martedì 19 giugno 2012

La regina delle mosche


Sentivo un brusio. Forte. Continuo.
Insistente. Fastidioso.
Ho pensato che si sarebbero stancate.
Ho sperato che si perdessero e che il vento le spazzasse via.
Ero convinta che a forza di girare in circolo si sarebbero disorientate e mi avrebbero lasciato andare.

Ma non c’è stato niente da fare, nemmeno a prenderle a schiaffi, nemmeno ad infilarsi nel bosco sotto i rami più bassi, nemmeno ad appiccicarsi a qualche altro sventurato lungo il sentiero affinché cambiassero obiettivo.

Tanti passi facevo io, tanto si spostavano loro, sempre sopra da sentirle fino in fondo al cervello, senza vederle, solo ombre rumorose che intravedevo con la coda dell’occhio.

Alla fine mi rassegno all’evidenza: sono una merda!
Altrimenti come si spiegherebbe quella nuvola di mosche che ha deciso di sciropparsi 19,700 km tra un rifugio e l’altro di Forca di Presta, proprio sopra la mia testa?

Appena partiti, fatto nemmeno un km il tipo dietro a me mi fa: “Perché hai quasi 100 mosche sopra la testa?”
Da lì in poi io ed il mio codazzo siamo stati inseparabili: quando camminavo in discesa sulla cresta di montagna che si affaccia sulla piana di Castelluccio quasi in fiore, sulla sassaia che porta al primo rifugio, sul sentiero stretto che sale verso il rifugio dell’Enel, nella penombra del sottobosco mentre incrociavo gli escursionisti che facevano il nostro sentiero al contrario, sull’ultimo prato in salita dove ero riuscita a riprendere almeno 4 “stambecche” che m’avevano sorpassate in discesa…

Ho riportato tutto il battaglione sano e salvo all’arrivo, esattamente dopo 2h09’ e un po’ di secondi, non ho perso nemmeno un elemento per strada.
Compatto il nuvolone nero ha concluso soddisfatto la trentanovesima edizione “Da rifugio a rifugio”, per poi trovare ristoro e rifocillarsi nella spazzatura alla ricerca dei piatti sporchi di riso alla panissa cucinato dagli alpini di Vercelli.

Solo a questo punto ho potuto godere del silenzio della montagna e dell’azzurro del cielo appoggiato sopra il verde dei Sibillini..

Ed ecco la regina delle mosche:

martedì 12 giugno 2012



A malincuore e con il mal di pancia quest’anno rinuncio alle “RANE”.
Forze oscure hanno rimescolato tutto il calendario podistico regionale e quasi niente è al suo posto.
Tante corse sono finite una addosso all’altra.
Di andare a dormire a l’una di sabato notte, perché tanto lo so che alla birra e alla piada non rinuncerei, per poi svegliarsi alle 5 non se ne parla.
Quindi tornerò solo dalla SIBILLA, alle sue montagne e ai suoi sentieri.

Andrò a sentire se ha qualcosa da dirmi…

lunedì 28 maggio 2012

Vecchia come una corsa..


Metto in ordine chili di volantini di corse collezionati qua e là e m’accorgo per la prima volta che molte delle gare a cui vado sono “vecchie” come me, anche se i nostri trentotto anni, o giù di lì, li portiamo a spasso benissimo.

Per esempio, due domeniche fa ero alla quarantesima edizione della maratonina elpidiense, in un posto che si chiama Sant’Elpidio a mare, ma che sta in collina e che per vederci il mare ti devi portare il binocolo.

Sono stati 15 km e mezzo di salite e discese, soprattutto alla fine, dove c’è stata una discreta selezione naturale: 2km di tornanti abbastanza ripidi da fare qualche vittima e così, scavalcando chi in discesa m’aveva sorpassato un po’ troppo allegramente, scalando qualche posizione, mi sono portata a casa il quarto posto della mia categoria e ho appeso un altro salame in cantina.

Quelli della gara di Sant’Elpidio sono 40 anni portati bene; quando io ancora non esistevo, qui già si correva.

Ieri invece ho scelto una gara più “giovane”, una 28 edizioni, ma abbastanza vintage: tutto rigorosamente non competitivo, un bel cartoncino da attaccare sulla maglia “valido solo per il ritiro del premio”, da scriverci sopra il nome “perché non si sa mai”, nessuna classifica, nessuno che si segna l’ordine di arrivo dopo che è arrivata la prima donna.
Infatti quando arrivo io, dopo 51 minuti, si fa ormai fatica a centrare l’arrivo in mezzo al formicaio di podisti-camminatori che stanno divorando il ristoro finale.
Fermo in tempo, guardo dietro per vedere di quanto ho lasciato indietro alcuni personaggi superati in salita, poi mi cambio e torno a casa come se niente fosse successo.

Tra un paio di settimane si ritorna in montagna, alla 37esima edizione che mi piace molto…più vicina alla mia età..

venerdì 18 maggio 2012


Ieri sera una prova all'ultimo minuto, per vedere se le gambe di Giovanni se la possono permettere una gara da 15,5 km.
Io vado al traino dopo la partenza trafelata dalla pista di atletica restaurata, che sta finalmente prendendo forma.
Hanno ridipinto i numeri e le corsie, da un paio di giorni sono comparse anche le recinzioni, alte, con il cancello.
Quelle recinzioni dovrebbero impedire all'umile "volgo", che corre solo per la prova costume, di invadere la riserva, dove invece corrono quelli seri, quelli con le chiodate, quelli, per citare quello che ho sentito ieri sera, "che fanno davvero atletica".

In attesa di sapere se sono degna del badge che mi aprirebbe i cancelli del paradiso della corsa, faccio il mio dovere: 10 km cittadini, con salita al duomo, per godere del panorama del porto e riprendere fiato dopo aver sputato un polmone sullo scalone Nappi.

Adesso se ne riparla domenica alla 40° Maratonina Elpidiense
Speriamo solo che non piova...


martedì 15 maggio 2012

Primavera fabrianese



A Fabriano, per quel che mi riguarda, alla fine ha vinto il panino al salame con un netto 3 a 1 ai danni del panino con la lonza, buono pure lui, però meno sfizioso, a mio parere.
Onesta la lattina di birra pseudoSpaten, quasi fresca. Il panino con la frittata non ho avuto modo di assaggiarlo.

Ma la Primavera fabrianese di domenica scorsa è stato anche tanto altro.

Innanzitutto sono stati 22 km con un dislivello di un migliaio di metri, per tutti, sia per chi l’ha presa da podista, chi l’ha fatta da escursionista, chi con i figli nello zaino, chi con le Converse ai piedi, chi con gli scarponi e le racchette, chi con il cane….

Nei miei 22 km ho avuto le mie fasi.
C’è stata la solita fase di sconforto davanti al muro verde che porta in vetta, dove tante formichine colorate si stavano già arrampicando, poi c’è stata l’estasi della corsa sul prato in quota, pieno di profumatissime orchidee selvatiche e di narcisi, immersa nel silenzio di una nebbia un po’ inopportuna.
Poi è stato il momento del terrore puro nei km in discesa a strapiombo verso l’eremo, dove le gambe mi tremavano per lo sforzo di frenare e perché tutto, sotto la suola delle scarpe, mi sembrava che franasse. Passata la paura, nella seconda metà del percorso, è stato il momento di ritrovare il coraggio, rimettere in riga le gambe e, grazie all’ennesima salita, recuperare buona parte degli spavaldi che in discesa mi avevano superato saltellando come stambecchi.

Arrivo in tre ore, mezz’ora meglio dell’anno scorso.
Non è questione d’allenamento, basta non perdersi…


mercoledì 9 maggio 2012

Una decisione da prendere, che forse ho già preso


Il fatto è che, dopo l’ecotrail di Colle San Marco, mentre la testa si crogiolava per il piazzamento, le gambe erano insofferenti a qualunque tipo di movimento, fiaccate da quasi 20 km di corsa in montagna e con un dislivello che pare fosse di quasi 1000 mt.

Con un po’ di testardaggine, due giorni dopo avevo portato le stesse gambe, sempre doloranti e stanche, a fare i soliti 10 km della gara dell’Avis di Chiaravalle, nota come “la gara del salame” del 1 maggio. Qui le gambe non ne volevano proprio sapere, tanto che a metà mi ero anche fatta un bel riposino al punto di ristoro per poi ricominciare a correre e sudarmi il famoso salame, dopo quasi 53 minuti di corsa.

Riaffrontavo le mie gambe un paio di giorni dopo: una mezz’ora sul prato intorno alla pista di atletica ancora chiusa. Una mezz’ora senza grande slancio, con altrettanto tempo passato al sole, in mezzo alle margherite, ad inventare nuove posizioni di stretching, il tutto per giustificare la doccia negli spogliatoi e poi scappare a fare una birra.

 Il mattino successivo le gambe non se li ricordavano più quei 20 km di montagna e la testa a cominciato a cercare qualcosa da fargli fare. Ma per la domenica seguente non aveva trovato niente: unica gara disponibile in regione era la Colle-marathon, per di più il tempo s’era messo decisamente al brutto, quindi le gambe si sono prese un altro giorno di riposo.

Ma adesso??
Per questa domenica di cose da fare ce ne sarebbero pure troppe ad iniziare da una 12 km molto carina, su strade periferiche, con un po’ di colline da guardare intorno a Castelraimondo, ben organizzata e frequentatissima.
Poi ci sarebbe un’altra corsa, di nuovo in montagna, una 22 km mooolto in salita, con dei deliziosi micropanini al ciauscolo offerti alla fine dal CAI di Fabriano.
Per i “guardoni” che non corrono si può sempre andare a vedere olimpico a Numana.

Mentre ci penso sbircio il meteo del week end…ma io credo di aver deciso cosa voglio fare..

lunedì 30 aprile 2012

Eco trail di Colle San Marco

Se prendi le cose come vengono a volte potresti anche ritrovarti ad arrivare seconda ad una gara.
E io che non credevo nemmeno di finirlo questo Eco trail di Colle San Marco....

Oggi le gambe sono un po' indolenzite, ma domani alla garetta dell'AVIS a Chiaravalle ce le porto lo stesso..

venerdì 27 aprile 2012

CorriLucrezia 2012... bella anche senza....


Dalla gara di Lucrezia porto a casa una grande soddisfazione ed un piccolo dispiacere.
Mi compiaccio e mi congratulo con le mie gambe perché, anche se solo per una decina di secondi, mi portano al traguardo in meno di 50 minuti, che per me è un avvenimento.
E non stiamo a fare osservazioni se nella classifica ufficiale vicino al mio nome c’è un 50’02’’, il mio orologio lo sa che c’ho messo 49’53’’.
Va bene che, a parte un cavalcavia, la gara tende al pianeggiante, che era una giornata perfetta, con il sole, solo un po’ ventosa…però io così veloce per 10 km non ci vado nemmeno in discesa di solito.
Alla partenza siamo così tanti che non si riesce quasi a stare dietro alla linea di partenza, pigiati come sardine, non mi accorgo nemmeno che c’era Fabio.

Partenza veloce, più che altro per evitare di essere calpestata e di fare fine del riccio sulla linea di mezzeria. Mantengo per i primi tre km, poi inizio ad andare in apnea e tiro il freno.
Faccio i miei soliti calcoli complicatissimi ad ogni cartello dei km che passo e mi stimo molto: anche se per un pelo viaggio sotto i 5’/km.

In prossimità del traguardo spremo le ultime energie dalle gambe, sputo un polmone negli ultimi 100 metri ma almeno sono riesco a fermare il cronometro e a risparmiare 7 preziosissimi secondi.
Sono soddisfazioni…

Unica nota spiacevole: quest’anno niente panino con la porchetta offerto a tutti i partecipanti.
Ed è un vero peccato, perché dopo tanta fatica, ci stava proprio bene, ma me ne farò una ragione.

In preda all’entusiasmo e con un piglio di superbia, nel pomeriggio ho anche perfezionato l’iscrizione al trail di Colle San Marco: speriamo bene.

lunedì 23 aprile 2012

Conero Runnig...fatta!


Hey voi...dico a voi!!

A te ragazza che ti prepari per la prova costume, concentrata come prima di entrare a fare l’esame di maturità. Ragazza che corri con il maglione legato in vita per coprire le chiappe.

A te ragazzo che invece sfoggi i soliti pantaloncini della Umbro, da ex calciatore, con il calzettone lungo e che quando corri sembra sempre che stai cercando un pallone da prendere a calci.

Mi fa piacere che siete venuti a correre la Conero Running, non m’importa nemmeno se volete suicidarvi correndo la 21 km anche se vi siete iscritti alla 10.

Ma quello che non capisco è perché quel maledetto Ipod lo dovete far partire solo appena passate la linea di partenza, non un millimetro prima?
E’ inutile che scattate come molle appena lo starter spara, emozionati e carichi, per impallarvi subito dopo, fatti nemmeno 2 metri, per far partire la play list, tanto più che dietro magari ci sono io che non riesco a passarvi né a destra né a sinistra, ma sto lì a saltellare sperando che vi si accenda la musica e che vi rimettiate a correre.
E magari state pure ascoltando Tiziano Ferro…

Ma veniamo alla corsa.
E’ la mia terza mezza da quando ho ricominciato a correre a fine febbraio.

Mi organizzo da subito per trovare un passo comodo, conosco bene il percorso, so che tende al pianeggiante, anche se gli ultimi 4 km a tornare indietro sul lungomare di Marcelli sembrano sempre un po’ in salita.

Corro insieme a Giovanni o forse è lui che corre con me? Visto che in pratica è privo di qualunque tipo di allenamento per la corsa, figurarsi a fare 21 km…

La prima metà della gara scorre veloce, partiti da dietro facciamo anche qualche sorpasso.
Tra un cavalcavia e l’altro, tra una bevuta comoda ai ristori si mantiene una velocità di crociera sui 5’18’’/km
Si chiacchiera e si corre con la gente intorno, gli argomenti sono vari: si parla di pallavolo (Macerata che si gioca lo scudetto), della partita della Juve (in autostrada sfrecciano i pulman degli Juventus-club), c’è chi invoca la Madonna appena vede la cupola del santuario di Loreto.

Io invece ho voglia di rivedere il Conero e di puntare all’arrivo, perché, sarà che siamo oltre il sedicesimo chilometro, sarà l’infelice immagine del ciclista che ci ha pedalato davanti per un po’, ma soprattutto del suo culone che traspariva da un paio di pantaloni bianchi, portati, ovviamente, senza mutande, sarà che, anche se minacciata dall’inizio alla fine da un nuvolone, la giornata s’è fatta calda…insomma inizio ad essere un po’ stanca.

Perdo il contatto visivo con Giovanni sulla curva sopra la foce del Musone ed inizia la parte faticosa: gli ultimi quattro km.
La testa sa dov’è l’arrivo, ma gli occhi non lo vedono, le orecchie sentono la voce dello speaker, ma quel traguardo non arriva mai.

Alla fine 1h 53’33’’..in pratica come San Benedetto.

Ora, per completare il mio programma di aprile, mi mancano solo la CorriLucrezia ed il trail di Colle San Marco…

mercoledì 18 aprile 2012

Vivicittà 2012


Si narra di epici scontri nell’edizione 2012 della Vivicittà ad Ancona.
Si dice che un presunto corridore privo di pettorale, quindi un abusivo o un jogger agganciatosi al serpentone dei regolari, abbia avuto un intenso e fisico scambio di opinioni con uno qualunque dei vigili urbani che disciplinavano l’attraversamento della corsa ed il flusso delle macchine davanti al comune.
Le cronache anconetane riferiscono che il jogger, forse inconsapevole del fatto che “se non hai il pettorale ben in vista, non sei uno che corre la gara, ma solo un pedone arrogante che vuole passare con il rosso” non abbia mai provato la gioia di tagliare il traguardo, ma i testimoni dicono che abbia finito la sua corsa diritto dentro alla camionetta dei vigili.

Si narra poi della battaglia di Cristina contro la cena della sera prima: un piccolo plotone di almeno quattro bicchieri di bianco, per la precisione due di Tocai e due di un altro bianco friulano non identificatosi (per la cronaca il Tocai non m’è sembrato eccezionale), un piccolo reggimento di crostini alle noci e formaggio puzzone, comandati da una pinta di birra rossa doppio malto.
Una piccola scaramuccia mattutina con la nausea, un vago sentore di puzzone che si riaffaccia, spinto su dalla birra…condizioni ideali prima di una gara, in una domenica mattina minacciata dalla pioggia.

Ricacciavo giù il puzzone con un caffè, colazione saltata, per non mandare rinforzi al nemico, ma per tutta la metà del primo giro, lungo la discesa affrontata un po’ alla garibaldina, lo sentivo che scalpitava e attendeva il momento buono per colpire.
Al giro di boa pensavo di aver risolto a mio favore lo scontro e ci bevevo sopra anche un po’ d’acqua, per affogarlo per sempre.
Invece il bastardo cercherà di colpirmi alla fine, sotto il traguardo, quando, con il cuore in gola, finivo questi 12 km molto scarsi, dopo una volata sulla malconcia pista di atletica del vecchio stadio Dorico.

Per un attimo c’è stata l’imbarazzante possibilità che il puzzone tagliasse il traguardo prima di me.

Puzzone a parte questi 12 km li ho portati a casa in 55’48’’, insieme ad un ignobile piazzamento nella mia categoria, ottenuto, non grazie alle gambe, ma per la bassa affluenza di donne categoria I.

Ora giuro che sabato sera farò la brava, perché, se per 12 km ce l’ho fatta, per tutti i 21 della Conerorunning di domenica, dubito che riuscirei ad avere la meglio sul formaggio puzzone.

venerdì 13 aprile 2012


Porto avanti il mio progetto podistico suicida.
Sopravvissuta alla mezza di San Benedetto, i 10 km di Pasquetta a Senigallia sono scorsi abbastanza bene.
I primi tre km a palla, cercando di stare attaccata alle suole di Giovanni.
Altri cinque a velocità più ragionevole per recuperare il fiato ma con un occhio alla soglia dei 5’/km.
Tracollo dignitoso negli ultimi due km, con la voce dello speaker portata dal vento che ti fa credere che sei arrivata, mentre del traguardo nemmeno l’ombra e, quando alla fine ci arrivo, subisco pure l’onta del sorpasso infame a meno di 5 metri dalla fine.
Un 50’21’’ per una gara senza dislivelli significativi, giusto un paio di curve secche.

Baci e abbracci con Fabio che è tornato a gareggiare dopo un sacco di tempo.

Ora attendo i 12 km della Vivicittà in pieno centro ad Ancona: se ne vedranno delle belle e soprattutto se ne sentiranno tante da parte degli automobilisti, ma io a correre nella giungla metropolitana dorica ci sono abituata.

In preda ai fumi delle endorfine da post-corsa serale mi sono pure iscritta alla ConeroRunning di Numana e visto che c’ero ci ho infilato in mezzo anche l’iscrizione di Giovanni, poi chi sopravvivrà vedrà…

Mi manca ancora il coraggio per procedere con l’iscrizione del trail di fine mese, ma temo che lo troverò…

lunedì 9 aprile 2012

tutto ebbe inizio..

Era la primavera del "lontano" 2007. 
Avevo cominciato da poco a corricchiare, dopo tanti anni di ciclismo, e alla domenica andavo a farlo in mezzo al mucchio, nelle varie garette podistiche (max 10km) locali. 
Questa volta il ritrovo era al campo di atletica "le saline" di Senigallia. 
Qui ebbi il piacere di conoscere due ragazzi simpaticissimi di cui leggevo da tempo le loro gesta su un blog che avevo trovato per caso, un giorno che curiosavo in web, sul variegato  mondo del running. 
I due ragazzi erano Cristina e Giovanni e il blog, codesto. 
Da lì di acqua sotto il ponte ne è passata..i km sotto le suole in eva pure.. dalle 10 ero salito alle distanze superiori; 12/15km, poi alle mezze maratone, alle 30, per poi "precipitare" nelle maratone..ed un ultra..
I blog pure erano cresciuti a dismisura.. Poi lo stop durato oltre 2 anni con l‘unica attività quella pedalata fino a che, oggi....:  
Ore 8 ritrovo al campo “le saline“ di Senigallia per la 10km, corsa per i primi 4 km a 4'50"/km per poi aumentare di 10" al km nei successivi. Tempo tot. 44'35
Contento di aver ri-corso e star bene.. contento di aver ri-incontrato i due ragazzi....

giovedì 5 aprile 2012

Riassunto delle ultime due settimane della mia vita.


Ovvero quelle dal 23 marzo al 6 aprile.

Intanto, con tutto il bel da fare che avevo sbandierato ai quattro venti, per la prima delle due settimane ho preso un treno e mi sono regalata una vacanza di relax totale.
Una vacanza di mangiate, lunghe passeggiate a passo spedito (57 km in 4 giorni)
Risultati ottenuti: l’abbronzatura del muratore, più due polpacci indolenziti e duri come il marmo.

Prima di salire sul treno avevo fatto appena in tempo a mandare l’iscrizione per la mezza maratona di San Benedetto.
Piccola parentesi polemica: “Cari organizzatori della sopraccitata mezzamaratona, siete bravissimi, è tutto perfetto come ogni anno, ho molto apprezzato i calzini, il percorso, i ristori, specialmente quello finale, la doccia calda…ecc. Ma non si potrebbe trovare una formula alternativa al pagamento anticipato tramite bonifico bancario? Mi sta bene pagare all’atto dell’iscrizione, un po’ meno regalare tre euro e mezzo alla banca…”

Non faccio in tempo a disfare lo zaino della vacanza che devo già preparare la borsa per la gara ed eccomi alla rotonda Giorgini, assolutamente impreparata per questi ennesimi 21 km.

Mentre perdo tempo in attesa di cambiarmi, tra la solita flora&fauna podistica locale, vedo un volto che mi sembra di riconoscere…maglia arancione, scartabello nell’archivio della mia memoria e arrivo al maggio 2008, a Firenze, alla partenza del Passatore: è Giampy.
Toh va chi si vede…un po’ di gossip e rapidissimo aggiornamento degli ultimi 4 anni, baci&abbracci ed è già ora di mettersi a correre.

Gara da manuale: parto forte (come al solito) e arrivo piano (come al solito), ma il tempo finale di 1h 53’ 17’’ mi trova molto contenta, perché sono pur sempre 4 minuti abbondanti sotto alla mezza di tre settimane fa.

Lunedi e martedì dopo la gara: campo di rendita e mi riposo, anche perché sembra che sia tornato l’inverno.

Ieri sera ritorno a correre in vista dei futuri e pressanti impegni, ma penso bene di dimenticarmi i calzini a casa…
Eccomi quindi calzare, dentro le fide Mizuno, un bel paio di calzettoni di lana viola, arrotolati a pedalino fino alla caviglia.


Risultati ottenuti: una bella vescica ed il balzo in testa alla classifica “una vestita così male all’Italo Conti non la vedevamo dal 1983”, stracciando anche le casalinghe che vengono a passeggiare alla pista in pantofole e golf sulle spalle…

venerdì 23 marzo 2012

Una serie di idee...una peggio dell'altra



Ecco una serie di cose da fare ad aprile, forse tutte, se non salto per aria prima:


lunedì 19 marzo 2012


Corsa a Trodica di Morrovalle: parti dalla piazza, esci sulla statale, ti butti con un po’ di slancio sull’unica vera salita, poi un momento di respiro in mezzo ai campi, infine un tratto un po’ antipatico perché sei di nuovo sulla statale.
Si conclude tutto con un giro molto largo della piazza, un paio di curve ed il rettilineo finale di 100 metri da correre a tutta perché c’è sempre qualcuno che da dietro ci prova ad arrivare prima di te e, se non stai sveglio, in un secondo, per uno sputo, ti giochi l’ambitissima trecentocinquantasettesima posizione.

I pettorali sembrano un po’ riciclati perché presentano dei buchi sospetti agli angoli, ma sono puliti, alla fine per tutti c’è l’uovo di Pasqua…

Insomma ero pronta alla solita gara, alla solita domenica di corsa, non esaltante, ma almeno un’onesta sudata sotto il sole, buona per smaltire le birre del sabato sera.

E così è stato, almeno fino a metà del nono chilometro.
Sono lì che faccio la prima curva a destra e rientro nel quartiere, il ragazzo davanti a me grippa e s’inchioda, io lo schivo e vado avanti.
Sento ciabattare da dietro e lascio strada ad un simpatico signore che ringrazia, insieme a lui faccio l’ultima curva e alziamo la testa per vedere lì davanti l’arrivo, in cerca di un po’ di energia per arrivare con slancio.

Mentre sta per partire l’irreversibile cavalcata finale ed il cervello spinge un “play” immaginario per tagliare il traguardo urlandomi in testa “Let there be rock, mi si parano dinanzi una transenna ed un nastro bianco e rosso: l’appuntamento con il traguardo è rimandato dietro altre due curve inattese ed inopportune, forse per aggiustare un po’ il chilometraggio.

Il cervello riavvolge il mastro e attacca con La locomotiva di Guccini, taglio il traguardo ripetendomi “che gli eroi son tutti giovani e belli… che gli eroi son tutti giovani e belli”.

La morale di oggi è: sta in campana e risparmia un po’ di fiato, che quando meno te l’aspetti e pensi di essere arrivata, ti tocca fare un giro in più…

lunedì 12 marzo 2012

Ce l'ho fatta...anche se a gattomignò


A riprova che la testa ha il suo peso sulle gambe e che l’importante è avere i giusti stimoli ecco come la minaccia del “ se ci metti più di due ore, ti prendo a zampate” ha dato risultati inattesi.
Così ho tirato un sospiro di sollievo, quando, passando di fianco al cartello del ventesimo km, l’orologio segnava 1h 50’ e mi son detta: “Ce la farò a fare poco più di 1 km in meno di 10 minuti”.
L’occasionale compagno di corsa di quella domenica, mentre spremeva le ultime energie dalle gambe, al suono delle quattro stagioni di Vivaldi aveva esalato un “Speriamo di si” poco incoraggiante, ma ormai le mie gambe, anche se provate, avevano intravisto l’arrivo in fondo al corso e, a meno d’avvenimenti assolutamente nefasti ce l’avrei fatta a salvare le terga dall’aggressione delle suole delle scarpe del crudele motivatore.

La mattina di domenica era arrivata presto, ad una serata di sobrie libagioni (leggasi solo birre e niente ammazzacaffè) e di cibo gustoso (una bella tagliata di manzo) erano seguite varie sveglie notturne per fare pipì. Così mancavano quasi due ore alla partenza ed io ero già a Civitanova, assolutamente impreparata per questi 21 km.

Alla partenza percepivo una certa tensione, un misto di funesta attesa per due ora di fatica e di timore per la minacciosa promessa, così ho deciso che, se volevo salvare le chiappe, dovevo farlo subito, già dall’inizio, senza fare una partenza al risparmio e sperare in un arrivo pimpante ed in progressione, non è stato mai il mio stile.
Ma non potevo nemmeno suicidarmi esplodendo tutte le polveri entro i primi tre km…

Decisione difficile e mentre ci pensavo, ero già nel mezzo del mucchio che scalciava per partire.
E alla fine cosa ho fatto?
Ho fatto quello che faccio sempre: ho messo in moto le gambe, ho lasciato che scegliessero loro, portandosi dietro la testa ed i suoi complicati algoritmi sulla velocità ed i tempi finali conseguenti.

Fino al decimo i neuroni erano addirittura in grado di calcolare la velocità di crociera, mentre intrattenevo una cordiale conversazione con i vicini di corsa.
Dal quindicesimo in poi, sotto un forte vento che spazzava il lungomare portandoci addosso acqua salmastra e salsedine, è calato un faticoso silenzio e nessuno ha aperto bocca, fino alla visione del ventesimo chilometro, quando ho capito che portavo a casa le chiappe sane e salve…anche se solo per 3 minuti…

venerdì 9 marzo 2012



Due sere di corsa con14 km pimpanti e 10 molto scarsi.
Il fisico non sembra dare segni di cedimento, mentre tutti intorno cadono malati d’influenza, ma non mostra nemmeno guizzi significativi di vitalità.

Forte di questo domenica andrò a trascinarmi alla Stracivitanova: l’arrivo è previsto a gattomignò.

martedì 6 marzo 2012

La grande manovra economica


Un volantino corretto all’ultimo minuto, un baffo sopra quel 2 e viene fuori che quest’anno la corsa a Villa San Filippo è costata ben 3.50 euries.
Mi faceva quasi tenerezza quel volantino corretto a mano, pensavo, senza motivo, alla sofferta decisione di varare questa “manovra economica”.
“Gente non si può andare avanti con il sottocosto” aveva sentenziato l’economo.
Confermava il segretario “Un barattolo di marmellata da mezzo kg per ogni iscritto, il ristoro a metà del percorso con te ed acqua che ci si passa sia all’andata che al ritorno, che quindi conta come due ristori, il ristoro finale. Va bene che le vergare che spalmano non le paghiamo, però il pane e la nutella si.
Poi ci sono i premi a sorteggio, i fiori per le donne che arrivano prime..
In fondo se quel fello’ di Linus la sua 10 km la fa pagare 15 euro, noi potremo pure chiedere 3 euro e mezzo per respirare un po’ d’aria buona intorno al corso del Chienti…”

Questa l’unica novità importante della gara di domenica scorsa, per il resto le solite facce simpatiche che corrono, il solito percorso, il solito bar del cinese gentile, ma che fa i caffè a caso perché non capisce tanto l’italiano, la solita Cristina scandalosamente fuori forma, ma abbastanza incosciente da ricominciare con le gare anche se si è allenata pochissimo..

lunedì 20 febbraio 2012

Si ricomincia di nuovo da zero


Dopo aver passato due settimane a spalare neve per consentirmi gli spostamenti vitali (ovvero, andare al lavoro e tornare a casa, anche sotto la tormenta, dopo la solita birra), l’idea di correre mi aveva sfiorato un giovedì sera dopo il lavoro, volevo fare una prova al campo d’atletica, visto che era da quasi 48 ore che non nevicava e ormai Ancona sembrava Livigno.

Non mi sono arresa alla prima difficoltà, cioè parcheggiare sul ghiaccio e tra due montagne di neve.
Ho preso la borsa e mi sono avviata verso gli spogliatoi.
Uno sguardo verso il campo per vedere cosa m’aspetta…e lì ho deciso che me ne sarei tornata a casa.

Una distesa immacolata, bianca, un mondo incantato.
Si vedeva solo un’esile striscia scura, su cui si affannavano in fila indiana i “soliti” che corrono sempre in pista: si erano aperti un sentiero, un ovale che devono aver scavato a forza di correre in circolo, correndo a memoria, ricordandosi che lì, sotto 30 cm di bianco, c’era la pista.
Tutto il resto non c’era più.

Ci ho riprovato ieri mattina: una mezz’oretta nella zona industriale vicino casa.

Una mezz’ora veramente deprimente: fiatone, gambe indecise e lente, piedi sempre in dubbio dove appoggiarsi, neve e ghiaccio camuffati da asfalto, macchine sempre troppo incivili e grosse pozzanghere impossibili da saltare…

Ho bisogno del sole…

venerdì 10 febbraio 2012

Caro M.P.


Caro M.P., in terza media organizzasti la tua festa di compleanno.
E mi ricordo, carissimo str…o, che avesti la premura di comunicarmi che invitavi tutti, tranne me e la mia compagna di banco.
Lei perché era una ragazza “equivoca, un po’ svelta”, sai com’è fuma in bagno, frequenta “quelli grandi”.
A me abbozzasti un discorso impreciso, del tipo “non siamo più amici come prima” o una banalità del genere.

Caro fetente, io con le orecchie ascoltavo, registravo in modo indelebile quello che dicevi, in testa però traducevo simultaneamente quello che si nascondeva dietro il tuo discorso: non eravamo più amici (pur non essendolo mai stati in modo particolare, diciamo che mi stavi abbastanza indifferente), nel senso che, dopo avermi importunata quotidianamente per almeno due settimane, telefonandomi a casa per farti dettare le soluzioni dei problemi di matematica, che nemmeno provavi a fare, ti sei sentito dire (quasi mi ricordo le parole) che “io i compiti li faccio copiare a chiunque, però di stare per questo un’ora al telefono non se ne parla. Quindi caro M.P. devi fare come tutti gli altri: te li copi la mattina prima di entrare in classe.”

Solo che tu eri un ibrido tra un fighetto e uno sfigato: non ti strizzavi come me con altri 150 ragazzi con cartella dentro il riservato, quello da 80 posti, compresi quelli in piedi.
No, a te ti portava il papà in macchina, ti scaricava pulito e stirato, mentre io, quando ce la facevo (perché m’è anche capitato dover scendere alla sede distaccata non riuscendo a passare il muro di carne che otturava la porta) scendevo da un autobus infernale.
Arrivavi un pelo prima della campanella fresco come una rosa, non avevi in faccia i segni della zip del bomber di qualche spilungone, anche lui passeggero del già citato riservato, contro cui eri stato pigiato per tutto il viaggio.

Non facevi in tempo a copiare, quindi te l’eri presa a morte e non mi volevi alla tua festa…

Ora dopo 25 anni, mi ritorni su come un rigurgito, mi cadi addosso come un escremento di piccione.
Telefoni qui al lavoro, ti presenti come l’ing. MP, riconosco subito la tua voce viscida, ma tu non sei altrettanto sveglio da riconoscere la mia.
Necessiti di una piccola fornitura.

Dandoti del lei, te la metto giù dura: occorre la partita IVA, non facciamo consegne, ci vogliono almeno 10 gg lavorativi perché la merce sia pronta, prima dobbiamo fare il preventivo che poi va confermato, pagamento al ritiro e alla fine ti do anche il telefono della concorrenza perché la tua faccia da busbana non voglio rivederla.

Tralascio altri particolari dei giorni successivi (tipo che fai fare l’ordine ad un tuo collega con partita IVA, parti bello e tranquillo per la settimana bianca e gli lasci l’incombenza di venire a ritirare e, credo, anche pagare) per concludere che alla fine sei dovuto passare tu a ritirare.

E così ho avuto il piacere di rivederti: sappi che sei ingrassato, soprattutto in faccia, a parte questo sei sempre il solito S…. .o.

PER IL RESTO VA "TUTTO BENE": NON CORRO DA UNA SETTIMANA E STO INIZIANDO AD INACIDIRMI...

martedì 7 febbraio 2012

Notizie dalla Siberia



Le strade si stanno pulendo e si inizia a sentire il sinistro ticchettio di macchine con catene allentate o rotte.
Ai lati della strada la neve ha assunto un bel color marrone-ruggine.
Nei campi e dove in generale non passano le auto è ancora compatta e immacolata.
I cumuli ammassati dalle pale degli spazzaneve o da braccia volenterose sono duri come i macigni e, credo, si scioglieranno non prima di marzo.
I pupazzi di neve ormai hanno assunto la consistenza del granito e potranno, tra qualche secolo, essere dichiarati patrimonio dell’umanità.

Di correre non se ne parla: marciapiedi impraticabili, strade con carreggiata ridotta e alle 7 di sera l’unica cosa che voglio è una doccia calda e una buona cena.

Sopravvivrò…ma che palle sta neve!!

domenica 5 febbraio 2012

A me l'inverno mi fa schifo

Lotto contro il freddo.

Spalo quintali di neve e mi sembra di usare una cazzuola.

Sta tutto sotto mezzo metro di neve.

Il primo che, questa estate, si lamenta se fa caldo e si suda...lo prendo a calci in bocca.

Saluti dalla Siberia.

martedì 31 gennaio 2012






Pare che vai come il vento. Il pensiero che sono addirittura due giorni di file che esci a correre, nonostante il freddo ed il buio delle 7 di sera, solleva il morale e condiziona la percezione della velocità. In fuga dalla pista di atletica, dove, dopo 10 minuti, già sei stufa e stanca. Passi veloci ed ampi sul marciapiede. Addirittura qualche sorpasso acrobatico di passanti. O almeno ti sembra… Mentre i vecchi guanti iniziano a mostrare i loro limiti e stai perdendo l’uso del mignolo, mentre le chiappe vengono forgiate dal freddo, mentre il naso “scotta” per il freddo e hai slumacato tutte le maniche fino al gomito, fermi il tempo a 56’40’’.

Sto migliorando.

Il foglio excel per segnare gli allenamenti ancora non l’ho fatto.

Seguo una METEOtabella.

Domani sera visita medica per rinnovare il certificato…che palle.

giovedì 26 gennaio 2012

"Non avrai la tua birra quotidiana se non corri almeno 30 minuti."

"Sappi che ne ho fatti 40 stasera...quindi oltre alla birra ho diritto a qualcos'altro?"

"Puoi dividere con qualcuno una porzione di patate fritte"

Bisogna sempre avere forti motivazioni per correre al buio e al freddo...

lunedì 23 gennaio 2012

Chi va piano...

Chi va piano, va piano e....basta!


La ripresa graduale è finita.
Dopo tre sere di fila a macerare nell’umidità congelata della pista d’atletica rattoppata di fresco, dopo tre sere in cui ho dedicato più tempo alla doccia calda nello spogliatoio che ai giri del campo, dopo tre sere in cui correre al freddo mi ha veramente fatto schifo…
Dopo questi tre giorni ho mandato tutto a quel paese: la prudenza di correre poco, la pazienza di vestirsi per soli 20 minuti.

Perché correre in un venerdi sera nebbioso, freddo, scuro, senza voglia, quando sabato e domenica ci sarà il sole?

Allora la testa propone l’ambizioso programma di 10 km in collina.
Ma alle 10 di domenica mattina, scaldata dal sole, dopo una spremuta ed un caffè doppio, ecco le gambe, più sagge tanto più che il lavoro lo devono fare loro, indietreggiare davanti alla salita: ammutinamento.
Le scarpe prendono la via della solita zona industriale, saranno 10 km ondulati e non collinari.
Saranno 10 km già visti e rivisti, ma almeno con il sole ed un bel tepore sul viso.
Nelle orecchie metto un po’ di musica, polpaccio ben in vista e parto.

A metà sono stanca finita, devo pensare per muovere le gambe e non fermarmi, la testa tenta di distrarsi.
Non guardo mai l’orologio per non cadere in depressione…solo uno sguardo negli ultimi metri per fare l’ultimo sforzo, buttare la testa avanti e sopravvivere, per un pelo, al test del moribondo.

Ok non sono morta, ma la cura sarà lunga.

mercoledì 18 gennaio 2012

Ricominciato.
Con modestia.
Con poco più di 20 minuti alla pista di atletica, cercando di non dare nell’occhio.
10 km ora sono troppi.
Ho infilato in testa un cappello di fortuna, calzato i guanti, sistemato la maglia ben dentro ai pantaloni ed indossato dei calzini nuovissimi e molto gialli.

Avevo pensato addirittura di trovare da qualche parte una di quelle tabelle “da 0 minuti ad 1 ora di corsa” per principianti, ma poi non ne ho fatto niente.

Mi dicevo che questo mese abbondante di stop sarebbe da vederlo come un periodo di riposo, come un periodo di stacco (che ogni tanto ci vuole), un momento per azzerare gli acciacchi, resettare e sistemare la carcassa….senza farne un dramma.

Invece ieri, quando stavo decidendo se fare un altro giro, mentre la faccia mi cadeva a pezzi dal freddo, mentre i polmoni bruciavano ad ogni respiro…hanno iniziato a girarmi le palle.
Non ho voglia di ricominciare da capo, con calma e poco alla volta.

Rivoglio tutto e lo rivoglio subito!

venerdì 13 gennaio 2012

Il resto di niente

Niente. Zero. Nisba. Nada. Niet. Nothing. Rien. Nihil...

Stato di totale abbandono delle scarpe da corsa.
Il cronometro dell’orologio è fermo ad un 45 minuti di corsa fatta non so più nemmeno quando.
Imbratto e getto km di cellulosa in fazzoletti per il naso.
Rimesto e trangugio polveri solubili di tutti i colori e sapori.
Mi vanto dei due calzini di lana che sfoggio su ogni singolo piede.
Ho perso qualunque capacità olfattiva e ormai il cibo ha tutto un sapore indistinto di polistirolo.

Gennaio 2012 è un grosso buco nero.
Per scaramanzia, mentre aspetto che mi passi, non preparo nemmeno il foglio excel per segnare i futuri allenamenti.

Invoco l’intervento dei Maia: fate accadere quello che avete promesso e ponete fine a questo strazio.
Grazie.

Buon 2012 a tutti.

venerdì 23 dicembre 2011


In forma come un cotechino.
In ordine come la tavola del 25 dicembre alle cinque del pomeriggio.
Agile come uno zampone che sobbalza nell’acqua bollente.
Infreddolita come le bollicine in un flute di spumante.
Felice come seppie tagliuzzate a julien ed adibite ad insalata. 
Stropicciata come le fette di salmone staccate dal cartoncino della confezione.

Attendo che passi quest’altro Natale e che finisca questo 2011….per tornare normale.

sabato 10 dicembre 2011


Lo sapevo che succedeva.
Arriva il freddo, piove, il microbo è in agguato.
Gli untori ti corrono incontro con il viso d’angelo e le manine protese.
Ti ritrovi così, con gli occhi cisposi, la gola in fiamme, la lingua salmistrata, il naso impazzito e le mucose fuori controllo.
Poi tanta tosse, brividi di freddo e vampate di calore, giri per casa e vai al lavoro che sembri una lumaca schiumosa, ma non una linea di febbre.
Un raffreddore con i fiocchi: due settimane di gocciolamenti e metri quadrati di fazzoletti consumati.

Così niente corsa per due settimane e meno correvo più mi venivano fuori acciacchi e dolori vari mai sentiti prima.

Da un paio di giorni le cose vanno meglio, tanto che ieri sera un giretto l’ho fatto, ho trovato il coraggio.
E di coraggio ce n’è voluto, non perché avessi paura di passare dal “livello raffreddore” al “livello polmonite”, quanto perché non avevo voglia di sentirmi una merda.
Non avevo voglia di sentire i polmoni bruciare, di non avere il fiato, di avere le gambe pesanti, di non riuscire a respirare…

E’ stato tutto come me l’aspettavo: faticoso e orribile.
Più o meno dopo 40 minuti ero in riserva, le scarpe strisciavano per terra, la comunicazione con il compagno di corse languiva e speravo nei semafori rossi per tirare un po’ il fiato.
Arrivare alla fine è stata una liberazione, ma almeno ho ricominciato.

venerdì 25 novembre 2011

R.I.P.


Niente di eroico nel correre al buio, al freddo ed in mezzo alla nebbia o alla pioggia.
Non sopporto i piedi congelati ed il naso che cola.
Il cappello in testa non mi sta, la fascia mi fa sembrare ancora più grande il naso.
Quindi mi riposo da domenica, dopo una "veloce" apparizione al II trofeo Esalex di Fano: poco più di 10 km strapiatti, in mezzo alla campagna silenzionsa dietro la zona industriale di Fano.

Si parte come sempre dal mercato dell'ortofrutta, dove c'è la solita fiera dell'autunno con le bancarelle.
Fa veramente freddo all'inizio, il vento e la nebbia punzecchiano la pelle del viso e dei miei polpacci. 
Solite riflessioni banali tra podisti in attesa: "Tutti gli anni qui c'è la nebbia e fa freddo" E vorrei vedere, siamo come ogni anno a fine novembre, in una spianata dietro il mare...è facile che sia freddo ed umido.

Sopravvissuta alle fasi iniziali concitate da grande affluenza, trovo un passo regolare ed un compagno di corsa: 5'/km, ristoro compreso. Mi sento come se avessi compiuto una grande impresa, anche se, come al solito, ho sempre più gente davanti di quanta ne lasci dietro.

Oggi c'è il sole, ma è venerdi e non ho avuto mai buone impressioni dalle corse del venerdi sera, se continua così posso pensare di rimettere le scarpe domenica a Porto sant'Elpidio...




martedì 15 novembre 2011

Corri e impara


La corsa di San Martino è una partenza critica, perché tra chi sorpassa a destra, chi a sinistra, chi cerca di scavalcarti, chi te lo ritrovi sulla punta delle scarpe…per un paio di km la cosa più importante è non travolgere nessuno e non essere macinati.
La folla è composta da:
·         supermegatop runner che se la fanno a 3’ al km come se fosse tutta in discesa (ogni volta mi chiedo come è possibile che ne arrivino così tanti fin quaggiù)
·         top runner da 4’ al km, un po’ meno spaziali dei primi, ma che se la cavano comunque in meno di un’ora
·         podisti medi, di passo medio che cercano di partire il più avanti possibile
·         passeggiatori in tuta e zaino in spalla pronti per la magnalonga di 5 km a fare da collante alla massa.

In tale abbondanza di gambe che corrono e di menti a corto d’ossigeno, ti ritrovi a sentire che “Il pettorale è meglio attaccarlo in basso sulla maglia, perché ripara la pancia e, se lo metti troppo in alto, ti sbatte il vento in faccia.”

Prendo atto e imparo.

Corsa conclusa felicemente e senza troppe pretese in 1 h 17’ 46’’, un minuto in meno dell’anno scorso: una piccola soddisfazione per me che, finora ho badato solo a metterlo dritto il pettorale e non sempre ci sono riuscita.

venerdì 11 novembre 2011


Domenica mattina piove.
Sto sotto le coperte e aspetto l’ultimo minuti per tirarmi fuori, quando arriva un messaggio: “Io vengo in jeans e non corro, porto l’ombrello”.
Me l’aspettavo.
Segue una seconda direttiva: “Se vieni sotto casa mia alle 8:15 ci prendiamo il caffè”.
Rispondo “Ok”.
Una spruzzata d’acqua in faccia, una spazzolata ai denti e mi assemblo velocemente, imbraccio il borsone strapieno per ogni evenienza, così posso affrontare di tutto: tornadi, trombe d’aria, bombe d’acqua, bolle di calore, nevicate da era glaciale, caduta di asteroidi….fino alla fine del mondo.
Tempo impiegato: 7 minuti e sono al bar.

Scrocco il caffè al ragazzo-ombrellino, lo carico in macchina e andiamo a vedere com’è la situazione in zona gara.
Tutto questo avviene nel raggio d’azione di 5 km scarsi da casa mia.

Zona gara affollata quanto bagnata, si fa ad ombrellate.
Nonostante il tempaccio, mi sembra che ci sia parecchia gente, tutta in mezza alla strada, sotto la tutela di una volante dei vigili che cerca di disciplinare il gregge.

9,5 km non competitivi ma impegnativi, vicina a casa e la quota va in beneficenza: perché non andarci, anche se piove?
E poi alla fine ha smesso giusto giusto per la partenza.
Il ragazzo-ombrellino ci guarda partire e poi, con il parapioggia al braccio, riprende la via di casa, a piedi, non ci aspetta arrivare e se ne va in piscina.

Io ho fatto la mia corsa: 50 minuti, la seconda parte chiacchierando con Fabio che, nel mezzo del suo giro domenicale, si è imbucato per qualche km.
Tutto bene a parte le scarpe nuove che si sono un po’ sporcate…

Per domenica il ragazzo-ombrellino si è fatto iscrivere alla corsa di San Martino di Controguerra, perché ha visto che questo finesettimana è previsto un gran sole.
Quindi si va a Controguerra.

mercoledì 2 novembre 2011

Sul Monte Conero come Cappuccetto rosso, ma senza il lupo cattivo.

Indosso la maglia rossa taglia L che Giovanni mi ha prestato, visto che io non trovo la mia e mi serve assolutamente una tasca per tenere un pugno di caramelle gommose che mi diano un po’ di conforto lungo il percorso. E’ la maglia che probabilmente avrebbe messo lui, se non fosse stato stroncato dagli antibiotici e non fosse rimasto a casa a dormire.
La abbino ai pantaloni al ginocchio, più che altro per evitare i graffi sulle gambe, anche se la temperatura è tale che si sarebbe stati bene anche con qualcosa di più corto.
Calzo in testa il cappellino rosso che uno degli sponsor ha distribuito a tutti i partecipanti di questo primo Conero Trail e completo la mise con le scarpe da trail, anch’esse rosse ed impreziosite da una coccinella che, rincoglionita dal freddo, non ne vuole sapere di staccarsi dai lacci.

Ecco, sono pronta e sembro Cappuccetto rosso, pronta per andare a trovare la casa della nonna, solo che dalle ultime notizie pare che ci siano state delle modifiche e per andare e tornare dalla nonna ci toccherà fare un paio di km in più rispetto a quelli previsti.

La massa si precipita in picchiata verso la spiaggia di San Michele, il mare è piatto, è tutto rosa e azzuro, il silenzio dell’acqua amplifica le voci dei podisti che ancora hanno fiato per sfottersi. Un pescatore dalla riva guarda perplesso.
Segue una salita di 8 km da “livello del mare” fino a “quota 527 metri”: ne avrò corso forse un 10%, tutto il resto è stato un’arrampicata con il cuore in gola, un’abbuffata di corbezzoli, di sbirciate brevi al panorama badando bene a non inciampare perché il fondo è molto sconnesso.

Sbuco dietro al monastero in cima al monte, banchetto al ristoro e, benché abbia impiegato un’eternità a fare questo primo tratto non m’importa, perché sento che le gambe ci sono, si sentono in grado di gestire i km che mancano e non avranno paura di rifarsi, questa volta in discesa, quegli 8 km terribili.

Ora finalmente corro, faccio lo slalom in mezzo al bosco, senza nessuno intorno, il percorso è ben segnalato, non ho dubbi su dove andare e poi riesco anche ad orizzontarmi: sono una macchia rossa che saltella sulle radici, passa sotto i rami, segue con attenzione i segnali lasciati dagli organizzatori, per parecchio tempo non sento nessuna voce intorno a me, solo il frusciare della maglia troppo larga, il mio respiro finalmente regolare ed il calpestio dei miei passi nel sottobosco.

Eccomi di nuovo in cima: mi aspetta la discesa da affrontare con prudenza, le gambe vanno piano ma ubbidiscono ai comandi, non inciampano, se possono accelerano e in salita fanno quello che possono, soffrono e gemono solo all’ultimo passaggio in spiaggia, perché sembrava di correre sulle sabbie mobili.

Alla fine eccomi: 3 ore 13 minuti ed un po’…vado diritta al ristoro e mi gratifico con un panino alla lonza ed una birra.

Bellissimo il I trail del Conero, tanto quanto duro, mi auguro che sia il primo di una lunga serie…