mercoledì 24 aprile 2013

Una corsa dietro l'altra...tutte d'un fiato

Domenica 11 km abbondanti di corsa a Casette D'Ete....una gara che sinceramente mi ricordavo più brutta, invece sai che stavolta m'è piaciuto quel giro in campagna?
Tra le palme.
Intorno al lago quadrato.
In mezzo ad una folla di gente, dove conta solo se arrivi tra i primi tre, perchè, se arrivi quarto sei in classifica di fianco all'ultimo, che tanto questa è una noncompetitiva, che viene via per 3 euri e torni a casa o con un chilo di riso o con un pallone da calcio.
E la gamba andava pure, se i km erano segnati giusti, un sospiro sotto i 5'/km..con pure qualche sorpasso interessante negli ultimi chilometri, perchè anche se è noncompetitiva, stare dietro non piace a nessuno.
59'39''...

Lunedi si è mandato di fretta il fax per la CorriLucrezia: io alla porchetta del 25 aprile non rinuncio (anche se sul regolamento della gara non ne ho trovata traccia quest'anno).

Martedi (ieri) soliti 13 km del solito giro del Q3...che vanno bene sia per la 10 km già citata sopra che per la 21 di domenica alla Conero Running, sia per l'inevitabile marcialonga dell'Avis di Chiaravalle del primo maggio.

Ma prima che tutto ciò accada, stasera ci metto una pausa: ci vuole assolutamente una birra, subito dopo il lavoro, senza nemmeno passare da casa per la doccia!

martedì 16 aprile 2013

Maratonina dei fiori...contro vento e contro la sfiga

C'è poco da dire se parti con attaccato il numero 17.
C'è poco da aspettarsi se non fai nemmeno due chilometri e di ritrovi a litigare l'asfalto con un gatto nero.
Non c'è da supirsi se, nemmeno al quarto chilometro, ti ritrovi a valutare se la palma che hai scelto sia abbastanza grande per non offrire uno spettacolo troppo indecente.
La palma ringrazia per l'annaffiatura e io riparto.

Sosta al ristoro...bevo non bevovo...bevo non bevo...alla fine bevo: meglio tornare dietro la palma che soffrire la sete per 21 km.

Considerando che tra lo scegliere la palma ed il resto un po' di tempo ce ne ho messo, al passaggio del quinto chilometro guardo con orgoglio il mio orologio che mi mostra una media un po' sopra ai 5'/km: smetto di credere alla sfiga del 17 e alla sventura del gatto nero.

Finisce il primo giro. Avanti con il secondo, piano ma con brio e pure con qualche sorpasso (di gente praticamente ferma sulle gambe).
Mi urge un'altra sosta, sempre presso la palma di prima, ormai collaudata, poi si tira dritto fino alla fine: 1h 52' 12''

Ecco questa è stata la mia quinta maratonina dei fiori....finita nonostante la sfiga!
L'anno prossimo si ritorna per la sesta edizione perchè la gara merita e per vedere se la palma s'è seccata

mercoledì 10 aprile 2013

Rumori dalla Vivicittà di Ancona 2013

Smak smak...come stai?
Bene, grazie.
Che dici ci sarà vento davanti al porto?
Boh, ma io sto leggera.
Ci scaldiamo?
No.

Bum!! Partiti..
Anf anf anf...ciaf ciaf ciaf...
Biiiip biippp
Vigileeeeeee le macchine!!
NiiinoooooNiiinooNiiinoo..
Brutto vecchio rin#######.
"Ma ste' lì 'n casa la domeniga matina"

Solite cose ed insulti tra i Duepiedi e i Quattroruote.
E io adoro correre in centro e far arrabbiare i quattro ruote.

Stessa gara dell'anno scorso e stesso tempo: 55'28''.

Adesso, se il tempo mi assiste, ho una settimana di tempo per "preparare" la Maratonina dei fiori...



martedì 2 aprile 2013

I trail a Tallacano....

Un paese attaccato alla parete della montagna.
Un cumulo di case abbandonate.
Poco più di sei o sette indigeni che messi insieme sfiorano il millennio.
Un bosco silenzioso.
Un fiume che gorgoglia e scappa a valle.
Cascate d'acqua che sbucano dalle pareti di tufo.
Un ponte malfermo e marcio per passare per l'ennesima volta il fiume.
Sentieri acquosi.
Pozzanghere inevitabili.
Una grotta buona per giocare a Rambo.
Ricci di castagne e primule da calpestare.
Fango che schizza sulle gambe.
Il dubbio se il ruscello sia meglio affrontarlo di petto, buttando dentro i piedi dove capita, o salvare il salvabile saltando sui sassi più grossi.
Vecchi montanari che guardano passare chi corre, ipnotizzati come le mucche che guardano sfecciare i treni.
Il vento che spazza l'ultima discesa e la solita angoscia di finire di sotto.
L'umida sensazione dei calzini ormai fradici.
Le gambe che fanno fatica perchè sul fango si scivola, in salita sono stanche ed in discesa hanno paura...

...e per fortuna il sole che ha ha scaldato chi, come me, ha deciso per il lunedi di pasquetta di abbandonare gare più tradizionali e di dare fiducia al I trail di Tallacano: un mondo dimenticato da Dio e abbandonato dagli uomini, ma bellissmo da correre...anche se si fa una fatica bestia e alla fine ti vedi sola in fondo all'ultima pagina della classifica generale.

Per domenica prossima invece si torna al solito asfalto e a del sano smog!

lunedì 25 marzo 2013

Gira che ti rigira....

Stai lì a farti i problemi, se sia meglio mandare l'e-mail o il fax.
Che se anche la gara parte alle 10 e non è troppo lontana, anche se ci si può iscrivere fino a poco prima della partenza, magari arrivare lì e trovare tutto fatto non sarebbe male.
Di sicuro vorrebbe dire almeno 20 minuti di sonno in più.

Allora si manda una e-mail verso l'ignoto, che lo so che se sei un singolo è facile che la mattina della gara ti devi reiscrivere.

Invece arrivi lì davanti e scopri che la gara quest'anno è diventata non competitiva e la tua e-mail manco è stata scaricata dal server di posta.

Questo significa:

  • niente giudice panzone e giurassico che intralcia le iscrizioni
  • niente numero o chip
  • niente categorie
  • ognuno si scriva il suo nome sul cartoncino da attaccare alla maglietta
  • nessuna classifica, solo un po' di riguardo per i primi 10
  • 2.5 euro di quota d'iscrizione
Eppure abbiamo avuto, nonostante il "declassamento":
  • il solito bel percorso panoramico con gli incroci ben sorvegliati ed i ristori
  • una linea di partenza ed un traguardo da tagliare con qualche applauso
  • l'ambulanza....che speriamo non serva mai, ma se sta nei paraggi è meglio
  • i soliti "amici di corsa" da salutare, tutti sempre acciaccati, ma ce ne fosse uno che si ferma
  • pane e Nutella e the in abbondanza pure per chi non ha corso
  • una tonnellata di volantini di gare da fare da qui fino alla fine dell'anno
E alla fine che sia competitiva o no il risultato per me è sempre lo stesso: tengo duro in salita così poi non mi restano le gambe per la discesa.....sempre la solita!

venerdì 22 marzo 2013

Domenica si va a nord!


lunedì 18 marzo 2013

Marcialonga della Valle del Chienti....pensavo andasse male...

La premessa di ogni giornata storta è la sveglia che non suona.



L'asso nella manica è la borsa già pronta ed il non aver bisogno di fare colazione, che tanto io non la faccio mai.

La provvidenza sono un mucchio di vestiti spiegazzati abbandonati da sempre sulla sedia, pronti all'uso, buoni per ogni occasione (che sia uscire per sgranchire il cane, aprire al postino che suona di sabato mattina, o andare alle poste a pagare qualche bollettino) da indossare al volo, anche prima di sapere se fuori è freddo o no.

La fortuna è che la gara di oggi è a soli 40' dal garage di casa (sfidando un po' i limiti di velocità).

Il bello è che c'è il sole, anche se fa freddo.

Il brutto è che in settimana non si corre molto e non ci si sente per niente splendidi.

Poi c'è la certezza matematica che 10 km non sono 21 e si potrebbe anche provare a farli senza preoccuparsi troppo della fatica, che tanto ce la caviamo in meno di un'ora.

E la sorpresa alla fine: 48' 03'' per 10 km!

Il sospetto che non fossero 10 km.
I GPS altrui invece confermano che ho fatto un'impresa.

martedì 12 marzo 2013

Stracivitanova Stracaldo

La domenica di caldo che non ti aspetti.

La solita gara di Civitanova: due giri infiniti del lungomare.
Prima della partenza, mi raccomando, lamentarsi di tutto, iniziando dai costi di iscrizione per posi passare alle altre varie ed eventuali. Niente che non fosse stato ben messo per iscritto nel regolamento e, mentre ti ascolto caro podista, mi chiedo: se non ti sta bene quasi il 90% di come la gara è stata organizzata, perchè ci sei venuto...?

E poi la gara.
Gente evaporata dopo la partenza, spariti, squagliati dal caldo a metà percorso, incapaci di arrivare sani al salvifico ristoro dietro il porto.
Maschere di fatica, lucide di sudore.
Incoscienti con indosso addirittura i guanti.
Le pozzanghere del nono chilometro prosciugate al secondo passaggio.

1 h 53' minuti di corsa sotto il sole. Un po' di abbronzatura è sempre una cosa gradita.

Si esce dal tunnel dell'inverno

mercoledì 6 marzo 2013

"Tra valli e piente"...i'm back


Ravenna ore 7:50 di una freddissima domenica mattina, in mezzo ad un parcheggio ancora vuoto.
Ho sbagliato come al solito a mettere la sveglia e sono talmente in anticipo che potrei anche dare una mano a gonfiare il salsicciotto dell’arrivo.
Ad ogni sbadiglio mi si disarticola la mandibola.
Prima della pelle ho almeno 4 strati d’indumenti e non mi ricordo se ho tolto il pigiama.
Nessuna voglia di spogliarsi, prendere freddo, ma soprattutto un senso di vomito solo al pensiero di mettersi a faticare per 21 km.
Eppure ieri sera la voglia di venire su e correre ce l’avevo.
La cerco bevendo un caffè.

E mi ricordo che due anni fa ero qui ed è stato un disastro: la peggior mezza maratona della mia vita, l’unica volta che ci ho messo più di due ore.
Ma qualcosa deve essermi piaciuto per esserci tornata a questa “Tra valli e pinete”.

L’odore della pineta.
Il silenzio degli alberi e del bosco.
L’accento romagnolo.
La stessa brezza marina di casa, quella dell’Adriatico, che soffia e che porta quell’odore familiare di salmastro e con un vago retrogusto d’ottani.

Adesso lo so perché sono tornata: perché, anche se la gara era andata malissimo e alla fine ero arrivata camminando, la corsa m’era piaciuta.

Ecco il perché della sveglia all’alba e dei 150 km di A14.

Quando finalmente si parte (ore 9:30) ho trovato tutto: la voglia di correre, il coraggio di svestirmi, l’audacia di indossare i pantaloni a metà gamba, niente maglie pesanti, solo i guanti, che però arriveranno a mala pena al terzo chilometro.

Avanti tutta finché il fiato e le gambe reggono, con soste comode ai ristori, perché non è il caso di strozzarsi con il the solo per arrivare trecento novantanovesima anziché quattrocentesima.

Quindi un buon ritmo fino al diciassettesimo, poi quattro bei chilometri da stringere i denti, a testa bassa, controvento.

1h 50’ 45’’…resta un mistero perché sia presente in classifica a giorni alterni: oggi per esempio non ci sono….

martedì 19 febbraio 2013

La maratonina di Centobuchi




Corsa noiosa per me, come tutte quelle in cui il percorso si ripete, anche se solo per due giri.
Gara piatta (secondo i miei parametri) perché non sarà mica possibile chiamare “salita” quella mezza rampa di un sottopassaggio.
Corsa dove tutti filano come matti e sembrano tirati a lucido, mentre io ancora sono nel pieno del letargo podistico.
Ma l’unica cosa da correre domenica scorsa era la maratonina di Centobuchi.

E allora Centobuchi sia, tappandoci un po’ il naso, cercando di distrarre il pensiero dalla monotonia del paesaggio, provando a staccarsi di dosso compagni di corsa troppo loquaci, veloci di lingua, ma lenti di gamba.

La cosa poi sembrava addirittura scorrere via meglio del previsto, con i primi km quasi veloci, anche troppo, regolari, un pelo sotto la media del 5’/km, nel tentativo di farsi trovare il più avanti al momento del tracollo.

Vado incontro allo schianto di sicuro, totalmente oltre le mie attuali possibilità, ma strafatta di endorfine e totalmente al di sopra delle righe, procedo e faccio delle vittime: in particolare un malcapitato che, per sua sventura, mi sta di fianco al decimo km.
Lui è indeciso, timido su cosa fare, dice che ha l’influenza, che sono giorni che si ciba solo di antibiotici e caramelle balsamiche, che non se la sente, che non respira, che sente i brividi, che forse dovrebbe fermarsi…

Ma io, satanica, lo invito a fare un altro chilometro, lo distraggo, lo ubriaco di entusiasmo, lo porto lontano dal bivio che lo trarrebbe in salvo, verso il traguardo e lo mando a morire per altri 11 km di agonia, di vento contrario, in mezzo al gruppo sfilacciato dei podisti che stanno raschiando il barile.
Lo spingo verso 11 chilometri di affanno, in mezzo al niente e senza rimorso nemmeno lo aspetto, tanto ognuno se la deve vedere con le proprie gambe, io la spinta gliel’ho data ora cadrà da solo.
Che tanto lo so che alla fine t’ho detto solo quello che ti volevi sentir dire: di continuare….perché quelli che si fermano sono i top runner, l’amatore “ama” fino alla fine…

Per me sarà 1h 49’ 50’’, insieme ad un buono benzina per aver acchiappato l’ultimo piazzamento disponibile per la mia categoria.

martedì 12 febbraio 2013

Corsa al mare d'inverno


Prima un giro corto per tutti.
Poi giri lunghi a ripetizione, su e giù per la spiaggia, ognuno ad esaurimento della propria distanza o delle energie.
E quando si dice “giro di boa” s’intende proprio girare intorno alla boa.
Poi fai un passo, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù…dai un bacio a chi vuoi tu!
Finché tutti si mescolano e allora ti incroci con gente che non sai se è allo sprint finale della 10 o se sta già gestendo il muro dei 30 km.

C’erano le premesse per un po’ di confusione con 4 distanze che partono contemporaneamente.
Detto fatto: il giro corto non l’ha fatto nessuno, sono diventati tutti giri lunghi, con la sabbia che ad ogni giro diventava sempre più faticosa da gestire.
Un vento gelido che spingeva la corsa verso sud, ma che tirava schiaffi in faccia tornando verso nord.

Compreso che evidentemente il percorso era cambiato strada facendo, non restava che correre finché qualcuno non dicesse basta.
E così ho fatto, avanti e indietro sulla spiaggia di San Benedetto, il più possibile vicino alle onde senza bagnarsi i piedi, fino al momento in cui una voce ha detto: “Ehy, 315 sei arrivata alla meta”

1 h 52’ 44’’ per (credo) 21 km di corsa in spiaggia....pensavo peggio.

venerdì 8 febbraio 2013

Gli ostacoli

Intanto c’è da trovare la voglia perché è buio, fa freddo e piove pure un po’.

Poi bisogna farsi dare la precedenza sulle zebre.
Poi scalcare un paio di cani razza “Melinda”, saltare un mastino ed evitare un pechinese.
Schivare una punto in retromarcia e una mini uscita a 120 km/h dal garage sotterraneo.
Dribblare quelli che scendono dal 2. Scartare quelli che escono dal bar con il negroni in mano.
Saltare un bambino vestito da vecchio pastore o un pastore molto basso e molto fuori contesto.
Valutare se sia meglio stare sul marciapiede, ma pieno di buche ed occupato dalle macchine in sosta, o scendere arditamente in strada sfidando i fari che mi vengono incontro.
Sperare che quella cosa scura su cui si è passati non fosso una cacca.
Farsi coraggio e al bivio tra i 10 km ed i 13 km scegliere quest’ultimi…

Sperando che tutto questo allevi un po’ la sofferenza della mazzamaratona a cui mi sono iscritta domenica…

lunedì 28 gennaio 2013

E' una noia mortale...


E’ una noia mortale.
Dopo il trail a Colle San Marco non s’è trovato niente da fare che o non fosse in culo al mondo o che non fosse un cross.
Niente di interessante nell’orizzonte podistico da qui a 100 km (solo andata).

Allora penso che potrei approfittarne per variare un po’ i percorsi, allungare un po’, piuttosto che star lì a consumare le scarpe sui marciapiedi della periferia alle 8 di sera.

E invece le domeniche mattine sfumano tra l’indolenza del dormire fino a tardi e lo sforzo del correre nel solito posto, oltretutto arrancando e rimpiangendo le coperte.

La forma ne risente.
Ma nonostante tutto anche quest’anno la visita medica l’ho passata, una mezzoretta, la solita tiritera e alla fine viene fuori pure che sono “un bell’atleta”.
Facile…se prima di me era stato il turno dei giocatori della squadra di subbuteo del Circolo ricreativo degli anziani.

Ora il “bell’atleta” deve trovarsi qualcosa da fare questa domenica o s’ingolfa!

lunedì 14 gennaio 2013

Winter trail Colle San Marco....Viscido!!


Hai presente la sensazione d’avere qualcuno che ti corre dietro, ne senti i rumori, ma voltandoti non vedi nessuno e allora pensi o che è la tua immaginazione o che quel qualcuno è talmente vicino, che ormai ti sta per afferrare?
Hai presente la brutta sensazione di tutti gli incubi che il subincoscio ha sceneggiato per te, quella che vorresti scappare più veloce del vento, ma i piedi restano incollati a terra?
Sai che puoi correre, ma qualcosa ti trattiene..

Ma soprattutto… hai presente lo schiocco con il risucchio della ventosa dello stura-lavandini? Perché quello era il rumore che facevano le mie povere scarpe rosse da trail, ogni volta che si staccavano dal suolo.

Ciaf ciaf ciaf ciaf….ogni passo un calpestio viscido nel fango, splash splash dentro qualche pozzanghera, cronch cronch la neve che scricchiola sotto le suole….
Suoni del Winter Trail di Colle San Marco.

E poi i colori.

Il bianco silenzioso della neve.
Il verde delle conifere.
Il rosso delle rocce.
Il fluo dei runners sparpagliati nei boschi.
Tutta la gamma dei marroni delle foglie delle querce cadute in terra.
Il grigio minaccioso di un cielo clemente.

Tanta fatica, ma niente di inaffrontabile, niente che mi abbia fatto pentire di esserci, a parte un buon numero di “porca t…..” che mi sono scappati davanti a qualche discesa veramente viscida.

2 ore precise per fare non ho ben capito se 14, 15 o 16 km…Da respirare tutto a pieni polmoni…

giovedì 10 gennaio 2013

Winter Trail Colle San Marco

Non andrà bene.
Andrò a pezzi.
Sarà durissima.
Mi lamenterò per tutti quei 14 km.
....e se poi nevica...?

Va be', ormai mi sono iscritta.
Perchè?

...perchè basta dormire la domenica mattina, si torna a gareggiare!

Sperando che sia la prima gare del 2013 e non l'ultima...


giovedì 3 gennaio 2013


L’ultima non è stata la migliore.
L’ultima è stata molto faticosa.
L’ultima non volevo che fosse l’ultima, eppure il 2012 podistico l’ho chiuso con la faticaccia dei 21 km dell’Invernalissima.

Già non era stata una grande idea azzardare l’iscrizione, visto che la forma stava prendendo la china discendente del letargo invernale.
Poi farsi attaccare il raffreddore del secolo era stato il secondo passo falso.
Presentarsi alla partenza in apnea, con il naso scorticato dai kleenex è stata una conclusione geniale.

Già al primo ristoro avevo esaurito la manica destra: era praticamente impossibile gestire il naso per altri 16 km solo con la manica sinistra….avessi messo almeno i guanti avrei recuperato un po’ di superficie utile.
Ma era una giornata calda, insolitamente calda per l’Invernalissima, tanto che alla fine scarseggerà pure l’acqua…

E se tanto bisognava soffrire, che sia per bene patendo pure a tutta, che per rallentare c’è sempre tempo e poi magari si regge fino alla fine.
Invece, ovviamente eccomi al quindicesimo, bollita come una patata, in mezzo al niente, senza la minima idea di come arrivare alla fine…

Ma siccome non avremo talento, non saremo dei campioni, ma un po’ d’asfalto sotto le suole n’è passato, giusto quel poco che basta per ammettere che l’unica cosa da fare in questi casi è andare a testa bassa, coda tra le gambe senza rimuginare troppo, che tanto prima o posi si arriva (anche se malconci): 1h 56’…

Sinceramente pensavo peggio, per come s’era messa la situazione…

Poi al proposito del “non si può finire l’anno così”, sono seguiti l’inedia delle vacanze, la sontuosità delle mangiate festive e la pigrizia “dell’andrò domani, che tanto ho tempo”.

E il 2012 è finito così….adesso devo decidere come iniziare il 2013….

mercoledì 12 dicembre 2012

Ma perchè?


A me che odio il freddo.
A me che la neve mi da sui nervi.
A me che già alla prima goccia di pioggia autunnale mi viene la depressione leopardiana.
A me che i pantaloni lunghi per correre m’infastidiscono come i collant sotto i jeans.
A me che ancora non ho fatto il cambio di stagione nel cassetto del running, strapieno solo di Tshirt, sperando che il caldo torni immediatamente.
A me che, anche dopo 10 chilometri di corsa, i piedi restano sempre congelati.
A me che non so mai come comportarmi con il naso gelato che cola.
A me che, tra una spolverata di neve ed un temporale, non riesco a trovare gli spazi per correre in modo costruttivo.

A me, che sono così, come sarà venuto in mente di iscrivermi ad una cosa che si chiama INVERNALISSIMA….
Boh…


martedì 4 dicembre 2012

17° Cross Selva di Gallignano...è andata


E' andata alla grande perchè quest'anno m'ha doppiato solo il primo uomo.
E' andata bene perchè di fango non ce n'era tanto e si correva meglio con le scarpe da trail che con quelle chiodate (che per altro io ovviamente non possiedo).
E' andata via liscia perchè, dopo la faticaccia dei Gessi, non ho mai avuto paura di correre in discesa.
E' andata che sono anche riuscita a fare qualche sorpasso.
E' andata che non ce l'ho fatta a non farmi sorpassare a 200 metri dall'arrivo.

Poi non so come è andata perchè non ho fatto partire il cronometro visto che, come al solito prima di partire, stavo facendo salotto nelle retrovie.



martedì 27 novembre 2012

Gessi Wild Trail....ma non ti ricorda un film?


“Ma non assomiglia paurosamente ad un film? Tutto questo bosco silenzioso, i sentieri coperti di foglie gialle e rosse, gente che s’è persa e vaga senza trovare la via giusta…”

“Si, manca solo la casa diroccata, quella con le impronte delle mani sui muri…”

“Invece eccola lì davanti LA CASA…”

“Perfetto, non manca niente. Togliamoci da questo labirinto il più presto possibile, prima che sbuchi pure LEI, la versione sadica della fatina dei denti…”

Un normale scambio di opinioni “cinofile” tra me ed un altro podista disperso.

Perché dopo che ti sei svegliata all’alba e dopo 200 km di strada, per andare a fare poco più di 15 km di questo Gessi Wild trail, mi mancava solo il “cacciatore buontempone” che, spostando i segnali, ha mandato a funghi e castagne quasi tutti i partecipanti.

Già avevo avuto il mio “momento no” mentre ero in cima, lungo quella maledetta crosta di gesso cristallizzato, scivolosissima, tagliente e pericolosamente esposta sul baratro.
In salita ero anche andata su benino, anche se in alcuni punti bisognava usare pure le mani e attaccarsi bene agli alberi, ma poi, arrivata in cima, dopo un doveroso sguardo al panorama, ecco la crisi di panico da discesa: un vago senso di vertigine, accosto e lascio passare tutti quelli dietro.

Calma.
Ormai sono quassù e bisogna scendere.
Due respiri e con pazienza inizia la discesa: le scarpe e le gambe fanno quello che possono, ma la testa ha troppa paura, il terreno sotto le suole è instabile, in certi punti sembra di camminare sul vetro.
Non so quanto è durata l’agonia, so solo che quando finalmente ho capito che con il gesso avevo finito, che si tornava su terreni meno lunari, che potevo ricominciare a correre, ecco che mi ritrovo in mezzo ad un sentiero che va verso il nulla…

Per fortuna siamo un gruppo, che aumenta via via che la gente arriva al segnale che è stato spostato, si esplora la zona, è tutto un andare e venire di gente che formicola nel sottobosco.
Fino a quando una voce urla “Ho visto un segnale!!” e tutti ripartono verso la direzione giusta.

2h 14’: mi ritrovo il traguardo, trovo un caldo piatto di zuppa di verdure e piada con prosciutto e riprendo la via di casa.

Da rifare assolutamente l’anno prossimo, sperando che non ci siano cacciatori infami, case diroccate e streghe in agguato, ma soprattutto allenandosi a non aver paura in discesa.