

Seconda parte dello spettacolo: scalza, appoggiata alla macchina, la faccia arrossata ed i capelli sparsi in tutte le direzioni dal vento.
Maglia sudaticcia e pantaloncini sfilano via senza tante cerimonie.


Poi l'acrobazia finale, quella da vera professionista dello streap: il difficile delle mutande, non è togliersele....ma rimetterle in mezzo al traffico che scorre.

venerdì 21 marzo 2014

Pettorale n. 213.
Il rientro.
Grinze da tartaruga.
Polpacci scolpiti dallo sforzo.
Collo teso.

Per il ritorno abbina una maglia a mezze maniche color ciclamino alla canotta, ormai un po' lisa, della società.
Completa il tutto con pantaloni neri sopra il ginocchio, calzando scarpe sporche con inserti viola.
Per le prossime volte forse sarà meglio curare di più la combinazione dei colori.

Ma nonostante la solita assoluta mancanza di fotogenia ed uno strano sfarfallio da debuttante nello stomaco, non è andata male: 13,5 km d'inteso percorso collinare, con 300 scalini da sbrogliare al culmine della salita...il tutto in 1h 16' 41''.
Quello che le gambe non possono fare lo sa fare la testa, perchè il percorso è fin troppo familiare, finchè anche lei poi non scoppia a metà degli ultimi 100 metri di salita.

Lunedi solo un po' di mal di gambe.
Sono passati tre mesi.
Si ricomincia a gareggiare.

Domenica Jesi



lunedì 10 marzo 2014

Faccio i bagagli

Il problema è la borsa.
Una confusione totale tra la versione palestra e la versione corsa.

Così ti ritrovi a passare con le povere mizuno infangate sopra il parquet della sala della palestra, mentre la gente intorno ti guarda come la povera fiammiferaia.
Solo perchè quelle luride scarpe hanno patito il giorno prima il pantano dell'Italo Conti, ormai ridotto a palude perenne.

Le vecchie scarpe da corsa ritrovano vita in palestra, basterebbe ricordarsi di alternarle con tempismo nella borsa.

Fondamentale sarebbe poi non dimenticarsi l'asciugacapelli se si decide per la corsa, perché la palestra ha una parete a specchio fornita di phon degna di un salone di bellezza.
L'impianto comunale invece ha solo uno specchio ovale grande come un oblò della terza classe del Titanic e, soprattutto, se l'asciugacapelli non te lo porti da casa esci di lì con un asciugamano intorno alla testa, procedendo a passo di marcia verso la polmonite.

Per l'abbigliamento sto abbastanza tranquilla: anni di corse ormai m'hanno fornito quintali di magliette, pantaloncini e calzini. Potrei stare quasi una settimana senza lavare niente e avrei comunque qualcosa da mettere.
A meno che non decida per la piscina, in quel caso c'è poco da fare se mi sono scordata il costume.

In tutto questo marasma di bagagli ecco ieri, finalmente, 10 km...anche se a 5'30''/km.

Vista la confusione meglio di niente.

lunedì 13 gennaio 2014

Siamo propositivi.
Prenotiamo la solita visita agonistica.
Iniziamo a pensare che, se anche sono passati 2 mesi dall'ultima, il fiato c'è, le gambe pure ed il piede....forse.

Mezz'ora di corsa decente, in compagnia. Birre comprese.
Le scarpe erano linde ed è bastato un mezzo giro per infangarle di nuovo.

Solito ribrezzo e brividi di freddo negli spolgiatoi...
Gli spogliatoi....ecco così mi mancherà quando smetterò definitivamente con la palestra: l'acqua calda.

"Ti vedo in forma UE'...
...LASCIA PERDERE...
tanto sei uguale... e dai sei sempre tu!!...
...UN PO' DI MENO... UN PO' DI PIU'!!!.."

V.S. 1985


lunedì 9 dicembre 2013

Cose che faccio...mentre non corro..

...lavo le scarpe in lavatrice...che almeno adesso ho pazienza di aspettare che si asciughino.

...mi faccio crescere le unghie dei piedi...e forse ci do pure una passata di smalto.

...faccio il cambio di stagione anche nel cassetto della corsa e magari  butto via qualcosa.

...scopro che passo di categoria e che dal primo di gennaio sono una MF40.

...ascolto il piede, le sue dita. Lo aspetto.

...mi ambiento in palestra e prendo confidenza con la fauna del fitness: per ora mi muovo con disinvoltura in piscina. In settimana chiedo l'accesso alla sala pesi e sia chiaro che io voglio solo salire sul tapis roulant. Per l'area benessere e sauna non mi sento pronta...


martedì 26 novembre 2013

Che sono normali scosse di assestamento, dice lui.
Basta pasticche.
Ma che mi devo regalare altri sette giorni di riposo.
Dice lui, il cerusico che non c'è niente di cui preoccuparsi, piuttosto si chiede cosa sia quel buco che ho sul collo del piede...

Niente dottore, m'è successo in palestra. Ho consumato il collo del piede contro un'imbragatura, tanto è l'impegno che c'ho messo a pedalare.

Perchè mi sono dovuta iscrivere in una palestra: una settimana senza corse e senza gare e stavo dando di matto, istericamente instabile e di mal umore.
Allora mi sono fatta coraggio e sono andata a chiedere asilo nel gotha del fitness, nel regno delle chiappe sode e dei pettorali prominenti.

In tanta abbondanza e varietà, ho iniziato con l'unica cosa che non avesse un nome minaccioso o totalmente privo di significato, che non sembrasse un corso di fisica avanzato della Normale di Pisa, o un programma della NASA..

Questa è la fase 6: ancora un po' di pazienza e si ricomincia. 

Nel frattempo ci si dedica alle public relations nel paese degli addominali.
Io per ora ho fatto amicizia solo con una simpatica sessantenne che ancora combatte la sua indefessa e decennale battaglia contro l'invisa cellulite.
La mia guerra, cara signora, è un'altra...



lunedì 18 novembre 2013

Piccole scosse bastarde e dolorose....

Fase 1 negazione: non è vero, è solo un'impressione. Sono stanca.
E' durata una settimana.

Fase 2 rabbia: io vi odio piccole dita bastarde! Vi pesto finchè non vi passa...
E' durata 5 giorni.

Fase 3 patteggiamento: le maniere dure non servono. Riposo. Domenica vediamo come va e poi semmai si va dal dottore.

Fase 4 depressione: l'autodiagnosi online porta sempre a scoprirsi affetti da malattie esotiche e incurabili.

Fase 5 accettazione: fase finita di sviluppare nella sala d'attesa del medico.

Ora sono nel mezzo della fase 6: 10 giorni di riposo e di antinfiammatorio. Ripetendo come una litania consolatoria che “meglio 10 giorni ora che 10 mesi dopo”.


Il freddo, la pioggia mi aiutano a vivere questa fase 6.


lunedì 28 ottobre 2013

La prima sorsata di birra è la migliore.
Va giù di un botto. Disseta, consola, appaga, t'avvolge e ti rimette al mondo.
Dopo 24 km di sentieri e sudore, di gambe stanche, di nebbia, di discese viscide e salite....non vorresti bere niente altro.

Mentre con un sospiro di alcolico godimento, lasci che l'amaro gusto delle bolle si spanda, guardi indietro alla fatica e ti dai l'assoluzione per aver cocciutamente voluto farlo questo terzo Conero trail.

Più faticoso, un po' più lungo, più affollato.
Tutto sublimato dalla bellezza di quello che vedi correndo, dagli scorci di mare che si aprono in mezzo alla nebbia, dal silenzio dei boschi, dall'odore dell'autunno che sale dal sottobosco di conifere, dal rosso acceso dei corbezzoli maturi, dal sapore della brezza marina...


3 h 21'...e tasso alcolico al limite del consentito.

La birra nel bicchiere di plastica, per quanto t'impegni, fa tanta schiuma, ma solo la prima volta, dal secondo bicchiere le cose vanno meglio.


martedì 22 ottobre 2013

 

Dopo tutto dovrà pur essere servito a qualcosa sbattersi in tutte queste mezze maratone da settembre ad oggi.
Avranno pur valore quei 21 km di fango e nebbia a Colle San Marco.
Pure l'ultima salita a Filottrano, corsa più che altro per farla finita il prima possibile, dovrà tornare utile.
Ed il giro dei tre colli di domenica? Puro loro nel mucchio..

Domenica sarà una lunga passeggiata...

mercoledì 9 ottobre 2013

21 dopo 21

Jesi....
Due ore d'acqua.
Un paio di bambini delle primarie calpestati per bene alla partenza. Mi scuso con le mamme se sono tornati malconci, ma nella bolgia non l'avevo visti e poi, francamente, sono loro che mi sono finiti sotto le suole delle scarpe.
Velocità varie.
Momenti di appisolamento sul 5'50''/km.
Attimi di follia sotto i 5'.
Treni  su cui salto al sedicesimo a 5'15''
Ultimi due km di traffico e salita molto sofferti.
Il traguardo sguarnito alla fine perchè di stare sotto l'acqua non ne poteva più nessuno.

Scontata una settimana di raffreddore....niente corsa.

Ovviamente ci sono le condizioni per la successiva missione suicida: Ecotrail di Colle San Marco, giusto dopo sette giorni.

Colle San Marco...
Scopro che quest'anno s'è deciso di allungarlo a 21 km.
Tre ore di fango e fatica.
Segnali opachi persi nella nebbia.
Gente sparsa qua e la in mezzo ai boschi.
Mi vanto di chiudere la classifica, di essermi persa, di aver fatto pure qualche chilometro in più.....ma di essere arrivata per sentieri (niente scorciatoie sull'asfalto).

Il raffreddore è guarito, le gambe non si lamentano, a parte un po' di graffi...se le scarpe si asciugano, a fine mese si ritorna a correre sul Conero!

lunedì 23 settembre 2013

Come ti riducono 21 km

21 chilometri e ti viene la gobba.
Parti che sei normale e arrivi che ciondoli come un gibbone.
21 chilometri e sembra che hai perso di botto 5 chili.

Tutta testa e poche gambe.
Si parte forte, poi si va più forte finchè non si salta per aria.
Entro il quinto chilometro si brucia tutto il carburante che serviva per farli tutti questi 21 km.

Niente di strano, lo so come va a finire, solo che ogni volta cerco di far scoppiare la bomba il più lontano possibile.

Ormai è una dura battaglia tra la cocciutaggine della testa e le gambe che dovrebbero fare il miracolo.

E così è andata anche a Senigallia: il lungormare nord è da sempre quello che preferisco, quello a sud mi resta indigesto. Quindi fino al porto tutto abbastanza bene anche se a fatica. Dalla Rotona sul mare ho iniziato a perdere colpi, metri e secondi.

Tutto il lungomare sud, sia all'andata che al ritorno, l'ho odiato con forza, l'ho sudato e maledetto centimetro dopo centimetro.
I cartelli con i chilometri non scorrono ma in compenso di gente ne passa avanti.
Un sorpasso per la verità lo faccio anche io, credo fosse uno zombie: sbandava, sudava e grugniva.

All'arrivo 1h 54'23''...una gran fatica, ma che almeno è durata 3 minuti in meno di domenica scorsa.

Adesso la testa è già a Jesi...le gambe non so...


martedì 17 settembre 2013

Una fine glorisoa sarebbe stata arrancare fino al traguardo, dopo essere stata ferita di striscio da qualche cacciatore che,  poteva benissimo avermi scambiato per una fagiana.
Arrivare mezza storta, piegata sul fianco, con una gamba impallinata. Niente di serio. Giusto un po' di rosso per impressionare i presenti.

Una fine dignitosa sarebbe stata arrivare con i crampi o le vesciche, in una domenica torrida dove avrebbe sudato pure un Keniano. Con i piedi martoriati ed i polpacci imbizzarriti.

Una fine sfortunata sarebbe stata arrivare dopo 3 ore, per aver sbagliato strada e per questo aver aspettato quasi 20 minuti al passaggio a livello chiuso. Disperando di trovare ancora un traguardo da passare.

Una fine accettabile sarebbe stata arrivare mostrando una disgnitosa sofferenza, mantenendo una velocità modesta, ma con un gesto atletico guardabile, senza ciabattare, senza mugugnare e dando l'impressione di avere comunque il controllo delle proprie leve.

Ma se la partenza è sparata, la compagnia un po' allegra, il percorso non troppo stimolante, se d'estate hai bighellonato e se al massimo hai fatto 13 km ma non ti ricordi nemmeno quando...allora la fine è inevitabile.

Al dodicesimo chilometro buio totale e, dall'allegro-andante-con brio, si passa all'imprecante-lento-con vena di tristezza.

Con mestizia annuncio un tempone di 1 h 57' 28'' alla mezza maratona di Portorecanati.
In mia difesa aggiungo solo che, nell'anno in cui ero in assoluto più impreparata, hanno decioso di allungarla un pelo...giusto quello che serviva per farne una mezza precisa.
Quest'anno quei soliti 700 metri in meno mi sarebbero stati di vero conforto.

giovedì 12 settembre 2013






M'è sparito un post.
L'avrò cancellato. Non so..
Aveva una bella foto delle montagne delle Grotte di Frasassi.
Narrava la grande impresa di quei 12 km corsi a 4'47''/km di media.
Del solito salame.
Di altre solite cose che non ricordo..
Annunciava la partecipazione al trofeo 5 torri di Osimo.

E ad Osimo ci sono andata.
Il percorso me lo ricordavo diverso, giusto quel che basta per fare una partenza spavalda e scriteriata, senza freni.
Convinzioni di chi corre e ricorre quasi sempre negli stessi posti.

Invece, la dolce discesa degli anni scorsi, quest'anno ce l'anno riproposta come lunga e noiosa salita.
Bello il bosco, il giardino della villa, ottima la compagnia...ma non finiva più.

La ripida salita degli anni passati ora è una discesa, ma troppo breve per recuperare e allora mi ritrovo di nuovo sull'asfalto troppo presto, ancora in affanno e con davanti gli ultimi 2 km che devono risalire in piazza.

Ci guardo al crono ogni tanto, per capire come va, ma lo sguardo si perde in mezzo ai numeri e di fare conti non se ne parla.
E poi qui c'è questa "galanteria" di far partire le donne 100 metri avanti agli uomini, quindi non posso fidarmi troppo dei cartelli.
La cruda verità è che non mi trovo troppo a mio agio con le tabelline del 7 e dell'8 e, in una gara di 10 chilometri, questi sono i numeri che mi servono per tirare le somme e capire come se vale la pena resistere o se ormai non c'è più modo di recuperare.

Nel dubbio però le due tipe davanti a me in salita le supero. Che lasciare qualcuno dietro è sempre una buona strategia, se la matematica non t'assiste.

Mi ritrovo a metà classifica e per effetti cabalistici di classifica eccomi sul palco: una pianta e baci e abbracci con politicame vario.
Premiata per l'ultimo posto della mia categoria, quella delle donne giovani...ma io sono la più vecchia di sicuro.

Adesso domenica...un suicidio la 21 km a Portorecanati?

lunedì 26 agosto 2013

Alla fine sono arrivate dalla Germania.
Giorni e giorni a spulciare la rete, a comparare numeri e taglie.
Le volevo uguali, prima che si estinguessero per sempre, prima che nuovi modelli più sgargianti e spaziali le facessero scomparire.
Certo, avessi trovato quelle con i fiorellini sul retro del tallone, avrei fatto la mia porca figura, ma pare che ne siano rimasti solo due esemplari su tutta la faccia della terra e purtroppo sono un 36.

Eccole che poi arrivano, pulite, nuove, viola e bianche, in forma, odorano di gomma, precise, le altre poverine, quelle vecchie, messe vicino, sembrano pantofole sformate e masticate dal cane di famiglia, forse odorano anche un po' di stallatico a farci attenzione...

Ovviamente non ho avuto il coraggio di usarle subito, sono rimaste nella scatola per molti giorni, continuavo a correre con le babbucce puzzolenti, anche alla corsa a tappe “Tra ulivi e vigneti”. Avevo deciso di regalare quest'ultima sudata alle vetuste Mizuno.

Prima tappa Montemaggiore: 13 km di colline. Sarà l'idea che ormai le scarpe sono vecchie, ma quando corro sento strani cigolii.

Seconda tappa Cartoceto (il giorno dopo): 15 km di altrettante colline. Ciabatto alla grande.
Scalo di un paio di posti, verso il basso, nella classifica di categoria. Torno a casa con una grande pesantezza alle gambe.
Riporto a casa le povere vecchie scarpe.

Le nuove ora sono fuori dalla scatola, le ho usate, in un giorno caldissimo, con le gambe ancora provate, perchè loro, a correre due giorni di fila si “stressano”, ma da qualche parte dovevo pur iniziare.

Una fine non troppo esaltante per le vecchie (che non ho ancora avuto il coraggio di buttare) ed un inizio poco brioso per le nuove.


Settembre arriva e ci sarebbe tanto da fare...


martedì 6 agosto 2013

Marcia dei 4 ponti

Un ritorno di ostriche crude, cozze e limoni, al limite della nausea, che sono gli echi della cena del sabato sera.
All'improvviso, mentre quei cari top runners non si decidono ad entrare nella loro gabbia separata, realizzo che sono 14 km...e chi li fa?!?
Sto su quel ponte, aspetto la partenza sudando, mentre avrei una gran voglia di fare il bagno nel fiume, anche se il livello dell'acqua basterebbe a rinfrescare giusto il pollicione del piede.

Si crea un gruppetto, niente di nuovo, ma quello che serve per sopravvivere alla giornata.
Il percorso non è niente di speciale, da segnalare solo un paio di borghi con il un po' di pubblico che sudava anche a battere le mani, un tratto sterrato bollente in mezzo ai campi, una bella salitona al 10 km per dar il colpo di grazia, una discesa spaccagambe ed un ultimo maledetto pezzo sul prato, che non finisce più, a cercare di non inciampare nei campeggiatori, che un po' applaudono e un po' ti guardano con pietà.
La pietà di chi sta a panza all'aria su una sdraio, si gode il fresco del fiume e aspetta solo che la moglie abbia finito di affettare il melone per mangiare. Va a sapere chi ha fatto la scelta giusta..

Alla fine un tempo onesto di 1 ora e 10 minuti ed un gratificante salame di categoria.


Resta da decidere se il podismo sta morendo di caldo o per la crisi...altrimenti certi miei piazzamenti non si spiegano.


lunedì 29 luglio 2013

Ho scelto di farla breve.
Ho pensato che, anche senza sbattermi troppo in settimana, sarei sopravvissuta a 6 km scarsi di corsa in montagna.

La partenza era per le 9....al massimo in 45 minuti pensavo che avrei corso, mangiato tanto cocomero, salutato un po' di gente, dato uno sguardo alla bancarella delle scarpe e avrei ripreso la via di casa verso il mare.
Non m'importava se era pure il campionato regionale di corsa in montagna.

Allora domenica mattina sono a Cingoli. Ho le gambe ingolfate dal caldo, dalle birre e dai fritti del sabato sera in spiaggia. Una gran sete. Voglia di partire e di farla finita.
Io non lo so nemmeno come ci si riscalda prima di una gara di 6 km.

Comunque il primo chilometro abbondante è una discesa di tornanti che non mi piace per niente, sull'asfalto. Sto a guardare un po' di sorpassi.
Quando arriva la "montagna" finisce l'asfalto, si fa subito un bel polverone e si inizia a sudare per bene.

Prima salita e si fa un po' di selezione.
Seconda salita e finalmente inizio a respirare.
Ma già si ritorna sull'asfalto e si conclude: 33'16'' con un terzo posto di categoria, un po' inatteso.
E la domenica si prolunga ad aspettare la medaglia. Ma finisce come m'aspettavo: al mare, sotto un sole che finalmente posso chiamare estate.






lunedì 22 luglio 2013

Domenica trasandata



Al solito ecotrail del Sasso Simone c'avevo rinunciato da qualche giorno, che le gambe non erano buone per tutti quei chilometri in montagna..

Ma in una buona domenica di riposo al mare ci speravo.

Invece ecco un bel paio di scosse di terremoto, proprio nel punto migliore della notte.
Un temporale di fulmini ed acqua a secchiate al mattino.
E la buona domenica di riposo, diventa un giorno noioso. Nervoso. Umido.

Se ne tira fuori solo un caffè al bar ad ascoltare i racconti della nottata.
A mezzogiorno sto lì che pranzo con un'insalata di pasta al tonno che doveva stare in spiaggia.
In un momento di euforia mi riprometto che avrei dato un senso alla giornata con un po' di corsa, una volta calmatasi la furia degli elementi.

Poi invece mi impigrisco a letto, a recuperare un po' di ore di sonno.
E alla fine tutto quello che posso chiamare "corsa" è stata la misurazione dell'isolato, per un totale di 12 minuti di sforzo aerobico sovrumano. Verrà buono per la cattiva stagione.
In serata un regalo inaspettato: maglia tecnica "YogaXrunner" e anche questo fa parte del capitolo corsa di questa domenica noiosa ed un po' buttata.
La  maglia merita di essere sudata...per lo yoga vedremo.


lunedì 15 luglio 2013

Sono una carogna

Scopro risvolti podistici da carogna.
Mi trovo a puntare la preda, a mezzo chilometro, impiccata sulla salita.

L'avevo persa di vista chilometri prima, quando m'aveva passato all'inizio di una lunga discesa, mentre stavo  ferma al ristoro. Era scesa a valanga. Io come al solito avevo lasciato fare, che lì su due piedi non m'importava.
Avevo già da combattere con il diluvio universale, l'acqua nelle scarpe, la maglietta zuppa che s'attaccava addosso e le pozzanghere.

Non pensavo che l'avrei rivista. Ed invece a due chilometri dalla fine la vedo lì davanti, ma è lontana, è un puntino.

Un puntino a cui però inizio a farmi sotto, perchè ora di salita ce n'è tanta e a lei non sembra piacere troppo, quando ormai ce l'ho a pochi metri esce la carogna.

E la carogna ora prende le decisioni: non stare troppo sotto che sennò s'accorge che gli stai alle calcagna. Silenzio assoluto, non si parla con nessuno: sempre per rimanere nscosti il più possibile.
Prepara il sorpasso, prendilo alla larga che sennò ti si aggancia.
Prendi più vantaggio che puoi in salita, cerca di non farti riprendere in  quei cento metri di discesa, se ci riesci è fatta, perchè l'arrivo è in salita

E così è andata: in poco meno di un chilometro e mezzo s'è fatta la differenza tra il tornare o meno a casa con la lonza per il terzo posto...

...e la lonza ora è in cantina a stagionare...

lunedì 8 luglio 2013

Trofeo del pesce fritto a Fano (questo proprio mi mancava)

Si trattava di scegliere tra il consolidato prosciutto a Sarnano e l'incognita del pesce fritto a Fano.
L'importante era andare.
Si decise per l'ignoto, non per sprezzo del pericolo o per quale voglia di nuovità, ma solo perchè questo stava a quaranta minuti di macchina da casa, mentre per il prosciutto ce ne sarebbero voluti molti di più.

Con la promessa di una calda domenica, nella borsa per andare, accanto ai calzini ed alla canotta, si era imboscato anche il bikini, con l'intento di correre e di scappare a mitigare la fatica al mare, che già si sudava solo ad attaccare il pettorale con le spille.

Salitelle e salitoni.
Frazioni con nomi ridicoli come Caminate che invitano al passo, proprio nel momento in cui la salita è veramente dura.

Discese per riprendere fiato, in mezzo ai campi di girasoli e grano.

Provvidenziali contadini che un po' annaffiano l'orto e un po' spruzzano questi poveri podisti.

Una gran sudata, fino alla fine, cercando di tenere un certo passo che sono solo una decina di chilometri ed il mare mi aspetta.
Poi tanto cocomero all'arrivo, da sentire la pancia che scoppia, per cercare di far passare quella sete infernale.

Ultima cosa d'aspettare le premiazioni per un quarto posto di categoria, poi solo spiaggia e mare...fino a sera.

mercoledì 3 luglio 2013

La salita

A volte da, a volte toglie.
A volte è meglio guardarla diritta in faccia.
Altre volte è meglio tenere gli occhi fissi a terra.
A volte ti consuma.
A volte non te l'aspetti e non finisce mai.
A volte la pensavi peggio di quello che è.

Ma a volte la salita da tanta soddisfazione..e ti regala una serata che non t'aspetti.

Partenza senza freni, a forzare, che è inutile raccontarsi la balla che ci si risparmia in discesa perchè poi arriverà la salita.
Io agli arrivi in progressione non mi sono mai convertita.

Quindi finchè l'asfalto scorre veloce meglio approfittare. Alla salita ci si penserà quando arriva.

Nel buio che disorienta, tra le lucciole, nel silenzio che riporta all'arrivo, tra i sospiri e le imprecazioni, ho riconosciuto ogni curva, ogni pendenza di quella salita finale che conclude la caccia alla rana di Barchi.

Un tempo di uno sputo sotto l'ora, un piazzamento di categoria con il solito salame annesso...

La salita da tanto, se la prendi dal verso giusto, in una serata che sei di buon umore e che decidi che non t'importa di faticare, che vuoi sentire le gambe.

....sempre più convinta che la Caccia alla rana di Barchi è una delle corse che più mi piace correre...