martedì 28 giugno 2011

Caccia alla rana 2011...tutto bene a parte un piccolo dettaglio...

Tutto perfetto a Barchi sabato sera.

Giornata luminosa, calda ma ventosa, prima di partire c’era uscita anche una giornata al mare e un microriposino prima di prendere l’autostrada.

Con la preiscrizione mandata per fax abbiamo evitato la coda e la solita polemica con un giudice un po’ noioso, un precisino logorroico che infesta le gare del circuito “CorrerexCorrere” della UISP.

La forma è quella che è in questo periodo: scarsa come gli allenamenti, ma le sensazioni sono abbastanza buone, è pure rientrato un fastidioso dolore al collo del piede che era esploso senza apparente motivo (accidenti alle scarpe allacciate fino all’ultimo buco…).

Pregara a bere caffè, guardare le gare dei bambini che si affannano incitati dai genitori.

I più piccoli quando corrono si protendono in avanti più che possono, allungano il collo, non respirano, un giro da cinquecento metri magari lo fanno in apnea, camminano quando scoppiano ma rimettendosi a correre se qualcuno li sta sorpassando, fosse anche una bella bambina bionda che ha la metà dei loro anni.

Gli adulti di solito una bella bambina bionda la lasciano passare e si fanno portare al traguardo, poi magari si tolgono la soddisfazione di dare un’accelerata negli ultimi cinque metri per scalare una posizione in classifica.

I bambini, quando poi vengono premiati sul palco, tengono la coppa in alto sulla testa, come i più navigati e consumati piloti di MotoGP.

Noi adulti, invece partiamo alle 21:15 e ci sono due scuole di pensiero: quelli che partono a tutta perché ci sono due chilometri di discesa e sperano che il botto, al ritorno in salita, non sia troppo grosso e quelli che partono cauti perché poi c’è la salita e da tanta soddisfazione sorpassare quelli scoppiati.

Io lascio fare alle gambe: vi va di andare in discesa?? Fate pure.

Poi c’è la salita. Rallentate? Va bene così.

La fatica è tanta per tornare all’arrivo però è bello correre con di fianco un tramonto infuocato sopra le colline, un tramonto che dura lo spazio di un chilometro, per il chilometro finale invece mi aspetta solo il buio, circondata dalle lucciole e con il respiro in affanno che diventa un rumore assordante nel silenzio della campagna.

1h 04’..e arrivo anche io, due minuti sopra il mio record sul percorso…ma non è tanto questo che mi ha lasciato l’amaro in bocca, non è questo che è andato storto.

C'è stato un unico grosso disguido alla Caccia alla rana...la birra era calda!!! Dopo quasi 12 chilometri di sudore, mi merito una birra gelata, talmente fredda da far venire il mal di testa!!

martedì 21 giugno 2011

Da rifugio a rifugio 2011

Dopo tre anni di pioggia, vento, nebbia e freddo siderale, quest’anno, finalmente a Forca di Presta s’è visto il sole. Non che non fosse freddo e che, come al solito, il prato intorno al rifugio di partenza non fosse spazzato da un vento molto forte, ma almeno quest’anno ho visto, correndo, la piana di Castelluccio a strapiombo sotto i miei piedi.

Grazie al sole ho finalmente capito, dopo due anni, che i rifugi attraverso cui si passa sono solo due, mentre, vista la totale mancanza di visibilità delle edizioni precedenti, ero convinta che fossero tre. Quest’anno passando davanti a quello che credevo il terzo rifugio ho avuto l’illuminazione: che esistano due rifugi uguali sul Vettore, con gli stessi volontari a distribuire the, biscotti e spicchi di arance, con le stesse macchine della protezione civile…è praticamente impossibile, sta vedere che è lo stesso….

Eppure le premesse non erano buone. Prelevato Danilo (MiticoJane) al casello di Ancona sud, dopo un’ora e mezza di strada, ci stavano infilando in una densa e grossa nuvola nera incastrata sulle cime dei Sibillini.

Intorno al rifugio c’è un bel formicolare di cappelli con la piuma che montano le loro tende, di atleti variopinti che con le braccia conserte cercano di scaldarsi e di sbrogliare la fila per il ritiro dei pettorali.

Poi finalmente si parte e ad occhio mi sembra che siamo più dell’anno scorso, il vento fortissimo ha spazzato il cielo, il sole illumina una lunga fila di piccoli uomini che corrono in fila indiana sul sentiero che percorre il profilo della montagna.

La prima parte del sentiero è quella che patisco di più, perché siamo tutti ammassati e bisogna stare attenti a tutto: al sentiero stretto, in leggera pendenza, alle buche nascoste dall’erba, a non guardare di lato perché lo strapiombo sotto è ipnotico e, soffrendo vagamente di vertigini, per me è attraente come una calamita.

Finisce finalmente questo pezzo, posso tirare su la testa e godere del panorama, corro come posso, quando la salita è troppo dura cammino, sono ottimisticamente proiettata a limare, anche se di pochissimo, il tempo degli anni passati.

Poi arriva la crisi, quando non te lo aspetti, quando è rimasto da fare il pezzo più largo, meno impegnativo: gli ultimi due chilometri, quelli lungo una specie di ciclabile di montagna, quelli in cui incroci i passeggiatori che ti dicono che manca poco, quelli in cui, per colpa del sole che c’è quest’anno lo vedi quel maledetto rifugio in cui devi arrivare che sembra che si allontani, quelli in cui ti sorpassano tutti, anche quelle tre donne che ti sembrava di aver sorpassato una volta per tutte.

Tempo finale come l’anno scorso, 2h 11’ e un po’, ma con un arrivo sofferto che non mi aspettavo.

Ma ho trovato il modo di dimenticare tutto: con vino bianco aspro, rosso amabile, salsiccia di cinghiale al peperoncino, pane con sale e olio di Spelonca, gentilmente offerti dagli alpini di un qualche posto in provincia di Ascoli Piceno.

Ho trovato conforto nel riso alla Panissa degli alpini di Vercelli e in un bicchiere di barbera d’Asti.

Ma soprattutto nel sorriso paonazzo dell’alpino che pochi metri dopo l’arrivo, distribuiva the caldo e che tutti gli anni che arrivo è sempre lì e mi fa: “Eccola è arrivata finalmente!” neanche avessi fatto tutte le 38 edizioni di questa bella corsa…

N.B. la foto l'ho rubata dall'albun fotografico del Mitico che ringrazio per la compagnia.


venerdì 17 giugno 2011

Da rifugio a rifugio


E speriamo che quest'anno ci sia il sole.
Alpino metti su l'acqua per la pasta, che dopo la corsa ho un certo appetito...

martedì 14 giugno 2011

Ermetismo


E’ il giorno della vecchiaia.

E’ il giorno dei soliti 10.

E’ il giorno dell’inatteso 51.

Sarà stato un tentativo di fermare il tempo.

O sarà la fretta di andare al baracchino delle birre in riva al mare…

Se non si capisce niente non c'è niente di strano...

giovedì 9 giugno 2011

Prelevo Giovanni sotto casa sua, mi faccio offrire il caffè, parto di gran carriera chiudendo le portiere della macchina, per impedirgli la fuga, perchè se si rimette a piovere magari prova a darsela a gambe.

Imbarco il terzo passeggero, come al solito, all'imbocco dell'autostrada e ce ne andiamo a Castelraimondo: nona Stracassero, un dodici chilometri ondulato, economico, ben organizzato e molto partecipato.

Alla partenza combatto con una strana nausea alla bocca dello stomaco: devono essere tutte quelle arachidi salatissime con cui ho accompagnato la birra.

Tante brevi salite sotto un sole inaspettato: sono orgogliosamente brillante nell'arrampicata....un piacevole effetto delle salite dei trail delle ultime settimane.
Per contro in discesa sono praticamente ferma e in pianura devo impegnarmi per spronare le gambe....uno spiacevole effetto dei trail delle ultime settimane.

Più sudo e più penso che, se il tempo non si guasta, un bagno al mare bisogna farlo.
Nel frattempo, negli ultimi tre, forse quattro chilometri, ingaggio una lotta per l'accaparramento di uno degli ultimi posti disponibili per ottenere un premio di categoria.
Bleffo e ostento noncuranza, ma con la coda dell'occhio tengo a bada l'avversaria e sull'ultima salitella mi prendo un po' di metri di vantaggio da difendere fino all'arrivo.

.....poi torno a casa: ho difeso la posizione, portato a casa il mio misero piazzamento...in tempo per l'acquazzone del secolo.
Bella giornata...peccato che non sia stato assolutamente possibile andare a fare quel famoso tuffo.

mercoledì 1 giugno 2011

Trail Colle San Marco...in poche parole

Arrivo tardi ma arrivo, in tutti i sensi.

Quindi iniziamo dalla fine, quando mancavano poco meno di 4 km all'arrivo, forse i più duri, quelli con l'arrampicata finale su un sentiero che era quasi una scalinata di rocce, con l'apparizione della Madonna a circa metà, sotto forma di statuetta votiva attorniata da ceri rossi e altre statuette non meglio identificate, che potevano essere anche i sette nani con Biancaneve, tanto ero "fatta di fatica" per riconoscerli.
Fin lì s'era trattato di correre in leggera salita sotto un fitto bosco di querce, poi un bel tratto su un sentiero panoramico, un altro tratto in salita, ma corto, infine una bella e lunga discesa lungo un ghiaione.

La discesa me l'ero inaspettatamente goduta: nessuna delle mie solite paure, i piedi saltellavano a destra e sinistra, le scarpe mi davano una gran sicurezza.
Poi di nuovo nel bosco, ma senza nessun dubbio su quale fosse la strada da seguire.

Poi, all'improvviso, sugli unici metri di strada larga, in pianura, senza una buca o una radice, senza rami da scansare o tronchi di traverso, ecco che il mondo mi si capovolge, la terra va per aria e mi vedo rotolare appoggiata su un gomito e una spalla.
Metto le mani avanti per evitare di rimetterci, come mio solito, i denti e mi ritrovo seduta in terra, ferma per qualche minuto a cercare di capire se mi sono fatta male e come ho fatto a cadere e....non lo capisco!!

Tutto sembra a posto, mi rimetto in sesto e impanata come una cotoletta mi rimetto in movimento, scarpinando per questi ultimi quattro chilometri e arrivando sul prato che precede l'arrivo in un tripudio di grigliate da guinnes....

Da rifare....magari senza cadere!

martedì 24 maggio 2011



Attendo istruzioni, l'email per l'iscrizione è pronta, basta solo che Giovanni faccia anche un solo cenno di vago assenso e io lo iscrivo ad un'altra corsa in montagna. Ha tempo fino al venerdi.
Mi basta anche un "ma vediamo", l'importante è che non sia un no deciso e si ritrova iscritto all'ecotrail di Colle San Marco (AP).

Tanto ormai, dopo i 22 km Fabriano e i 10 scarpinando per Castelfidardo (quella della "famosa" e omonima battaglia e delle fisarmoniche) cosa mai saranno altri 20 km in montagna?
Al massimo cammino...

Su Giovanni...

giovedì 19 maggio 2011

La 36° primavera fabrianese me la sono proprio goduta: 22 km di sana montagna, di sterrato, pascoli in fiore, di sentieri stretti e scavati dall’acqua piovana, di terra rossa e pietra bianca a gradoni.

Alla partenza siamo in quasi seicento, un popolo molto vario: c’è chi parte con gli scarponi ed i bastoncini, abbinandoli a pantaloni e camicia color cachi, chi si porta il cane, chi lo zaino con dentro i figli, chi con la tuta da ginnastica, la stessa del riposo sul divano del sabato pomeriggio…

Poi ci sono i podisti, quelli che viaggiano più leggeri con pantaloni corti, qualcuno in canottiera, quelli che proveranno a correrli questi 22 km con 800 metri di dislivello.

Eccomi, io sono tra i podisti: maglia bianca, pantaloni corti e nuovissime scarpe da trail rosse, non mi porto né il cappello né il gilet antivento per quando saremo in vetta, nessuna bottiglia per bere, né tanto meno integratori vari: ho fiducia nei ristori del Cai.

Alle 8:30 puntuali si parte e subito in salita, in poco più di 11 km dobbiamo salire da 325 m a 1125, passo la maggior parte del tempo a mettere un piede avanti all’altro, perché il sentiero è stretto e per lo più si procede in fila indiana, le punte delle mie scarpe che si alternano hanno un ritmo ipnotico, con la coda dell’occhio vedo il bordo del sentiero segnato da ciclamini e cespugli pungenti di conifere.

Al primo ristoro ci dividiamo e molti prendono la via del percorso breve da 13 km.

Noi della 22 ritorniamo nel bosco e ricominciamo a salire, anzi ad arrampicarci, un paio di chilometri per riprendere fiato ed eccoci arrivati al muro: prima un lunghissimo tratto in mezzo al bosco dove non ho nemmeno il coraggio di alzare la testa per paura di vedere quanto la salita è lunga, poi un prato verticale dove sembriamo tante formiche colorate che si arrampicano sul muro di una casa.

Qui, tra un respiro e un’imprecazione, faccio amicizia con un ragazzo, lui, mi dice, corre quasi solo in montagna, comunque quasi mai sull’asfalto, ha lo zaino con dentro l’acqua che può tornare utile, ha fatto l’Abbots Way…insomma ci intratteniamo cercando di ammazzare la salita, prima che lei ammazzi noi.

Poi finalmente siamo in cima, ora si corre in mezzo al pascolo in fiore spazzato dal vento, come al solito decapito un sacco di margherite, sento sulle scarpe lo schiocco della capocchia che decolla dallo stelo, mi sento come Heidi che rotola dai monti.

Dopo tutto questo bel divertimento si ritorna nel bosco e si inizia a scendere a capofitto.

Qui sono dolori: di gambe, di braccia…e di pancia, perché ho paura, scivolo e mi aggrappo agli alberi, il mio compagno di corsa è molto più a suo agio, si ferma ogni tanto a vedere se sono viva, negli occhi gli leggo il terrore ed il dubbio, nel caso cadessi, di dovermi soccorrere.

Lo libero da ogni responsabilità: se cado, mi lascerò morire in mezzo alla natura.

Non contenti della durezza del percorso decidiamo anche di perderci e di allungarla pure un po’, ritrovata la retta via (ma non siamo stati gli unici a sbagliare) portiamo le nostre stanche gambe al traguardo: 3 ore 14 minuti e un po’ di secondi…

Lunedì mattina le gambe erano a pezzi, facevo fatica a camminare, salire e scendere le scale…una cosa mai provata, nemmeno dopo la prima maratona.

...sono una noiosa ragazza di città...

giovedì 12 maggio 2011

L.M.C.

..che sta per: lento medio chiacchierato con Giovanni.


Che magari non sarà un grande lavoro, ma è necessario per addomesticare un paio di scarpe da trail nuove di zecca, che si, saranno comode come pantofole, saranno pur iper protettive tra rockstop e tomaia opportunamente rinforzata, mantenendo un discreta leggerezza….ma si tratta pur sempre di scarpe comprate sabato mattina e che voglio usare subito per il primo trail della stagione: 22 km a Fabriano domenica 15 maggio.

Ci sarebbe tanto bene il caro Monte Conero, ma l’orario di lavoro lo rende inaccessibile; vivendo in città non è che le occasioni per battere lo sterrato abbondino, quindi non resta che adattarsi al parco del Cardeto, in pieno centro e a picco sul mare.
Per arrivarci ti fai anche un po’ di trail urbano, destreggiandoti tra strisce pedonali, marciapiedi affollati, buche, cambi di direzione e tante salite (che poi tornano utili per il trail di cui sopra).

Ora le scarpe hanno reagito bene ai 14 km di ieri sera…un po’ meno il mio fisico, messo a dura prova da un inaspettato e piacevolissimo weekend moto-birra-carne alla griglia iniziato sabato pomeriggio e chiusosi domenica sera.

Due giorni di bagordi e lunedì arrancavo come un porcellino nel fango del suo porcile.

Per contrappasso ora due giorni di corsa, più per alleggerire la coscienza che la “panza”.

Per domenica, visto il dislivello, mi sento autorizzata a camminare molti di quei 22 km...

venerdì 6 maggio 2011

La corsa, il salame ed il cane...

Chiaravalle, domenica primo maggio, corsa di circa 10 km organizzata dall’Avis, affluenza come sempre straordinaria nonostante minacci pioggia, perché il salame per il podista è come la carota per l’asino..

Due sono le cose un po’ complicate alla corsa dell’Avis a Chiaravalle: la partenza in cui bisogna schivare la banda musicale, le majorettes, le signore a spasso con il maglioncino sulle spalle e la tuta d’acetato, i rispettivi mariti con l’ombrello al braccio e cappellino in testa.

Poi c’è il dopo gara, il ritiro del sospirato salame, con la solita coda all’italiana, a grappolo con inserti laterali.

Nel mezzo la corsa.

Io seguo un passo ipnotico, un movimento oscillante e saltellante al tempo stesso, gli arti che procedono quasi paralleli, un punto di domanda in cima che si muove alla cadenza della corsa.

Ce l’ho sempre a fianco del polpaccio, oppure sulla punte delle scarpe se per caso affretta un po’ il passo.

Davanti ad ogni cancello, ad ogni casolare che passiamo lo vedo che vorrebbe buttarsi nella mischia dei cani da pagliaio e rispondere all’abbaio dei suoi simili, ma il suo padrone lo sprona a tenere il passo e a non distrarsi: lui, anzi dovrebbe essere una lei, è una specie di lassie con un folto pelo tendente allo scuro.

Sull’ultimo cavalcavia il suo quattro per quattro ha la meglio sulle mie due gambe stanche.

A Chiaravalle, domenica, m’è arrivato davanti anche il cane.

Fortificata dall’esperienza in settimana mi sono esibita in 10 km-zona industriale (deprimente) e 14 km-collinari (ossigenanti e panoramici).

Per il weekend lungi da me andare a farmi 21 km a Giulianova, ho buttato lì un esca a Giovanni per sabato pomeriggio (su suggerimento di Franco, saggio podista dell’atletica Falconara): marcialonga della solidarietà a San Claudio di Corridonia.

Ma come al solito niente è stato deciso.

martedì 26 aprile 2011

Quando meno te lo aspetti...dalla Boemia...



Meditavo oggi sulla gara di lunedi, la solita bella corsa a Lucrezia, quest’anno senza panino con la porchetta, quest’anno 10 km precisi, quindi un pelo più lunga ed io che ci metto due minuti in più per finirla, pensavo alle solite cicliche sensazioni di pesantezza e alla sete incurabile che per me ne è un sintomo…
Cogitavo e sceglievo, tra tutto, di cosa era meglio lasciare traccia.

All’improvviso ho smesso di pensarci e m’è rimasto un tarlo.
Lo scrivo come si è materializzato tra i neuroni, va preso come un pensiero improvviso, un volo pindarico, un’associazione di idee senza pretese e senza importanza.

Ogni domenica si parte, si parcheggia, si ritira il pettorale, si fa un giro di saluti e alla fine le facce sono più o meno quelle, a seconda che si vada a nord o a sud di Ancona, ci si guarda intorno e più o meno sai già chi sarà la prima donna o il primo uomo ad arrivare al traguardo.
Lo stesso pensiero sono sicuro che lo fanno anche loro, i vincitori: appena arrivano già si individuano e capiscono con chi devono vedersela. Tra donne e uomini in top e pantalone/mutanda anche d’inverno, tra gambe lunghe tirate a lucido, vecchietti terribili, già si sa come a finire.

Oppure no, oppure ti capita tra le gambe una biondina, che si materializza lì a Lucrezia e viene addirittura dalla Repubblica Ceca, scesa da una macchina con targa straniera, con il sandalo da frate ed il calzino, piccolina, pallidissima, si iscrive davanti a me, l’accompagnano due omoni con pantaloni a metà polpaccio, con l’aria di essere venuti per la sagra dei wurstel e della birra, più un tizio teschiato che, almeno lui, indossa una tuta d’acetato.
Per un attimo ti chiedi come avrà fatto questa a capitare qui, poi la perdi di vista in mezzo alla folla.

Salvo che alla fine tra le donne vince lei.
Magari mi sbaglio, magari è famosissima, tutti la conoscono e avevano capito che avrebbe vinto lei…ma a me è venuto questo tarlo: che abbia sorpreso tutti e che qualcuno ci sia rimasto un po’ male..
E ammetto pure che questo pensiero mi fa, diabolicamente, sorridere.

A questo pensavo oggi riguardo alla gara a Lucrezia di lunedi..

martedì 19 aprile 2011

La maratonina dei fiori di Leonardo..

Complimenti Leonardo, hai concluso la maratonina dei fiori in 1h 32’ e pochi secondi.

Complimenti perché te la sei cavata onorevolmente in mezzo a 3500 master da tutta Italia, in mezzo a 7000 gambe più o meno in forma, in mezzo a 7000 punte delle scarpe tutte rivolte a sud sul lungomare delle palme a San Benedetto, in attesa di scattare in avanti.

In cuor tuo, così come tutti, un pensierino ad un buon piazzamento, solo di categoria ovviamente, l’avevi fatto di certo…non c’è niente di male.

Poi di sicuro ti sei un po’ spazientito, aspettando lo sparo della partenza che tardava, ti sei lasciato sfuggire un urlo di liberazione quando finalmente il serpentone s’è mosso anche se un po’ a singhiozzo.

Avrei di certo apprezzato il sole che scaldava i volti, avrai respirato a pieni polmoni l’odore dell’aria salmastra, avrai sopportato a testa bassa le folate di vento che al quindicesimo era davvero molesto, avrai goduto della vista del mare…

Bravo Leonardo! Non so se il tempo finale ti soddisfa, ma è un peccato che la TDS abbia deciso di mandare un sms di congratulazioni a me e non a te.

Sappi che ho capito subito che il messaggio non era mio, non tanto perché esordiva con un “Congratulazioni Leonardo!”, ma perché ho visto subito il tempo inarrivabile per me.

Quindi caro Leonardo, io sono stata contenta per te, io che ci ho messo 1h 56’ 15’’ (il mio sms è arrivato a Giovanni, il suo non si sa…), io che mi devo ricordare che la sera prima di una gara ci devo andare piano con i lupini, sennò il giorno dopo sono dolori di pancia..e di quelli brutti!!

giovedì 14 aprile 2011

Segnali di stanchezza...campionati master mezzamaratona...trail Monte San Bartolo



Martedì ho rimesso le scarpe e ho ripreso la strada, il sole ed il caldo tardo pomeriggio avrebbero meritato un bel giro panoramico in collina, la prossimità con l’ennesima mezzamaratona di domenica a San Benedetto richiedeva una quindicina di chilometri.
Ma deboli segnali di stanchezza mi hanno invece dirottata sul solito giretto da una decina di chilometri, quello rassicurante, quello che tra tutto (doccia inclusa) te la cavi in un’oretta, quello in cui il tempo finale dipende dalle mie gambe, ma anche da quanto ci mettono gli automobilisti a farmi passare sulle zebre, da quanta gente pascola sul marciapiede davanti al bar con il bicchiere in mano, più altre piccole variabili.

Sono indecisa tra il continuare a correre, allenandomi in pratica ad essere stanca, approfittando di questi giorni in cui ancora non piove o aspettare domenica e basta.
Che poi domenica mica devo fare niente di speciale, per me è una gara come tante altre, peccato che, quando ho deciso di andarci, non avevo notato il sottotitolo alla maratonina dei fiori: campionati italiani master di mezzamaratona!
Quindi immagino che ci sarà da tenere la destra e non intralciare il passaggio di chi magari è un anno che aspetta l’evento e si allena per bene.

Per chi invece cerca un’alternativa ecco il Trail del parco naturale San Bartolo a Pesaro, organizzato e collaudato dal Miticojane…
Peccato solo, tre mesi fa, aver preso l’impegno di andare a San Benedetto, ma spero fiduciosa in una seconda edizione.

lunedì 11 aprile 2011

Birra grande...bicchiere piccolo...

La Conero runnig di domenica è servita per rivedere Fabio dopo tanto tempo.
Per rivedere Fabio e la sua bici.
Per scambiarsi un saluto anche se affannato, aspettando che ritorni a correre.

La Conero running è servita per colorare il viso ancora troppo pallido, sotto il sole caldo di un'estate precoce.

E' servita per correre respirando la brezza del mare e l'odore della campagna.

E' servita per passare una bella domenica mattina, anche se gli ultimi tre chilometri sono stati interminabili (stesso tempo dell'anno scorso: 1h 57' 14'') e per andare con soddisfazione verso una meritata birra gigante e una piadina con la salsiccia, anche se: birra grande...bicchiere piccolo...stai sempre a rimboccare!

Speriamo serva per soffrire meno domenica prossima alla maratonina dei fiori a San Benedetto..

venerdì 8 aprile 2011

Conero running 2011

Per la Conero Running di domenica prossima sono a posto, restano da decidere alcune cose di fondamentale importanza.

Ovvero, primo sarà abbastanza caldo da portarsi dietro il costume e fare un tuffo in mare, sempre che non schiatto durante i 21 km, invece che fare una banale doccia?

Secondo: se poi non mi viene un accidente in acqua, le mettiamo insieme tre o quattro mandibole per andare a mangiare qualcosa insieme a Monte Conero? Niente di impegnativo: un panino con la porchetta, oppure un po’ di piadina con affettati e formaggio, magari delle salsicce, con una, due, tre o più birre…

Per quello che riguarda la corsa, si fa come al solito: si parte e si cerca di arrivare alla fine.

In settimana, dopo i 15 chilometri di domenica, ho messo su un 12 km di mezzo trail urbano con Giovanni al parco del Cardato, ieri sera un richiamino con 10 km nella solita e triste zona industriale.

Come sempre, quale che sia la gara da fare la domenica, il venerdi ed il sabato non si fa niente, si cazzeggia e si decide il colore dei calzini da indossare…

Per chi c'è ci vediamo a Numana, zona porto e siate fiduciosi...: portatevi il costume, che non si sa mai...

martedì 5 aprile 2011

Due settimane, anzi tre di fatica e sudore..

Diciamo che almeno è servito per farsi una sudata, perchè, tra la nausea di Giovanni e la mia tosse, di cose veramente piacevoli in 15 km di corsa collinare a Collevario ne sono rimaste poche.
Le condizioni cliniche del sabato sera erano stabili e in apparente miglioramento, quindi si era deciso di tentare la sorte e di andare a questa competitiva/noncompetitiva.

Arrivati, iscritti e sistemati attendiamo la partenza: fossi stata meno malaticcia avrei osato indossando solo la canotta, ma è meglio non rischiare.

I primi tre chilometri sono in discesa, ma nonostante il passo non sia troppo veloce, faccio fatica a respirare, Giovanni sta lì e non prende il largo come al solito: anche per lui non è giornata.

Ed è un vero peccato, perchè la situazione era potenzialmete eccezionale: sole, cielo limpido, ottima compagnia,un percorso faticoso ma gratificante per lo sguardo tra colline, querce, campi coltivati in modo ordinato.
Si sale e si scende in continuazione, tanto che al rientro in città siamo abbastanza sfatti...ma come sempre ce la facciamo e arriviamo alla fine insieme, mentre come accade nelle giornate storte, stanno già facendo le premiazioni.

Neanche il tempo di fare la doccia che però siamo già iscritti alla ConeroRunning e alla maratonina dei fiori: altre due belle sudate!!

I prossimi 15 giorni saranno molto faticosi...

sabato 2 aprile 2011

Santo paracetamolo....

Martedi il pomeriggio volgeva al bello, dopo il lavoro c'era ancora luce, il cielo ripulito dopo due una giornata di pioggia, nelle gambe ancora la stanchezza delle salite di Pesaro, ma nella testa una primaverile voglia di uscire per una corsa.

La zona industriale è quasi godibile con la luce del sole e 15 gradi, già facevo progetti in testa per ricominciare ad andare per colline e togliermi da questi marciapiedi scorticati...

Faccio il mio dovere e stampo un 52' sul crono che era da un po' che non vedevo...
Rientro per una doccia e la meritata cena...

Mercoledi mattina sembro una lumaca incontinente con la pertosse: alla grande!
Sono anni che d'inverno scampo qualunque tipo di influenza e ora che è primavera mi rimedio uno qualunque e banale raffreddore.

Ora mi faccio di paracetamolo, bevo pinte di sciroppo omeopatico al miele ed erbe di fosso e attendo che la situazione si sbrogli.

Domani ce ne erano di corse da fare: 10 km a Senigallia, 15 a Macerata, Vivicittà ad Urbino o Riccione...e io...etciù!

lunedì 28 marzo 2011

17° Giro del faro - Pesaro

L’oroscopo ieri mattina consigliava “esercizi di respirazione all’aria aperta”.

Eseguo alla lettera: fiatone sui tornanti che dalla Baia Flaminia di Pesaro salgono su al faro.

Non posso fare confronti con la mia gara dell’anno scorso quando il percorso era stato leggermente cambiato (credo fosse più corto), quello che so è che, anche questa volta, mi sono divertita, ho faticato sudato e la gara merita di essere corsa.

Certo, fossi un po’ meno tartaruga, magari mi divertirei un pelo di più….

Sbrogliata una piccola matassa al momento del ritiro dei pettorali, nel senso che siamo iscritti ma i nostri pettorali non si trovano, passo al secondo problema: fare pipì.

Osservo zampettando i flussi migratori dei podisti che si scaldano e guardo dove vanno, a parte qualcuno che veramente la fa dovunque, quasi sulle ruote delle macchine come un vecchio segugio con la prostata, la maggior parte è alla ricerca di qualcosa di più appartato.

Basta osservare e si capisce dove la massa podistica ha deciso di andare ad irrigare, qualcuno anche a concimare…

Risolto il problema idraulico è già ora di andare a farsi punzonare, qualche saluto a destra e a sinistra, un paio di barzellette (una nuova e una vecchia) di Franco dell’Atletica Falconara e BUM!! Partiti.

Siamo in tanti, formiamo un bel serpentone compatto che riempie il centro storico della città, poi, appena inizia la salita ci ricombattiamo in una sottile fila indiana discontinua.

Non si ride e non si scherza più, perché la salita è tanta e lunga.

Quando finalmente s’imbocca la strada in mezzo ai campi in discesa, tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo, io stranamente, oggi ho meno paura e freno meno del solito.

Al ritorno in pianura sono stanchissima, non vedo l’ora di arrivare, peccato che per arrivare al traguardo manca un giretto meno panoramico delle strade del quartiere con qualche altra piccola salita.

Ecco il traguardo, la fine, dopo 1 ora e 27 minuti, Giovanni è lì che si riposa, ci cambiamo con tutta la calma del mondo e con la stessa calma si ritorna a casa.

Da rifare…anche perché io il faro non l’ho visto nemmeno quest’anno!

lunedì 21 marzo 2011

Oggi sarebbe primavera...ieri non lo era di certo

Drin…primo squillo a vuoto.

Drin…secondo squillo e nessuna risposta.

Drin…terzo squillo e ancora niente.

Drin…quarto squillo..eco muto..

Drin…e siamo a cinque.

Sbatto il piedino sul marciapiede sotto casa di Giovanni, scandisco i secondi che passano, mentre piove e mi chiedo perché fossi convinta che doveva essere una mattina di sole.

A metà del sesto squillo l’invito a salire, quindi arrendiamoci all’evidenza: Giovanni non ha sentito alla sveglia.

Il tempo di fare due rampe di scale e apro la porta: è già infilato nella tuta, mi chiedo se ci abbia dormito o se sotto abbia il pigiama, non faccio nemmeno il tempo ad poggiare le chiappe sul divano e siamo al bar, mastichiamo un caffè e Giovanni beve una brioche.

“Andiamo, ma se piove io non parto” bene questo è lo spirito giusto.

Rispettiamo l’appuntamento con il terzo compagno di squadra, lo carichiamo al volo e buttiamo il muso della macchina verso Trodica di Morrovalle.

Vento e freddo, ma almeno non piove, però penso perplessa alla maglia di maniche corte che, fiduciosa, mi sono messa…ok proviamo a spogliarci e vediamo come va.

Non va: sulle gambe la situazione è gestibile, ma sulle braccia no, sembro un incrocio tra un istrice idrofobo e un vecchio gallo da combattimento spennato.

Ho il tragico ricordo di una maglia grigia a maniche lunghe tolta dal borsone la sera prima perché “tanto non serve”.

Dal fondo nero della borsa però distinguo una maglia stropicciata, abbandonata lì chissà da quando, forse neanche tanto pulita, ma almeno a maniche lunghe: la sorte mi assiste.

Sistemate le braccia, ora tocca alle gambe fare il loro dovere.

E le gambe partono a palla: i primi 4 chilometri a poco meno di 5’/km, nonostante un paio di salite, ma soprattutto grazie ad un paio di discese.

A quinto chilometro iniziano a dare segni di affaticamento e a protestare: così è troppo veloce, non si può andare avanti in questo modo, poi credevamo che erano 10 km, invece quest’anno il percorso l’hanno cambiato e sono 11…insomma le solite storie.

Gestisco l’emergenza e imposto una velocità di crociera più adatta alla mia personalità podistica e perdo un po’ di posizioni.

Ma l’ultimo sorpasso non posso subirlo senza rilanciare, mancano poco più di cento metri all’arrivo: scanniamoci con rispetto e difendiamo questo misero piazzamento!

…alla fine ho vinto io!

martedì 15 marzo 2011

Buone notizie da Civitanova

Prima buona notizia: mezza maratona di Civitanova conclusa in maniera più decorosa della precedente ( 1 h 54' 29''). Il muro l'avevano messo al diciottesimo e, se fino a quel punto c'ero arrivata abbastanza dignitosamente, poi sono stati attimi di buio e fatica.
Scavando nel profondo scopro che posso osare anche un arrivo lanciato, a bomba, pestando forte i piedi sul red carpet che porta al traguardo: leggasi sprint finale di dieci metri scarsi, con cui spero di ben impressionare il fotografo, che però ha già distolto l'obiettivo verso le premiazioni.

Seconda buona notizia: Giovanni porta a termine la gara. I primi quindici chilometri li corre con me, perchè è meglio prendersela con calma, visto che per ora non tiene il conto dei chilometri, ma solo delle vasche in piscina.
Il tempo non è un granché, ma alla partenza aveva dichiarato che sperava di farne almeno due terzi.

Terza buona notizia: hanno cambiato il percorso, non più tre giri francamente abbastanza pallosi, ma due con una bella digressione sul molo e intorno ai pescherecci. Vuoi mettere cos'è correre tra l'odore di mare, il rumore di onde sugli scogli e l'acqua salmastra che il vento solleva e ti sbatte in faccia....anche se stiamo parlando del nostro solito mare Adriatico...
Leggasi che gli scogli sono semplici barriere antiflutti, che la spiaggia è ancora un disastro perchè l'estate è lontana e, dopo l'alluvione della settimana scorsa, sull'arenile le onde hanno parcheggiato di tutto, che l'acqua aveva un colore grigio caffè-latte che rispecchiava fedelmente la nebbia del cielo.

Quarta buona notizia: non ho trovato brutte notizie, per ora...ovviamente