giovedì 30 maggio 2013

Una volta l'ho fatta ed erano 21 km.
La volta dopo dovevano essere ancora 21 km, ma non l'hanno fatta perchè era straripato quello che di norma sarebbe un rigagnolo d'acqua.
La settimana dopo l'hanno rifatta, io c'ero e ci siamo cotti al sole per 21 km.

L'anno dopo l'hanno accorciata a 15 km e spostata in un quartiere introvabile, che mi pare che si chiamasse Borgo Pace.

Questa volta 12 km e mezzo, partendo dai giardini Diaz, due o tre giri per i ciotoli del centro e la seconda parte per strade che mi ricordavano tanto una gara che si fa, sempre da queste parti, ma in una altro periodo.

Ma si chiama sempre StraMacerata.
E per me non fa differenza, comunque mi presento alla partenza, quando si decide che si parte io parto e mi fermo solo dove hanno messo l'arrivo.

Nel mezzo organizzo la fatica, mi pento di aver corso così poco in settimana, mi chiedo perchè sono partita così forte, mi sorpassono, mi compiaccio per un finale in rimonta così che almeno due fuggitive le riacciuffo.

1h 03' 15''.
Quest'anno è andata così, l'anno prossimo si vedrà...


lunedì 20 maggio 2013

Quelle solite giornate storte

E alla fine venne pure il turno del diciottesimo chilometro, come una liberazione.
Quanto sono lunghi tre chilometri?
Poco.
Ma io l'appuntamento l'avevo con il ventunesimo chilometro, ero in ritardo e non sapevo nemmeno di quanto.

Iscritta con non curanza alla Strarimini, dopo una settimana in cui, solo verso mercoledi, ero riuscita a riprendere un po' il controllo delle gambe dopo i 22 km in montagna, mi sono ritrovata a ciabattare sul lungomare di Rimini, a chiedermi come fosse possibile faticare così tanto per portare a casa una mezzamaratona piatta.

Sarà colpa del vento forte che spazza il lungomare?
Sarà stato l'ultimo bicchiere di limoncello prima di andare a dormire? O forse tutto il vino bianco che è venuto prima?
Sarà che ho dormito poco?
Sarà che, appena mosso il primo passo, appena dopo la partenza, le gambe sono già stanche e non ne vogliono sapere. Nessuno degli argomenti delle testa le convince: non si trova un passo, non c'è modo di gestire la fatica.
Sarà...

Alla fine sarà una giornata no e basta, in cui per un pelo non sfondo il muro delle due ore.

Quelle giornate a cui non devi chiedere troppo, quelle giornate che non devi analizzare, quelle giornate che devono solo arrivare alla fine...quelle giornate storte.
Quelle giornate che un po' ti arrendi, perchè non si può essere sempre in forma.
Quelle giornate che capitano e basta.

E la Strarimini è una gara che voglio rifare, perchè si merita qualcosa di meglio di 1h 59'31''...

martedì 14 maggio 2013

Primavera fabrianese....uno spettacolo come al solito


Svegliarsi al mattino, presto, perchè la gara parte alle 8:30 e Fabriano sta ad una ottantina di km da casa.
Valutare bene il meteo, perchè se piove sarà un disastro.
Chiedersi se sia sano buttarsi in 22 km di corsa in montagna, senza allenamento e senza ricordarsi bene in che armadio abbia messo le scarpe da trail.
Guardare il fondo del borsone in attesa dell'illuminazione per decidere se selezionare un po', o se rovesciarci dentro tutto il cassetto dove tengo le cose per la corsa.
Assecodare la sveglia, scendere dal letto, sforzarsi per fare colazione, combattere contro la voglia di infilarsi nell'uscita "Maiolati Spontini" della superstrada, a metà del tragitto, per tornare indietro e rimettersi sotto le coperte, visto che si è messo a piovere.

Questa è stata la parte difficile.

Poi c'è stata la corsa e non ho avuto più dubbi: ne è valsa la pena come sempre.
Anche se le salite sono sempre durissime e le discese pericolose.
Ma a compensare la fatica ci sono i fiori, i boschi, l'odore dell'erba calpestata, l'aria da respirare e buttare giù in fondo ai polmoni, il sole caldo che scalda il viso, il vento che asciuga il sudore.

E alla fine la ricompensa: 2h 54'28'', 6 minuti meno dell'anno scorso.
Ma soprattutto birra e panini al salame a volontà appena tagliato il traguardo.

Ora mi godo il mio mal di gambe e medito su domenica prossima.

venerdì 3 maggio 2013

Parole sante

Non starò qui a dire come sempre che a Chiaravalle è più facile correre quei 10 km che fare la fila per il salame.

Non chiederò di nuovo se qualcuno sa se sono proprio 10 o un po' di meno (si chiama passeggiata ecologica apposta), ma resterò nell'incertezza.

Non cercherò i motivi del perchè che siano 10 o 21, Cristina quei chilometri li corre sempre a quel passo (ristori compresi), ce ne faremo una ragione. (Anche se a partire più veloce ci provo sempre).

Non sarò banale ribadendo per l'ennesima volta che “Non-competitivo” non vuol dire disorganizzato (vedasi la quantità di cibo elargita al ristoro finale, per podisti, passeggiatori e campeggiatori strafatti della scampagnata del primo maggio).

Non starò ad elencare le persone salutate, incontrate, superate o da cui sono stata superata.

Ma farò un applauso alla vetusta saggezza del camminatore esperto, veterano della corsa del primo maggio a Chiaravalle.
Lui è vestito come il nonno di Mister Crocodile Dundee, in completo color cachi, borsello a tracolla, occhialini gentili da anziano scribano d'ufficio.

In coda dietro a me e ad altri mostri sudati, lui rispetta con noi la fila per il salame e, tra una chiacchiera e l'altra, mi svela un grande segreto...

“Signorina, alla corsa del primo maggio bisogna venirci con il sacchetto, perchè il salame è sempre un po' ammuffito”
M'inchino a tanta saggezza e vado verso casa, con un salme farinoso ed odoroso....senza sapere dove appoggiarlo in macchina.


lunedì 29 aprile 2013

I misteri ed i dubbi della Conero running

Quarta edizione e qui ancora non s'è stabilito se questo "coso" dotato di pettorale, dal nome un po' infelice di "Salesino", sia una balena, un delfino o un tonno.
Ignota l'identità del martire che per sei ore di fila ha sudato dentro quel sarcofago di gommapiuma blu e bianco.
Ma sopratutto, una volta estratto l'infelice figurante, come lo lavi "il fuori"?

E poi c'è il mistero della tipa che è arrivata per prima e che ha provato a dissetarsi in mare (dalla sete che aveva)...s'è buttata o è scivolata?

Invece chiamare ciabatte quei cosi rosa con gli occhi in fuori, che facevano parte del paccogara, è un dogma di fede: devi crederci e basta che puoi infilarle ai piedi.

Poi le solite insicurezze personali: dopo i 10 km trascinati di Lucrezia, pensare di farne 21 mi sembrava un'impresa un po' avventata.
La cena del sabato sera s'era ridotta ad una birra rossa media, una banana e alla visione di "Ulisse" su rai3...sarà sufficiente?

Partenza cauta per poi gestire meglio il noioso ritorno sul lungomare? O meglio fare come al solito e partire svelti che intanto a rallentare si fa sempre in tempo?
Sono all'undicesimo chilometro e sono passati 56 minuti, sto ancora andando veloce o ho già iniziato a rallentare?

Diciottesimo chilometro, dovrei sentirmi arrivata...ma com'è che il Conero mi sembra tanto lontano?


Poi ci sarebbero da investigare l'identità e le reali intenzioni del tipo vestito di nero, che ad un chilometro dall'arrivo confessa che "sono almeno 10 chilometri che ti seguo". Com'è che fino ad ora non t'avevo notato?

Ma il grande mistero è il mio tempo finale: 1h 48'44''....ancora non so come ho fatto...



sabato 27 aprile 2013

Lucrezia....sempre la solita


Il panino con la porchetta è un ricordo di fasti passati.
Forse la crisi o forse non esiste una porchetta per 1300 persone.
Il crono è sempre lo stesso, non il mio piazzamneto ogni anno scende in classifica (rientro comunque nelle fortunate che tornano a casa con una forma di caciotta ed una pentola).
La linea di partenza è sempre più affollata e si sta sempre più pigiati, non si smette mai di salutare gente.
Ogni anno la folla che viene a correre a Lucrezia aumenta.
Aumentano i competitivi, i passeggiatori, quelli con i cani, quelli con i passeggini, quelli con i bastoncini...

I chilometri sono sempre quelli: godibili, ma niente di particolarmente entusiasmante, nè di epico. Niente che faccia gridare all'impresa appena tagliato il traguardo.

Semplicemente una gara ben organizzata senza strafare.

Anche se, a pensarci bene, forse due chip, uno per scarpa, erano un po' eccessivi....

Domani invece si va a faticare per 21 km, sperando che lo scirocco di questi giorni non faccia brutti scherzi.



mercoledì 24 aprile 2013

Una corsa dietro l'altra...tutte d'un fiato

Domenica 11 km abbondanti di corsa a Casette D'Ete....una gara che sinceramente mi ricordavo più brutta, invece sai che stavolta m'è piaciuto quel giro in campagna?
Tra le palme.
Intorno al lago quadrato.
In mezzo ad una folla di gente, dove conta solo se arrivi tra i primi tre, perchè, se arrivi quarto sei in classifica di fianco all'ultimo, che tanto questa è una noncompetitiva, che viene via per 3 euri e torni a casa o con un chilo di riso o con un pallone da calcio.
E la gamba andava pure, se i km erano segnati giusti, un sospiro sotto i 5'/km..con pure qualche sorpasso interessante negli ultimi chilometri, perchè anche se è noncompetitiva, stare dietro non piace a nessuno.
59'39''...

Lunedi si è mandato di fretta il fax per la CorriLucrezia: io alla porchetta del 25 aprile non rinuncio (anche se sul regolamento della gara non ne ho trovata traccia quest'anno).

Martedi (ieri) soliti 13 km del solito giro del Q3...che vanno bene sia per la 10 km già citata sopra che per la 21 di domenica alla Conero Running, sia per l'inevitabile marcialonga dell'Avis di Chiaravalle del primo maggio.

Ma prima che tutto ciò accada, stasera ci metto una pausa: ci vuole assolutamente una birra, subito dopo il lavoro, senza nemmeno passare da casa per la doccia!

martedì 16 aprile 2013

Maratonina dei fiori...contro vento e contro la sfiga

C'è poco da dire se parti con attaccato il numero 17.
C'è poco da aspettarsi se non fai nemmeno due chilometri e di ritrovi a litigare l'asfalto con un gatto nero.
Non c'è da supirsi se, nemmeno al quarto chilometro, ti ritrovi a valutare se la palma che hai scelto sia abbastanza grande per non offrire uno spettacolo troppo indecente.
La palma ringrazia per l'annaffiatura e io riparto.

Sosta al ristoro...bevo non bevovo...bevo non bevo...alla fine bevo: meglio tornare dietro la palma che soffrire la sete per 21 km.

Considerando che tra lo scegliere la palma ed il resto un po' di tempo ce ne ho messo, al passaggio del quinto chilometro guardo con orgoglio il mio orologio che mi mostra una media un po' sopra ai 5'/km: smetto di credere alla sfiga del 17 e alla sventura del gatto nero.

Finisce il primo giro. Avanti con il secondo, piano ma con brio e pure con qualche sorpasso (di gente praticamente ferma sulle gambe).
Mi urge un'altra sosta, sempre presso la palma di prima, ormai collaudata, poi si tira dritto fino alla fine: 1h 52' 12''

Ecco questa è stata la mia quinta maratonina dei fiori....finita nonostante la sfiga!
L'anno prossimo si ritorna per la sesta edizione perchè la gara merita e per vedere se la palma s'è seccata

mercoledì 10 aprile 2013

Rumori dalla Vivicittà di Ancona 2013

Smak smak...come stai?
Bene, grazie.
Che dici ci sarà vento davanti al porto?
Boh, ma io sto leggera.
Ci scaldiamo?
No.

Bum!! Partiti..
Anf anf anf...ciaf ciaf ciaf...
Biiiip biippp
Vigileeeeeee le macchine!!
NiiinoooooNiiinooNiiinoo..
Brutto vecchio rin#######.
"Ma ste' lì 'n casa la domeniga matina"

Solite cose ed insulti tra i Duepiedi e i Quattroruote.
E io adoro correre in centro e far arrabbiare i quattro ruote.

Stessa gara dell'anno scorso e stesso tempo: 55'28''.

Adesso, se il tempo mi assiste, ho una settimana di tempo per "preparare" la Maratonina dei fiori...



martedì 2 aprile 2013

I trail a Tallacano....

Un paese attaccato alla parete della montagna.
Un cumulo di case abbandonate.
Poco più di sei o sette indigeni che messi insieme sfiorano il millennio.
Un bosco silenzioso.
Un fiume che gorgoglia e scappa a valle.
Cascate d'acqua che sbucano dalle pareti di tufo.
Un ponte malfermo e marcio per passare per l'ennesima volta il fiume.
Sentieri acquosi.
Pozzanghere inevitabili.
Una grotta buona per giocare a Rambo.
Ricci di castagne e primule da calpestare.
Fango che schizza sulle gambe.
Il dubbio se il ruscello sia meglio affrontarlo di petto, buttando dentro i piedi dove capita, o salvare il salvabile saltando sui sassi più grossi.
Vecchi montanari che guardano passare chi corre, ipnotizzati come le mucche che guardano sfecciare i treni.
Il vento che spazza l'ultima discesa e la solita angoscia di finire di sotto.
L'umida sensazione dei calzini ormai fradici.
Le gambe che fanno fatica perchè sul fango si scivola, in salita sono stanche ed in discesa hanno paura...

...e per fortuna il sole che ha ha scaldato chi, come me, ha deciso per il lunedi di pasquetta di abbandonare gare più tradizionali e di dare fiducia al I trail di Tallacano: un mondo dimenticato da Dio e abbandonato dagli uomini, ma bellissmo da correre...anche se si fa una fatica bestia e alla fine ti vedi sola in fondo all'ultima pagina della classifica generale.

Per domenica prossima invece si torna al solito asfalto e a del sano smog!

lunedì 25 marzo 2013

Gira che ti rigira....

Stai lì a farti i problemi, se sia meglio mandare l'e-mail o il fax.
Che se anche la gara parte alle 10 e non è troppo lontana, anche se ci si può iscrivere fino a poco prima della partenza, magari arrivare lì e trovare tutto fatto non sarebbe male.
Di sicuro vorrebbe dire almeno 20 minuti di sonno in più.

Allora si manda una e-mail verso l'ignoto, che lo so che se sei un singolo è facile che la mattina della gara ti devi reiscrivere.

Invece arrivi lì davanti e scopri che la gara quest'anno è diventata non competitiva e la tua e-mail manco è stata scaricata dal server di posta.

Questo significa:

  • niente giudice panzone e giurassico che intralcia le iscrizioni
  • niente numero o chip
  • niente categorie
  • ognuno si scriva il suo nome sul cartoncino da attaccare alla maglietta
  • nessuna classifica, solo un po' di riguardo per i primi 10
  • 2.5 euro di quota d'iscrizione
Eppure abbiamo avuto, nonostante il "declassamento":
  • il solito bel percorso panoramico con gli incroci ben sorvegliati ed i ristori
  • una linea di partenza ed un traguardo da tagliare con qualche applauso
  • l'ambulanza....che speriamo non serva mai, ma se sta nei paraggi è meglio
  • i soliti "amici di corsa" da salutare, tutti sempre acciaccati, ma ce ne fosse uno che si ferma
  • pane e Nutella e the in abbondanza pure per chi non ha corso
  • una tonnellata di volantini di gare da fare da qui fino alla fine dell'anno
E alla fine che sia competitiva o no il risultato per me è sempre lo stesso: tengo duro in salita così poi non mi restano le gambe per la discesa.....sempre la solita!

venerdì 22 marzo 2013

Domenica si va a nord!


lunedì 18 marzo 2013

Marcialonga della Valle del Chienti....pensavo andasse male...

La premessa di ogni giornata storta è la sveglia che non suona.



L'asso nella manica è la borsa già pronta ed il non aver bisogno di fare colazione, che tanto io non la faccio mai.

La provvidenza sono un mucchio di vestiti spiegazzati abbandonati da sempre sulla sedia, pronti all'uso, buoni per ogni occasione (che sia uscire per sgranchire il cane, aprire al postino che suona di sabato mattina, o andare alle poste a pagare qualche bollettino) da indossare al volo, anche prima di sapere se fuori è freddo o no.

La fortuna è che la gara di oggi è a soli 40' dal garage di casa (sfidando un po' i limiti di velocità).

Il bello è che c'è il sole, anche se fa freddo.

Il brutto è che in settimana non si corre molto e non ci si sente per niente splendidi.

Poi c'è la certezza matematica che 10 km non sono 21 e si potrebbe anche provare a farli senza preoccuparsi troppo della fatica, che tanto ce la caviamo in meno di un'ora.

E la sorpresa alla fine: 48' 03'' per 10 km!

Il sospetto che non fossero 10 km.
I GPS altrui invece confermano che ho fatto un'impresa.

martedì 12 marzo 2013

Stracivitanova Stracaldo

La domenica di caldo che non ti aspetti.

La solita gara di Civitanova: due giri infiniti del lungomare.
Prima della partenza, mi raccomando, lamentarsi di tutto, iniziando dai costi di iscrizione per posi passare alle altre varie ed eventuali. Niente che non fosse stato ben messo per iscritto nel regolamento e, mentre ti ascolto caro podista, mi chiedo: se non ti sta bene quasi il 90% di come la gara è stata organizzata, perchè ci sei venuto...?

E poi la gara.
Gente evaporata dopo la partenza, spariti, squagliati dal caldo a metà percorso, incapaci di arrivare sani al salvifico ristoro dietro il porto.
Maschere di fatica, lucide di sudore.
Incoscienti con indosso addirittura i guanti.
Le pozzanghere del nono chilometro prosciugate al secondo passaggio.

1 h 53' minuti di corsa sotto il sole. Un po' di abbronzatura è sempre una cosa gradita.

Si esce dal tunnel dell'inverno

mercoledì 6 marzo 2013

"Tra valli e piente"...i'm back


Ravenna ore 7:50 di una freddissima domenica mattina, in mezzo ad un parcheggio ancora vuoto.
Ho sbagliato come al solito a mettere la sveglia e sono talmente in anticipo che potrei anche dare una mano a gonfiare il salsicciotto dell’arrivo.
Ad ogni sbadiglio mi si disarticola la mandibola.
Prima della pelle ho almeno 4 strati d’indumenti e non mi ricordo se ho tolto il pigiama.
Nessuna voglia di spogliarsi, prendere freddo, ma soprattutto un senso di vomito solo al pensiero di mettersi a faticare per 21 km.
Eppure ieri sera la voglia di venire su e correre ce l’avevo.
La cerco bevendo un caffè.

E mi ricordo che due anni fa ero qui ed è stato un disastro: la peggior mezza maratona della mia vita, l’unica volta che ci ho messo più di due ore.
Ma qualcosa deve essermi piaciuto per esserci tornata a questa “Tra valli e pinete”.

L’odore della pineta.
Il silenzio degli alberi e del bosco.
L’accento romagnolo.
La stessa brezza marina di casa, quella dell’Adriatico, che soffia e che porta quell’odore familiare di salmastro e con un vago retrogusto d’ottani.

Adesso lo so perché sono tornata: perché, anche se la gara era andata malissimo e alla fine ero arrivata camminando, la corsa m’era piaciuta.

Ecco il perché della sveglia all’alba e dei 150 km di A14.

Quando finalmente si parte (ore 9:30) ho trovato tutto: la voglia di correre, il coraggio di svestirmi, l’audacia di indossare i pantaloni a metà gamba, niente maglie pesanti, solo i guanti, che però arriveranno a mala pena al terzo chilometro.

Avanti tutta finché il fiato e le gambe reggono, con soste comode ai ristori, perché non è il caso di strozzarsi con il the solo per arrivare trecento novantanovesima anziché quattrocentesima.

Quindi un buon ritmo fino al diciassettesimo, poi quattro bei chilometri da stringere i denti, a testa bassa, controvento.

1h 50’ 45’’…resta un mistero perché sia presente in classifica a giorni alterni: oggi per esempio non ci sono….

martedì 19 febbraio 2013

La maratonina di Centobuchi




Corsa noiosa per me, come tutte quelle in cui il percorso si ripete, anche se solo per due giri.
Gara piatta (secondo i miei parametri) perché non sarà mica possibile chiamare “salita” quella mezza rampa di un sottopassaggio.
Corsa dove tutti filano come matti e sembrano tirati a lucido, mentre io ancora sono nel pieno del letargo podistico.
Ma l’unica cosa da correre domenica scorsa era la maratonina di Centobuchi.

E allora Centobuchi sia, tappandoci un po’ il naso, cercando di distrarre il pensiero dalla monotonia del paesaggio, provando a staccarsi di dosso compagni di corsa troppo loquaci, veloci di lingua, ma lenti di gamba.

La cosa poi sembrava addirittura scorrere via meglio del previsto, con i primi km quasi veloci, anche troppo, regolari, un pelo sotto la media del 5’/km, nel tentativo di farsi trovare il più avanti al momento del tracollo.

Vado incontro allo schianto di sicuro, totalmente oltre le mie attuali possibilità, ma strafatta di endorfine e totalmente al di sopra delle righe, procedo e faccio delle vittime: in particolare un malcapitato che, per sua sventura, mi sta di fianco al decimo km.
Lui è indeciso, timido su cosa fare, dice che ha l’influenza, che sono giorni che si ciba solo di antibiotici e caramelle balsamiche, che non se la sente, che non respira, che sente i brividi, che forse dovrebbe fermarsi…

Ma io, satanica, lo invito a fare un altro chilometro, lo distraggo, lo ubriaco di entusiasmo, lo porto lontano dal bivio che lo trarrebbe in salvo, verso il traguardo e lo mando a morire per altri 11 km di agonia, di vento contrario, in mezzo al gruppo sfilacciato dei podisti che stanno raschiando il barile.
Lo spingo verso 11 chilometri di affanno, in mezzo al niente e senza rimorso nemmeno lo aspetto, tanto ognuno se la deve vedere con le proprie gambe, io la spinta gliel’ho data ora cadrà da solo.
Che tanto lo so che alla fine t’ho detto solo quello che ti volevi sentir dire: di continuare….perché quelli che si fermano sono i top runner, l’amatore “ama” fino alla fine…

Per me sarà 1h 49’ 50’’, insieme ad un buono benzina per aver acchiappato l’ultimo piazzamento disponibile per la mia categoria.

martedì 12 febbraio 2013

Corsa al mare d'inverno


Prima un giro corto per tutti.
Poi giri lunghi a ripetizione, su e giù per la spiaggia, ognuno ad esaurimento della propria distanza o delle energie.
E quando si dice “giro di boa” s’intende proprio girare intorno alla boa.
Poi fai un passo, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù…dai un bacio a chi vuoi tu!
Finché tutti si mescolano e allora ti incroci con gente che non sai se è allo sprint finale della 10 o se sta già gestendo il muro dei 30 km.

C’erano le premesse per un po’ di confusione con 4 distanze che partono contemporaneamente.
Detto fatto: il giro corto non l’ha fatto nessuno, sono diventati tutti giri lunghi, con la sabbia che ad ogni giro diventava sempre più faticosa da gestire.
Un vento gelido che spingeva la corsa verso sud, ma che tirava schiaffi in faccia tornando verso nord.

Compreso che evidentemente il percorso era cambiato strada facendo, non restava che correre finché qualcuno non dicesse basta.
E così ho fatto, avanti e indietro sulla spiaggia di San Benedetto, il più possibile vicino alle onde senza bagnarsi i piedi, fino al momento in cui una voce ha detto: “Ehy, 315 sei arrivata alla meta”

1 h 52’ 44’’ per (credo) 21 km di corsa in spiaggia....pensavo peggio.

venerdì 8 febbraio 2013

Gli ostacoli

Intanto c’è da trovare la voglia perché è buio, fa freddo e piove pure un po’.

Poi bisogna farsi dare la precedenza sulle zebre.
Poi scalcare un paio di cani razza “Melinda”, saltare un mastino ed evitare un pechinese.
Schivare una punto in retromarcia e una mini uscita a 120 km/h dal garage sotterraneo.
Dribblare quelli che scendono dal 2. Scartare quelli che escono dal bar con il negroni in mano.
Saltare un bambino vestito da vecchio pastore o un pastore molto basso e molto fuori contesto.
Valutare se sia meglio stare sul marciapiede, ma pieno di buche ed occupato dalle macchine in sosta, o scendere arditamente in strada sfidando i fari che mi vengono incontro.
Sperare che quella cosa scura su cui si è passati non fosso una cacca.
Farsi coraggio e al bivio tra i 10 km ed i 13 km scegliere quest’ultimi…

Sperando che tutto questo allevi un po’ la sofferenza della mazzamaratona a cui mi sono iscritta domenica…

lunedì 28 gennaio 2013

E' una noia mortale...


E’ una noia mortale.
Dopo il trail a Colle San Marco non s’è trovato niente da fare che o non fosse in culo al mondo o che non fosse un cross.
Niente di interessante nell’orizzonte podistico da qui a 100 km (solo andata).

Allora penso che potrei approfittarne per variare un po’ i percorsi, allungare un po’, piuttosto che star lì a consumare le scarpe sui marciapiedi della periferia alle 8 di sera.

E invece le domeniche mattine sfumano tra l’indolenza del dormire fino a tardi e lo sforzo del correre nel solito posto, oltretutto arrancando e rimpiangendo le coperte.

La forma ne risente.
Ma nonostante tutto anche quest’anno la visita medica l’ho passata, una mezzoretta, la solita tiritera e alla fine viene fuori pure che sono “un bell’atleta”.
Facile…se prima di me era stato il turno dei giocatori della squadra di subbuteo del Circolo ricreativo degli anziani.

Ora il “bell’atleta” deve trovarsi qualcosa da fare questa domenica o s’ingolfa!

lunedì 14 gennaio 2013

Winter trail Colle San Marco....Viscido!!


Hai presente la sensazione d’avere qualcuno che ti corre dietro, ne senti i rumori, ma voltandoti non vedi nessuno e allora pensi o che è la tua immaginazione o che quel qualcuno è talmente vicino, che ormai ti sta per afferrare?
Hai presente la brutta sensazione di tutti gli incubi che il subincoscio ha sceneggiato per te, quella che vorresti scappare più veloce del vento, ma i piedi restano incollati a terra?
Sai che puoi correre, ma qualcosa ti trattiene..

Ma soprattutto… hai presente lo schiocco con il risucchio della ventosa dello stura-lavandini? Perché quello era il rumore che facevano le mie povere scarpe rosse da trail, ogni volta che si staccavano dal suolo.

Ciaf ciaf ciaf ciaf….ogni passo un calpestio viscido nel fango, splash splash dentro qualche pozzanghera, cronch cronch la neve che scricchiola sotto le suole….
Suoni del Winter Trail di Colle San Marco.

E poi i colori.

Il bianco silenzioso della neve.
Il verde delle conifere.
Il rosso delle rocce.
Il fluo dei runners sparpagliati nei boschi.
Tutta la gamma dei marroni delle foglie delle querce cadute in terra.
Il grigio minaccioso di un cielo clemente.

Tanta fatica, ma niente di inaffrontabile, niente che mi abbia fatto pentire di esserci, a parte un buon numero di “porca t…..” che mi sono scappati davanti a qualche discesa veramente viscida.

2 ore precise per fare non ho ben capito se 14, 15 o 16 km…Da respirare tutto a pieni polmoni…