lunedì 23 settembre 2013

Come ti riducono 21 km

21 chilometri e ti viene la gobba.
Parti che sei normale e arrivi che ciondoli come un gibbone.
21 chilometri e sembra che hai perso di botto 5 chili.

Tutta testa e poche gambe.
Si parte forte, poi si va più forte finchè non si salta per aria.
Entro il quinto chilometro si brucia tutto il carburante che serviva per farli tutti questi 21 km.

Niente di strano, lo so come va a finire, solo che ogni volta cerco di far scoppiare la bomba il più lontano possibile.

Ormai è una dura battaglia tra la cocciutaggine della testa e le gambe che dovrebbero fare il miracolo.

E così è andata anche a Senigallia: il lungormare nord è da sempre quello che preferisco, quello a sud mi resta indigesto. Quindi fino al porto tutto abbastanza bene anche se a fatica. Dalla Rotona sul mare ho iniziato a perdere colpi, metri e secondi.

Tutto il lungomare sud, sia all'andata che al ritorno, l'ho odiato con forza, l'ho sudato e maledetto centimetro dopo centimetro.
I cartelli con i chilometri non scorrono ma in compenso di gente ne passa avanti.
Un sorpasso per la verità lo faccio anche io, credo fosse uno zombie: sbandava, sudava e grugniva.

All'arrivo 1h 54'23''...una gran fatica, ma che almeno è durata 3 minuti in meno di domenica scorsa.

Adesso la testa è già a Jesi...le gambe non so...


martedì 17 settembre 2013

Una fine glorisoa sarebbe stata arrancare fino al traguardo, dopo essere stata ferita di striscio da qualche cacciatore che,  poteva benissimo avermi scambiato per una fagiana.
Arrivare mezza storta, piegata sul fianco, con una gamba impallinata. Niente di serio. Giusto un po' di rosso per impressionare i presenti.

Una fine dignitosa sarebbe stata arrivare con i crampi o le vesciche, in una domenica torrida dove avrebbe sudato pure un Keniano. Con i piedi martoriati ed i polpacci imbizzarriti.

Una fine sfortunata sarebbe stata arrivare dopo 3 ore, per aver sbagliato strada e per questo aver aspettato quasi 20 minuti al passaggio a livello chiuso. Disperando di trovare ancora un traguardo da passare.

Una fine accettabile sarebbe stata arrivare mostrando una disgnitosa sofferenza, mantenendo una velocità modesta, ma con un gesto atletico guardabile, senza ciabattare, senza mugugnare e dando l'impressione di avere comunque il controllo delle proprie leve.

Ma se la partenza è sparata, la compagnia un po' allegra, il percorso non troppo stimolante, se d'estate hai bighellonato e se al massimo hai fatto 13 km ma non ti ricordi nemmeno quando...allora la fine è inevitabile.

Al dodicesimo chilometro buio totale e, dall'allegro-andante-con brio, si passa all'imprecante-lento-con vena di tristezza.

Con mestizia annuncio un tempone di 1 h 57' 28'' alla mezza maratona di Portorecanati.
In mia difesa aggiungo solo che, nell'anno in cui ero in assoluto più impreparata, hanno decioso di allungarla un pelo...giusto quello che serviva per farne una mezza precisa.
Quest'anno quei soliti 700 metri in meno mi sarebbero stati di vero conforto.

giovedì 12 settembre 2013






M'è sparito un post.
L'avrò cancellato. Non so..
Aveva una bella foto delle montagne delle Grotte di Frasassi.
Narrava la grande impresa di quei 12 km corsi a 4'47''/km di media.
Del solito salame.
Di altre solite cose che non ricordo..
Annunciava la partecipazione al trofeo 5 torri di Osimo.

E ad Osimo ci sono andata.
Il percorso me lo ricordavo diverso, giusto quel che basta per fare una partenza spavalda e scriteriata, senza freni.
Convinzioni di chi corre e ricorre quasi sempre negli stessi posti.

Invece, la dolce discesa degli anni scorsi, quest'anno ce l'anno riproposta come lunga e noiosa salita.
Bello il bosco, il giardino della villa, ottima la compagnia...ma non finiva più.

La ripida salita degli anni passati ora è una discesa, ma troppo breve per recuperare e allora mi ritrovo di nuovo sull'asfalto troppo presto, ancora in affanno e con davanti gli ultimi 2 km che devono risalire in piazza.

Ci guardo al crono ogni tanto, per capire come va, ma lo sguardo si perde in mezzo ai numeri e di fare conti non se ne parla.
E poi qui c'è questa "galanteria" di far partire le donne 100 metri avanti agli uomini, quindi non posso fidarmi troppo dei cartelli.
La cruda verità è che non mi trovo troppo a mio agio con le tabelline del 7 e dell'8 e, in una gara di 10 chilometri, questi sono i numeri che mi servono per tirare le somme e capire come se vale la pena resistere o se ormai non c'è più modo di recuperare.

Nel dubbio però le due tipe davanti a me in salita le supero. Che lasciare qualcuno dietro è sempre una buona strategia, se la matematica non t'assiste.

Mi ritrovo a metà classifica e per effetti cabalistici di classifica eccomi sul palco: una pianta e baci e abbracci con politicame vario.
Premiata per l'ultimo posto della mia categoria, quella delle donne giovani...ma io sono la più vecchia di sicuro.

Adesso domenica...un suicidio la 21 km a Portorecanati?

lunedì 26 agosto 2013

Alla fine sono arrivate dalla Germania.
Giorni e giorni a spulciare la rete, a comparare numeri e taglie.
Le volevo uguali, prima che si estinguessero per sempre, prima che nuovi modelli più sgargianti e spaziali le facessero scomparire.
Certo, avessi trovato quelle con i fiorellini sul retro del tallone, avrei fatto la mia porca figura, ma pare che ne siano rimasti solo due esemplari su tutta la faccia della terra e purtroppo sono un 36.

Eccole che poi arrivano, pulite, nuove, viola e bianche, in forma, odorano di gomma, precise, le altre poverine, quelle vecchie, messe vicino, sembrano pantofole sformate e masticate dal cane di famiglia, forse odorano anche un po' di stallatico a farci attenzione...

Ovviamente non ho avuto il coraggio di usarle subito, sono rimaste nella scatola per molti giorni, continuavo a correre con le babbucce puzzolenti, anche alla corsa a tappe “Tra ulivi e vigneti”. Avevo deciso di regalare quest'ultima sudata alle vetuste Mizuno.

Prima tappa Montemaggiore: 13 km di colline. Sarà l'idea che ormai le scarpe sono vecchie, ma quando corro sento strani cigolii.

Seconda tappa Cartoceto (il giorno dopo): 15 km di altrettante colline. Ciabatto alla grande.
Scalo di un paio di posti, verso il basso, nella classifica di categoria. Torno a casa con una grande pesantezza alle gambe.
Riporto a casa le povere vecchie scarpe.

Le nuove ora sono fuori dalla scatola, le ho usate, in un giorno caldissimo, con le gambe ancora provate, perchè loro, a correre due giorni di fila si “stressano”, ma da qualche parte dovevo pur iniziare.

Una fine non troppo esaltante per le vecchie (che non ho ancora avuto il coraggio di buttare) ed un inizio poco brioso per le nuove.


Settembre arriva e ci sarebbe tanto da fare...


martedì 6 agosto 2013

Marcia dei 4 ponti

Un ritorno di ostriche crude, cozze e limoni, al limite della nausea, che sono gli echi della cena del sabato sera.
All'improvviso, mentre quei cari top runners non si decidono ad entrare nella loro gabbia separata, realizzo che sono 14 km...e chi li fa?!?
Sto su quel ponte, aspetto la partenza sudando, mentre avrei una gran voglia di fare il bagno nel fiume, anche se il livello dell'acqua basterebbe a rinfrescare giusto il pollicione del piede.

Si crea un gruppetto, niente di nuovo, ma quello che serve per sopravvivere alla giornata.
Il percorso non è niente di speciale, da segnalare solo un paio di borghi con il un po' di pubblico che sudava anche a battere le mani, un tratto sterrato bollente in mezzo ai campi, una bella salitona al 10 km per dar il colpo di grazia, una discesa spaccagambe ed un ultimo maledetto pezzo sul prato, che non finisce più, a cercare di non inciampare nei campeggiatori, che un po' applaudono e un po' ti guardano con pietà.
La pietà di chi sta a panza all'aria su una sdraio, si gode il fresco del fiume e aspetta solo che la moglie abbia finito di affettare il melone per mangiare. Va a sapere chi ha fatto la scelta giusta..

Alla fine un tempo onesto di 1 ora e 10 minuti ed un gratificante salame di categoria.


Resta da decidere se il podismo sta morendo di caldo o per la crisi...altrimenti certi miei piazzamenti non si spiegano.


lunedì 29 luglio 2013

Ho scelto di farla breve.
Ho pensato che, anche senza sbattermi troppo in settimana, sarei sopravvissuta a 6 km scarsi di corsa in montagna.

La partenza era per le 9....al massimo in 45 minuti pensavo che avrei corso, mangiato tanto cocomero, salutato un po' di gente, dato uno sguardo alla bancarella delle scarpe e avrei ripreso la via di casa verso il mare.
Non m'importava se era pure il campionato regionale di corsa in montagna.

Allora domenica mattina sono a Cingoli. Ho le gambe ingolfate dal caldo, dalle birre e dai fritti del sabato sera in spiaggia. Una gran sete. Voglia di partire e di farla finita.
Io non lo so nemmeno come ci si riscalda prima di una gara di 6 km.

Comunque il primo chilometro abbondante è una discesa di tornanti che non mi piace per niente, sull'asfalto. Sto a guardare un po' di sorpassi.
Quando arriva la "montagna" finisce l'asfalto, si fa subito un bel polverone e si inizia a sudare per bene.

Prima salita e si fa un po' di selezione.
Seconda salita e finalmente inizio a respirare.
Ma già si ritorna sull'asfalto e si conclude: 33'16'' con un terzo posto di categoria, un po' inatteso.
E la domenica si prolunga ad aspettare la medaglia. Ma finisce come m'aspettavo: al mare, sotto un sole che finalmente posso chiamare estate.






lunedì 22 luglio 2013

Domenica trasandata



Al solito ecotrail del Sasso Simone c'avevo rinunciato da qualche giorno, che le gambe non erano buone per tutti quei chilometri in montagna..

Ma in una buona domenica di riposo al mare ci speravo.

Invece ecco un bel paio di scosse di terremoto, proprio nel punto migliore della notte.
Un temporale di fulmini ed acqua a secchiate al mattino.
E la buona domenica di riposo, diventa un giorno noioso. Nervoso. Umido.

Se ne tira fuori solo un caffè al bar ad ascoltare i racconti della nottata.
A mezzogiorno sto lì che pranzo con un'insalata di pasta al tonno che doveva stare in spiaggia.
In un momento di euforia mi riprometto che avrei dato un senso alla giornata con un po' di corsa, una volta calmatasi la furia degli elementi.

Poi invece mi impigrisco a letto, a recuperare un po' di ore di sonno.
E alla fine tutto quello che posso chiamare "corsa" è stata la misurazione dell'isolato, per un totale di 12 minuti di sforzo aerobico sovrumano. Verrà buono per la cattiva stagione.
In serata un regalo inaspettato: maglia tecnica "YogaXrunner" e anche questo fa parte del capitolo corsa di questa domenica noiosa ed un po' buttata.
La  maglia merita di essere sudata...per lo yoga vedremo.


lunedì 15 luglio 2013

Sono una carogna

Scopro risvolti podistici da carogna.
Mi trovo a puntare la preda, a mezzo chilometro, impiccata sulla salita.

L'avevo persa di vista chilometri prima, quando m'aveva passato all'inizio di una lunga discesa, mentre stavo  ferma al ristoro. Era scesa a valanga. Io come al solito avevo lasciato fare, che lì su due piedi non m'importava.
Avevo già da combattere con il diluvio universale, l'acqua nelle scarpe, la maglietta zuppa che s'attaccava addosso e le pozzanghere.

Non pensavo che l'avrei rivista. Ed invece a due chilometri dalla fine la vedo lì davanti, ma è lontana, è un puntino.

Un puntino a cui però inizio a farmi sotto, perchè ora di salita ce n'è tanta e a lei non sembra piacere troppo, quando ormai ce l'ho a pochi metri esce la carogna.

E la carogna ora prende le decisioni: non stare troppo sotto che sennò s'accorge che gli stai alle calcagna. Silenzio assoluto, non si parla con nessuno: sempre per rimanere nscosti il più possibile.
Prepara il sorpasso, prendilo alla larga che sennò ti si aggancia.
Prendi più vantaggio che puoi in salita, cerca di non farti riprendere in  quei cento metri di discesa, se ci riesci è fatta, perchè l'arrivo è in salita

E così è andata: in poco meno di un chilometro e mezzo s'è fatta la differenza tra il tornare o meno a casa con la lonza per il terzo posto...

...e la lonza ora è in cantina a stagionare...

lunedì 8 luglio 2013

Trofeo del pesce fritto a Fano (questo proprio mi mancava)

Si trattava di scegliere tra il consolidato prosciutto a Sarnano e l'incognita del pesce fritto a Fano.
L'importante era andare.
Si decise per l'ignoto, non per sprezzo del pericolo o per quale voglia di nuovità, ma solo perchè questo stava a quaranta minuti di macchina da casa, mentre per il prosciutto ce ne sarebbero voluti molti di più.

Con la promessa di una calda domenica, nella borsa per andare, accanto ai calzini ed alla canotta, si era imboscato anche il bikini, con l'intento di correre e di scappare a mitigare la fatica al mare, che già si sudava solo ad attaccare il pettorale con le spille.

Salitelle e salitoni.
Frazioni con nomi ridicoli come Caminate che invitano al passo, proprio nel momento in cui la salita è veramente dura.

Discese per riprendere fiato, in mezzo ai campi di girasoli e grano.

Provvidenziali contadini che un po' annaffiano l'orto e un po' spruzzano questi poveri podisti.

Una gran sudata, fino alla fine, cercando di tenere un certo passo che sono solo una decina di chilometri ed il mare mi aspetta.
Poi tanto cocomero all'arrivo, da sentire la pancia che scoppia, per cercare di far passare quella sete infernale.

Ultima cosa d'aspettare le premiazioni per un quarto posto di categoria, poi solo spiaggia e mare...fino a sera.

mercoledì 3 luglio 2013

La salita

A volte da, a volte toglie.
A volte è meglio guardarla diritta in faccia.
Altre volte è meglio tenere gli occhi fissi a terra.
A volte ti consuma.
A volte non te l'aspetti e non finisce mai.
A volte la pensavi peggio di quello che è.

Ma a volte la salita da tanta soddisfazione..e ti regala una serata che non t'aspetti.

Partenza senza freni, a forzare, che è inutile raccontarsi la balla che ci si risparmia in discesa perchè poi arriverà la salita.
Io agli arrivi in progressione non mi sono mai convertita.

Quindi finchè l'asfalto scorre veloce meglio approfittare. Alla salita ci si penserà quando arriva.

Nel buio che disorienta, tra le lucciole, nel silenzio che riporta all'arrivo, tra i sospiri e le imprecazioni, ho riconosciuto ogni curva, ogni pendenza di quella salita finale che conclude la caccia alla rana di Barchi.

Un tempo di uno sputo sotto l'ora, un piazzamento di categoria con il solito salame annesso...

La salita da tanto, se la prendi dal verso giusto, in una serata che sei di buon umore e che decidi che non t'importa di faticare, che vuoi sentire le gambe.

....sempre più convinta che la Caccia alla rana di Barchi è una delle corse che più mi piace correre...



lunedì 24 giugno 2013

Poche ambizioni

Secondo trofeo Massimo Galeazzi a Posatora: l'evoluzione di quella che era la corsa dello IOM.

Poche ambizioni, trattasi di corsetta non competitiva, corsa un po' per beneficenza e un po' per tradizione.
Ma non sottovalutatela, di pianura ce n'è poca e nessuno ci sta a stare dietro.
Non c'è classifica, ma ognuno conta i suoi sorpassi e si fa la sua classifica personale.
Mentre s'incrociano quelli che già hanno fatto il giro di boa, la classifica si fa complessa: somme e sottrazioni, per capire se c'è più gente davanti d'andare a prendere o più dietro da cui scappare.

E' una corsa chiacchierata, per chi ha fiato da togliere alle gambe sprecandolo nei pettegolezzi, che tanto dopo i primi tre non importa quando arrivi.

E' una corsa talmente vicino a casa, che il programma è semplice e scontato: si arriva in ciabatte, si parte a capofitto in discesa, si scoraggiano gli avversari annunciando l'arrivo di salite epiche, si rifiata ai ristori, si boccheggia in salita.... si arriva in affanno e sudati come si deve.

58 minuti di corsa, poi si recupera e si stempera la fatica al mare.

martedì 18 giugno 2013

Fossombrone 9 maggio, Podistica del Metauro, mi ricordavo una gara lungo il fiume, niente di impegnativo.
Mi ricordavo una partenza dal centro, nella piazza.
Ma forse le cose sono cambiate, la piazza è vuota, allora mi rivolgo al sacro totem che appare in fondo ad un bel viale alberato.
Perchè da che mondo è mondo, da quando la corsa è stata inventata, il gonfiabile rosso con lo striscione dell'Avis vuol dire "gara podistica".... e per un pelo non mi ritrovo iscritta al torneo di minibasket.
Bambini in canotta, alti poco più delle mie ginocchia mi guardano storto...scusate questo non è il mio sport.

Quando trovo il posto giusto, ignoro le voci che parlano di granpremio della montagna, del santuario e della croce da raggiungere, all'amico "podista occasionale" dico di non preoccuparsi, che al massimo saranno duecento metri di salita...

E così ci ritrovammo a salire per tre chilometri di salita, lungo infiniti tornanti, contando ogni tabernacolo della Via Crucis e chiedendoci se fosse meglio correre o camminare, invocando la discesa, sperando che non fosse ripida come la salita.

E così si scoprì che a Fossombrone di gare ne fanno due: una a luglio (quella che mi ricordavo di aver fatto) e questa a maggio.
Peccato averlo scoperto così, appesa alla salita, con i polmoni in affanno e le gambe che bruciavano per la fatica.
Ora si tratta di aspettare e vedere se quella di luglio me la ricordo bene, o se mi aspetta un'altra faticaccia.

Nel frattempo i giorni sono passati, è arrivato un weekend in cui di correre non ne ho voluto sentir parlare, indecisa tra due possibilità, ho deciso per la terza: mare relax e panza all'aria.

Domenica gara poco impegnativa vicino a casa...che poi scappo di nuovo in spiaggia.

giovedì 6 giugno 2013

Fotogenia

Diciamo che sono 6 anni che corro.
Diciamo pure che la faccia è quella che è e ormai non si cambia.
Diciamo che per lo più sono foto scattate al volo.

Però com'è possibile che in tutti questi anni non c'è scappata mai una posa decente? Uno sguardo vagamente intelligente, un gesto atletico, non pretendo armonioso, ma almeno guardabile.

Invece niente.

Se va bene ho sempre gli occhi chiusi.
Se va male ho l'occhio annacquato, la bocca distorta, il collo incassato, le braccia buttate a caso.
Eppure potrei tovarlo il tempo per un sorriso, viste la velocità a cui vado.

Invece niente. Sei anni di corse, sei anni di foto una più brutta dell'altra.

Domenica scorsa altri 12 km alla Starcassero, 1h e 5' abbondanti: un netto peggioramento e un vago senso di vomito all'arrivo..

giovedì 30 maggio 2013

Una volta l'ho fatta ed erano 21 km.
La volta dopo dovevano essere ancora 21 km, ma non l'hanno fatta perchè era straripato quello che di norma sarebbe un rigagnolo d'acqua.
La settimana dopo l'hanno rifatta, io c'ero e ci siamo cotti al sole per 21 km.

L'anno dopo l'hanno accorciata a 15 km e spostata in un quartiere introvabile, che mi pare che si chiamasse Borgo Pace.

Questa volta 12 km e mezzo, partendo dai giardini Diaz, due o tre giri per i ciotoli del centro e la seconda parte per strade che mi ricordavano tanto una gara che si fa, sempre da queste parti, ma in una altro periodo.

Ma si chiama sempre StraMacerata.
E per me non fa differenza, comunque mi presento alla partenza, quando si decide che si parte io parto e mi fermo solo dove hanno messo l'arrivo.

Nel mezzo organizzo la fatica, mi pento di aver corso così poco in settimana, mi chiedo perchè sono partita così forte, mi sorpassono, mi compiaccio per un finale in rimonta così che almeno due fuggitive le riacciuffo.

1h 03' 15''.
Quest'anno è andata così, l'anno prossimo si vedrà...


lunedì 20 maggio 2013

Quelle solite giornate storte

E alla fine venne pure il turno del diciottesimo chilometro, come una liberazione.
Quanto sono lunghi tre chilometri?
Poco.
Ma io l'appuntamento l'avevo con il ventunesimo chilometro, ero in ritardo e non sapevo nemmeno di quanto.

Iscritta con non curanza alla Strarimini, dopo una settimana in cui, solo verso mercoledi, ero riuscita a riprendere un po' il controllo delle gambe dopo i 22 km in montagna, mi sono ritrovata a ciabattare sul lungomare di Rimini, a chiedermi come fosse possibile faticare così tanto per portare a casa una mezzamaratona piatta.

Sarà colpa del vento forte che spazza il lungomare?
Sarà stato l'ultimo bicchiere di limoncello prima di andare a dormire? O forse tutto il vino bianco che è venuto prima?
Sarà che ho dormito poco?
Sarà che, appena mosso il primo passo, appena dopo la partenza, le gambe sono già stanche e non ne vogliono sapere. Nessuno degli argomenti delle testa le convince: non si trova un passo, non c'è modo di gestire la fatica.
Sarà...

Alla fine sarà una giornata no e basta, in cui per un pelo non sfondo il muro delle due ore.

Quelle giornate a cui non devi chiedere troppo, quelle giornate che non devi analizzare, quelle giornate che devono solo arrivare alla fine...quelle giornate storte.
Quelle giornate che un po' ti arrendi, perchè non si può essere sempre in forma.
Quelle giornate che capitano e basta.

E la Strarimini è una gara che voglio rifare, perchè si merita qualcosa di meglio di 1h 59'31''...

martedì 14 maggio 2013

Primavera fabrianese....uno spettacolo come al solito


Svegliarsi al mattino, presto, perchè la gara parte alle 8:30 e Fabriano sta ad una ottantina di km da casa.
Valutare bene il meteo, perchè se piove sarà un disastro.
Chiedersi se sia sano buttarsi in 22 km di corsa in montagna, senza allenamento e senza ricordarsi bene in che armadio abbia messo le scarpe da trail.
Guardare il fondo del borsone in attesa dell'illuminazione per decidere se selezionare un po', o se rovesciarci dentro tutto il cassetto dove tengo le cose per la corsa.
Assecodare la sveglia, scendere dal letto, sforzarsi per fare colazione, combattere contro la voglia di infilarsi nell'uscita "Maiolati Spontini" della superstrada, a metà del tragitto, per tornare indietro e rimettersi sotto le coperte, visto che si è messo a piovere.

Questa è stata la parte difficile.

Poi c'è stata la corsa e non ho avuto più dubbi: ne è valsa la pena come sempre.
Anche se le salite sono sempre durissime e le discese pericolose.
Ma a compensare la fatica ci sono i fiori, i boschi, l'odore dell'erba calpestata, l'aria da respirare e buttare giù in fondo ai polmoni, il sole caldo che scalda il viso, il vento che asciuga il sudore.

E alla fine la ricompensa: 2h 54'28'', 6 minuti meno dell'anno scorso.
Ma soprattutto birra e panini al salame a volontà appena tagliato il traguardo.

Ora mi godo il mio mal di gambe e medito su domenica prossima.

venerdì 3 maggio 2013

Parole sante

Non starò qui a dire come sempre che a Chiaravalle è più facile correre quei 10 km che fare la fila per il salame.

Non chiederò di nuovo se qualcuno sa se sono proprio 10 o un po' di meno (si chiama passeggiata ecologica apposta), ma resterò nell'incertezza.

Non cercherò i motivi del perchè che siano 10 o 21, Cristina quei chilometri li corre sempre a quel passo (ristori compresi), ce ne faremo una ragione. (Anche se a partire più veloce ci provo sempre).

Non sarò banale ribadendo per l'ennesima volta che “Non-competitivo” non vuol dire disorganizzato (vedasi la quantità di cibo elargita al ristoro finale, per podisti, passeggiatori e campeggiatori strafatti della scampagnata del primo maggio).

Non starò ad elencare le persone salutate, incontrate, superate o da cui sono stata superata.

Ma farò un applauso alla vetusta saggezza del camminatore esperto, veterano della corsa del primo maggio a Chiaravalle.
Lui è vestito come il nonno di Mister Crocodile Dundee, in completo color cachi, borsello a tracolla, occhialini gentili da anziano scribano d'ufficio.

In coda dietro a me e ad altri mostri sudati, lui rispetta con noi la fila per il salame e, tra una chiacchiera e l'altra, mi svela un grande segreto...

“Signorina, alla corsa del primo maggio bisogna venirci con il sacchetto, perchè il salame è sempre un po' ammuffito”
M'inchino a tanta saggezza e vado verso casa, con un salme farinoso ed odoroso....senza sapere dove appoggiarlo in macchina.


lunedì 29 aprile 2013

I misteri ed i dubbi della Conero running

Quarta edizione e qui ancora non s'è stabilito se questo "coso" dotato di pettorale, dal nome un po' infelice di "Salesino", sia una balena, un delfino o un tonno.
Ignota l'identità del martire che per sei ore di fila ha sudato dentro quel sarcofago di gommapiuma blu e bianco.
Ma sopratutto, una volta estratto l'infelice figurante, come lo lavi "il fuori"?

E poi c'è il mistero della tipa che è arrivata per prima e che ha provato a dissetarsi in mare (dalla sete che aveva)...s'è buttata o è scivolata?

Invece chiamare ciabatte quei cosi rosa con gli occhi in fuori, che facevano parte del paccogara, è un dogma di fede: devi crederci e basta che puoi infilarle ai piedi.

Poi le solite insicurezze personali: dopo i 10 km trascinati di Lucrezia, pensare di farne 21 mi sembrava un'impresa un po' avventata.
La cena del sabato sera s'era ridotta ad una birra rossa media, una banana e alla visione di "Ulisse" su rai3...sarà sufficiente?

Partenza cauta per poi gestire meglio il noioso ritorno sul lungomare? O meglio fare come al solito e partire svelti che intanto a rallentare si fa sempre in tempo?
Sono all'undicesimo chilometro e sono passati 56 minuti, sto ancora andando veloce o ho già iniziato a rallentare?

Diciottesimo chilometro, dovrei sentirmi arrivata...ma com'è che il Conero mi sembra tanto lontano?


Poi ci sarebbero da investigare l'identità e le reali intenzioni del tipo vestito di nero, che ad un chilometro dall'arrivo confessa che "sono almeno 10 chilometri che ti seguo". Com'è che fino ad ora non t'avevo notato?

Ma il grande mistero è il mio tempo finale: 1h 48'44''....ancora non so come ho fatto...



sabato 27 aprile 2013

Lucrezia....sempre la solita


Il panino con la porchetta è un ricordo di fasti passati.
Forse la crisi o forse non esiste una porchetta per 1300 persone.
Il crono è sempre lo stesso, non il mio piazzamneto ogni anno scende in classifica (rientro comunque nelle fortunate che tornano a casa con una forma di caciotta ed una pentola).
La linea di partenza è sempre più affollata e si sta sempre più pigiati, non si smette mai di salutare gente.
Ogni anno la folla che viene a correre a Lucrezia aumenta.
Aumentano i competitivi, i passeggiatori, quelli con i cani, quelli con i passeggini, quelli con i bastoncini...

I chilometri sono sempre quelli: godibili, ma niente di particolarmente entusiasmante, nè di epico. Niente che faccia gridare all'impresa appena tagliato il traguardo.

Semplicemente una gara ben organizzata senza strafare.

Anche se, a pensarci bene, forse due chip, uno per scarpa, erano un po' eccessivi....

Domani invece si va a faticare per 21 km, sperando che lo scirocco di questi giorni non faccia brutti scherzi.



mercoledì 24 aprile 2013

Una corsa dietro l'altra...tutte d'un fiato

Domenica 11 km abbondanti di corsa a Casette D'Ete....una gara che sinceramente mi ricordavo più brutta, invece sai che stavolta m'è piaciuto quel giro in campagna?
Tra le palme.
Intorno al lago quadrato.
In mezzo ad una folla di gente, dove conta solo se arrivi tra i primi tre, perchè, se arrivi quarto sei in classifica di fianco all'ultimo, che tanto questa è una noncompetitiva, che viene via per 3 euri e torni a casa o con un chilo di riso o con un pallone da calcio.
E la gamba andava pure, se i km erano segnati giusti, un sospiro sotto i 5'/km..con pure qualche sorpasso interessante negli ultimi chilometri, perchè anche se è noncompetitiva, stare dietro non piace a nessuno.
59'39''...

Lunedi si è mandato di fretta il fax per la CorriLucrezia: io alla porchetta del 25 aprile non rinuncio (anche se sul regolamento della gara non ne ho trovata traccia quest'anno).

Martedi (ieri) soliti 13 km del solito giro del Q3...che vanno bene sia per la 10 km già citata sopra che per la 21 di domenica alla Conero Running, sia per l'inevitabile marcialonga dell'Avis di Chiaravalle del primo maggio.

Ma prima che tutto ciò accada, stasera ci metto una pausa: ci vuole assolutamente una birra, subito dopo il lavoro, senza nemmeno passare da casa per la doccia!