martedì 7 febbraio 2012

Notizie dalla Siberia



Le strade si stanno pulendo e si inizia a sentire il sinistro ticchettio di macchine con catene allentate o rotte.
Ai lati della strada la neve ha assunto un bel color marrone-ruggine.
Nei campi e dove in generale non passano le auto è ancora compatta e immacolata.
I cumuli ammassati dalle pale degli spazzaneve o da braccia volenterose sono duri come i macigni e, credo, si scioglieranno non prima di marzo.
I pupazzi di neve ormai hanno assunto la consistenza del granito e potranno, tra qualche secolo, essere dichiarati patrimonio dell’umanità.

Di correre non se ne parla: marciapiedi impraticabili, strade con carreggiata ridotta e alle 7 di sera l’unica cosa che voglio è una doccia calda e una buona cena.

Sopravvivrò…ma che palle sta neve!!

domenica 5 febbraio 2012

A me l'inverno mi fa schifo

Lotto contro il freddo.

Spalo quintali di neve e mi sembra di usare una cazzuola.

Sta tutto sotto mezzo metro di neve.

Il primo che, questa estate, si lamenta se fa caldo e si suda...lo prendo a calci in bocca.

Saluti dalla Siberia.

martedì 31 gennaio 2012






Pare che vai come il vento. Il pensiero che sono addirittura due giorni di file che esci a correre, nonostante il freddo ed il buio delle 7 di sera, solleva il morale e condiziona la percezione della velocità. In fuga dalla pista di atletica, dove, dopo 10 minuti, già sei stufa e stanca. Passi veloci ed ampi sul marciapiede. Addirittura qualche sorpasso acrobatico di passanti. O almeno ti sembra… Mentre i vecchi guanti iniziano a mostrare i loro limiti e stai perdendo l’uso del mignolo, mentre le chiappe vengono forgiate dal freddo, mentre il naso “scotta” per il freddo e hai slumacato tutte le maniche fino al gomito, fermi il tempo a 56’40’’.

Sto migliorando.

Il foglio excel per segnare gli allenamenti ancora non l’ho fatto.

Seguo una METEOtabella.

Domani sera visita medica per rinnovare il certificato…che palle.

giovedì 26 gennaio 2012

"Non avrai la tua birra quotidiana se non corri almeno 30 minuti."

"Sappi che ne ho fatti 40 stasera...quindi oltre alla birra ho diritto a qualcos'altro?"

"Puoi dividere con qualcuno una porzione di patate fritte"

Bisogna sempre avere forti motivazioni per correre al buio e al freddo...

lunedì 23 gennaio 2012

Chi va piano...

Chi va piano, va piano e....basta!


La ripresa graduale è finita.
Dopo tre sere di fila a macerare nell’umidità congelata della pista d’atletica rattoppata di fresco, dopo tre sere in cui ho dedicato più tempo alla doccia calda nello spogliatoio che ai giri del campo, dopo tre sere in cui correre al freddo mi ha veramente fatto schifo…
Dopo questi tre giorni ho mandato tutto a quel paese: la prudenza di correre poco, la pazienza di vestirsi per soli 20 minuti.

Perché correre in un venerdi sera nebbioso, freddo, scuro, senza voglia, quando sabato e domenica ci sarà il sole?

Allora la testa propone l’ambizioso programma di 10 km in collina.
Ma alle 10 di domenica mattina, scaldata dal sole, dopo una spremuta ed un caffè doppio, ecco le gambe, più sagge tanto più che il lavoro lo devono fare loro, indietreggiare davanti alla salita: ammutinamento.
Le scarpe prendono la via della solita zona industriale, saranno 10 km ondulati e non collinari.
Saranno 10 km già visti e rivisti, ma almeno con il sole ed un bel tepore sul viso.
Nelle orecchie metto un po’ di musica, polpaccio ben in vista e parto.

A metà sono stanca finita, devo pensare per muovere le gambe e non fermarmi, la testa tenta di distrarsi.
Non guardo mai l’orologio per non cadere in depressione…solo uno sguardo negli ultimi metri per fare l’ultimo sforzo, buttare la testa avanti e sopravvivere, per un pelo, al test del moribondo.

Ok non sono morta, ma la cura sarà lunga.

mercoledì 18 gennaio 2012

Ricominciato.
Con modestia.
Con poco più di 20 minuti alla pista di atletica, cercando di non dare nell’occhio.
10 km ora sono troppi.
Ho infilato in testa un cappello di fortuna, calzato i guanti, sistemato la maglia ben dentro ai pantaloni ed indossato dei calzini nuovissimi e molto gialli.

Avevo pensato addirittura di trovare da qualche parte una di quelle tabelle “da 0 minuti ad 1 ora di corsa” per principianti, ma poi non ne ho fatto niente.

Mi dicevo che questo mese abbondante di stop sarebbe da vederlo come un periodo di riposo, come un periodo di stacco (che ogni tanto ci vuole), un momento per azzerare gli acciacchi, resettare e sistemare la carcassa….senza farne un dramma.

Invece ieri, quando stavo decidendo se fare un altro giro, mentre la faccia mi cadeva a pezzi dal freddo, mentre i polmoni bruciavano ad ogni respiro…hanno iniziato a girarmi le palle.
Non ho voglia di ricominciare da capo, con calma e poco alla volta.

Rivoglio tutto e lo rivoglio subito!

venerdì 13 gennaio 2012

Il resto di niente

Niente. Zero. Nisba. Nada. Niet. Nothing. Rien. Nihil...

Stato di totale abbandono delle scarpe da corsa.
Il cronometro dell’orologio è fermo ad un 45 minuti di corsa fatta non so più nemmeno quando.
Imbratto e getto km di cellulosa in fazzoletti per il naso.
Rimesto e trangugio polveri solubili di tutti i colori e sapori.
Mi vanto dei due calzini di lana che sfoggio su ogni singolo piede.
Ho perso qualunque capacità olfattiva e ormai il cibo ha tutto un sapore indistinto di polistirolo.

Gennaio 2012 è un grosso buco nero.
Per scaramanzia, mentre aspetto che mi passi, non preparo nemmeno il foglio excel per segnare i futuri allenamenti.

Invoco l’intervento dei Maia: fate accadere quello che avete promesso e ponete fine a questo strazio.
Grazie.

Buon 2012 a tutti.

venerdì 23 dicembre 2011


In forma come un cotechino.
In ordine come la tavola del 25 dicembre alle cinque del pomeriggio.
Agile come uno zampone che sobbalza nell’acqua bollente.
Infreddolita come le bollicine in un flute di spumante.
Felice come seppie tagliuzzate a julien ed adibite ad insalata. 
Stropicciata come le fette di salmone staccate dal cartoncino della confezione.

Attendo che passi quest’altro Natale e che finisca questo 2011….per tornare normale.

sabato 10 dicembre 2011


Lo sapevo che succedeva.
Arriva il freddo, piove, il microbo è in agguato.
Gli untori ti corrono incontro con il viso d’angelo e le manine protese.
Ti ritrovi così, con gli occhi cisposi, la gola in fiamme, la lingua salmistrata, il naso impazzito e le mucose fuori controllo.
Poi tanta tosse, brividi di freddo e vampate di calore, giri per casa e vai al lavoro che sembri una lumaca schiumosa, ma non una linea di febbre.
Un raffreddore con i fiocchi: due settimane di gocciolamenti e metri quadrati di fazzoletti consumati.

Così niente corsa per due settimane e meno correvo più mi venivano fuori acciacchi e dolori vari mai sentiti prima.

Da un paio di giorni le cose vanno meglio, tanto che ieri sera un giretto l’ho fatto, ho trovato il coraggio.
E di coraggio ce n’è voluto, non perché avessi paura di passare dal “livello raffreddore” al “livello polmonite”, quanto perché non avevo voglia di sentirmi una merda.
Non avevo voglia di sentire i polmoni bruciare, di non avere il fiato, di avere le gambe pesanti, di non riuscire a respirare…

E’ stato tutto come me l’aspettavo: faticoso e orribile.
Più o meno dopo 40 minuti ero in riserva, le scarpe strisciavano per terra, la comunicazione con il compagno di corse languiva e speravo nei semafori rossi per tirare un po’ il fiato.
Arrivare alla fine è stata una liberazione, ma almeno ho ricominciato.

venerdì 25 novembre 2011

R.I.P.


Niente di eroico nel correre al buio, al freddo ed in mezzo alla nebbia o alla pioggia.
Non sopporto i piedi congelati ed il naso che cola.
Il cappello in testa non mi sta, la fascia mi fa sembrare ancora più grande il naso.
Quindi mi riposo da domenica, dopo una "veloce" apparizione al II trofeo Esalex di Fano: poco più di 10 km strapiatti, in mezzo alla campagna silenzionsa dietro la zona industriale di Fano.

Si parte come sempre dal mercato dell'ortofrutta, dove c'è la solita fiera dell'autunno con le bancarelle.
Fa veramente freddo all'inizio, il vento e la nebbia punzecchiano la pelle del viso e dei miei polpacci. 
Solite riflessioni banali tra podisti in attesa: "Tutti gli anni qui c'è la nebbia e fa freddo" E vorrei vedere, siamo come ogni anno a fine novembre, in una spianata dietro il mare...è facile che sia freddo ed umido.

Sopravvissuta alle fasi iniziali concitate da grande affluenza, trovo un passo regolare ed un compagno di corsa: 5'/km, ristoro compreso. Mi sento come se avessi compiuto una grande impresa, anche se, come al solito, ho sempre più gente davanti di quanta ne lasci dietro.

Oggi c'è il sole, ma è venerdi e non ho avuto mai buone impressioni dalle corse del venerdi sera, se continua così posso pensare di rimettere le scarpe domenica a Porto sant'Elpidio...




martedì 15 novembre 2011

Corri e impara


La corsa di San Martino è una partenza critica, perché tra chi sorpassa a destra, chi a sinistra, chi cerca di scavalcarti, chi te lo ritrovi sulla punta delle scarpe…per un paio di km la cosa più importante è non travolgere nessuno e non essere macinati.
La folla è composta da:
·         supermegatop runner che se la fanno a 3’ al km come se fosse tutta in discesa (ogni volta mi chiedo come è possibile che ne arrivino così tanti fin quaggiù)
·         top runner da 4’ al km, un po’ meno spaziali dei primi, ma che se la cavano comunque in meno di un’ora
·         podisti medi, di passo medio che cercano di partire il più avanti possibile
·         passeggiatori in tuta e zaino in spalla pronti per la magnalonga di 5 km a fare da collante alla massa.

In tale abbondanza di gambe che corrono e di menti a corto d’ossigeno, ti ritrovi a sentire che “Il pettorale è meglio attaccarlo in basso sulla maglia, perché ripara la pancia e, se lo metti troppo in alto, ti sbatte il vento in faccia.”

Prendo atto e imparo.

Corsa conclusa felicemente e senza troppe pretese in 1 h 17’ 46’’, un minuto in meno dell’anno scorso: una piccola soddisfazione per me che, finora ho badato solo a metterlo dritto il pettorale e non sempre ci sono riuscita.

venerdì 11 novembre 2011


Domenica mattina piove.
Sto sotto le coperte e aspetto l’ultimo minuti per tirarmi fuori, quando arriva un messaggio: “Io vengo in jeans e non corro, porto l’ombrello”.
Me l’aspettavo.
Segue una seconda direttiva: “Se vieni sotto casa mia alle 8:15 ci prendiamo il caffè”.
Rispondo “Ok”.
Una spruzzata d’acqua in faccia, una spazzolata ai denti e mi assemblo velocemente, imbraccio il borsone strapieno per ogni evenienza, così posso affrontare di tutto: tornadi, trombe d’aria, bombe d’acqua, bolle di calore, nevicate da era glaciale, caduta di asteroidi….fino alla fine del mondo.
Tempo impiegato: 7 minuti e sono al bar.

Scrocco il caffè al ragazzo-ombrellino, lo carico in macchina e andiamo a vedere com’è la situazione in zona gara.
Tutto questo avviene nel raggio d’azione di 5 km scarsi da casa mia.

Zona gara affollata quanto bagnata, si fa ad ombrellate.
Nonostante il tempaccio, mi sembra che ci sia parecchia gente, tutta in mezza alla strada, sotto la tutela di una volante dei vigili che cerca di disciplinare il gregge.

9,5 km non competitivi ma impegnativi, vicina a casa e la quota va in beneficenza: perché non andarci, anche se piove?
E poi alla fine ha smesso giusto giusto per la partenza.
Il ragazzo-ombrellino ci guarda partire e poi, con il parapioggia al braccio, riprende la via di casa, a piedi, non ci aspetta arrivare e se ne va in piscina.

Io ho fatto la mia corsa: 50 minuti, la seconda parte chiacchierando con Fabio che, nel mezzo del suo giro domenicale, si è imbucato per qualche km.
Tutto bene a parte le scarpe nuove che si sono un po’ sporcate…

Per domenica il ragazzo-ombrellino si è fatto iscrivere alla corsa di San Martino di Controguerra, perché ha visto che questo finesettimana è previsto un gran sole.
Quindi si va a Controguerra.

mercoledì 2 novembre 2011

Sul Monte Conero come Cappuccetto rosso, ma senza il lupo cattivo.

Indosso la maglia rossa taglia L che Giovanni mi ha prestato, visto che io non trovo la mia e mi serve assolutamente una tasca per tenere un pugno di caramelle gommose che mi diano un po’ di conforto lungo il percorso. E’ la maglia che probabilmente avrebbe messo lui, se non fosse stato stroncato dagli antibiotici e non fosse rimasto a casa a dormire.
La abbino ai pantaloni al ginocchio, più che altro per evitare i graffi sulle gambe, anche se la temperatura è tale che si sarebbe stati bene anche con qualcosa di più corto.
Calzo in testa il cappellino rosso che uno degli sponsor ha distribuito a tutti i partecipanti di questo primo Conero Trail e completo la mise con le scarpe da trail, anch’esse rosse ed impreziosite da una coccinella che, rincoglionita dal freddo, non ne vuole sapere di staccarsi dai lacci.

Ecco, sono pronta e sembro Cappuccetto rosso, pronta per andare a trovare la casa della nonna, solo che dalle ultime notizie pare che ci siano state delle modifiche e per andare e tornare dalla nonna ci toccherà fare un paio di km in più rispetto a quelli previsti.

La massa si precipita in picchiata verso la spiaggia di San Michele, il mare è piatto, è tutto rosa e azzuro, il silenzio dell’acqua amplifica le voci dei podisti che ancora hanno fiato per sfottersi. Un pescatore dalla riva guarda perplesso.
Segue una salita di 8 km da “livello del mare” fino a “quota 527 metri”: ne avrò corso forse un 10%, tutto il resto è stato un’arrampicata con il cuore in gola, un’abbuffata di corbezzoli, di sbirciate brevi al panorama badando bene a non inciampare perché il fondo è molto sconnesso.

Sbuco dietro al monastero in cima al monte, banchetto al ristoro e, benché abbia impiegato un’eternità a fare questo primo tratto non m’importa, perché sento che le gambe ci sono, si sentono in grado di gestire i km che mancano e non avranno paura di rifarsi, questa volta in discesa, quegli 8 km terribili.

Ora finalmente corro, faccio lo slalom in mezzo al bosco, senza nessuno intorno, il percorso è ben segnalato, non ho dubbi su dove andare e poi riesco anche ad orizzontarmi: sono una macchia rossa che saltella sulle radici, passa sotto i rami, segue con attenzione i segnali lasciati dagli organizzatori, per parecchio tempo non sento nessuna voce intorno a me, solo il frusciare della maglia troppo larga, il mio respiro finalmente regolare ed il calpestio dei miei passi nel sottobosco.

Eccomi di nuovo in cima: mi aspetta la discesa da affrontare con prudenza, le gambe vanno piano ma ubbidiscono ai comandi, non inciampano, se possono accelerano e in salita fanno quello che possono, soffrono e gemono solo all’ultimo passaggio in spiaggia, perché sembrava di correre sulle sabbie mobili.

Alla fine eccomi: 3 ore 13 minuti ed un po’…vado diritta al ristoro e mi gratifico con un panino alla lonza ed una birra.

Bellissimo il I trail del Conero, tanto quanto duro, mi auguro che sia il primo di una lunga serie…

mercoledì 26 ottobre 2011

Filottrano. Trofero Extra

Ma non sarà il caso di dire qualcosa sulla gara di Filottrano, prima di partire per il trail del monte Conero?
Allora dirò che sono stati 14 km soddisfacenti, ondulati, iniziati sotto l’arco di pietra delle mura di cinta, con giro panoramico intorno al paese per prendere la rincorsa e filare fino alla collina davanti (frazione Cantalupo).
Si incrociano i super mega top runner che già stanno tornando indietro e non sembrano nemmeno toccare per terra.
Giro intorno alla frazione e via, si prende la strada per tornare a Filottrano, bevendo a tutti i ristori, chiacchierando, fermandosi anche perché una scarpa si è slacciata.
Ecco che davanti mi si para l’ultima salita, quella che entra in paese, arrancando un po’ tengo duro, perché dietro sento il rumore delle scarpe di qualcuno o qualcuna che mi insegue.

Eccomi 1 h 11’ scarsi, sono contenta, mi approprio con un po’ di fatica del premio per il terzo posto della mia categoria ed inizio a pensare a come fare per finire degnamente i 23 km con 1200 metri di dislivello del Conero…
….ancora non ho trovato una risposta e si accettano suggerimenti.
P.S. speriamo che non piova e si accettano consigli…

venerdì 21 ottobre 2011

Aspetto il I Conero Trail e sto al caldo

Si avvicina il giorno della I Conero Trail ed il livello di concentrazione è tale che fino a domenica scorsa ero convinta che la gara fosse questo fine settimana e non il prossimo.
La preparazione è uguale alla concentrazione.

Tirato un sospiro di sollievo lunedi riposo, perché, compiaciuta della terza mezzamaratona consecutiva, mi lascio coccolare dalla stanchezza.
Martedì m’infilo le scarpe di nuovo perché so che sta arrivando la pioggia e i pochi giorni disponibili non vanno sprecati: meglio una corsa in più che una in meno.
Mercoledi inizio le ricerche per qualcosa da correre domenica e alla fine ripiego su un 14 km a Filottrano, non avendo trovato niente di più lungo e vicino casa.
Giovedì Giovanni è colpito da peste o qualcosa di simile, non ho mai visto uno spilungone di più 180 cm ridotto così male. Speriamo che la chimica faccia un miracolo o non credo che lo vedremo sul Conero.
Oggi venerdi, di nuovo pioggia e freddo…

Intanto il Conero ha il cappello e questo non è un bel segnale..

martedì 18 ottobre 2011

Abbiamo provato anche la CorriGubbio..


Gubbio domenica mattina, parcheggio di un qualunque centro commerciale, ore 7:40.







Una manciata di scout in gonnapantalone di velluto a coste larghe, di poco sopra le ginocchia, radunati per andare a fare le loro cose.
Una comitiva di pensionati che sciamano intorno a due autobus, indecisi sul salire perché anche a settant’anni si ha il diritto di scegliersi il proprio vicino di posto sul pullman della gita.

E poi Cristina e Giovanni: a cento km da casa, curvi sotto il vento e l’aria molto frizzante, in attesa di capire se hanno sbagliato posto, giorno ed orario, perché li dovrebbe esserci la partenza della CorriGubbio.
Siamo in anticipo scandaloso, assonnati ed infreddoliti, senza un bar aperto nelle vicinanze dove trovare un po’ di tepore e l’ennesimo caffè.
Quando il parcheggio si è svuotato degli eredi di Baden Pawell e degli amici di Nonno Libero, sotto i piedi ci spuntano un timido tappeto rosso e due transenne, quindi forse siamo nel posto giusto, peccato che potevamo risparmiarci la sveglia alle 6.

Anche se siamo lontano da casa, qualcuno dell’Atletica Falconara lo trovi sempre. Quindi si ricompone la fortunata coppia della Vallesinamarthon: Cristina (in completo azzurro-Angelini) e Franco (in canotta vinaccia-Falconara), si affianca un Giovanni all’arrembaggio dei 21 km.
Ho deciso per un abbigliamento spregiudicato: solo la canottiera e fa un freddo infernale, se corro riesco a gestirlo, ma mentre aspetto che ci diano il via m’incuneo tra i podisti, scegliendo quelli più grossi e massicci, perché ti riparano dal vento e magari emanano un po’ di calore, non solo olezzo di sudore e creme riscaldanti.

Partenza allegra, dopo un primo km lento per sbrogliare la matassa dello start: Giovanni ad un certo punto sentenzia: 4’45’’/km. Bisogna rallentare assolutamente altrimenti il botto è assicurato.
Ecco allora un confortante, ma onorevole 5’10’’/km, lo stesso passo di Jesi.
Anche la gara sembra la stessa: stessa giornata di sole, stesso percorso extraurbano di campagna vagamente pianeggiante, stesso vento bastardo e contrario.
E come a Jesi leggero cedimento negli ultimi due km.
Fermo il tempo ad 1h 50’26’’: tempro il fisico sotto la doccia gelata, scappo verso casa dove mi aspetta un piatto bollente di cappelletti in brodo per evitare la polmonite.

E dopo la terza domenica di fila a fare mezzemaratone, devo trovare qualcosa di adeguato per domenica prossima, perché…perché c’è un motivo…

martedì 11 ottobre 2011

Il sig. G.B.

Il sig. G.B. dell’Atletica Falconara è corridore “esperto”, se non altro perché è stato immatricolato nel 1941 (mi pare).
Consumato Don Giovanni, non trascura di abbracciare e baciare castamente sulla mano, le signore podiste che ormai lo accolgono sempre con un gran sorriso.

Di solito parte dalle retrovie, ma non per questo resta ultimo: spesso lo senti annunciarsi da dietro che, con passo svelto, imposta il sorpasso. Con falcata breve ma fitta più volte mi ha sorpassato, tirando dritto come un treno.

Domenica scorsa a Jesi non lo ha nemmeno fermato il tappeto che gli ha fatto lo sgambetto, facendolo finire a gambe all’aria a pochi metri dal traguardo.
Gli organizzatori della corsa avevano previsto un’unica categoria dai sessanta in poi, quindi il sig. G.B. alla partenza era un po’ sfiduciato, perché le possibilità di correre per ottenere un piazzamento erano scarse.

Nel caos della partenza siamo vicini, ma poi lo perdo di vista quasi subito: non so se è davanti o dietro.

Lo rivedo alla fine, quando arriva e mi racconta della caduta, è contento: ci ha impiegato 1h 53’ più o meno.
Se il tempo non gli è bastato per un piazzamento nella sua categoria, ci ha pensato la sua “esperienza”: eccolo quindi sul palco, premiato e sbaciucchiato da una squadra di giovani donne, che ancora dovevano tornare a dormire di sicuro dopo un sabba …
L’ho visto scosso a scendere le scale, pensavo che il cuore sopravvissuto a tanti km, non avrebbe retto l’impatto con tanta F…..ama.
Di sicuro non sopravvivrà il suo matrimonio, non appena la moglie vedrà le foto, che sto giusto ora inviando ad alcuni compagni del suo gruppo.

Io per questa domenica sono arrivata davanti al sig. G.B. e sono molto orgogliosa della perfetta media tenuta di 5’10’’/km, per tutti i 21 km, a parte un piccolo cedimento negli ultimi due km di gara leggermente in salita.
Insomma, la Vallesinamarathon è una delle mezze che mi è riuscita meglio!

giovedì 6 ottobre 2011

Da Serra de Conti porto a casa 21 km di colline, una bella sudata, dolcetti, vino e caffè per il quarto posto di categoria.

La corsa è sempre lei:  due giri intorno alle mura restaurate di fresco, per poi perdersi tra le colline, tra i terreni coltivati con ordine, sfiorando le cascine con le aie che rumoreggiano di galline e tacchini.
Anche la barista, la Signora del liscio, come ogni anno fa centinaia di caffè e ancora chiede quanti km è lunga la gara.


Le gambe vanno piano ma stanno bene, lo spirito è sollevato dal trovare al ristoro finale pizza alla cipolla e vino bianco...

Ora vediamo come ce la caviamo io e le mie vecchie scarpe domenica prossima alla Vallesinamarathon.




sabato 1 ottobre 2011

PASSI DA GIGANTE