lunedì 28 marzo 2011

17° Giro del faro - Pesaro

L’oroscopo ieri mattina consigliava “esercizi di respirazione all’aria aperta”.

Eseguo alla lettera: fiatone sui tornanti che dalla Baia Flaminia di Pesaro salgono su al faro.

Non posso fare confronti con la mia gara dell’anno scorso quando il percorso era stato leggermente cambiato (credo fosse più corto), quello che so è che, anche questa volta, mi sono divertita, ho faticato sudato e la gara merita di essere corsa.

Certo, fossi un po’ meno tartaruga, magari mi divertirei un pelo di più….

Sbrogliata una piccola matassa al momento del ritiro dei pettorali, nel senso che siamo iscritti ma i nostri pettorali non si trovano, passo al secondo problema: fare pipì.

Osservo zampettando i flussi migratori dei podisti che si scaldano e guardo dove vanno, a parte qualcuno che veramente la fa dovunque, quasi sulle ruote delle macchine come un vecchio segugio con la prostata, la maggior parte è alla ricerca di qualcosa di più appartato.

Basta osservare e si capisce dove la massa podistica ha deciso di andare ad irrigare, qualcuno anche a concimare…

Risolto il problema idraulico è già ora di andare a farsi punzonare, qualche saluto a destra e a sinistra, un paio di barzellette (una nuova e una vecchia) di Franco dell’Atletica Falconara e BUM!! Partiti.

Siamo in tanti, formiamo un bel serpentone compatto che riempie il centro storico della città, poi, appena inizia la salita ci ricombattiamo in una sottile fila indiana discontinua.

Non si ride e non si scherza più, perché la salita è tanta e lunga.

Quando finalmente s’imbocca la strada in mezzo ai campi in discesa, tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo, io stranamente, oggi ho meno paura e freno meno del solito.

Al ritorno in pianura sono stanchissima, non vedo l’ora di arrivare, peccato che per arrivare al traguardo manca un giretto meno panoramico delle strade del quartiere con qualche altra piccola salita.

Ecco il traguardo, la fine, dopo 1 ora e 27 minuti, Giovanni è lì che si riposa, ci cambiamo con tutta la calma del mondo e con la stessa calma si ritorna a casa.

Da rifare…anche perché io il faro non l’ho visto nemmeno quest’anno!

lunedì 21 marzo 2011

Oggi sarebbe primavera...ieri non lo era di certo

Drin…primo squillo a vuoto.

Drin…secondo squillo e nessuna risposta.

Drin…terzo squillo e ancora niente.

Drin…quarto squillo..eco muto..

Drin…e siamo a cinque.

Sbatto il piedino sul marciapiede sotto casa di Giovanni, scandisco i secondi che passano, mentre piove e mi chiedo perché fossi convinta che doveva essere una mattina di sole.

A metà del sesto squillo l’invito a salire, quindi arrendiamoci all’evidenza: Giovanni non ha sentito alla sveglia.

Il tempo di fare due rampe di scale e apro la porta: è già infilato nella tuta, mi chiedo se ci abbia dormito o se sotto abbia il pigiama, non faccio nemmeno il tempo ad poggiare le chiappe sul divano e siamo al bar, mastichiamo un caffè e Giovanni beve una brioche.

“Andiamo, ma se piove io non parto” bene questo è lo spirito giusto.

Rispettiamo l’appuntamento con il terzo compagno di squadra, lo carichiamo al volo e buttiamo il muso della macchina verso Trodica di Morrovalle.

Vento e freddo, ma almeno non piove, però penso perplessa alla maglia di maniche corte che, fiduciosa, mi sono messa…ok proviamo a spogliarci e vediamo come va.

Non va: sulle gambe la situazione è gestibile, ma sulle braccia no, sembro un incrocio tra un istrice idrofobo e un vecchio gallo da combattimento spennato.

Ho il tragico ricordo di una maglia grigia a maniche lunghe tolta dal borsone la sera prima perché “tanto non serve”.

Dal fondo nero della borsa però distinguo una maglia stropicciata, abbandonata lì chissà da quando, forse neanche tanto pulita, ma almeno a maniche lunghe: la sorte mi assiste.

Sistemate le braccia, ora tocca alle gambe fare il loro dovere.

E le gambe partono a palla: i primi 4 chilometri a poco meno di 5’/km, nonostante un paio di salite, ma soprattutto grazie ad un paio di discese.

A quinto chilometro iniziano a dare segni di affaticamento e a protestare: così è troppo veloce, non si può andare avanti in questo modo, poi credevamo che erano 10 km, invece quest’anno il percorso l’hanno cambiato e sono 11…insomma le solite storie.

Gestisco l’emergenza e imposto una velocità di crociera più adatta alla mia personalità podistica e perdo un po’ di posizioni.

Ma l’ultimo sorpasso non posso subirlo senza rilanciare, mancano poco più di cento metri all’arrivo: scanniamoci con rispetto e difendiamo questo misero piazzamento!

…alla fine ho vinto io!

martedì 15 marzo 2011

Buone notizie da Civitanova

Prima buona notizia: mezza maratona di Civitanova conclusa in maniera più decorosa della precedente ( 1 h 54' 29''). Il muro l'avevano messo al diciottesimo e, se fino a quel punto c'ero arrivata abbastanza dignitosamente, poi sono stati attimi di buio e fatica.
Scavando nel profondo scopro che posso osare anche un arrivo lanciato, a bomba, pestando forte i piedi sul red carpet che porta al traguardo: leggasi sprint finale di dieci metri scarsi, con cui spero di ben impressionare il fotografo, che però ha già distolto l'obiettivo verso le premiazioni.

Seconda buona notizia: Giovanni porta a termine la gara. I primi quindici chilometri li corre con me, perchè è meglio prendersela con calma, visto che per ora non tiene il conto dei chilometri, ma solo delle vasche in piscina.
Il tempo non è un granché, ma alla partenza aveva dichiarato che sperava di farne almeno due terzi.

Terza buona notizia: hanno cambiato il percorso, non più tre giri francamente abbastanza pallosi, ma due con una bella digressione sul molo e intorno ai pescherecci. Vuoi mettere cos'è correre tra l'odore di mare, il rumore di onde sugli scogli e l'acqua salmastra che il vento solleva e ti sbatte in faccia....anche se stiamo parlando del nostro solito mare Adriatico...
Leggasi che gli scogli sono semplici barriere antiflutti, che la spiaggia è ancora un disastro perchè l'estate è lontana e, dopo l'alluvione della settimana scorsa, sull'arenile le onde hanno parcheggiato di tutto, che l'acqua aveva un colore grigio caffè-latte che rispecchiava fedelmente la nebbia del cielo.

Quarta buona notizia: non ho trovato brutte notizie, per ora...ovviamente

martedì 8 marzo 2011

...e c'era un muro alto, brutto e cattivo..

E così scopro che esiste il muro del quindicesimo chilometro.

Sta lì preciso tra il quattordicesimo e il sedicesimo e io l’ho preso in pieno.

Cosa sarà successo?

Forse la rigorosa dieta sportiva fatta di carboidrati luppolati e nobili proteine insaccate dei giorni precedenti?

Forse che, se Giove pluvio non c’annegava, una corsa un po’ più lunga di 10 km ce la dovevo mettere in settimana?

Forse il mal di testa e la nausea del sabato (postumi del venerdi sera)?



Peccato, perché la gara di domenica era proprio perfetta, ero io quella sbagliata, quella che “non è che una mattina ti svegli e ti vai a fare 21 km, tanto che sarà mai…ne hai già fatte tante”.

Non mi sembrava vero che, dopo sette giorni di pioggia, si vedessero il sole ed il cielo.

Guanti e pettorale ben allacciato sono partita cauta e concentrata, passo tranquillo.

Già dopo 10 minuti avevo una sete da turista disperso nel Sahara, il primo ristoro mi è sembrato un’oasi di felicità: acqua, the, persino le arance..

Infatti, ripartendo, mi ero anche convinta di sentire una nuova energia che alla partenza mancava del tutto.

Poi siamo entrati nella pineta, dove ovviamente è stato piacevolissimo correre: sono passati i primi 10 km in 55 minuti.

Ad un certo punto, da dentro la pineta, ho iniziato a sentire un olezzo familiare, un qualcosa che sapevo di aver già sentito, ma che ora mi sembrava del tutto fuori luogo.

Girata la curva ecco che compare il mare, la brezza marina ci arriva diritta sul fianco destro e allora capisco: quello che sentivo era il solito odore di gasolio salmastro che c’è nei porti.

Ritornata sulla strada, noto che le gambe fanno ancora il loro dovere e quasi quasi mi stupisco.

Chilometro 15: fine della benzina, scoramento e pessimismo totale, perché mancano ancora 6 chilometri e non so davvero dove andare a prendere un po’ di forza per farli.

Com’è come non è alla fine ce la faccio, ma in 2 ore 4 minuti e tanti secondi.

Dovrei controllare ma credo che questa prestazione vada subito in testa alla hit parade delle “mezze maratone peggio riuscite”.

Ora propio perchè questa è andata così, ho appena chiesto di essere iscritta alla mezza maratona di Civitanova Marche di domenica prossima...

mercoledì 2 marzo 2011

Domenica è stato come ai bei vecchi tempi, quando ci si vedeva alle 7 al bar, eravamo in due senza nessuna fretta di tornare a casa per pranzo, perché non ci aspetta nessuno.

Così, dopo tanto tempo Giovanni ed io siamo partiti per Monte San Giusto, abbastanza vicino a casa, una corsa da 10 chilometri e mezzo, una noncompetitiva, ma molto ben frequentata.

Tutta pianeggiante, una distanza ragionevole, per cui può valere la pena alzarsi presto anche di domenica, non troppo lunga perché venga anche Giovanni, che per ora si allena, senza correre ma che poi quando corre va a 4’30’’.

Qui a Monte San Giusto c’eravamo stati all’alba della mia breve carriera podistica. Mi ricordo alcuni particolari: come ero vestita (maglia verde e pantaloni neri), una grande risata davanti ad un vecchissimo Volkswagen marchiato “Trans del Piceno” che è diventata una costante di tutte le gare che ho fatto a sud del fiume Musone, il barattolo di marmellata da mezzo chilo per tutti i partecipanti.

Non mi ricordo assolutamente come era andata la gara, mi ricordo solo un simpatico signore che, verso la fine, mentre di sicuro mi lamentavo per la stanchezza, con Giovanni che invece non voleva che rallentassi troppo, mi dice che me la stavo cavando bene. Era il solito galante podista bugiardo e un po’ marpione.

Quest’anno c’erano di nuovo la marmellata per tutti ed i Trans del Piceno, c’ero anche io e forse stavo meglio di un paio di anni fa, perché alla fine, rischiando l’infarto, un paio di posizioni le ho scalate e posso vantarmi di aver difeso una dodicesima posizione.

Certo, non so quante donne ci fossero, di certo almeno 15, perché 3 ne ho sorpassate io; magari eravamo pochissime e un dodicesimo posto è un piazzamento ridicolo….però siccome “tutto è relativo, visto che così è e se MI pare” io me ne compiaccio.

Ora sto qui che guardo piovere da tre giorni, non si vede la fine e penso...

Penso che domenica andrò per Valli e Pinete a Ravenna per fare 21,097 km e ci andrò da sola...

martedì 22 febbraio 2011

Domenica mattina

Per quanto abbia cercato e abbia raschiato il fondo del web, per domenica scorsa non sembrava che ci fosse un’alternativa alla Mezzamaratona di Centobuchi nel raggio di cento chilometri…

Tutte le mie fonti, anche quelle inaffidabili, mi riportavano solo a Centobuchi.

A Centobuchi ci sono già stata un paio di anni fa: due giri identici, pianeggianti (a parte un sottopasso), c’è anche tanta gente e pure agguerrita, c’è il chip (cosa molto rara nelle gare che si fanno qui), si corre tra la Salaria e una specie di zona industriale deserta..in mezzo al niente, persi nella pianura infinita senza nulla da guardare, a parte la linea bianca di mezzeria.

Depressione. Non ci vado.

Ricorro al piano di riserva: corsa collinare in solitaria, con il miraggio del pranzo che si rosola in forno e musica a palla.

Abbigliamento curato: pantaloni e maglia a maniche lunghe nere, spiccano i calzini rossi e la maglia bianca della Maratona di Carpi.

Parto con l’affanno in salita, i muscoli sembrano che vadano a fuoco, la faccia in fiamme: non devo aver un bell’aspetto.

Però…come si sente forte l’aria che entra nei polmoni, ha l’odore dell’erba e dell’umido della terra, niente a che vedere con quello che respiro quando corro dopo il lavoro.

Sono di nuovo in cerca di cose da fare per domenica prossima….

mercoledì 16 febbraio 2011

Gente che va...gente che viene...

La buona notizia dalla corsa ad Igea Marina è che ho recuperato un compagno di corsa: Giovanni, che dopo Carpi non è che avesse smesso di correre del tutto, solo che mi aveva abbandonato al mio destino.

Così, nelle ultime settimane per le trasferte podistiche in Romagna, sono finita in macchina con un podista con la sindrome da acquisto compulsivo e un altro che è un fine gourmet, estimatore del Big Mac e convinto sostenitore del cibo fatto in serie, replicato identico in tutte le parti del mondo.

Gente simpatica, ma iniziavo a sentire un po’ di nostalgia per i vecchi compagni di corsa.

Domenica invece Giovanni ha preso il posto del palato sopraffino e con il maniaco dello shoopping siamo ripartiti per la Romagna.

Ed il bello della giornata è stato tutto qui: recuperare un compagno di corsa e sperare che continui così.

E poi la corsa…

Che dire…

Sarò breve e chiara…

È sempre la solita storia: pigra e fuori forma, attendo con ansia la primavera.

venerdì 11 febbraio 2011

Per domenica....Igea Marina!

lunedì 7 febbraio 2011

Scrivo perché sennò mi dimentico..
…perché sono indietro con le registrazioni…
…perché ho un foglio excel per il 2011 fatto a metà, una specie di bozza molto primitiva, con le caselle da sistemare, le colonne da nominare, i giorni e i mesi da inserire…e siamo già a febbraio.

In questo periodo bazzico la Romagna: dopo San Marino una simpatica signora riminese ci aveva detto di non farci scappare il Trofeo delle 5 ville a Bertinoro e così domenica scorsa sveglia alle 6, gambe in spalla imbocco di nuovo l’A14, con due compagni di viaggio di cui potrei narrare le gesta, ma mi trattengo (caso mai leggessero).

Bertinoro è un bel posto, una collina che domina la pianura: solo per arrivare dal parcheggio alla piazza per ritirare il numero m’era venuto il fiatone.
Alla partenza mi ritrovo pericolosamente quasi in prima fila, perché, per sbaglio durante il riscaldamento, siamo capitati davanti alla linea di partenza: impossibile risalire il blocco di gente, non resta che sperare di non morire spiaccicati.

La partenza è molto veloce, tutti vanno giù come i fulmini, ma siccome qua e là avevo sentito favoleggiare di salite leggendarie dalla metà in poi, decido di non farmi prendere da facili entusiasmi.

Prima villa: un po’ d’intasamento in mezzo al bosco.

Si riprende l’asfalto: sta iniziando a fare caldo, siamo quasi al quinto km, avrei una certa sete, vedo il ristoro ma purtroppo è a base di cioccolata calda…tiro dritto sconsolata e assetata.
Rimedio un bicchiere di tè solo dopo un salitone verticale che ci porta dentro alla seconda villa e tra le botti di una cantina con le pareti tappezzate di bottiglie, tanto da farmi sperare in un buon bicchiere di sangiovese al ristoro…

Comincio a sentire la fatica e mi preoccupo perché mancano ancora tre ville al traguardo: passo corto e sguardo basso.

La vista, da lontano, della torre del paese non è molto confortante, ma passo dopo passo tutto si fa (dice il saggio), quindi prendo la rincorsa per gli ultimi 200 metri di salita, tentando un arrivo trionfale…che però viene bruscamente stoppato da un addetto alla corsa: c’è da fare la coda per tagliare il traguardo (tempo d’attesa circa 10 minuti circa!!).
Per me la gara è finita in 1 ora e 13 minuti, per il cronometro ufficiale 1 ora e 22 minuti…

mercoledì 26 gennaio 2011

E così sono sopravvissuta anche alla Maratonina di Natale fuori stagione a San Marino, nonostante l’autista abbia mancato alla grande l’uscita dell’autostrada e che, grazie a questo, ci siamo subito persi, nonostante il freddo, nonostante il gonfiabile si sia ingloriosamente sgonfiato alla partenza, nonostante soprattutto avessi nelle gambe un’autonomia di 10 km circa.

Infatti, pur avendo seguito il consiglio dei compagni di corsa per una cauta partenza, questo non è servito per impedire che più o meno al dodicesimo chilometro le gambe decidessero per lo sciopero generale.

Fin lì non era stato poi tanto male, mi sembrava che le salite più dure e lunghe fossero passate, ero convinta che da tanta salita sarebbe dovuta per forza venire fuori una discesa proporzionata.

All’ottavo chilometro mi sembrava di stare sul tetto del mondo: davanti c’era il monte Titano, molto natalizio, tutto spruzzato di bianco, con le sue torri ed il suo profilo “medioevale”, era uno spettacolo per gli occhi, anche se difficile da godere mentre sfiatavo come un trenino transandino.

Poi una bella discesa, lunga, a metà facevo fatica a disciplinare le gambe, poi di nuovo una salita, ma a metà di questa un sant’uomo con la bandierina in mano e un gilet giallo fosforescente (credo un angelo della provvidenza), con grande sollievo di tutti, ci aveva fatto deviare per un parco, con grande sollievo delle gambe.

Eccomi al decimo chilometro: procedevo a velocità smodata!! Avevo quasi ripreso una tipa che mi aveva superato un chilometro prima…erano chiaramente gli ultimi attimi di vitalità prima del tracollo.

Dodicesimo chilometro: morta, finita…anche la pianura sembra salita. Per fortuna mancano solo tre chilometri.

1 ora e 29 minuti di fatica...


venerdì 21 gennaio 2011

Non corro perché è freddo..

Non corro perché piove, no forse nevicherà addirittura..

Poi meno corro e meno riesco a correre…

Ma cosa fondamentale: stasera non corro perché, finalmente, dopo ben 5 mesi dove li ho lasciati fare quello che volevano, stasera vado a tagliare i capelli..

Non posso mandare subito dopo ad escort quei due misurini di shampoo, quelle tre sforbiciate sulle punte biforcute, quelle quattro passate di phon e di piastra, quella spruzzata finale di lacca.

Domenica invece, quando ormai l’umidità di questi giorni avrà di nuovo arruffato tutta la chioma, potrò, senza sensi di colpa, andare a soffrire alla Maratonina di Natale a San Marino, sempre che non nevichi e che debbano rimandarla di nuovo.

Avrò dei capelli fantastici…e delle gambe molto doloranti!!

Seguirà resoconto.

lunedì 17 gennaio 2011

Chi corre il primo dell'anno..

Chi corre il primo dell'anno....fa come quello che a mezzanotte del 31 dicembre mangia le lenticchie: la versione ufficiale è che non ci crede a queste cose, ma siccome non si sa mai, una chance gliela da.
Così anche io il primo dell'anno, con scarpe nuove, un Giovanni recuperato e i soliti buoni propositi, ho fatto la prima corsa del 2011.
Un pomeriggio grigio, una corsa cittadina, qualche zombi in giro.

Poi più niente.

Al posto della Maratonina dei magi del 6 gennaio, ho avuto una giornata per combattere con la febbre ed il mal di testa, consumando metri quadrati di fazzoletti di carta.
Con la febbre avevo vinto la battaglia dopo un paio di giorni scarsi, con il raffreddore è iniziata una lunga guerra di posizione: lui attaccava con una copiosa produzione di sostanze verdastre, io tentavo di mantenere libere le vie aeree.

Di correre ovviamente non se n'è assolutamente parlato.

Poi oggi, dopo che il nemico non si fa sentire da un paio di giorni, la seconda corsa dell'anno: 10 km, in mezzo alla nebbia, dopo il lavoro, come al solito nel buio della zona industriale, con l'aria che mi sembrava bruciasse mentre entrava nei polmoni e le gambe che, alla fine, erano veramente pesanti.

Insomma un 2011 che per ora mi puzza molto di 2010...



mercoledì 29 dicembre 2010

Sono in Franciacorta per pochissimi giorni, cucino arrosti alla Ceres con patate, mi riposo e corro poco, solo un’ora e quando lo faccio mi perdo lungo una ciclabile che finisce addosso ad un muretto, sto finendo le suole delle mie Mizuno, quelle che quest’anno hanno fatto la maratona, quelle che mi hanno portato fino a qui, quelle azzurre, quelle che verrano sostituite il primo gennaio con un paio della stessa famiglia che mi sono regalata a Natale.

Il mio caro e saggio ospite mi dice spesso che quando non si ha voglia “di andare a fare” (non importa cosa), bisogna ricordarsi di come ci si sente bene dopo, dopo la fatica, sotto la doccia. Aggiungo io che più si aspetta a tornare fuori (a correre, nel mio caso) e più si maledice ogni volta che si è rimandato al domani.

Non so se sento la fine di un anno lungo e quindi sarebbe meglio riposare, oppure mi sono riposata troppo ed è ora di muovere le chiappe più spesso, con regolarità.

Intanto domani, con calma, si torna al sud, nel frattempo stasera inizio i festeggiamenti per la fine del 2010…avanti il prossimo!

giovedì 23 dicembre 2010

lunedì 20 dicembre 2010

Cosa ci facciamo ad Ancona con tutta questa neve?


Con un po' di fantasia anche la neve serve a qualcosa e qualcuno in piazza s'è inventato qualcosa.
Io so solo che ho freddo, che si scivola, che siamo solo all'inizio e già non ne posso più.
Sarà perchè martedi per fare sei miseri km in macchina c'ho messo tre ore? Che se andavo a piedi facevo prima e non mi veniva l'ulcera?
Sarà che poi tutta la settimana è stata uno schifo e che si è conclusa con un degno venerdi 17?
Si...deve essere per questo che sto facendo l'orso ingrugnito e rabbioso.

La corsa ormai è "cosa" solo domenicale, sia che si tratti di gare o di una corsetta tra compagni per farsi gli auguri e brindare: baci abbracci e di corsa sotto la doccia perchè, anche se c'è un sole splendente e la neve riflette la luce, anche se il colpo d'occhio di una decina di runners colorati che lasciano impronte sulla coltre bianca è straordinario, siamo sempre sotto lo zero.

Devo avere pazienza, la neve prima o poi si scioglie..

lunedì 13 dicembre 2010

Non c'è scampo: anche quest'anno arriva il Natale e quindi non vuoi farti una gara qualunque di Babbi Natale? Certo che si..
Eccomi quindi a Sarnano domenica scorsa per 1o km, munita di cappellino rosso, senza aver mai corso una volta dopo la gara di Colmurano, zavorrata da un sabato sera un po' lungo, ma almeno di un umore non troppo antinatalizio.

Partenza comoda alle 10, quando l'aria si è un po' scaldata: l'acrilico 110% del cappello fa il suo dovere e tiene un gran caldo, ma purtroppo tra la coda per legare i capelli ed il mio testone, il cappello non mi sta in testa e non lo sopporto più che non sono nemmeno al secondo chilometro.

I primi 5 km sono quasi tutti in salita e mi sento un po' pesante, accorcio il passo e affronto i tornanti un po' "alla larga", ma penso che sono solo 10 km e che soprattutto sono già a metà.
Dopo un ultimo ennesimo strappetto, arrivano un paio di discesa: tiro un po' il fiato, cerco di non frenare troppo e recupero anche qualche posizione.

Alla fine della discesa, prima che si ricominci la risalita al paese, mi aspetta un Babbo Natale: ci facciamo quest'ultima parte insieme e arriviamo alla fine.

A conclusione di tutto, con un'insolita furba faccia fotogenica salgo sul palco per ritirare un inaspettato premio di categoria.

Fino ad anno nuovo si va avanti così: a caso!

mercoledì 8 dicembre 2010

Non so perchè li chiamano monti azzurri, a me sembravano solo tanto bianchi.
Domenica mattina il cielo era limpido e si riuscivano a vedere sia le cime dei monti che il mare da Colmurano, un minuscolo paesino ordinato e raccolto intorno ad una piazza molto luminosa, la chiesa con il suo bel campanile, il municipio con l'orologio e un bar dove deve aver fatto in tempo a prendere un cappuccino anche Garibaldi, preparato dalla stessa signora che mi ha fatto il caffè.
Temperatura frizzante..

Si parte dalla piazza, in branco, non siamo in tanti, forse un centinaio: si consiglia una partenza prudente visto il percorso.

Io in due settimane sono uscita a correre solo una volta: svegliarsi stamattina per fare 21 km in collina è proprio una grande idea..soprattutto se il percorso prevede esclusivamente salite e discese, in particolare una discesa ogni due salite.

Per fortuna il sole e che, per quanto la gara sia sperduta e piccola, qualcuno dell'Atletica Falconara lo incontri sempre per avere un po' di compagnia..

Subito dopo la partenza faccio già fatica a respirare, neanche le gambe sembrano avere molta voglia.
Penso che sarà dura arrivare alla fine, meglio non pensare troppo e godersi il panorama: colline ammassate l'una sull'altra su cui si attorcigliano le strade, vigne arrossate e spoglie, campi lavorati e preparati per l'inverno, boschetti di querce, cani che abitano cascine più o meno ordinate a guardia di capannelli di galline, alberi pieni di cachi succosi ma senza nemmeno una foglia...

Intanto i chilometri passano e si arriva al punto critico: gli ultimi tre chilometri di tornanti in salita per tornare nella piazzetta del paese....dove finalmente arrivo e nessuno se ne accorge.

Hey sono qui...mi vedete? Nessuno mi dice: brava ce l'hai fatta?!? Non non importa niente a nessuno, fermo il cronometro a 1h 47' 40'' (mi sa che erano 21 km molto scarsi)..
Dove sono tutti? Eccoli lì: a riempirsi la pancia di pizza alla cipolla appena sfornata dalle signore del paese, a bere cioccolata calda e te..insomma un'ospitalità di poche parole ma come al solito abbondante, tipica di questi paesini dell'interno.

La stessa abbondante ospitalità per cui torno a casa con un fagottino pieno di pezzi di pizza "per il viaggio", come ha detto la signora che ha voluto a tutti i costi che accettassi..e queste sono offerte che non si devono rifiutare, certe donne non accettano mai un no come risposta.

Stamattina avrei dovuto mettere la sveglia e andare a fare la Rimini-MonteScudo, non ce l'ho fatta ad alzarmi..

venerdì 3 dicembre 2010


Combatto una dura battaglia, ma la pigrizia è forte e la pioggia tanta.
Dovrei trovare il coraggio di uscire con la pioggia, il freddo ed il buio...
Dovrei, ma ancora non l'ho trovato.

Nel frattempo mi sono messa a godere dei piaceri della gola e del bere (molto) in compagnia..

Per espiare le mie colpe, domenica 21 km Marciando per i colli a Colmurano: temperatura prevista di poco sopra lo zero..se nevica mi metto a piangere (giuro!).

venerdì 19 novembre 2010

Marcialonga dell'industria appignanese...


...secondo tentativo di reagire alla pigrizia.
Ieri sera 10 km contro i sensi di colpa...
Domenica proviamo di nuovo a sentire la sveglia...

martedì 16 novembre 2010

L'abbuffata di San Martino

Dopo la prima riflessione fantantropologica ispirata dalla corsa, ecco la seconda grande scoperta di fisica dinamica: l’appetito ai ristori alla fine della gara si sviluppa in maniera inversamente proporzionale ai km percorsi. E’ una versione aerobica del principio di Archimede.

Se i 15 km della corsa di San Martino a Controguerra li fai in meno di un’ora, sei un mostro e appena arrivi probabilmente ti fai dare la tua borraccia di brodaglia piena di vitamine, sali minerali, amminoacidi ramificati, proteine cuneiformi e protoni fluorescenti.

Se ci metti poco più di un’ora, sei già più normale e forse ti va bene il gatorade che ti danno appena tagli il traguardo, sei contento perché alle docce non c’è la fila e vai a vedere se magari ti sei piazzato in qualche categoria.

Dopo l’ora e mezza (ma con qualche fenomeno che ci mette anche un po’ di meno), la prima cosa che fai, tutto bello sudato, vai baldanzoso a riempire lo stomaco, a reintegrare le tue fatiche nemmeno avessi corso una 50 km nel deserto del Gobi in autosufficienza.

E le mandibole macinano metri quadrati di pane e marmellata, pane e mortadella, infilano una dietro l’altra castagne calde, rigatoni al sugo di pesce, più velocemente di quanto le gambe abbiano macinato i km.

Unico ostacolo da superare: i non competitivi della 4 km, che hanno già da un pezzo formato un muro compatto spesso almeno tre unità, che non si schioda dalla prima.

Questo è quello che accade alla fine della corsa di San Martino a Controguerra: un finale ricco, così come merita una gara partecipatissima.

E io?? Io sto a metà classifica generale, a metà classifica di categoria…ma almeno quest’anno non avevo i postumi di nessuna sbornia e me la sono cavata con sette minuti in meno dell’anno scorso (1h 18’ …).

Mi sono goduta il sole e il panorama…

giovedì 11 novembre 2010


Corro osservo e mi faccio delle idee di fantantropologia.

La vedi la gente che ti guarda con la faccia da punto di domanda, mentre gli passi di fianco correndo: loro si fanno delle idee su di me.

Io mi faccio delle idee su di loro.

In particolare, dopo tre anni passati a correre dopo le sette, in quartieri silenziosi e poco frequentati, stasera ho tratto la grande conclusione: tutti quelli che portano fuori il cane a fare pipì quando è buio e stanno al telefono per tutto il tempo, mentre il quadrupede si svuota per bene ad ogni palo della luce, ebbene costoro, ne sono certa, sono al telefono con l'amante o con qualcosa di simile.

Ne sono convinta e basta, sono troppo felici e con la faccia beata. L'ho deciso oggi nel solito giro da 1o km, passando di fianco a telefonate fatte di poche parole, per lo più risatine sommesse e improvvisi silenzi non appena qualcuno è nelle vicinanze, tutto questo mentre il povero quadrupede, che ormai ha mappato con la pipì tutto l'isolato, volta il muso all'insù e chiede quando si ritorna a dormire sul divano a casa.

Elaborando l'assurda teoria ritorno alla base e sperando, visto il periodo di grande pigrizia, di aver reso, con questi 10 km, più sopportabili i 15 di domenica alla Corsa di San Martino, a cui mi sono pelo pelo iscritta...una specie di terapia d'urto contro l'accidia...

lunedì 8 novembre 2010

Io pantofolo


La sveglia ha suonato alle 5:40, ma io ero andata a letto molto dopo mezzanotte.
Quindi l'ho spenta e mi sono girata dall'altra parte..

Non ce l'ho fatta ad alzarmi ieri mattina, quindi niente trasferta in solitaria a Cesena al Giro dei gessi.
Nè c'è stato verso di rimediare in seguito con una corsa.

Ieri solo un'onesta giornata da pantofola: una passeggiata prima di pranzo per prendere un caffè e un'altra nel tardo pomeriggio per la solita birra rossa media della buona notte.

Oggi piove..non vedo l'ora di rimettermi in pantofole!

mercoledì 3 novembre 2010

Autunno


Ore 17..."Cristina, non ti vedo in forma oggi."

"Grazie. Avevo giusto bisogno di una parola di conforto..."

Novembre piovoso e buio, sento aria di tristezza e pantofole.
Ogni tanto ho dei guizzi, tipo approfittare di una mezza giornata libera dal lavoro per correre quando c'è ancora il sole..
Oppure pensare seriamente di ritornare domenica a Cesena per il Giro dei Gessi, anche se non è proprio sotto casa.

Sarà dura resistere fino al ritorno della primavera.

Nel frattempo ieri ho fallito alla grande il tentativo di rimisurare il solito, squallido giro da 10 km: ritenterò...in cuor mio spero di scoprire che sia più lungo di quello che ho pensato fin'ora (mi bastano anche solo 100 mt).

martedì 26 ottobre 2010

Marcialonga d'autunno a Castelferretti


Ho fatto la maratona!

Quale miglior scusa per cazzeggiare, per andare come mi pare, per non andare se piove, per osare 21 km in collina a soli sette giorni di distanza, come va va o per una simpatica non competitiva a Castelferretti di 12,450 km?

Tu dici: perché svegliarsi di domenica per farsi questi 12 km che potevi anche farteli sotto casa? Senza stare a preparare la borsa la sera prima, cambiarsi in mezzo al parcheggio, correre e arrivare senza avere la minima idea di quanta gente è arrivata prima di te, perché tanto contano solo i primi tre arrivati?

Innanzi tutto perché quelli dell’Atletica Falconara mi stanno simpatici e sono tra i pochi che nel raggio di 20 km ancora si sbattono ancora per organizzare una gara, sennò ogni maledetta domenica tocca stare in autostrada più tempo di quello che ci metto a finire io la gara.

Ma soprattutto perché io sono pigra, pigrissima, devo aver un buon motivo per svegliarmi, se non fosse stato per quei 12 km, sarei stata a rigirarmi a letto aspettando il momento per tirarmi su e decidermi a farne forse 10 km, avrei aspettato così tanto il momento propizio, che alla fine si sarebbero fatte le sette di sera e sarei direttamente passata alla solita birra media rossa con cui si chiude ogni domenica sera..

La gara?

Molta gente, la maggior parte credo sia arrivata prima di me, aiutati dal percorso pianeggiante e dalla giornata fresca e con un accenno di sole.

Io, con diligenza ho controllato i passaggi ogni volta che passavo, cercando di mantenerli costanti e i numeri del cronometro mi davano conforto, tanto che alla fine mi segno sul foglio excel degli allenamenti un bel 1h 02’26’’…quindi un 5’/km che non mi dispiace.

Bellissimo, caloroso e rumoroso il boato di tifo al ristoro a metà del percorso, neanche fossi in testa alla gara, da parte di Giuliano B., Concetta e Roberto L. (quest’ultimo mi ha anche gentilmente mandato la foto dell’arrivo).

Non c’è scusa migliore, dicevamo, dell’aver fatto una maratona per non aver obblighi e cazzeggiare…peccato che sia quasi passato un mese.

Devo cercarmi un’altra scusa..

giovedì 21 ottobre 2010

Domenica che fai di bello??


Io ci vado.....
Se vuoi pensarci, hai tempo fino a 15 minuti prima della partenza...

lunedì 18 ottobre 2010

Corri tu che puoi...

Io lo sapevo che era così, io lo sapevo che ero ancora stanca, che la maratona mi pesava ancora addosso, che poi c'era tutta quella salita alla fine..

Però pensavo anche che, dopo 42 km, 21 mi sarebbero volati, cioè che partivo e che arrivavo senza nemmeno renderme conto.
Inceve no.

Parto ottimista dalla piazza del comune di Serra de' Conti, mi faccio sciolti i primi 2 km e cerco un passo.
Le gambe spavalde affrontano la prima discesa e tengono bene la pianura; tutto mi è molto familiare, riconosco il percorso.
Poi arriva la prima salita, un chilometro circa, le gambe si adeguano allo strappo, le sento bruciare solo alla fine, ma non le assecondo perchè so che dopo la curva la strada spiana.
Riprendo il ritmo e affonto la seconda parte, ma inizio a sentire il vuoto.

Al 15esimo una bella discesa, giusto in tempo per farmi capire quanto sono stanca: molto. Le gambe non si fanno trasportare nemmeno dalla forza di gravità, intanto la testa si figura la fatica dell'ultima salita.

Eccola l'ultima salita, l'ultimo sforzo, tre chilometri per risalire in cima al paese...finalmente ci sono e le gambe si fermano: 1h56'49''.


Corri tu che puoi...

Si va bè, ma non esageriamo che le gambe sono stanche e poi all'altruismo podistico io nemmeno ci credo tanto.

venerdì 15 ottobre 2010

PostCarpi

Carpi non era un obbiettivo, né un traguardo.

Le gambe hanno riposato fino a mercoledì e correre ieri sera sembra che non gli sia dispiaciuto.

Sfrutto l’onda dei 42 km per non perdere il ritmo.

Lo so che pioverà come tutti gli anni...ma anche quest'anno ci torno, anche se da sola.

Percorso collinare e panoramico, non troppo lontano da casa (finalmente!!).

Mi riposerò quando arriverà il freddo, quello vero..


martedì 12 ottobre 2010

Carpi 10/10/10

Ore 9:20 di domenica: parte la maratona d’Italia ed io sto lì in mezzo; anzi no…sto praticamente davanti.
Sì, perché tutti i pettorali rosa (me compresa) partono dalla prima griglia: quindi davanti ho una mandria di ETILOPI, magri ed infreddoliti all’inverosimile, hanno la faccia di non sapere assolutamente dove si trovano, dietro invece orde di bufali che ingrossano le transenne e che scalpitano, pronti a calpestarmi.

Giovanni l’ho dovuto lasciare in fondo, tra i pettorali neri, ci siamo dati un elenco di almeno 5/6 posti e orari diversi per ritrovarci alla fine: se dovessimo mancarli tutti, ci vedremo (speriamo) sull’ultimo autobus utile per tornare in albergo.

La mia strategia è semplice: fino alla mezza si fa tutta una tirata, avanti senza pensarci, per poi puntare ai trenta con un po’ di parsimonia, affrontare quello che rimane a blocchi di 5 km.
Trovo un passo, mi sembra che potrei correrci per sempre e per ora mi viene spontaneo, tanto da parlare con quelli che ho intorno, lo tengo, anche se lo so che è troppo veloce e che non potrà durare fino alla fine.

Chiacchierando si è formato un gruppetto: una simpatica e coriacea signora bergamasca, un indigeno che conosce ogni incrocio, ma devono avergli cambiato il percorso perché ogni tanto non sa dov’è, uno che sta sempre in seconda fila, non l’ho mai visto in faccia, sento solo la sua voce che a ogni chilometro vuole sapere la velocità, più altri compagni più o meno occasionali.

Verso il decimo chilometro mi confessano che mi stanno seguendo, che stanno dietro al mio passo che fino a qui è stato sempre di poco sopra i 5’/km…
Ora capisco perché la voce in seconda fila vuole essere aggiornato continuamente sulla velocità, perché la signora dice che se arriva fino alla fine così mi da un bacio… chi glielo dice che sono saliti sul Titanic? Spero che si siano portati il salvagente…

Arriviamo compatti alla mezza: 1h 48’…uno dei miei migliori risultati per una ventuno chilometri, ma questa è una maratona, quindi sono ufficialmente un’incosciente.

Km 25: primo rifornimento lungo, bevo e mangio con calma un po’ di frutta (un gel per la verità l’avevo provato poco prima della mezza, ma proprio non mi piacciono), il gruppo s’è diviso, passata la metà della gara ognuno ha deciso di prendere la sua strada.
Purtoppo poco prima del trentesimo riaggancio la signora: ha male ad una coscia, corre ma a fatica.

Km 30: un po’ invidio la grinta con cui affrettano il passo quelli che si fermeranno a questo traguardo, anche se non ne hanno più, a loro sono rimasti pochi metri. Io invece mi dedico meticolosamente al ristoro: uno spicchio d’arancia, due di mela e una bottiglia d’acqua, cammino e mando giù con calma.

Riparto per la prossima cinquina: sono molti quelli che ormai camminano.

Al ristoro dei 35, mentre sono indecisa se prendere una bottiglia di te o di acqua, scegliendo alla fine di non privarmi di nessuna delle due, il mio compagno di corsa di quella frazione se ne esce con una grande esclamazione: mancano 7 km.
Non avendo altro da fare oltre a correre, cosa a cui pensano le gambe, impegno i neuroni in qualche operazione: sono 3 h 10’ che corro, poi se 7 per 6 fa 42 e se mi impegno un po’ magari ci metto meno di Salsomaggiore.
Se poi faccio 35 più 5 arrivo a 40…e mica mi fermerò a due chilometri dall’arrivo.
Km 38: riaggancio uno dei ciucciasuole che aveva preso il volo dopo la mezza, ovviamente si riappiccica.
Km 40: ultimo ristoro, banchetto anche qui, riparto e guardo l’orologio. Ho quasi 15 minuti per fare due chilometri e stare sotto le quattro ore.

Ultima curva e sprint finale per affrontare una piazza piena di gente: 3h 55’ 30’’

Purtoppo incontro Giovanni dove non volevo: già docciato da un pezzo perché un ginocchio traditore l’ha bloccato a metà gara….

martedì 5 ottobre 2010

...e facciamoci (forse) questa maratona di Carpi..

Iscritti d’impulso alla Maratona di Carpi!

Sii, proprio così, sia Cristina che Giovanni..

D’impulso, ma non del tutto impreparati…

Iscritti da pochi giorni, con un tetto sulla testa rimediato come al solito online, con il patema di arrivare lì e dormire in macchina.

L’estate ha portato un po’ di chilometri e l’autunno la decisione di non perdere l’opportunità di provarci, perché io lo so come sono fatta: non ho la pazienza di stare dietro ad un programma per più di un paio di mesi.

E’ gia successo con Salsomaggiore nel 2008: a fine dicembre mi spingono a farci un pensierino e a febbraio la faccio.

Stavolta tutto è iniziato con Giovanni che, per la prima volta in quattro anni, l’ho sentito parlare di maratona e io che faccio?

Ovviamente vado a fargli compagnia, ma di farmi un’altra mezzamaratona non mi andava, ci sarebbe il traguardo a 30 km, ma ne ho fatti più di 33 domenica scorsa, cosa faccio? Come i gamberi?

…allora mi rimane solo una possibilità: maratona.

Tanto ho da difendere un PB di 4h06’…

Dubbi? Tanti ma non ci penso, anche perché non ho tempo di pensare; quindi mi farò trascinare dagli eventi: mi metto lì alla partenza al Mugello e vedrò di riportarmi a Carpi.

Aspettatemi che arrivo…prima o poi.

lunedì 27 settembre 2010

E grazie per le olive all'ascolana..

Allora quest'Ascoli-San Benedetto com'è?
E' esattamente come me la ricordavo: lunga, in discesa e veloce all'inizio, terribile alla fine sul lungomare.

Alle 5 del mattino suona la sveglia, alle 6: 20 siamo a San Benedetto, poi alle 7 siamo pronti sull'autobus e arriviamo ad Ascoli verso le 8 per ritirare il pettorale...ecco io sarei già stanca..
Invece alle 9 si parte per tornare a San Benedetto di corsa: 33 km abbondanti.

I primi 3 km li corro con Giovanni: 5'/km, non va assolutamente bene per me, ma, anche quando lui accellera, mi resta addosso questo ritmo nelle gambe e così arrivo al decimo km in 50' spaccati.

Seconda decina di km: vanno via un po' più lentamente e al cartello dei 20 l'orologio segna 1h44'.
Ci sono ancora e mi esibisco anche in qualche calcolo matematico a favore del mio vicino di corsa che vuole sapere la velocità. Poi lui esagera e vorrebbe anche sapere il tempo stimato d'arrivo: mi spiace non faccio oroscopi nè prevedo il futuro, mi godo il presente.

Si rallenta ancora, inizio a sentire la stanchezza, la pendenza favorevole se n'è andata da un pezzo, i chilometri scorrono più lenti, ogni tanto mi sfiora qualche treno, ma non salgo su nessuno, meglio che me la sbrigo da sola.

Arrivo alla parte più dura: il maledetto lungomare palmato, lo affronto indugiando un po' di più al ristoro, cercando le energie e la pazienza per questi ultimi 4 km, ma non ne trovo abbastanza per riuscire a stare sotto le 3 ore come due anni fa.

3 h 01'50'' il tempo finale.

Il pezzo peggiore? Al cartello dei 32 km: avessi avuto la forza lo avrei preso a calci, solo perchè sopra non c'era scritto 33!!

Tanta fatica ha però avuto la sua ricompensa: non potete immaginare la gioia mistica e carnale con cui ho gustato le tre olive all'ascolana offerte, al ristoro finale, da un angelo biondo.
Giornata stupenda...
Grazie grazie grazie...e non solo delle olive..

martedì 21 settembre 2010

..e per regalo l'Ascoli-San Benedetto!

Io sono il mio peggior nemico.

Io mi combatto con pazienza, ma alla fine perdo quasi sempre.

Io a volte non mi capisco..non so come funziono.

Poi ci sono le volte che mi vinco e allora sono soddisfazioni.

Domenica a Porto Recanati niente di eccezionale, nessun prosciutto né salame da esibire a casa, ma la bella sensazione di una corsa portata a casa con calma, si, ma almeno in modo costante.

Ha piovuto molto e c’è un ponte inagibile, quindi il percorso viene riadattato: prima ci godiamo due bei giri del corso e del lungomare da 6,5 km e ringrazio il cielo che sono solo due, i circuiti e i lungomare mi deprimono, ma almeno oggi sembrano passare veloci.

Un terzo della corsa se ne va così, girando in tondo a 5’/km, Giovanni l’ho perso di vista da subito, ma in compenso ho acciuffato e messo dietro tre donne.

Usciamo da Porto Recanati e iniziamo a vagare per la campagna e la zona industriale; al decimo chilometro arrivo precisa in 50’, mi compiaccio e mi stimo molto…poi la macchina dell’organizzazione invita a smetterla di pavoneggiarsi, mi ridimensiona e ci butta tutti da una parte della strada, che già passano i primi.

12 km: incrocio Giovanni in senso contrario, lo vedo bene, s’è appiccicato ad un gruppetto che sembra che se la stia cavando alla grande ed in scioltezza…ciao ciao ci rivediamo all’arrivo.

Incredibile qui si viaggia ancora intorno ai 5’/km e siamo quasi alla fine: terzo ed ultimo passaggio sul lungomare, resisto alla tentazione di tirare un po’ il fiato perché ormai si vede la fine e con soddisfazione fermo il tempo a 1h 46’ 06’’.

Giovanni è già arrivato e mi mette sotto il naso il quadrante del Garmin: 1 h 26’ e poco di più…BRAVO!!

Per ricompensa ora lo sto iscrivendo all'Ascoli-San benedetto di domenica prossima, 33 km...speriamo bene, soprattutto per me, perchè mica resto a casa io...

venerdì 17 settembre 2010

Ah bei tempi andati…l’estate, il caldo, le birre e le grigliate, l’acqua salata, i sandali e l’abbronzatura…ogni giorno perdo un tono di colore.

E poi era bello correre con il sole, senza doversi portare dietro una valigia, perché ora non si sa mai se sarà freddo, se pioverà, a che ora si potrà iniziare a correre…

Martedì, nonostante tutta la buona volontà di uscire dal lavoro veloci come lepri, già cambiati, il sole era già appoggiato sull’orizzonte quando le gambe hanno iniziato a muoversi, quando siamo ritornati alla macchina c’era solo la luna ed un concerto di grilli.

Rispettivamente dopo 26 e 30 km, io e Giovanni dovevamo essere veramente carini, mezzi nudi e sudati nel parcheggio del porto di Numana!

Incuranti di tutti e lasciando una scia di sudaticcio nell’aria abbiamo reintegrato le nostre fatiche con una birra, che è subito entrata in circolo..poi a casa, senza nemmeno avere tanta fame e a cercare di dormire, anche se a fatica.

La tabella di Giovanni procede, io eseguo secondo le mie possibilità, stasera ripetute al campo e domenica Mezzamaratona a Porto Recanati.

lunedì 13 settembre 2010

Finchè si può si va al mare


Bologna è andata..

C'è un bel tramonto, sopra il mare grigio e sul marciapiedi che da Numana va a Porto Recanati eccoti passare e ripassare due in calzoncini e maglietta.
Lui è avanti e ogni volta che, sulla strada del ritorno incrocia lei, che, come sempre, viaggia più lenta di un minuto al chilometro, si toglie le cuffiette dalle orecchie e le urla quanti chilometri sono.

Lei se la cava senza musica e, a vedere come scorrono le mattonelle sotto i piedi, non le sembra neanche troppo male.
La prima volta cercano di arrivare più lontano possibile, poi tornano indietro, lei passa il curvone sopra il Musone giusto in tempo, prima che sia completamente buio e prima di fare la fine del riccio asfaltato.

Ora si tratta di vedere quanto si riesce a resistere: Cristina 25 km, Giovanni 28 km.
Sono le 21:30 e sono ancora nel parcheggio del porto a cambiarsi, mentre la municipale passa e ripassa a controllare ed i turisti di fine stagione vagano.

mercoledì 8 settembre 2010

Bologna: Rune Tune Up 2010...fatta ma a fatica...


In passato ho avuto mezzemaratone a Bologna a 1h51'..., a 1h47'..., a 1h53''... con l'afa, con il sole, con 37°..
Domenica ho avuto una mezzamaratona e tanta sete!
2 ore 3 minuti e 21 secondi di arsura e fatica.

Lingua di moquette, papille gustative deviate, per cui quell'acqua innocente dei ristori sembrava acqua di scolo di grondaie arrugginite, generale senso di paralisi e gonfiore agli arti inferiori, ghiandole sudoripare prive di pudore e pori zampillanti...fastidio per la maggior parte delle cose intorno a me.
Forte di tutto ciò, me ne sto nella calca dei partenti alla Run Tune Up 2010 e cerco di respirare (non mi ricordavo di essere così bassa!!).

C'è il buon proposito di guardar passare i cartelli dei chilometri e fissare sul crono i tempi, giusto per avere un'idea di come si mettevano le cose...ma smetto già al terzo chilometro: i numeri e i conti mi stancano.
Bado all'essenziale e tento con l'autoipnosi: il percorso è sempre quello, corri senza pensarci che arrivi e nemmeno te ne accorgi.
Insomma, le solite stronzate.

A forza di cercare di distrarmi e di non pensarci, alla fine smetto di pensare, ma l'estasi di fatica che ho creato va a sbattere contro il cartello dei 12 chilometri: speravo di essere almeno al quindicesimo ed il mio mondo fantastico di inerzia podistica crolla.

E la sete non passa: in via Irnerio siamo io ed un cane, uno vero, piccolino, pelo medio bianco e nero, lui è regolarmente iscritto alla noncompetitiva, segue il suo padrone ed elemosina acqua alle signore delle spugne...sento un moto di empatia o mi sento anche io un cane...non so...

Ma siccome tutto passa, entrerò anche io ai giardini Margherita, passo costante e lento sotto l'arco di mortadella, lo speaker sottolinea il mio arrivo dopo le 2 ore: grazie! Sentivo proprio il bisogno di rendere la pubblica piazza partecipe delle mie gesta.

E PER FORTUNA CHE C'E' GIOVANNI: 1h33'42''!!

martedì 31 agosto 2010

Bologna: Run Tune Up 2010




Per il quarto anno di seguito…

Perché siamo gente che si affeziona

Perché ci siamo sempre divertiti

Perché non è troppo lontana da dover dormire fuori

Perché fa freschino e, dopo quattro mesi di mare, una domenica la possiamo anche saltare

Perché….


Perchè questi 21,97 km CI SERVONO!!

mercoledì 25 agosto 2010

Che se oggi le Mizuno e i pantaloncini chiusi dentro la solita borsa appoggiata sul sedile posteriore della macchina si fossero trasformate in ciabatte e bikini; se lo shampoo fosse diventato olio solare; se l’accappatoio avesse preso la forma di un telo da mare; se una fatina buona avesse voluto….l’avrei fatto volentieri un tuffo in mare.
Così…solo per stemperare il secondo giorno di lavoro dopo le ferie.

Ma quella strega della fatina deve essere ancora in ferie: niente magia.

Allora sai che c’è? Visto che ieri i miei 90’ li ho fatti, oggi riposo e per domani accanto alla borsa per correre ce ne sarà una più piccola per il mare, perché se le ferie sono finite, per fortuna è ancora estate…